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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie) &#187; riflessione</title>
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	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
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		<title>Didattica (pseudo) costruttivista</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 06:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Concetti]]></category>
		<category><![CDATA[costruttivismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Teorie dell'apprendimento]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno degli aspetti del ritorno al passato della scuola italiana è, nella mente illuminata dei consiglieri della principessa, la condanna del costruttivismo ed un &#8220;sano&#8221; ritorno concettuale ed operativo al comportamentismo. Forse dietro la ferma condanna degli &#8220;eccesi metodologici&#8221; ,nel mirino c&#8217;è il costruttivismo che, detta così non dice nulla se non la stupidità dell&#8217;affermazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-982" title="ponte1" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/09/ponte1-300x200.jpg" alt="ponte1" width="300" height="200" /></p>
<p>Uno degli aspetti del ritorno al passato della scuola italiana è, nella mente illuminata dei consiglieri della principessa, la condanna del costruttivismo ed un &#8220;sano&#8221; ritorno concettuale ed operativo al comportamentismo.</p>
<p>Forse dietro la ferma condanna degli &#8220;eccesi metodologici&#8221; ,nel mirino c&#8217;è il costruttivismo che, detta così non dice nulla se non la stupidità dell&#8217;affermazione perchè anche il comportamentismo è una metodologia e che comunque la si voglia girare, non si può insegnare senza riferirsi (anche implicitamente, inconsapevolmente) ad alcuna metodologia.</p>
<p>A meno che non si voglia dire che non si deve adottare alcuna nuova metodologia   perchè  <span style="color: #ff0000;"><strong>quella di sempre</strong></span>, quella che ha sempre modellato la nostra scuola (tanto da essere oramai entrata nel DNA di insegnanti e studenti) va più che bene e che se andata bene fino a ieri non si vede perchè non possa andare bene anche oggi e domani. L&#8217;invito è, quindi, a fare come che si è sempre fatto.</p>
<p>Il voler abbattere la scuola costruttivista è una stupidaggine per una seconda ragione<span style="color: #ff0000;"><strong>: la scuola &#8220;costruttivista&#8221; non esiste </strong></span>(almeno in Italia). E non può esistere.</p>
<p>La scuola costruttivista esiste nelle parole, non nelle pratiche.</p>
<p>Si parla molto di didattica costruttivista nei libri, nei corsi di aggiornamento, nei blog di tanti insegnanti.</p>
<p>Il costruttivismo &#8211; ideologicamente &#8211; piace, è bello. E&#8217; &#8220;moderno&#8221;.  E&#8217; di moda. E&#8217; la soluzione polically correct ai mali della scuola. E&#8217; la soluzione desiderabile.</p>
<p>Ma che sia anche la soluzione applicata, non ci scommetteri un eurocent.</p>
<p>Tranne in sporadici ed isolati casi in cui il costruttivismo, in una delle sue tante declinazioni, è reso operativo in modo dignitoso. Il più delle volte si dice costruttivismo ma si fa comportamentismo.</p>
<p>Pressapochismo concettuale, confusione teorica è quanto spesso si vede in chi si professa &#8220;costruttivista&#8221;.</p>
<p>Letture parziali e superficiali, limitata riflessione sulle proprie pratiche, nessuna consapevolezza delle proprie &#8220;teorie implicite&#8221; in fatto di apprendimento e di insegnamento.</p>
<p>Il risultato è che l&#8217;insegnante sedicente costruttivista non fa una bella figura di se e non la fa fare, neppure, al costruttivismo.</p>
<p>Ovvio che chi vuole demolire la scuola trova facili appigli in tutto questo pressapochismo metodologico.</p>
<p>Non è, quindi, un eccesso di metodologia il male della nostra scuola, ma la forte carenza di metodologia.</p>
<p>Solida, consapevole, riflettuta.</p>
<p>Non sto auspicando che ogni insegnante che crede sia utile una didattica ad orientamento costruttivista, prima di andare in aula si sia letto tutti i maggiori costruttivisti storici e contemporanei (trovo più utile una riflessione ed un riesame, magari assitito, delle proprie pratiche didattiche che una full immersion di teorie), ma conscere bene le maggiori teorie dell&#8217;apprendimento e le più significative strategie didattiche che alle prime si ispirano, credo faccia parte di quel minimo che si dovrebbe chiedere  a chiunque metta piedi in un&#8217;aula.</p>
<p>Passereste, voi con la vostra auto, sopra un ponte costruito da un ingegnere la cui conoscenza della legge di gravità si limita all&#8217;aneddoto della mela che cade dall&#8217;albero? Fareste, voi, progettare la vostra nuova casa ad un architetto che sa solo costruire casette in legno in mezzo al bosco?<br />
Tanti nostri insegnanti sono esattamente in queste situazioni.</p>
<p>Ma di  didattica non è mai morto alcuno. Forse.<br />
&#8212;&#8212;</p>
<p>Non credo sia facile adottare estensivamente in questa scuola una didattica costruttivista (passatemi questa espressione riduttiva), al di là delle competenze degli insegnanti.</p>
<p>Didattica costruttivista vuol dire anche:</p>
<ul>
<li>ripensare le finalità della scuola</li>
<li>ripensare cosa si vuole insegnare a scuola (non solo come)</li>
<li>riorganizzare il lavoro degli insegnanti</li>
<li>riorganizzare gli spazi della scuola</li>
</ul>
<p>Diversamente, si potranno attivare &#8211; nel migliore dei casi- delle enclave isolate, delle isole scollegate di nuova didattica.</p>
<p>Meglio di niente e, secondo me, vale la pena provarci.</p>
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		<title>Insegnare è aiutare le persone a pensare ed a capire</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 05:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Concetti]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni tanto provo a fare un reset delle mie idee su questioni che reputo importanti per ricostruire alcuni significati di concetti che rischiano di essere usati in modo automatico: spero, in questo modo, di arricchire concetti e pratiche. Uno dei reset più recenti ha riguardato il senso &#8220;primo&#8221; dell&#8217;insegnamento cercando di districarmi tra le innumervoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-918" title="daniela-tieni-pensare-il-mare" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/09/daniela-tieni-pensare-il-mare-300x229.jpg" alt="daniela-tieni-pensare-il-mare" width="300" height="229" /></p>
<p>Ogni tanto provo a fare un reset delle mie idee su questioni che reputo importanti per ricostruire alcuni significati di concetti che rischiano di essere usati in modo automatico: spero, in questo modo, di arricchire concetti e pratiche.</p>
<p>Uno dei reset più recenti ha riguardato il senso &#8220;primo&#8221; dell&#8217;insegnamento cercando di districarmi tra le innumervoli opzioni di risposta (che anch&#8217;io mi sono dato).</p>
<p>L&#8217;ho fatto tempo fa preparando un intervento formativo e mi sono riletto per l&#8217;occasione alcuni passaggi presenti nei miei &#8220;classici&#8221; come Piaget,  Bruner, Schank, Jonassen, Spiro, Bereiter&#8230;&#8230;. Ho, presto, imboccato la prospettiva cognitivista contemporanea (la mente non come trattamento di informazioni ma come attiva costruzione di significato in una dimensione sociale) ed ho realizzato che lo &#8220;strumento&#8221; umano più difficile da usare è il <span style="color: #ff0000;"><strong>pensiero</strong></span> finalizzando allo scopo di <span style="color: #ff0000;"><strong>capire </strong></span>i fatti che accandono attorno a  noi, gli oggetti con cui abbiamo a  che fare (problemi &#8211; nella vita reale &#8211; , contenuti &#8211; a scuola).</p>
<p>Troppo spesso ci limitiamo a rapporti (cognitivi) banali  con le cose, semplifichiamo, stiamo in superficie, ricordiamo (distrattamente) e ripetiamo (meccanicamente), &#8220;ragioniamo&#8221; a compartimenti stagni e non siamo capaci di trasferire una cosa che abbiamo imparato in un contesto in uno diverso, ci fidiamo più di una teoria  (altrui) che di una (nostra) esperienza, siamo capaci &#8211; nel migliore dei casi, di pensiero duale (buono vs. cattivo &#8211; destra vs. sinistra, bene vs. male) e rifuggiamo dal pensiero plurale  . Limitiamo, in buona sostanza, le nostre possibilità e le nostre capacità intellettuali. Mortifichiamo  il nostro pensiero e soffochiamo la nostra autonomia e la nostra libertà.</p>
<p>Se è così difficile &#8220;capire&#8221;, se abbiamo così poco coraggio per voler capire, la scuola qualche responsabilità ce la dovrà pur avere. O no?</p>
<p>La scuola, e per essa l&#8217;insegnante, può andare oltre il memorizzare ed il ripetere? (non mi si venga a dire che oramai nessun insegnante lavora per questi obiettivi; che tutti gli insegnanti sono oramai posizionati su didattiche &#8220;contemporanee&#8221;. Distinguiamo, per favore, ciò che vorremo fare da quello che effettivamente facciamo).</p>
<p>Si apre, a  questo punto, la questione di come si &#8220;insegni&#8221;  per allenare le persone a pensare ed a capire.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Ciò che mi ha dato più soddisfazione in tutto questo mio &#8220;pensare&#8221; è stata la sensazione di aver acquisto un più alto livello di comprensione di cosa significhi veramente &#8220;capire&#8221; tanto da avere la sensazione di non averlo mai, capito in precedenza!!!! Piccole soddisfazioni</p>
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		<title>La rana lessata</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 08:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessione]]></category>

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		<description><![CDATA[Da leggere, riflettere e, se volete, divulgare. Olivier Clerc, scrittore e filosofo, ha inviato una storiella digrande ricchezza d&#8217;insegnamento.Si tratta del principio della rana lessata. Immaginate un pentolone Pienod&#8217;acqua fredda nella quale nuota tranquillamente una rana.Il fuoco è acceso sotto la pentola, l&#8217;acqua riscalda pian piano.Presto diventa tiepida. La rana trova questo piuttosto gradevole econtinua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SSpnH6voXDI/AAAAAAAABBs/WfXnDNJtfh0/s1600-h/rana.jpeg"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 112px; height: 131px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SSpnH6voXDI/AAAAAAAABBs/WfXnDNJtfh0/s400/rana.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5272139699516365874" /></a></p>
<p>Da leggere, riflettere e, se volete, divulgare.</p>
<p>Olivier Clerc, scrittore e filosofo, ha inviato una storiella di<br />grande ricchezza d&#8217;insegnamento.<br />Si tratta del principio della rana lessata.  Immaginate un pentolone Pieno<br />d&#8217;acqua fredda nella quale nuota tranquillamente una rana.<br />Il fuoco è acceso sotto la pentola, l&#8217;acqua riscalda pian piano.<br />Presto diventa tiepida.  La rana trova questo piuttosto gradevole e<br />continua a nuotare. La temperatura continua a salire.  Adesso l&#8217;acqua è<br />calda.  Un po&#8217; più di quanto la rana non apprezzi.  Si stanca un po&#8217; ma<br />tuttavia non si spaventa.<br />L&#8217;acqua stavolta è veramente calda.  La rana comincia a trovare Sgradevole<br />ciò ma essa si è indebolita, allora sopporta e non fa nulla.<br />La temperatura continua a salire fino al momento in cui la rana Finisce<br />semplicemente per cuocere e morire.<br />Se la stessa rana  fosse stata direttamente immersa nell&#8217;acqua a 50°,<br />immediatamente avrebbe dato il giusto colpo di zampa  che l&#8217;avrebbe presto<br />proiettata fuori dal pentolone.<br />Questa esperienza mostra che, quando un cambiamento si effettua in Maniera<br />sufficientemente lenta, sfugge alla coscienza e non suscita, per la maggior<br />parte del tempo, nessuna reazione, nessuna opposizione, nessuna rivolta.<br />Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni, noi<br />subiamo una lenta deriva alla quale ci abituiamo.  Un sacco di cose che ci<br />avrebbero fatto orrore 20 anni fa, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono<br />diventate banali, edulcorate, e ci disturbano leggermente, oggi, o lasciano<br />decisamente indifferenti la gran parte delle persone.<br />In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle Libertà<br />individuali, alla dignità della persona, all&#8217;integrità della natura, alla<br />bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed<br />insorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o<br />sprovvedute.  I foschi prresagi annunciati per il futuro, anziché suscitare<br />delle reazioni e delle misure preventive, non fanno che preparare<br />psicologicamente il popolo ad accettare le condizioni di vita decadenti,<br />perfino drammatiche.<br />Il permanente ingozzamento di informazioni da parte dei media satura i<br />cervelli che non riescono più a discernere.<br />Quando ho annunciato queste cose per la prima volta era per domani.<br />Adesso, è per oggi.<br />Allora se non siete come la rana, già mezzo cotti, date il colpo di zampa<br />salutare prima che sia troppo tardi.<br />Grazie per la larga diffusione che darete.
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		<title>Veri esperti</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 17:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[competenza]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[riflessione]]></category>

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		<description><![CDATA[Se i &#8220;falsi&#8221; esperti sono quelli che cercano di risolvere problemi o fare cose semplicemente sulla base di qualche lettura fatta (è questa la mia lettura di tanti fallimenti di se-dicenti &#8220;esperti&#8221;), cosa caratterizza un &#8220;vero&#8221; esperto&#8221;?.Ci viene in aiuto Guy Le Boterf, un grande delle &#8220;competenze&#8221; (ho avuto la fortunma di lavorare a Firenze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SM1JEZgrfhI/AAAAAAAAArI/hrd8QovXMiY/s1600-h/esperto2.jpg"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SM1JEZgrfhI/AAAAAAAAArI/hrd8QovXMiY/s400/esperto2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5245929480872754706" /></a><br />Se i &#8220;falsi&#8221; esperti sono quelli che cercano di risolvere problemi o fare cose semplicemente sulla base di qualche lettura fatta (è questa la mia lettura di tanti fallimenti di se-dicenti &#8220;esperti&#8221;), cosa caratterizza un &#8220;vero&#8221; esperto&#8221;?.<br />Ci viene in aiuto Guy Le Boterf, un grande delle &#8220;competenze&#8221; (ho avuto la fortunma di lavorare a Firenze ad una iniziativa dove c&#8217;è stato anche il suo preziosissimo contributo) che afferma che si può avere fiducia nell&#8217;esperto perchè:<br />• Non trascurerà niente di importante della situazione del cliente<br />• Non trascurerà niente di importante della situazione– problema <br />e del suo contesto<br />• Saprà far fronte all’incompletezza delle prescrizioni<br />• Saprà  prendere delle iniziative pertinenti<br />• E’ aggiornato sullo « stato dell’arte » del mestiere<br />• Saprà spiegare perchè e come agisce<br />• Saprà apprendere dalla propria esperienza<br />• Saprà mobilizzare una rete professionale di risorse<br />• Rispetterà le regole etiche e deontologiche</p>
<p>Una mia personale convinzione sull&#8217; &#8220;esperienza&#8221;: si può &#8220;fare esperienza&#8221; senza &#8220;avere esperienza&#8221;. Ciò succecde quando non si riesce a capitalizzare (anche e forse soprtattutto,riflettendo)l&#8217;esperienza che si fa. Credo ci siano persone destinate a rimanere &#8220;novizi&#8221; per tutta la vita a dispetto di quanto essi stessi credono e fannno credere
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