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	<title>Commenti a: Alle crociate con gli e-book</title>
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	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
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		<title>Di: Laura</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/04/alle-crociate-con-gli-e-book/comment-page-1/#comment-6704</link>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 07:30:53 +0000</pubDate>
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		<description>La ricostruzione dello status artis fatta e condivisa da Gianni è davvero preziosa

anche se confesso di aver seguito un po&#039; noiosamente il dibattito sugli e-book, con la sensazione di affrontare un falso dilemma come quelli dei quali si sentiva parlare a proposito del maggior valore scientifico della ricerca qualitativa o di quella quantitativa.

eppure in questo ultimo periodo, partecipando a un master in rete su &quot;Cinema: educare e comunicare&quot; (del prof. Maragliano), dove di tutto si parla tranne che di e-book, si è accesa una lampadina.

qualcuno di voi ha osservato che &quot;&lt;em&gt;il futuro sarà determinato in larga parte da come i libri digitali sapranno darsi una propria identità senza copiare il libro a stampa&lt;/em&gt;&quot;

ecco in quel master, dove non ci sono libri di testo, eppure c&#039;è una biblioteca, un&#039;emeroteca, una cineteca, tutto si gioca sull&#039;uso di frammenti (che sono culturalmente e tecnicamente altro dai learning object), estratti dei quali si può fruire naturalmente, ma che possono anche essere prodotti dai partecipanti al master.

ecco, girovagando in questa frammentata biblioteca, emeroteca, cineteca, stampando recensioni e estratti di riviste di settore, di libri ecc. (mai più di 10 pag.), con carattere arial narrow 8 ho desiderato dal più profondo di starmene comodamente accovacciata sul divano con un bel I pad a sfogliare questi frammenti scegliendo la dimensione del carattere!...invece di sguerciarmi su pochi di quei fogli di carta che avevo scelto di stampare per leggerli e gustarmeli con calma.
e comunque non è pensabile e non avrebbe  senso stamparli tutti: il loro posto è in quella e- di e-book o forse per un concetto nuovo ci vorrebbe anche un nome nuovo?
 e- cosa?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La ricostruzione dello status artis fatta e condivisa da Gianni è davvero preziosa</p>
<p>anche se confesso di aver seguito un po&#8217; noiosamente il dibattito sugli e-book, con la sensazione di affrontare un falso dilemma come quelli dei quali si sentiva parlare a proposito del maggior valore scientifico della ricerca qualitativa o di quella quantitativa.</p>
<p>eppure in questo ultimo periodo, partecipando a un master in rete su &#8220;Cinema: educare e comunicare&#8221; (del prof. Maragliano), dove di tutto si parla tranne che di e-book, si è accesa una lampadina.</p>
<p>qualcuno di voi ha osservato che &#8220;<em>il futuro sarà determinato in larga parte da come i libri digitali sapranno darsi una propria identità senza copiare il libro a stampa</em>&#8221;</p>
<p>ecco in quel master, dove non ci sono libri di testo, eppure c&#8217;è una biblioteca, un&#8217;emeroteca, una cineteca, tutto si gioca sull&#8217;uso di frammenti (che sono culturalmente e tecnicamente altro dai learning object), estratti dei quali si può fruire naturalmente, ma che possono anche essere prodotti dai partecipanti al master.</p>
<p>ecco, girovagando in questa frammentata biblioteca, emeroteca, cineteca, stampando recensioni e estratti di riviste di settore, di libri ecc. (mai più di 10 pag.), con carattere arial narrow 8 ho desiderato dal più profondo di starmene comodamente accovacciata sul divano con un bel I pad a sfogliare questi frammenti scegliendo la dimensione del carattere!&#8230;invece di sguerciarmi su pochi di quei fogli di carta che avevo scelto di stampare per leggerli e gustarmeli con calma.<br />
e comunque non è pensabile e non avrebbe  senso stamparli tutti: il loro posto è in quella e- di e-book o forse per un concetto nuovo ci vorrebbe anche un nome nuovo?<br />
 e- cosa?</p>
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		<title>Di: Mario Guaraldi</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/04/alle-crociate-con-gli-e-book/comment-page-1/#comment-5206</link>
		<dc:creator>Mario Guaraldi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 09:06:31 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Gianni, eccellente lavoro, davvero. Ne approfitto per inviare a tutti quelli che seguono il tuo blog questa mia sintesi del lavoro fatto a Fosdinovo che uscirà su un libretto realizzatop da Edo BArbieri alla CAttolica, con la sintesi di un loro coinsegno &quot;in difesa&quot; del libro di testo...!
Buon lavoro a tutti.

UNA VERA PASSIONE EDUCATIVA 
E NON UN BUSINESS 
FARA’ NASCERE IL NUOVO LIBRO PER LA SCUOLA
Cronaca dello School Book Camp di Fosdinovo, a cura di Mario Guaraldi

Bella, bella esperienza davvero questa full-immersione di Fosdinovo nel futuro del libro scolastico (e non): passione, voglia di ascoltare oltre che di parlare, narcisismi ben shakerati con senso di responsabilità, docenti mescolati a editori, redattori e blogger, studenti e laureandi. Dimostrazione vivente che il metodo collaborativo paga, che professionalità e gratuità possono andare a braccetto quando ci sono in ballo valori autentici. L’obbiettivo concorde di tutti  i partecipanti è stato quello di ripensare tutto intero il progetto educativo, senza fermarsi ai suoi “strumenti” didattici più o meno tecnologici; allargando anzi il dibattito al mondo della rete, a quello che è stato definito il contesto, l’ambiente di un libro a venire, ancora nelle doglie del parto.

La dice lunga il fatto che i partecipanti  abbiano tutti spontaneamente rigettato la logica dei singoli gruppi di discussione originariamente proposti, per convogliare in un unico confronto collettivo i problemi, le domande e le proposte che ciascuno di noi si portava appresso. Sapendo in partenza che di “risposte” non ce n’erano e che di pre-confezionato esisteva solo l’ottusa difesa &quot;a priori&quot; di uno strumento come il libro di testo cui affidare la pretesa anacronistica di trasmettere una conoscenza di tipo onnicomprensivo; o la banale “constatazione” che la Scuola non è pronta ad abbandonarlo. E che generalizzare la battaglia contro i cattivi testi  concepiti più per la pigrizia di docenti passivizzati, sarebbe ingiusto e persino ingeneroso. Ma che  la nuova generazione di allievi pasciuti a youtube, chat, telefonini e disvalori televisivi, i cosiddetti nativi digitali sia rimasta in un cono d&#039;ombra come fruitore finale di quel testo costruito comunque sopra la loro testa, questo è risultato pacifico a tutti. 

Bella, grande esperienza di “democrazia”: anche rispetto alle caterve di circolari e disposizioni ministeriali che da subito gettano un’ombra sinistra sulla legittimità stessa della originaria norma fascista che IMPONE l’adozione del libro di testo e lo vincola a “contenuti didattici” stabiliti da un Ministero, come ai tempi del Minculpop, alla faccia dell’autonomia didattica dell’insegnante. Geniale trovata mussoliniana di organizzazione precoce del consenso a cascate successive: degli insegnanti, degli allievi, delle famiglie (che pagano, e come!  hanno pagato, carissima, quella geniale imposizione di contenuti prefabbricati…).

Anche questo è emerso, una dolorosa pillola rossa che ha improvvisamente mostrato il vero volto di Scuolix , una realtà  virtuale complessa  e aliena , una &quot;trappola concettuale&quot; in cui molti, sinistra inclusa,  rimangono impigliati . Una intera classe politica ha cavalcato, magari  in buona fede,  la difesa d’ufficio di “questa” scuola e di “questo” libro di testo, magarisolo perché  include nell’antologia qualche ormai impraticabile  sentiero dei nidi di ragno, o perchè la classe insegnante viene accreditata come buon bacino elettorale: miseri surrogati di una analisi seria dell&#039;emergenza educativa.  
Tutto questo è apparso come una evidenza a tutti i presenti : ma anche al rischio di “buttarla in politica” si è giustamente sottratta un’assemblea scafata e tutta protesa al nocciolo della questione educativa!

Non mi azzarderò qui a tentare di riassumere il molto detto, anche perché basterà quanto già sedimentato in rete nei vari blog setacciati da Noa Carpignano  ( http://noa.bibienne.net/2009/05/26/schoolbookcamp-resoconti-e-riflessioni/ ) e persino nella video-sintesi realizzata dal bravissimo Giorgio Jannis ( http://bookcamp.ning.com/group/schoolbookcamp). 
Ma  qualche pesciolino varrà la pena di raccoglierlo dalla rete, anche  solo per ributtarlo immediatamente nel mare della discussione collettiva.


1.L’irrazionalità produttiva e distributiva attuale

E già stato detto tutto, ma vale la pena di ricordarlo come “premessa” di ogni ulteriore ragionamento: ogni singolo libro adottato carica sul suo prezzo di copertina anche il costo della copia “gratuita” distribuita agli insegnanti, per la sua “valutazione”, attraverso una vera e propria  banda di propagandisti che nel passato ( e forse non solo)  hanno usato ogni mezzo , lecito e illecito, pur di piazzare i loro prodotti.... Ogni anno la “nuova edizione” si ripresentava identica a sè stessa ma rimescolata nell’ordine per battere il mercato dell’usato, sola autodifesa dei poveri. E di anno in anno il testo si gonfiava, malato di bulimia pseudo-enciclopedica, obeso condensato di nazioni capaci solo di instillare odio per la cultura nei giovani cui era destinato. Una bulimia miseramente denunciata dalle famiglie e dai media solo per il peso con cui gravava gli zainetti dei poveri figli... Il tutto con le dovute eccezioni, sia chiaro, soprattutto per le materie scientifiche.

2. L’autonomia didattica.
Perno di ogni scuola “moderna” e “democratica” , l’autonomia è da noi affermata come principio ma negata dalla realtà delle migliaia (non per modo di dire) di circolari ministeriali che avviluppano e soffocano come tentacoli la libertà di insegnamento. Del dubbio di costituzionalità della norma che rende obbligatoria l’adozione del libro di testo si è già detto. Non abbastanza invece dell’ipotesi che i contenuti digitali proposti dalle sette sorelle editoriali (che si spartiscono con quote quasi identiche il ricchissimo mercato della scolastica) possano essere “adottati”, cioè fatti acquistare dai singoli docenti nel “mix” che questi ritengono  più conveniente alla propria scelta didattica.  E’ già stato ampiamente dimostrato che un libro “on demand” di questa fatta, stampato in digitale per i 20 alunni di quel docente, non costerebbe  pìù del testo normalmente adottato...ma con che differenza sul piano della creatività didattica ! Oggi si deve avere il coraggio di riconoscere  che è l’editore il vero “autore” dei testi di maggior successo: costruiti a tavolino, geneticamente modificati, con scientifica capacità di dosaggio di tutti gli ingredienti più “appetibili” per il “mercato” scolastico, esattamente come per i best-sellers... Invece basterebbe pensare alla Casa editrice di scolastica come a una “ Educational Data Bank” proprietaria di contenuti didattici messi a disposizione del corpo insegnante un tot a pagina, come per i diritti delle Antologie. E che bisogno ci sarebbe più di antologie quando il file digitale di un classico  costasse un paio di euro, consentendo agli insegnanti di lettere migliaia di percorsi letterari costruiti a misura della specificità di quella classe di “individui” e non di una “massa” di mongoli digitali da indottrinare. Quanti giudizi terrificanti abbiamo sentito in bocca dei nostri figli a proposito delle letture loro imposte in questo modo...

3. Un libro liquido 
Da quanto sopra emerge piano piano il profilo di un “nuovo” libro, per così dire liquido, secondo l’immagine suggestiva di Noa Carpignano e di Maurizio Chatel, immerso nel contesto amniotico della rete. Un libro che nasce dalla  classe, come esigenza didattica dell’insegnante, si   riversa in rete, viene raccolto dall’editore che”lo adotta” (lui sì !), lo edita, lo raffina, lo impagina e finalmente lo rimette in rete in un circolo virtuoso di aggiornamenti e raffinamenti quasi sempre gratuiti, laterali, autonomi  rispetto al corpus del testo originario. Il tutto a un costo che copre esclusivamente il lavoro dell’autore (anche collettivo) e dell’editore, equamente suddiviso: non quello del cartaio, del tipografo, del legatore, del propagandista, del libraio e chi più ne ha più ne metta. Sappiamo bene l’obiezione che non val neppure la pena di formulare: sapete quanti mestieri sono scomparsi nell’ultimo decennio ? A dozzine: il lynotipista, lo zincografo, il promotore librario...Il mondo non è caduto per questo...

4. Un libro multiforme
Io personalmente penso invece  a un contenuto che si adatta a molte forme possibili, a partire dalla tradizionale cartacea rilanciata dal cosiddetto web-to-print, dalla stampa remota, dai metadati che ne regolano i flussi. Penso  a un libro fruibile dal portatile e intelligentemente connesso in rete; penso a un uso-biblioteca degli e-Books Readers, su cui caricare l’intero cursus scolastico o accademico (ci siamo dimenticati dell’Università ? ), a chiavette contenenti tutti i classici (come parzialmente  già fa iLiade) . Soprattutto penso alla possibilità che tutti i testi siano almeno bilingui, per superare l’isolamento linguistico e il provincialismo obbligato dell’italiano;  che tutti siano accessibili , senza ghetti per i disabili, e magari “parlati” (il relativo successo degli audiolibri dovre dirci qualcosa ); che in tal modo sia possibile l’ascolto comparativo delle pronunce corrette; che tutti abbiamo un dizionario interno dei sinonimi e dei contrari; che tutti abbiano una base musicale richiamabile on-demand (quanti ragazzi studiano con l’i-Pod o con il CD nel computer); che tutti possano lanciare dei brevi filmati dimostrativi, se necessario; e che le foto siano ingrandibili full-screen con zoom fino al 400%; penso a un libro-gioco dove solo quando si è imparata bene una cosa si “salta” al livello successivo, come nei video-giochi; penso a libri di storia che riproducano in 3D le grandi battaglie della storia...Devo mettere un freno a una fantasia angustiata solo dalla mia miseria tecnologica.  E’ in grado l’eroico PDF di fare tutto questo, di diventare lo standard per eccellenza? Vedremo, ma poco importa. Per ora importa solo spe-ri-men-ta-te...

Mi piacerebbe molto che tutti assieme, quelli che hanno a cuore il futuro della scuola e dell’editoria, riprendessimo il filo delle proposte “positive” e “creative” bruscamente reciso a Fosdinovo dall&#039;intervento di una Dirigente scolastica che non aveva partecipato ai lavori e che è parso  delegittimare l’assemblea a discutere di scuola e di didattica. Come dire: la scuola è “cosa nostra”, a noi il libro va bene così com’è, di che vi impicciate?  O tuttalpiù : chiedete a noi che ci viviamo nella scuola ! Ho chiesto scusa pubblicamente a quella Dirigente scolastica per il modo eccessivamente aspro con cui ho reagito a quella che mi era parsa  una dichiarazione offensiva . Ora voglio pubblicamente ringraziarla per avermi fatto ragionare su come sia facile equivocare e malintendere;  e come il nemico vero resti quel “pensiero burocratico” ripiegato su sé stesso, quella didattica de-finalizzata da ogni vera vocazione educativa, che forse ogni insegnante combatte in sé stesso, nelle proprie fibre più intime....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Gianni, eccellente lavoro, davvero. Ne approfitto per inviare a tutti quelli che seguono il tuo blog questa mia sintesi del lavoro fatto a Fosdinovo che uscirà su un libretto realizzatop da Edo BArbieri alla CAttolica, con la sintesi di un loro coinsegno &#8220;in difesa&#8221; del libro di testo&#8230;!<br />
Buon lavoro a tutti.</p>
<p>UNA VERA PASSIONE EDUCATIVA<br />
E NON UN BUSINESS<br />
FARA’ NASCERE IL NUOVO LIBRO PER LA SCUOLA<br />
Cronaca dello School Book Camp di Fosdinovo, a cura di Mario Guaraldi</p>
<p>Bella, bella esperienza davvero questa full-immersione di Fosdinovo nel futuro del libro scolastico (e non): passione, voglia di ascoltare oltre che di parlare, narcisismi ben shakerati con senso di responsabilità, docenti mescolati a editori, redattori e blogger, studenti e laureandi. Dimostrazione vivente che il metodo collaborativo paga, che professionalità e gratuità possono andare a braccetto quando ci sono in ballo valori autentici. L’obbiettivo concorde di tutti  i partecipanti è stato quello di ripensare tutto intero il progetto educativo, senza fermarsi ai suoi “strumenti” didattici più o meno tecnologici; allargando anzi il dibattito al mondo della rete, a quello che è stato definito il contesto, l’ambiente di un libro a venire, ancora nelle doglie del parto.</p>
<p>La dice lunga il fatto che i partecipanti  abbiano tutti spontaneamente rigettato la logica dei singoli gruppi di discussione originariamente proposti, per convogliare in un unico confronto collettivo i problemi, le domande e le proposte che ciascuno di noi si portava appresso. Sapendo in partenza che di “risposte” non ce n’erano e che di pre-confezionato esisteva solo l’ottusa difesa &#8220;a priori&#8221; di uno strumento come il libro di testo cui affidare la pretesa anacronistica di trasmettere una conoscenza di tipo onnicomprensivo; o la banale “constatazione” che la Scuola non è pronta ad abbandonarlo. E che generalizzare la battaglia contro i cattivi testi  concepiti più per la pigrizia di docenti passivizzati, sarebbe ingiusto e persino ingeneroso. Ma che  la nuova generazione di allievi pasciuti a youtube, chat, telefonini e disvalori televisivi, i cosiddetti nativi digitali sia rimasta in un cono d&#8217;ombra come fruitore finale di quel testo costruito comunque sopra la loro testa, questo è risultato pacifico a tutti. </p>
<p>Bella, grande esperienza di “democrazia”: anche rispetto alle caterve di circolari e disposizioni ministeriali che da subito gettano un’ombra sinistra sulla legittimità stessa della originaria norma fascista che IMPONE l’adozione del libro di testo e lo vincola a “contenuti didattici” stabiliti da un Ministero, come ai tempi del Minculpop, alla faccia dell’autonomia didattica dell’insegnante. Geniale trovata mussoliniana di organizzazione precoce del consenso a cascate successive: degli insegnanti, degli allievi, delle famiglie (che pagano, e come!  hanno pagato, carissima, quella geniale imposizione di contenuti prefabbricati…).</p>
<p>Anche questo è emerso, una dolorosa pillola rossa che ha improvvisamente mostrato il vero volto di Scuolix , una realtà  virtuale complessa  e aliena , una &#8220;trappola concettuale&#8221; in cui molti, sinistra inclusa,  rimangono impigliati . Una intera classe politica ha cavalcato, magari  in buona fede,  la difesa d’ufficio di “questa” scuola e di “questo” libro di testo, magarisolo perché  include nell’antologia qualche ormai impraticabile  sentiero dei nidi di ragno, o perchè la classe insegnante viene accreditata come buon bacino elettorale: miseri surrogati di una analisi seria dell&#8217;emergenza educativa.<br />
Tutto questo è apparso come una evidenza a tutti i presenti : ma anche al rischio di “buttarla in politica” si è giustamente sottratta un’assemblea scafata e tutta protesa al nocciolo della questione educativa!</p>
<p>Non mi azzarderò qui a tentare di riassumere il molto detto, anche perché basterà quanto già sedimentato in rete nei vari blog setacciati da Noa Carpignano  ( <a href="http://noa.bibienne.net/2009/05/26/schoolbookcamp-resoconti-e-riflessioni/" rel="nofollow">http://noa.bibienne.net/2009/05/26/schoolbookcamp-resoconti-e-riflessioni/</a> ) e persino nella video-sintesi realizzata dal bravissimo Giorgio Jannis ( <a href="http://bookcamp.ning.com/group/schoolbookcamp" rel="nofollow">http://bookcamp.ning.com/group/schoolbookcamp</a>).<br />
Ma  qualche pesciolino varrà la pena di raccoglierlo dalla rete, anche  solo per ributtarlo immediatamente nel mare della discussione collettiva.</p>
<p>1.L’irrazionalità produttiva e distributiva attuale</p>
<p>E già stato detto tutto, ma vale la pena di ricordarlo come “premessa” di ogni ulteriore ragionamento: ogni singolo libro adottato carica sul suo prezzo di copertina anche il costo della copia “gratuita” distribuita agli insegnanti, per la sua “valutazione”, attraverso una vera e propria  banda di propagandisti che nel passato ( e forse non solo)  hanno usato ogni mezzo , lecito e illecito, pur di piazzare i loro prodotti&#8230;. Ogni anno la “nuova edizione” si ripresentava identica a sè stessa ma rimescolata nell’ordine per battere il mercato dell’usato, sola autodifesa dei poveri. E di anno in anno il testo si gonfiava, malato di bulimia pseudo-enciclopedica, obeso condensato di nazioni capaci solo di instillare odio per la cultura nei giovani cui era destinato. Una bulimia miseramente denunciata dalle famiglie e dai media solo per il peso con cui gravava gli zainetti dei poveri figli&#8230; Il tutto con le dovute eccezioni, sia chiaro, soprattutto per le materie scientifiche.</p>
<p>2. L’autonomia didattica.<br />
Perno di ogni scuola “moderna” e “democratica” , l’autonomia è da noi affermata come principio ma negata dalla realtà delle migliaia (non per modo di dire) di circolari ministeriali che avviluppano e soffocano come tentacoli la libertà di insegnamento. Del dubbio di costituzionalità della norma che rende obbligatoria l’adozione del libro di testo si è già detto. Non abbastanza invece dell’ipotesi che i contenuti digitali proposti dalle sette sorelle editoriali (che si spartiscono con quote quasi identiche il ricchissimo mercato della scolastica) possano essere “adottati”, cioè fatti acquistare dai singoli docenti nel “mix” che questi ritengono  più conveniente alla propria scelta didattica.  E’ già stato ampiamente dimostrato che un libro “on demand” di questa fatta, stampato in digitale per i 20 alunni di quel docente, non costerebbe  pìù del testo normalmente adottato&#8230;ma con che differenza sul piano della creatività didattica ! Oggi si deve avere il coraggio di riconoscere  che è l’editore il vero “autore” dei testi di maggior successo: costruiti a tavolino, geneticamente modificati, con scientifica capacità di dosaggio di tutti gli ingredienti più “appetibili” per il “mercato” scolastico, esattamente come per i best-sellers&#8230; Invece basterebbe pensare alla Casa editrice di scolastica come a una “ Educational Data Bank” proprietaria di contenuti didattici messi a disposizione del corpo insegnante un tot a pagina, come per i diritti delle Antologie. E che bisogno ci sarebbe più di antologie quando il file digitale di un classico  costasse un paio di euro, consentendo agli insegnanti di lettere migliaia di percorsi letterari costruiti a misura della specificità di quella classe di “individui” e non di una “massa” di mongoli digitali da indottrinare. Quanti giudizi terrificanti abbiamo sentito in bocca dei nostri figli a proposito delle letture loro imposte in questo modo&#8230;</p>
<p>3. Un libro liquido<br />
Da quanto sopra emerge piano piano il profilo di un “nuovo” libro, per così dire liquido, secondo l’immagine suggestiva di Noa Carpignano e di Maurizio Chatel, immerso nel contesto amniotico della rete. Un libro che nasce dalla  classe, come esigenza didattica dell’insegnante, si   riversa in rete, viene raccolto dall’editore che”lo adotta” (lui sì !), lo edita, lo raffina, lo impagina e finalmente lo rimette in rete in un circolo virtuoso di aggiornamenti e raffinamenti quasi sempre gratuiti, laterali, autonomi  rispetto al corpus del testo originario. Il tutto a un costo che copre esclusivamente il lavoro dell’autore (anche collettivo) e dell’editore, equamente suddiviso: non quello del cartaio, del tipografo, del legatore, del propagandista, del libraio e chi più ne ha più ne metta. Sappiamo bene l’obiezione che non val neppure la pena di formulare: sapete quanti mestieri sono scomparsi nell’ultimo decennio ? A dozzine: il lynotipista, lo zincografo, il promotore librario&#8230;Il mondo non è caduto per questo&#8230;</p>
<p>4. Un libro multiforme<br />
Io personalmente penso invece  a un contenuto che si adatta a molte forme possibili, a partire dalla tradizionale cartacea rilanciata dal cosiddetto web-to-print, dalla stampa remota, dai metadati che ne regolano i flussi. Penso  a un libro fruibile dal portatile e intelligentemente connesso in rete; penso a un uso-biblioteca degli e-Books Readers, su cui caricare l’intero cursus scolastico o accademico (ci siamo dimenticati dell’Università ? ), a chiavette contenenti tutti i classici (come parzialmente  già fa iLiade) . Soprattutto penso alla possibilità che tutti i testi siano almeno bilingui, per superare l’isolamento linguistico e il provincialismo obbligato dell’italiano;  che tutti siano accessibili , senza ghetti per i disabili, e magari “parlati” (il relativo successo degli audiolibri dovre dirci qualcosa ); che in tal modo sia possibile l’ascolto comparativo delle pronunce corrette; che tutti abbiamo un dizionario interno dei sinonimi e dei contrari; che tutti abbiano una base musicale richiamabile on-demand (quanti ragazzi studiano con l’i-Pod o con il CD nel computer); che tutti possano lanciare dei brevi filmati dimostrativi, se necessario; e che le foto siano ingrandibili full-screen con zoom fino al 400%; penso a un libro-gioco dove solo quando si è imparata bene una cosa si “salta” al livello successivo, come nei video-giochi; penso a libri di storia che riproducano in 3D le grandi battaglie della storia&#8230;Devo mettere un freno a una fantasia angustiata solo dalla mia miseria tecnologica.  E’ in grado l’eroico PDF di fare tutto questo, di diventare lo standard per eccellenza? Vedremo, ma poco importa. Per ora importa solo spe-ri-men-ta-te&#8230;</p>
<p>Mi piacerebbe molto che tutti assieme, quelli che hanno a cuore il futuro della scuola e dell’editoria, riprendessimo il filo delle proposte “positive” e “creative” bruscamente reciso a Fosdinovo dall&#8217;intervento di una Dirigente scolastica che non aveva partecipato ai lavori e che è parso  delegittimare l’assemblea a discutere di scuola e di didattica. Come dire: la scuola è “cosa nostra”, a noi il libro va bene così com’è, di che vi impicciate?  O tuttalpiù : chiedete a noi che ci viviamo nella scuola ! Ho chiesto scusa pubblicamente a quella Dirigente scolastica per il modo eccessivamente aspro con cui ho reagito a quella che mi era parsa  una dichiarazione offensiva . Ora voglio pubblicamente ringraziarla per avermi fatto ragionare su come sia facile equivocare e malintendere;  e come il nemico vero resti quel “pensiero burocratico” ripiegato su sé stesso, quella didattica de-finalizzata da ogni vera vocazione educativa, che forse ogni insegnante combatte in sé stesso, nelle proprie fibre più intime&#8230;.</p>
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		<title>Di: Mario Rotta</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/04/alle-crociate-con-gli-e-book/comment-page-1/#comment-4050</link>
		<dc:creator>Mario Rotta</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2009 10:52:52 +0000</pubDate>
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		<description>Qualche ulteriore riflessione su: http://www.mariorotta.com/knowledge/?p=237</description>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: mrxKnowledge &#187; Gli eBook: secondo giro</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/04/alle-crociate-con-gli-e-book/comment-page-1/#comment-4049</link>
		<dc:creator>mrxKnowledge &#187; Gli eBook: secondo giro</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2009 10:50:02 +0000</pubDate>
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		<description>[...] modo devo recuperare terreno. Per fortuna che c’è chi traccia le traiettorie del percorso, come Gianni Marconato, e poi quando mi ci metto leggo abbastanza velocemente  Dunque, guardando le cose con il dovuto (e [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] modo devo recuperare terreno. Per fortuna che c’è chi traccia le traiettorie del percorso, come Gianni Marconato, e poi quando mi ci metto leggo abbastanza velocemente  Dunque, guardando le cose con il dovuto (e [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Oltre l&#8217;e-book: le risorse aperte in rete e l&#8217;Open Access &#171; Il blog di Eleonora Guglielman</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/04/alle-crociate-con-gli-e-book/comment-page-1/#comment-4034</link>
		<dc:creator>Oltre l&#8217;e-book: le risorse aperte in rete e l&#8217;Open Access &#171; Il blog di Eleonora Guglielman</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2009 19:35:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giannimarconato.it/?p=698#comment-4034</guid>
		<description>[...] In questi giorni si sta svolgendo in rete un interessante dibattito sugli e-book,che vede contrapporsi le argomentazioni dei fautori entusiasti e quelle dei critici dubbiosi. I toni di questa discussione sono riassunti efficacemente da Gianni Marconato nel suo blog. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] In questi giorni si sta svolgendo in rete un interessante dibattito sugli e-book,che vede contrapporsi le argomentazioni dei fautori entusiasti e quelle dei critici dubbiosi. I toni di questa discussione sono riassunti efficacemente da Gianni Marconato nel suo blog. [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Claudia</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/04/alle-crociate-con-gli-e-book/comment-page-1/#comment-4031</link>
		<dc:creator>Claudia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2009 17:00:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giannimarconato.it/?p=698#comment-4031</guid>
		<description>Anni fa anch&#039;io, come altri colleghi intervenuti in questi dibattiti, proposi inutilmente di non adottare il libro di testo, perchè potevo tranquillamete svolgere le lezioni scegliendo autonomamente i documenti. Figuriamoci oggi, dopo altri anni di insegnamento, in cui ho prodotto molto materiale, integrabile con quanto si può trovare o far trovare nella rete o su altre fonti. Vedo l&#039;e-book come una soluzione intelligente: un testo molto snello, con molte opportunità di approfondimento già selezionate dal docente e con verifiche sulla comprensione raggiunta in modalità interattiva e &quot;raggiungibili&quot; con una cliccata. Trovo che un e-book abbia potenzialità notevoli rispetto ad un testo fisso. Propongo di parlare di testo espandibile e testo fisso. e-book e f-book. vedo l&#039;e-book come un testo elastico. lo vedo pieno di links che permettono percorsi individualizzati. Per la mia materia, le scienze naturali, penso si possano realizzare buoni prodotti. Naturalmente le attuali proposte  sono dei primi tentativi, modificabili in tutti i sensi, ma bisogna iniziare a sperimentare per capire come procedere e come migliorare. 
vi saluto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anni fa anch&#8217;io, come altri colleghi intervenuti in questi dibattiti, proposi inutilmente di non adottare il libro di testo, perchè potevo tranquillamete svolgere le lezioni scegliendo autonomamente i documenti. Figuriamoci oggi, dopo altri anni di insegnamento, in cui ho prodotto molto materiale, integrabile con quanto si può trovare o far trovare nella rete o su altre fonti. Vedo l&#8217;e-book come una soluzione intelligente: un testo molto snello, con molte opportunità di approfondimento già selezionate dal docente e con verifiche sulla comprensione raggiunta in modalità interattiva e &#8220;raggiungibili&#8221; con una cliccata. Trovo che un e-book abbia potenzialità notevoli rispetto ad un testo fisso. Propongo di parlare di testo espandibile e testo fisso. e-book e f-book. vedo l&#8217;e-book come un testo elastico. lo vedo pieno di links che permettono percorsi individualizzati. Per la mia materia, le scienze naturali, penso si possano realizzare buoni prodotti. Naturalmente le attuali proposte  sono dei primi tentativi, modificabili in tutti i sensi, ma bisogna iniziare a sperimentare per capire come procedere e come migliorare.<br />
vi saluto</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Il portafrusta e l’e-book di testo - Vocescuola</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/04/alle-crociate-con-gli-e-book/comment-page-1/#comment-3061</link>
		<dc:creator>Il portafrusta e l’e-book di testo - Vocescuola</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 06:16:01 +0000</pubDate>
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		<description>[...] giorno imperversa in vari luoghi della rete (a Gianni il merito di avere realizzato un’ottima mappa) un acceso dibattito sugli e-book [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] giorno imperversa in vari luoghi della rete (a Gianni il merito di avere realizzato un’ottima mappa) un acceso dibattito sugli e-book [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: giovanna</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/04/alle-crociate-con-gli-e-book/comment-page-1/#comment-2576</link>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 11:26:27 +0000</pubDate>
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		<description>Gianni, 
ti ringrazio anch&#039;io per l&#039;ottima sintesi.
Mi sento di quotare in toto le parole di M.Grazia. Ho le stessissime sensazioni e quindi perplessità.
Presupponendo l&#039;esistenza dei &quot;contesti&quot; adeguati di cui dice MGrazia (e anche Lorenz), in sintesi dico solo che convengo con te e Noa sulla &quot;liquidità&quot; che dovrebbe caratterizzare l&#039;e-book. Affinché ci sia vera innovazione.
... mi pongo fortemente la domanda sul &quot;senso&quot; dei libri di testo.
un saluto caro
g</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni,<br />
ti ringrazio anch&#8217;io per l&#8217;ottima sintesi.<br />
Mi sento di quotare in toto le parole di M.Grazia. Ho le stessissime sensazioni e quindi perplessità.<br />
Presupponendo l&#8217;esistenza dei &#8220;contesti&#8221; adeguati di cui dice MGrazia (e anche Lorenz), in sintesi dico solo che convengo con te e Noa sulla &#8220;liquidità&#8221; che dovrebbe caratterizzare l&#8217;e-book. Affinché ci sia vera innovazione.<br />
&#8230; mi pongo fortemente la domanda sul &#8220;senso&#8221; dei libri di testo.<br />
un saluto caro<br />
g</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giorgio Jannis</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/04/alle-crociate-con-gli-e-book/comment-page-1/#comment-2567</link>
		<dc:creator>Giorgio Jannis</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 10:27:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giannimarconato.it/?p=698#comment-2567</guid>
		<description>E&#039; lavoro utilissimo questo tuo aggregare le posizioni e i concetti, perché abitiamo ovunque e ci esprimiamo ovunque e mancano ancora le tecnologie (quelle che io chiamo &quot;traccianti&quot;) in grado di mostrarci seriamente i flussi.
Il libro invece viene ancora pensato come unità, chiuso in sé, poco da fare. E pensare che sarebbero sufficienti quelle suggestioni un po&#039; visionarie di metà Novanta, quelle sugli ipertesti, per farci comprendere meglio il problema.
Il libro è un format obsoleto, se intenzione del suo autore è &quot;chiudere&quot; parte dello scibile, perché quelle stesse nozioni e riflessioni ora abitano da altre parti, più accessibili e più flessibili.
Il problema è sempre nella pensabilità: finché cerco di conciliare monetarizzazione e format, agendo ora su un lato ora sull&#039;altro, non ne uscirò vivo.
Altro approccio sarebbe ripensare la relazione tra i due termini, in modo simile a quando si è compreso che riproporre un testo dentro un ipertesto era riproporre vecchie forme del contenuto dentro nuove forme dell&#039;espressione, e i Lumiere riproponevano ancora teatro dentro il cinema, mentre Melies aveva capito subito che il proprium del nuovo lnguaggio cinematografico era il montaggio, quindi nuova narrazione, dove è il soggetto fruitore a muoversi (psicologicamente, quindi apprendendo), non banalmente l&#039;oggetto rappresentato.
I testi operativi (quelli scolastici, manualistica) non hanno più bisogno della forma libro, tutto qui.
Una paginetta online con mille link è quello che un insegnante dovrebbe fornire ai suoi studenti, una pagina da lui redatta che  rimandi a contenuti disponibili su web a pagamento, cinquanta centesimi per ogni nodo del sapere. L&#039;insegnante scegli i nodi che più gli piacciono, ascolterà le sirene degli agenti di commercio delle case di editoria elettronica che verranno in sala insegnanti a magnificare la qualità dei propri contenuti supplicando di essere linkati nelle homepage degli insegnanti, e succederà un putiferio generazionale, a cui assisterò curioso di cosa potrà succedere, in campo educativo e culturale tutto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; lavoro utilissimo questo tuo aggregare le posizioni e i concetti, perché abitiamo ovunque e ci esprimiamo ovunque e mancano ancora le tecnologie (quelle che io chiamo &#8220;traccianti&#8221;) in grado di mostrarci seriamente i flussi.<br />
Il libro invece viene ancora pensato come unità, chiuso in sé, poco da fare. E pensare che sarebbero sufficienti quelle suggestioni un po&#8217; visionarie di metà Novanta, quelle sugli ipertesti, per farci comprendere meglio il problema.<br />
Il libro è un format obsoleto, se intenzione del suo autore è &#8220;chiudere&#8221; parte dello scibile, perché quelle stesse nozioni e riflessioni ora abitano da altre parti, più accessibili e più flessibili.<br />
Il problema è sempre nella pensabilità: finché cerco di conciliare monetarizzazione e format, agendo ora su un lato ora sull&#8217;altro, non ne uscirò vivo.<br />
Altro approccio sarebbe ripensare la relazione tra i due termini, in modo simile a quando si è compreso che riproporre un testo dentro un ipertesto era riproporre vecchie forme del contenuto dentro nuove forme dell&#8217;espressione, e i Lumiere riproponevano ancora teatro dentro il cinema, mentre Melies aveva capito subito che il proprium del nuovo lnguaggio cinematografico era il montaggio, quindi nuova narrazione, dove è il soggetto fruitore a muoversi (psicologicamente, quindi apprendendo), non banalmente l&#8217;oggetto rappresentato.<br />
I testi operativi (quelli scolastici, manualistica) non hanno più bisogno della forma libro, tutto qui.<br />
Una paginetta online con mille link è quello che un insegnante dovrebbe fornire ai suoi studenti, una pagina da lui redatta che  rimandi a contenuti disponibili su web a pagamento, cinquanta centesimi per ogni nodo del sapere. L&#8217;insegnante scegli i nodi che più gli piacciono, ascolterà le sirene degli agenti di commercio delle case di editoria elettronica che verranno in sala insegnanti a magnificare la qualità dei propri contenuti supplicando di essere linkati nelle homepage degli insegnanti, e succederà un putiferio generazionale, a cui assisterò curioso di cosa potrà succedere, in campo educativo e culturale tutto.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Francesco Leonetti</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/04/alle-crociate-con-gli-e-book/comment-page-1/#comment-2564</link>
		<dc:creator>Francesco Leonetti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 10:07:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giannimarconato.it/?p=698#comment-2564</guid>
		<description>Sono straordinariamente d&#039;accordo con Maria Grazia. 
Grazie Gianni per il lavoro di sintesi che deve essere stato davvero faticoso.

Avanti di questo passo e forse gli editori non avranno piu&#039; una scuola alla quale vendere i propri prodotti. A meno che questi non diventino articoli da discount, per una scuola usa e getta. In ogni caso non va bene. Non e&#039; cosi&#039; che si fa &quot;innovazione&quot;.

Spero vivamente che la politica ritorni a fare Politica ed eviti questo progressivo sfacelo a cui stiamo assistendo. Dopodiche&#039;, ebook a volonta&#039;, meglio se ben fatti e tutti siano in grado di usarli :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono straordinariamente d&#8217;accordo con Maria Grazia.<br />
Grazie Gianni per il lavoro di sintesi che deve essere stato davvero faticoso.</p>
<p>Avanti di questo passo e forse gli editori non avranno piu&#8217; una scuola alla quale vendere i propri prodotti. A meno che questi non diventino articoli da discount, per una scuola usa e getta. In ogni caso non va bene. Non e&#8217; cosi&#8217; che si fa &#8220;innovazione&#8221;.</p>
<p>Spero vivamente che la politica ritorni a fare Politica ed eviti questo progressivo sfacelo a cui stiamo assistendo. Dopodiche&#8217;, ebook a volonta&#8217;, meglio se ben fatti e tutti siano in grado di usarli <img src='http://www.giannimarconato.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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