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Quando un volto diventa un falso nudo: il caso delle ragazze di Almendralejo

Il Caso

Nel settembre 2023 alcune madri di Almendralejo, una cittadina dell’Estremadura spagnola, denunciano la circolazione di immagini nelle quali le loro figlie adolescenti appaiono nude.

Le fotografie di partenza provengono dai profili social delle ragazze. Attraverso applicazioni di intelligenza artificiale, i loro volti vengono sovrapposti a immagini di corpi femminili nudi. I falsi vengono poi condivisi attraverso gruppi WhatsApp.

Le vittime e gli autori sono minorenni. L’indagine porta a identificare diversi ragazzi coinvolti nella produzione e nella diffusione delle immagini.

Nel luglio 2024 il Tribunale per i minorenni di Badajoz dichiara quindici ragazzi responsabili complessivamente di venti reati di pornografia infantile e altrettanti reati contro l’integrità morale. La sentenza viene pronunciata sulla base di un accordo tra le parti.

Ai ragazzi viene imposto un anno di libertà vigilata. La misura prevede specificamente attività di formazione affettivo-sessuale, educazione all’uso responsabile delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e sensibilizzazione sui temi dell’uguaglianza e del genere.

Le famiglie delle ragazze accettano l’accordo anche per evitare che le figlie debbano affrontare un processo e tornare pubblicamente su quanto accaduto.

Documentazione: EFE – Libertad vigilada para los menores que manipularon falsos desnudos con inteligencia artificial · EFE – Identificati i minori autori dei falsi nudi · EFE – L’inizio dell’indagine

I punti di vista

Le ragazze e le loro famiglie

Il caso diventa pubblico quando un gruppo di madri denuncia alla polizia la circolazione delle immagini delle proprie figlie. Tra loro c’è Miriam Al Adib, ginecologa e divulgatrice scientifica, madre di una delle ragazze coinvolte.

Per le famiglie il fatto che i corpi mostrati nelle immagini non siano realmente quelli delle ragazze non elimina ciò che è accaduto. Sono riconoscibili i loro volti e sono loro le persone alle quali quelle immagini vengono attribuite e fatte circolare.

Quando la Fiscalía propone un accordo che evita il processo, le famiglie devono decidere se accettarlo. Attraverso l’Associazione Malvaluna esprimono la volontà di ottenere una risposta giudiziaria adeguata, ma anche di evitare che le ragazze debbano affrontare un procedimento che potrebbe esporle nuovamente a quanto accaduto.

L’obiettivo dichiarato non è ottenere un risarcimento economico. Miriam Al Adib insiste sulla necessità che venga riconosciuto il danno subito dalle ragazze e che la risposta abbia anche una funzione educativa nei confronti dei ragazzi responsabili.

Per approfondire: EFE – Le famiglie valutano la proposta della Fiscalía · EFE – La denuncia delle madri

I ragazzi responsabili

Anche gli autori delle immagini sono minorenni. Alcuni, al momento dei fatti, non hanno ancora compiuto quattordici anni e quindi non possono essere sottoposti alla stessa responsabilità prevista per gli altri dalla legge spagnola sui minori.

La sentenza del luglio 2024 riguarda quindici ragazzi e nasce da un accordo tra le parti. I fatti riconosciuti comprendono sia la produzione delle immagini manipolate sia la loro condivisione attraverso due gruppi WhatsApp.

La risposta giudiziaria non si limita a imporre la libertà vigilata. Durante l’anno previsto dalla misura, i ragazzi devono partecipare ad attività formative riguardanti le relazioni affettive e sessuali, l’utilizzo responsabile delle tecnologie e l’uguaglianza tra uomini e donne.

La documentazione disponibile non offre testimonianze pubbliche dei ragazzi sulle motivazioni delle loro azioni o sul significato che attribuiscono successivamente a quanto accaduto.

Per approfondire: EFE – La sentenza del Tribunale per i minorenni di Badajoz · EFE – L’indagine sui minori coinvolti

La giustizia minorile

La risposta della giustizia minorile tiene insieme l’accertamento della responsabilità e un intervento esplicitamente educativo.

Il tribunale considera provato che i ragazzi abbiano utilizzato applicazioni di intelligenza artificiale per produrre immagini nelle quali ai volti delle ragazze, ricavati dai loro profili social, vengono associati corpi femminili nudi. Le immagini vengono successivamente condivise.

I quindici minori vengono dichiarati responsabili di reati di pornografia infantile e contro l’integrità morale. La misura stabilita è un anno di libertà vigilata.

Il contenuto della misura riguarda però direttamente anche ciò che i ragazzi dovranno imparare: formazione affettivo-sessuale, utilizzo responsabile delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e sensibilizzazione in materia di uguaglianza e genere.

L’accordo consente inoltre di concludere il procedimento senza sottoporre le ragazze a un processo nel quale avrebbero dovuto nuovamente confrontarsi con i fatti subiti.

Per approfondire: EFE – La decisione del Tribunale per i minorenni

L’Associazione Malvaluna

L’Associazione Malvaluna assiste parte delle famiglie durante il procedimento e svolge un ruolo di mediazione nella valutazione della proposta formulata dalla Fiscalía.

Per l’associazione è necessario che quanto accaduto riceva una risposta giudiziaria capace di manifestare il rifiuto sociale di quei comportamenti, ma questa risposta deve contemporaneamente proteggere le ragazze da un’ulteriore esposizione.

Malvaluna collega inoltre quanto avvenuto all’educazione dei ragazzi. Sostiene la necessità di affrontare nelle scuole l’uguaglianza tra donne e uomini e di offrire un’adeguata educazione sessuale, contrapponendola all’apprendimento della sessualità attraverso modelli provenienti dalla pornografia.

Per l’associazione, quindi, la risposta a quanto accaduto non si esaurisce nell’individuazione e nella punizione dei responsabili: riguarda anche ciò che i ragazzi apprendono sulle relazioni, sulla sessualità e sul rapporto con le altre persone.

Per approfondire: EFE – La posizione dell’Associazione Malvaluna · EFE Verifica – Il caso Almendralejo e le interpretazioni degli esperti

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