Che cos’è davvero l’Intelligenza Artificiale e in che senso è “intelligente
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Quello che chiamiamo Intelligenza Artificiale non è una mente artificiale costruita sul modello della mente umana. È un insieme di tecnologie capaci di svolgere attività che, quando vengono svolte da una persona, associamo normalmente all’intelligenza: riconoscere immagini, comprendere richieste formulate nel linguaggio naturale, classificare informazioni, fare previsioni, risolvere problemi, produrre testi e immagini.
È proprio questa capacità di ottenere risultati che ci appaiono intelligenti ad aver dato origine all’espressione Intelligenza Artificiale. Ma il nome può trarre in inganno: rischiamo di passare facilmente da «questa macchina svolge attività che richiederebbero intelligenza a una persona» a «questa macchina possiede un’intelligenza simile alla nostra». Sono due affermazioni molto diverse.
Non esiste una sola forma di Intelligenza Artificiale
Sotto la stessa etichetta raccogliamo sistemi molto differenti. Un sistema che riconosce un tumore in un’immagine diagnostica, un algoritmo che suggerisce un prodotto, un programma che gioca a scacchi e un modello linguistico come quelli con cui conversiamo appartengono tutti al campo dell’IA, ma funzionano in modi diversi e sono costruiti per compiti differenti.
L’IA generativa con cui oggi interagiamo attraverso il linguaggio è quindi una particolare famiglia di tecnologie di Intelligenza Artificiale, non l’Intelligenza Artificiale nel suo complesso.
Questa distinzione è importante anche quando discutiamo delle sue possibilità e dei suoi rischi: affermazioni come «l’IA sa fare…» o «l’IA non può fare…» possono diventare fuorvianti se non specifichiamo di quale IA stiamo parlando.
Ma allora in che senso è intelligente?
Dipende da che cosa intendiamo per intelligenza.
Se chiamiamo intelligenti alcune capacità funzionali — classificare, confrontare, individuare regolarità, risolvere determinati problemi, inferire, produrre una risposta adeguata a una situazione — molti sistemi di IA manifestano capacità che possiamo ragionevolmente descrivere come intelligenti. In alcuni compiti raggiungono prestazioni superiori a quelle umane.
Ma l’intelligenza umana non consiste soltanto nella capacità di ottenere una buona prestazione. Il nostro pensiero è legato a esperienza, intenzioni, scopi, conoscenza del mondo, relazioni con altre persone e attribuzione di significato a ciò che viviamo e facciamo.
Quando un modello linguistico produce una spiegazione convincente, per esempio, non possiamo semplicemente concludere dal risultato che dietro quelle parole stia avvenendo la stessa cosa che avviene in una persona che comprende e formula quella spiegazione.
Possiamo quindi attribuire all’IA capacità che chiamiamo intelligenti senza per questo attribuirle automaticamente un’intelligenza della stessa natura di quella umana.
Questa distinzione evita due estremi. Il primo consiste nel liquidare l’IA dicendo che «non è davvero intelligente» e quindi sottovalutare ciò che effettivamente è capace di fare. Il secondo consiste nel vedere prestazioni linguistiche e cognitive molto sofisticate e attribuire automaticamente alla macchina comprensione, intenzioni e pensiero umano.
La questione interessante diventa allora meno «l’IA è intelligente oppure no?» e più «quali capacità possiede, come le realizza e che cosa intendiamo noi quando le chiamiamo intelligenti?».
Ed è proprio da qui che si aprono alcune delle altre domande dell’Ask System: se un sistema può produrre argomentazioni, fare inferenze, individuare contraddizioni e ristrutturare un problema, che cosa significa dire che comprende? Possiamo dire che pensa? E che cosa ci rivela tutto questo sulla nostra stessa idea di intelligenza?

