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	<title>Commenti a: Come apprende un &#8220;nativo&#8221; digitale. Una testimonianza</title>
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	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
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		<title>Di: Andrea</title>
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		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 09:56:22 +0000</pubDate>
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		<description>Interessante, anche se non sono stato un nativo digitale, la scuola non mi stimolava ed ho inziato a scrivere poesia e ad appassionarmi di informatica, letteratura, psicologia, filosofia, col tempo, da solo.
Non credo che quello discusso in questo post sia un problema recente, ristretto a quest&#039;epoca digitale. La scuola era già vecchia 20 anni fa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante, anche se non sono stato un nativo digitale, la scuola non mi stimolava ed ho inziato a scrivere poesia e ad appassionarmi di informatica, letteratura, psicologia, filosofia, col tempo, da solo.<br />
Non credo che quello discusso in questo post sia un problema recente, ristretto a quest&#8217;epoca digitale. La scuola era già vecchia 20 anni fa.</p>
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		<title>Di: Renata</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/01/come-apprende-un-nativo-digitale-una-testimonianza/comment-page-1/#comment-5391</link>
		<dc:creator>Renata</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 23:01:46 +0000</pubDate>
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		<description>Ho letto e il tuo post e le riflessioni si sprecano. Io insegno in una scuola primaria e devo dirti che anche qui l&#039;entusiamo mi sembra che inizi a scemare. Ho avuto la fortuna di lavorare per anni nel tempo pieno e tre anni fa, ad inizio ciclo, il dirigente ha formato classi a tempo scuola misto (27/40 ore) il che significa svolgere il programma curricolare nelle 27 ore e riservare le rimanenti ad attività di approfondimento e/o rinforzo. Il motivo: ottimizzazione delle risorse! E i bambini? Al dirigente è interessato conoscere quanto sarebbe costato riuscire a formare un gruppo  che includesse tutti? E il laboratorio teatrale e la sabbiera? Tutto finito! Abbiamo una classe dalla doppia personalità: al mattino una rincorsa continua tra una disciplina e l&#039;altra, al pomeriggio tempi dilatati al massimo per non penalizzare i compagni del mattino. E noi insegnanti che ci barcameniamo tra una copertura mensa, una supplenza, un tentativo di realizzazione di qualche percorso di sperimentazione ma che continuiamo, nonostante tutto, a inventarci l&#039;impossibile perché i bambini a scuola stiano bene. Ma non durerà più tanto a lungo anche perché sempre più numerosi, una volta cresciuti, i ragazzi tornano a trovarci e ci fanno una testa così sul tempo sprecato che sono costretti a dedicare alla scuola! Qualcuno spera nell&#039;università ma non per realizzare un proprio sogno, solo per garantirsi un futuro il più possibile agevole. E il peggio è che i più delusi sono gli alunni migliori, quelli più sensibili, quelli più intelligenti, quelli appunto che, come il tuo Eugenio,vogliono capire più che ubbidire e fare più che ripetere. E mi chiedo se, cercando ogni giorno di creare per i miei alunni un ambiente di apprendimento che stimoli la loro curiosità e faciliti la loro voglia di fare esperienza, trovandomi tante volte nella condizione di imparare e scoprire con loro qualcosa che non sapevo ancora o che vedevo sotto un aspetto diverso, io faccia davvero il bene dei miei bambini o crei soltanto loro inutili aspettative.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto e il tuo post e le riflessioni si sprecano. Io insegno in una scuola primaria e devo dirti che anche qui l&#8217;entusiamo mi sembra che inizi a scemare. Ho avuto la fortuna di lavorare per anni nel tempo pieno e tre anni fa, ad inizio ciclo, il dirigente ha formato classi a tempo scuola misto (27/40 ore) il che significa svolgere il programma curricolare nelle 27 ore e riservare le rimanenti ad attività di approfondimento e/o rinforzo. Il motivo: ottimizzazione delle risorse! E i bambini? Al dirigente è interessato conoscere quanto sarebbe costato riuscire a formare un gruppo  che includesse tutti? E il laboratorio teatrale e la sabbiera? Tutto finito! Abbiamo una classe dalla doppia personalità: al mattino una rincorsa continua tra una disciplina e l&#8217;altra, al pomeriggio tempi dilatati al massimo per non penalizzare i compagni del mattino. E noi insegnanti che ci barcameniamo tra una copertura mensa, una supplenza, un tentativo di realizzazione di qualche percorso di sperimentazione ma che continuiamo, nonostante tutto, a inventarci l&#8217;impossibile perché i bambini a scuola stiano bene. Ma non durerà più tanto a lungo anche perché sempre più numerosi, una volta cresciuti, i ragazzi tornano a trovarci e ci fanno una testa così sul tempo sprecato che sono costretti a dedicare alla scuola! Qualcuno spera nell&#8217;università ma non per realizzare un proprio sogno, solo per garantirsi un futuro il più possibile agevole. E il peggio è che i più delusi sono gli alunni migliori, quelli più sensibili, quelli più intelligenti, quelli appunto che, come il tuo Eugenio,vogliono capire più che ubbidire e fare più che ripetere. E mi chiedo se, cercando ogni giorno di creare per i miei alunni un ambiente di apprendimento che stimoli la loro curiosità e faciliti la loro voglia di fare esperienza, trovandomi tante volte nella condizione di imparare e scoprire con loro qualcosa che non sapevo ancora o che vedevo sotto un aspetto diverso, io faccia davvero il bene dei miei bambini o crei soltanto loro inutili aspettative.</p>
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	<item>
		<title>Di: Se volete andare a lavorare per Google at Anto&#8217;stuff</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/01/come-apprende-un-nativo-digitale-una-testimonianza/comment-page-1/#comment-5379</link>
		<dc:creator>Se volete andare a lavorare per Google at Anto&#8217;stuff</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 22:18:40 +0000</pubDate>
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		<description>[...] suo racconto&#160; - posso chiamarlo &quot;Natale (tecnologico) in casa Marconato&quot;? - &#232; davvero [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] suo racconto&#160; &#8211; posso chiamarlo &quot;Natale (tecnologico) in casa Marconato&quot;? &#8211; &#232; davvero [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: I Link di Religione 2.0 &#8211; 10.01.2010 Ora di Religione 2.0 - Insegnare Religione con il Web 2.0 - : Religione 2.0</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/01/come-apprende-un-nativo-digitale-una-testimonianza/comment-page-1/#comment-5371</link>
		<dc:creator>I Link di Religione 2.0 &#8211; 10.01.2010 Ora di Religione 2.0 - Insegnare Religione con il Web 2.0 - : Religione 2.0</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 05:02:58 +0000</pubDate>
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		<description>[...] 1) Il Genocidio dimenticato 2) Tutte le carte geografiche a colori di Limes 3) Quella «benedetta» ora di religione 4) Grammatica araba (in inglese) 5) I vescovi australiani: i social network per conoscere Cristo 6) La didattica con le LIM: consigli per gli acquisti  7) Sabily la versione islamica di Ubuntu 8) Lettera a Gesù Bambino 9) Rinvenuta a Nazaret una residenza del tempo di Gesù 10) Mons. Celli: i giovani, diaconi della cultura digitale 11) Appare la Madonna al Cairo?  12) 6 modi con i quali la tecnologia ha cambiato la religione (articolo in inglese) 13) Videoconferenza sull&#8217;Enciclica “Caritas in Veritate” 14) Un sudario rilancia i dubbi sulla Sindone 15) Google Sketchup a scuola (tutorial in inglese) 16) Apple: &#8220;Dalai Lama censurato? Rispettiamo le leggi cinesi&#8221; 17) Panoramica a 360° di Stonehenge 18) Aggiungere versetti biblici alla firma di Gmail (in inglese) 19) 10 tools da usare con la Lim (in inglese) 20) Progetto di edizione della Bibbia in comics 21) Il glorioso Tempio di Livorno riprende vita e colore 22) Come apprende un Nativo Digitale [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] 1) Il Genocidio dimenticato 2) Tutte le carte geografiche a colori di Limes 3) Quella «benedetta» ora di religione 4) Grammatica araba (in inglese) 5) I vescovi australiani: i social network per conoscere Cristo 6) La didattica con le LIM: consigli per gli acquisti  7) Sabily la versione islamica di Ubuntu <img src='http://www.giannimarconato.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Lettera a Gesù Bambino 9) Rinvenuta a Nazaret una residenza del tempo di Gesù 10) Mons. Celli: i giovani, diaconi della cultura digitale 11) Appare la Madonna al Cairo?  12) 6 modi con i quali la tecnologia ha cambiato la religione (articolo in inglese) 13) Videoconferenza sull&#8217;Enciclica “Caritas in Veritate” 14) Un sudario rilancia i dubbi sulla Sindone 15) Google Sketchup a scuola (tutorial in inglese) 16) Apple: &#8220;Dalai Lama censurato? Rispettiamo le leggi cinesi&#8221; 17) Panoramica a 360° di Stonehenge 18) Aggiungere versetti biblici alla firma di Gmail (in inglese) 19) 10 tools da usare con la Lim (in inglese) 20) Progetto di edizione della Bibbia in comics 21) Il glorioso Tempio di Livorno riprende vita e colore 22) Come apprende un Nativo Digitale [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: cecilia</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/01/come-apprende-un-nativo-digitale-una-testimonianza/comment-page-1/#comment-5370</link>
		<dc:creator>cecilia</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 06:59:32 +0000</pubDate>
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		<description>Secondo me i libri dovrebbero essere solo manuali in cui ritrovare i riferimenti culturali fondamentali per navigare poi per conto proprio. I significati sono da trovare insieme agli alunni con i quali condividerli. Neanche loro troppo spesso sanno dove andarli a pescare e l’insegnante deve proporre indizi, dubbi, curiosità, non risposte. Ma noi lo sappiamo. Chi avverte i nostri ministri che la scuola deve cambiare nella sua struttura, non essere riformata? Che i contenuti vanno tutti bene(anche Federico II) se nei  contenuti gli alunni imparano a pensare, a curiosare, a smanettare tra le possibilità, a confrontarsi, a coltivare strategie immaginative per inventare strade secondarie anche conoscendo quelle già battute, se imparano un metodo di ricerca e di studio. Sono andata dal mio dentista che ha un bambino in terza elementare. Mi ha detto che segue suo figlio nello studio delle varie materie e che lo fa in questo modo: leggono la paginetta, sottolineano le frasi più importanti, ripetono, ripetono, ripetono.. Siamo ancora qui. Quando gli ho accennato di mappe e di immaginazione, gli si è aperto un mondo! Ed ha solo 40 anni. Anche i genitori vanno educati a capire che la scuola non può essere come quella che hanno frequentato i loro genitori e che loro stessi hanno fotocopiato. Di fotocopia in fotocopia, non cambierà mai nulla. Ma chi deve farsi carico di questo cambiamento sono i nostri ministri e i nostri insegnanti. Per i ministri sappiamo in quali mani ci troviamo, per gli insegnanti abbiamo solo qualche luce nel buoi totale: neanche loro rinunciano a trasmettere le conoscenze che credono siano state importanti per loro. Dov’è allora il cammino?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me i libri dovrebbero essere solo manuali in cui ritrovare i riferimenti culturali fondamentali per navigare poi per conto proprio. I significati sono da trovare insieme agli alunni con i quali condividerli. Neanche loro troppo spesso sanno dove andarli a pescare e l’insegnante deve proporre indizi, dubbi, curiosità, non risposte. Ma noi lo sappiamo. Chi avverte i nostri ministri che la scuola deve cambiare nella sua struttura, non essere riformata? Che i contenuti vanno tutti bene(anche Federico II) se nei  contenuti gli alunni imparano a pensare, a curiosare, a smanettare tra le possibilità, a confrontarsi, a coltivare strategie immaginative per inventare strade secondarie anche conoscendo quelle già battute, se imparano un metodo di ricerca e di studio. Sono andata dal mio dentista che ha un bambino in terza elementare. Mi ha detto che segue suo figlio nello studio delle varie materie e che lo fa in questo modo: leggono la paginetta, sottolineano le frasi più importanti, ripetono, ripetono, ripetono.. Siamo ancora qui. Quando gli ho accennato di mappe e di immaginazione, gli si è aperto un mondo! Ed ha solo 40 anni. Anche i genitori vanno educati a capire che la scuola non può essere come quella che hanno frequentato i loro genitori e che loro stessi hanno fotocopiato. Di fotocopia in fotocopia, non cambierà mai nulla. Ma chi deve farsi carico di questo cambiamento sono i nostri ministri e i nostri insegnanti. Per i ministri sappiamo in quali mani ci troviamo, per gli insegnanti abbiamo solo qualche luce nel buoi totale: neanche loro rinunciano a trasmettere le conoscenze che credono siano state importanti per loro. Dov’è allora il cammino?</p>
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	<item>
		<title>Di: Andreas</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/01/come-apprende-un-nativo-digitale-una-testimonianza/comment-page-1/#comment-5369</link>
		<dc:creator>Andreas</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 22:58:05 +0000</pubDate>
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		<description>Eh già ... “per chi è questa scuola, questa università”, quali sono i “valori” che questa scuola promuove e premia ...


&lt;blockquote&gt;per chi è questa scuola, questa università
se voi visitaste l&#039;istruzione come alieni e diceste &quot;a che serve l&#039;istruzione pubblica&quot;?
io credo che finireste per concludere ... se guardiamo al &quot;prodotto&quot; ...
chi ha successo?
colui che ha fatto tutto quel che si doveva
chi ne ottiene il maggior privilegio?
chi sono i vincitori?
io penso che finireste per concludere che lo scopo principale dell&#039;istruzione pubblica in tutto il mondo
è quello di produrre professori universitari
no?
sono quelli che arrivano al top e io ero uno di loro
... eccomi qua ...
... e a me piacciono i professori universitari ma - sapete - non dovremmo considerarli come
il più alto livello raggiunto nel progresso dell&#039;umanità 
sono semplicemente una forma di vita
... un&#039;altra forma di vita
ma sono piuttosto strani ...
- e lo dico con affetto -
c&#039;è qualcosa di curioso nei professori:
nella mia esperienza
- non tutti ma in genere -
loro vivono nelle loro teste
loro vivono &quot;lassù&quot; e leggermente da un lato
sono &quot;incorporei&quot; quasi in senso letterale
considerano il loro corpo come un mezzo di trasporto per le loro teste
no?
è un modo per portare le loro teste ai meetings
...
ora, il nostro sistema educativo si basa sull&#039;idea di abilità accademica
e c&#039;è un motivo
l&#039;intero sistma fu inventato dappertutto
(dato che non c&#039;era nessun vero sistema educativo pubblico prima del 19-esimo secolo)
e venne alla luce per rispondere ai bisogni dell&#039;industrializzazione
quindi la gerarchia era basata su due idee:
numero 1:
che le materie lavorativamente più proficue stanno al top
così a scuola vi hannno portato via in buona fede dalle cose che quando eravate piccoli
vi piacevano di più con la motivazione che nona vreste mai trovato lavoro con quelle cose
non è vero?
...
numero 2:
abilità accademica che è veramente arrivata a dominare la nostra visione di intelligenza umana
perché le università hanno disegnato il sistema a loro immagine
se ci pensate l&#039;intero sistema educativo pubblico nel mondo è un lungo processo di accesso all&#039;università 
e la conseguenza è che molte persone talentuose brillanti e creative pensano di non esserlo
perché le cose che gli venivano meglio a scuola non sono state valorizzate o addirittura sono state stimagtizzate
...
improvvisamente le lauree non contano più niente non è vero?
perché c&#039;è bisogno di una laurea specialistica dove prima bastava una laurea di primo livello e ora serve un dottorato per l&#039;altra
è un processo di inflazione accademica
che sta a indicare che l&#039;intera struttura educativa sta scivolando sotto i nostri piedi
dobbiamo ripensare radicalmente la nostra idea di intelligenza
...
&lt;/blockquote&gt;

Estratto dal discorso &lt;a href=&quot;http://vimeo.com/2477975&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Do Schools Kill Creativity?&lt;/a&gt; fatto del prof. Ken Robinson al TED 2006.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eh già &#8230; “per chi è questa scuola, questa università”, quali sono i “valori” che questa scuola promuove e premia &#8230;</p>
<blockquote><p>per chi è questa scuola, questa università<br />
se voi visitaste l&#8217;istruzione come alieni e diceste &#8220;a che serve l&#8217;istruzione pubblica&#8221;?<br />
io credo che finireste per concludere &#8230; se guardiamo al &#8220;prodotto&#8221; &#8230;<br />
chi ha successo?<br />
colui che ha fatto tutto quel che si doveva<br />
chi ne ottiene il maggior privilegio?<br />
chi sono i vincitori?<br />
io penso che finireste per concludere che lo scopo principale dell&#8217;istruzione pubblica in tutto il mondo<br />
è quello di produrre professori universitari<br />
no?<br />
sono quelli che arrivano al top e io ero uno di loro<br />
&#8230; eccomi qua &#8230;<br />
&#8230; e a me piacciono i professori universitari ma &#8211; sapete &#8211; non dovremmo considerarli come<br />
il più alto livello raggiunto nel progresso dell&#8217;umanità<br />
sono semplicemente una forma di vita<br />
&#8230; un&#8217;altra forma di vita<br />
ma sono piuttosto strani &#8230;<br />
- e lo dico con affetto -<br />
c&#8217;è qualcosa di curioso nei professori:<br />
nella mia esperienza<br />
- non tutti ma in genere -<br />
loro vivono nelle loro teste<br />
loro vivono &#8220;lassù&#8221; e leggermente da un lato<br />
sono &#8220;incorporei&#8221; quasi in senso letterale<br />
considerano il loro corpo come un mezzo di trasporto per le loro teste<br />
no?<br />
è un modo per portare le loro teste ai meetings<br />
&#8230;<br />
ora, il nostro sistema educativo si basa sull&#8217;idea di abilità accademica<br />
e c&#8217;è un motivo<br />
l&#8217;intero sistma fu inventato dappertutto<br />
(dato che non c&#8217;era nessun vero sistema educativo pubblico prima del 19-esimo secolo)<br />
e venne alla luce per rispondere ai bisogni dell&#8217;industrializzazione<br />
quindi la gerarchia era basata su due idee:<br />
numero 1:<br />
che le materie lavorativamente più proficue stanno al top<br />
così a scuola vi hannno portato via in buona fede dalle cose che quando eravate piccoli<br />
vi piacevano di più con la motivazione che nona vreste mai trovato lavoro con quelle cose<br />
non è vero?<br />
&#8230;<br />
numero 2:<br />
abilità accademica che è veramente arrivata a dominare la nostra visione di intelligenza umana<br />
perché le università hanno disegnato il sistema a loro immagine<br />
se ci pensate l&#8217;intero sistema educativo pubblico nel mondo è un lungo processo di accesso all&#8217;università<br />
e la conseguenza è che molte persone talentuose brillanti e creative pensano di non esserlo<br />
perché le cose che gli venivano meglio a scuola non sono state valorizzate o addirittura sono state stimagtizzate<br />
&#8230;<br />
improvvisamente le lauree non contano più niente non è vero?<br />
perché c&#8217;è bisogno di una laurea specialistica dove prima bastava una laurea di primo livello e ora serve un dottorato per l&#8217;altra<br />
è un processo di inflazione accademica<br />
che sta a indicare che l&#8217;intera struttura educativa sta scivolando sotto i nostri piedi<br />
dobbiamo ripensare radicalmente la nostra idea di intelligenza<br />
&#8230;
</p></blockquote>
<p>Estratto dal discorso <a href="http://vimeo.com/2477975" rel="nofollow">Do Schools Kill Creativity?</a> fatto del prof. Ken Robinson al TED 2006.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Antonio Saccoccio</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/01/come-apprende-un-nativo-digitale-una-testimonianza/comment-page-1/#comment-5365</link>
		<dc:creator>Antonio Saccoccio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 18:50:14 +0000</pubDate>
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		<description>Ottimo post, come ho scritto già su facebook.

E se conosco Gianni, questo non vuole essere solo una validissima testimonianza, ma un invito accorato a intraprendere la strada verso il cambiamento.

E di cambiamento ci occupiamo da qualche mese, seguendo un’intuizione di Gianni, &lt;a href=&quot;http://lascuolachefunziona.ning.com/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;, e più in particolare &lt;a href=&quot;http://lascuolachefunziona.ning.com/group/unascuolaperilfuturo&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.

si può invertire rotta. coraggio!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ottimo post, come ho scritto già su facebook.</p>
<p>E se conosco Gianni, questo non vuole essere solo una validissima testimonianza, ma un invito accorato a intraprendere la strada verso il cambiamento.</p>
<p>E di cambiamento ci occupiamo da qualche mese, seguendo un’intuizione di Gianni, <a href="http://lascuolachefunziona.ning.com/" rel="nofollow">qui</a>, e più in particolare <a href="http://lascuolachefunziona.ning.com/group/unascuolaperilfuturo" rel="nofollow">qui</a>.</p>
<p>si può invertire rotta. coraggio!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Antonio Saccoccio</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/01/come-apprende-un-nativo-digitale-una-testimonianza/comment-page-1/#comment-5363</link>
		<dc:creator>Antonio Saccoccio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 18:45:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giannimarconato.it/?p=1027#comment-5363</guid>
		<description>@Antonio,
il problema non è infatti studiare qualcosa che serve immediatamente, ma qualcosa di &lt;strong&gt;significativo&lt;/strong&gt;, qualcosa di cui almeno si intuisce l&#039;importanza.
Noi non tratteniamo ciò che ci viene spinto dentro a forza, ma solo quello che vogliamo conoscere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Antonio,<br />
il problema non è infatti studiare qualcosa che serve immediatamente, ma qualcosa di <strong>significativo</strong>, qualcosa di cui almeno si intuisce l&#8217;importanza.<br />
Noi non tratteniamo ciò che ci viene spinto dentro a forza, ma solo quello che vogliamo conoscere.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Antonio</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/01/come-apprende-un-nativo-digitale-una-testimonianza/comment-page-1/#comment-5361</link>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 17:05:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giannimarconato.it/?p=1027#comment-5361</guid>
		<description>Buonasera. Ho letto con interesse il tuo intervento. Mi chiedo tuttavia se il contesto da te descritto presenti effettivamente delle novità. Ho 50 anni e mi sembra che ragazzi con interessi specifici divergenti rispetto a quelli scolastici ce ne siano sempre stati. Chi non ha avuto l&#039;amico &quot;genio della meccanica&quot; o &quot;dell&#039;elettronica&quot; che poi a scuola aveva risultati disastrosi? E tutto questo valeva 50 come 30 come 20 come 10 anni fa.  Qual era il motivo di tale idiosincrasia? Dipendeva e dipende  dalla motivazione? Dai contenuti? Può darsi. Ma può banalmente dipendere dall&#039;espressione del volto o dal deambulare  o dai tic del docente.  Le variabili sono infinite (amici, famiglia, quartiere, tv).  La domanda è: può diventare medico o commercialista chi non studia anatomia o scienza delle finanze? E può studiare tali discipline chi passa ore e ore impegnandosi in altri ambiti? Si parla di intelligenze multiple. La scelta scolastica, per lo più imposta dalle famiglie, spesso non è effettuata tenendone conto. Ma l&#039;insegnante non ha scelta … A me sembra che due siano le cose che innanzitutto si devono imparare (e la famiglia deve insegnare): che nella vita, dato un obiettivo, non si può fare sempre ciò che piace (comunque) e che il sapere non deve &quot;immediatamente servire&quot; a qualcosa. Altrimenti possiamo gettare alle ortiche Giulio Cesare, Socrate e Carlo Magno ecc. Sarò tradizionalista e retrogrado ma mi sembra che senza questi due prerequisiti non si possa andare da nessuna parte. Un saluto
Antonio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buonasera. Ho letto con interesse il tuo intervento. Mi chiedo tuttavia se il contesto da te descritto presenti effettivamente delle novità. Ho 50 anni e mi sembra che ragazzi con interessi specifici divergenti rispetto a quelli scolastici ce ne siano sempre stati. Chi non ha avuto l&#8217;amico &#8220;genio della meccanica&#8221; o &#8220;dell&#8217;elettronica&#8221; che poi a scuola aveva risultati disastrosi? E tutto questo valeva 50 come 30 come 20 come 10 anni fa.  Qual era il motivo di tale idiosincrasia? Dipendeva e dipende  dalla motivazione? Dai contenuti? Può darsi. Ma può banalmente dipendere dall&#8217;espressione del volto o dal deambulare  o dai tic del docente.  Le variabili sono infinite (amici, famiglia, quartiere, tv).  La domanda è: può diventare medico o commercialista chi non studia anatomia o scienza delle finanze? E può studiare tali discipline chi passa ore e ore impegnandosi in altri ambiti? Si parla di intelligenze multiple. La scelta scolastica, per lo più imposta dalle famiglie, spesso non è effettuata tenendone conto. Ma l&#8217;insegnante non ha scelta … A me sembra che due siano le cose che innanzitutto si devono imparare (e la famiglia deve insegnare): che nella vita, dato un obiettivo, non si può fare sempre ciò che piace (comunque) e che il sapere non deve &#8220;immediatamente servire&#8221; a qualcosa. Altrimenti possiamo gettare alle ortiche Giulio Cesare, Socrate e Carlo Magno ecc. Sarò tradizionalista e retrogrado ma mi sembra che senza questi due prerequisiti non si possa andare da nessuna parte. Un saluto<br />
Antonio</p>
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		<title>Di: Emilia Corsi</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/01/come-apprende-un-nativo-digitale-una-testimonianza/comment-page-1/#comment-5360</link>
		<dc:creator>Emilia Corsi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 11:28:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giannimarconato.it/?p=1027#comment-5360</guid>
		<description>Approfitto di questa occasione per uno sfogo. In qualità di insegnante di ruolo per la classe di concorso A037, per legge &lt;strong&gt;devo &lt;/strong&gt;insegnare storia e filosofia. Chiunque mi conosce: alunni, colleghi, dirigenti, sa del mio amore per la filosofia e della mia pena per il dover insegnare storia. Purtroppo sin dalle scuole elementari (nelle quali ho avuto la fortuna di avere una maestra straordinaria che ci ha insegnato la logica, e che ha utilizzato strategie e materiali tutt&#039;oggi all&#039;avanguardia, e parliamo di 30 anni fa) non ho avuto un buon rapporto con la storia, non ci ho mai capito nulla e mi sono sempre rifiutata di imparare nomi di re, date di guerre e via discorrendo. Anche all&#039;Università mi sono limitata a fare 2 esami obbligatori ma a scelta tra i tanti periodi, tra i quali ho selezionato la storia romana e quella greca (che trattava delle lettere di Platone). 
Ora, avendo superato un concorso, per mia fortuna e per mia disgrazia mi ritrovo ad insegnare ciò che più amo e ciò che meno conosco. Quel po di storia che so l&#039;ho appresa dal mio stesso insegnamento e devo ammetere che comunque da quando ho iniziato ad insegnarla o anche cominciato ad apprezarla e a capirci qualcosa, rimane comunque un peso per me.
Perchè questo sfogo?!
Per dire che un limite di noi insegnanti è di non essere liberi di insegnare ciò che più amiamo e ciò in cui siamo più competenti. Io mi reputo una buona insegnante di filosofia, ma non lo sono altrettanto per la storia nonostante tutto il mio impegno e lo sforzo.
Quanto potrei donare ai miei alunni se mi facessero insegnare solo filosofia, e come dico io?!
Sono pienamente convinta che gli strumenti del web2.0 sono straordinari strumenti per riportare la filosofia alle sue origini, quando questa era confronto e discussione, era filosofare e non storia della filosofia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Approfitto di questa occasione per uno sfogo. In qualità di insegnante di ruolo per la classe di concorso A037, per legge <strong>devo </strong>insegnare storia e filosofia. Chiunque mi conosce: alunni, colleghi, dirigenti, sa del mio amore per la filosofia e della mia pena per il dover insegnare storia. Purtroppo sin dalle scuole elementari (nelle quali ho avuto la fortuna di avere una maestra straordinaria che ci ha insegnato la logica, e che ha utilizzato strategie e materiali tutt&#8217;oggi all&#8217;avanguardia, e parliamo di 30 anni fa) non ho avuto un buon rapporto con la storia, non ci ho mai capito nulla e mi sono sempre rifiutata di imparare nomi di re, date di guerre e via discorrendo. Anche all&#8217;Università mi sono limitata a fare 2 esami obbligatori ma a scelta tra i tanti periodi, tra i quali ho selezionato la storia romana e quella greca (che trattava delle lettere di Platone).<br />
Ora, avendo superato un concorso, per mia fortuna e per mia disgrazia mi ritrovo ad insegnare ciò che più amo e ciò che meno conosco. Quel po di storia che so l&#8217;ho appresa dal mio stesso insegnamento e devo ammetere che comunque da quando ho iniziato ad insegnarla o anche cominciato ad apprezarla e a capirci qualcosa, rimane comunque un peso per me.<br />
Perchè questo sfogo?!<br />
Per dire che un limite di noi insegnanti è di non essere liberi di insegnare ciò che più amiamo e ciò in cui siamo più competenti. Io mi reputo una buona insegnante di filosofia, ma non lo sono altrettanto per la storia nonostante tutto il mio impegno e lo sforzo.<br />
Quanto potrei donare ai miei alunni se mi facessero insegnare solo filosofia, e come dico io?!<br />
Sono pienamente convinta che gli strumenti del web2.0 sono straordinari strumenti per riportare la filosofia alle sue origini, quando questa era confronto e discussione, era filosofare e non storia della filosofia.</p>
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