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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie) &#187; Learning Object</title>
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	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
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		<title>Contenuti digitali, ma sempre contenuti sono &#8230;.</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 15:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti didattici]]></category>

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		<description><![CDATA[www.mariedargent.com Ovvero non si impara dai contenuti ma con i contenuti Ogni discorso sul rinnovamento della scuola (forse, sarebbe meglio chiamarlo cambiamento con tutta la carica dirompente che questo termine porta con sè) passa inevitabilmente dai contenuti per il semplice fatto che la scuola tradizionale è la scuola dei contenuti. Editori a parte che del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-4jpg.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1277" title="MDA-4jpg" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-4jpg.jpg" alt="" width="238" height="158" /></a>www.mariedargent.com</p>
<p>Ovvero</p>
<p style="text-align: center;"><strong>non si impara <span style="color: #ff0000;">dai</span> contenuti ma <span style="color: #ff0000;">c</span><span style="color: #ff0000;">on</span> i contenuti</strong></p>
<p>Ogni discorso sul <strong><span style="color: #ff0000;">rinnovamento</span></strong> della scuola (forse, sarebbe meglio chiamarlo <strong><span style="color: #ff0000;">cambiamento</span></strong> con tutta la carica dirompente che questo termine porta con sè) passa inevitabilmente dai contenuti per il semplice fatto che la scuola tradizionale è<strong> <span style="color: #ff0000;">la scuola dei contenuti<span style="color: #000000;">.</span></span></strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Editori a parte</span></span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> che del commercio di contenuti fanno, giustamente, la loro ragion d&#8217;essere e per i quali, ma solo per loro &#8220;content is the king, , da ogni altro dove si leva alta l&#8217;invocazione di andare oltre i contenuti. Con il corollario del de-centrarsi dall&#8217;insegnamento a favore del processo di apprendimento. Il cambiamento invocato riguarda l&#8217;abbandono della centralità dell&#8217;insegnante portando al centro la persona che apprende. Tutte cose sentite e ri-sentite.<br />
</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Contrariamente a quanto fanno credere coloro che difendono a spada tratta i &#8220;contenuti&#8221;, quanto io e tantissimi altri predicano, non è l&#8217;<span style="color: #ff0000;">abbandono</span> dei contenuti ma una loro <span style="color: #ff0000;">diversa concettualizzazion</span><span style="color: #ff0000;">e</span> nel processo insegnamento-apprendimento.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">I miei convincimenti in materia nascono dalla reciproca interazione tra la mia esperienza diretta e la letteratura internazionale. La letteratura, con le sue concettualizzazioni, mi aiuta a comprendere e a spiegare i fatti che ho sotto gli occhi; i fatti cui partecipo e vedo mi consentono di validare alcune delle concettualizzazioni presenti in letteratura offrendomi un criterio di affidabilità per quelle concettualizzazioni di cui non faccio esperienza diretta ma che, in virtù della loro affiidabilità (empiricamente costruita con il metodo enunciato) mi sento di assumere come linee guida per la mia pratica.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Estratti questo &#8220;metodo&#8221; personale, i caposaldi del mio pensiero e della mia pratica professionale riferita, anche, alla tematica &#8220;contenuti&#8221; sono i seguenti:</span></span></p>
<ul>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la questione &#8220;contenuti&#8221; va vista per la sua rilevanza con le problematiche dell&#8217;apprendimento </span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">per me &#8220;apprendere&#8221; vuol dire &#8220;comprendere&#8221;</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la comprensione (che genera applicazione) segue strade diverse da quelle della memorizzazione (che genera ripetizione)</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la comprensione richiede la conseiderazione di prospettive multiple<br />
</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">i contenuti presentati al di fuori di un contesto d&#8217;uso vengono, nella migliore delle ipotesi, memorizzati e generano conoscenza inerte (</span></span>Brown, Collins, Duguid)<span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> </span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la semplificazione didattica dei concetti e dei fatti e la loro presentazione tramite contenuti &#8220;didattici&#8221; non consente la comprensione di quei fatti, di quei concetti e, quindi, il loro utilizzo</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">l&#8217;informazione non è conoscenza</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la (mia) conoscenza che comunico, che racconto (non che  &#8220;trasmetto&#8221; o che  &#8220;trasferisco&#8221;), per chi la &#8220;riceve&#8221; è informazione<br />
</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> l&#8217;informazione si trasmette, la conoscenza si costruisce</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">l&#8217;informazione si trasforma in conoscenza nel processo di apprendimento</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la persona apprende solo ciò che è significativo per sè<br />
</span></span></li>
<li><em><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">&#8220;Se sono gli insegnanti a stabilire cosa sia importante conoscere, come farlo e come imparare, gli studenti non potranno esercitare l&#8217;intenzionalità e la costruzione per il semplice fatto che non è loro permesso&#8221; (Jonassen)<br />
</span></span></em></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">solo a scuola le idee, i fatti del mondo .. sono spezzettati in discipline; la realtà è interdisciplinare</span></span></li>
<li><em><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">nella vita siamo chiamati a svolgere attività, a risolvere problemi, non a ripetere informazioni. Perchè la scuola insegna a ripetere informazioni? (Jonassen)<br />
</span></span></em></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">i contenuti sono strumenti per risolvere problemi, per realizzare attività</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">i contenuti vanno presentati nel contesto di attività da svolgere</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">è lo scopo che guida la scelta dei contenuti, non la disciplina</span></span></li>
</ul>
<p>E potrei continuare ancora per parecchie altre righe  e mi avvio alla conclusione propositiva evidenziando come, da questa disamina,  risulti chiaro che nessuno predica la scomparsa dei &#8220;contenuti&#8221;. Quindi, ogni discorso deve partire da questa ovvietà.</p>
<p>In coerenza con quanto sopra affermato:</p>
<ol>
<li>va riconsiderato il ruolo dei contenuti nell&#8217;apprendimento e, di conseguenza, nella didattica</li>
<li>il &#8220;contenuto&#8221; necessario in ogni situazione didattica è specifico per quella situazione</li>
<li>la &#8220;qualità&#8221; del contenuto non è data ne dalla sua &#8220;correttezza&#8221; ne dalla sua qualità editoriale</li>
<li>la &#8220;qualità&#8221; del contenuto è data dalla sua adeguatezza allo scopo</li>
<li>l&#8217; &#8220;adeguatezza allo scopo&#8221;  la può stabilire solo l&#8217;insegnante</li>
<li>è il &#8220;bravo&#8221; insegnante che costruisce con sapiente mashup, di volta in volta, il &#8220;contenuto&#8221; che gli serve</li>
<li>l&#8217;accesso aperto, libero, agevole ad una grande massa di &#8220;contenuti&#8221; via internet non rende neccessaria una strutturazione dei contenuti in libri di testo o in quelli che vengono chiamati learning object</li>
<li>ogni &#8220;bravo&#8221; insegnante ha il &#8220;suo&#8221; libro di testo</li>
<li>solo il &#8220;cattivo&#8221; (da questo punto di vista) insegnante  ha bisogno di contenuti strutturati e di percorsi altrettanto strutturati per farsi guidare nel somministrarli agli studenti.</li>
</ol>
<p>Rimane, comunque, aperta la questione di come possano essere fatti i libri di testo del futuro per il semplice fatto che non credo sia prossima a venire la fine degli stessi e nell&#8217;attesa di questo evento qualche cambiamento credo sia possibile considerata la presenza della rete e del digitale. La riflessione e le sperimentazioni sono in campo da tempo, oltre la <em>pidieffazione</em> dei libri di testo analogici. Seguo con intresse i lavori di <a href="http://noa.bibienne.net/" target="_blank">Noa Carpignano </a>, editrice indipendente e d<a href="http://mgfiore.bibienne.net/" target="_blank">i Maria Grazia Fior</a>e, insegnante; ma parecchie altre persone stanno ragionando sul tema, anche con approccio visionario. Qualche tentativo l&#8217;avevo fatto <a href="http://www.slideshare.net/gmarconato/contenuti-digitali-e-didattica" target="_blank">anch&#8217;io</a>.</p>
<p>Quando parlo di<strong><span style="color: #ff0000;"> contenuti co-costruiti dagli studenti</span></strong>, di contenuti che esauriscono la loro funzione non appena &#8220;costruiti&#8221;,  mi riferisco alla tematica della rappresentazione della conoscenza costruita dalla persona che ha appreso. L&#8217;apprendimento è nel processo, non nel contenuto. Per apprendere bisogna &#8220;costruire&#8221; (*) usando i contenuti come strumenti. Quando l&#8217;artefatto è stato costruito, il processo di apprendimento si è sviluppato ed il suo prodotto altro non è che la rappresentazione, la visualizzazione di ciò che la persona ha imparato e sa. Ed il suo valore sta proprio nel rappresentare l&#8217;apprendimento. In questa prospettiva, un contenuto costruito da un insegnante o da un terzo qualsiasi, è privo di valore.</p>
<p>Ecco perchè</p>
<p style="text-align: center;"><strong>non si impara <span style="color: #ff0000;">dai </span>contenuti ma <span style="color: #ff0000;">con</span> i contenuti</strong></p>
<p>(*) Ciò che, più di ogni altra cosa, guida l’apprendimento è la comprensione e lo sforzo fatto nel completare un compito o una attività (Jonassen)</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&#8212;-</p>
<p>Ogni tanto qualcuno mi chiede perchè &#8220;perda&#8221; tanto tempo a scrivere di queste cose nel blog. La risposta è molto semplice: perchè scrivere mi porta a riflettere e riflettendo migliora (o almeno lo spero) il mio pensiero (Schon lo chiama &#8220;reflection-on-action&#8221;). Lo faccio, cioè, per tornaconto personale.</p>
<p><a onmousedown="UntrustedLink.bootstrap($(this),  &quot;b30102376f5ead6e6499430f272de19c&quot;, event)" rel="nofollow" href="../2009/02/scorm-no-grazie/" target="_blank"></a></p>
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		<title>Chiamiamoli Instructional Object &#8230; se proprio vogliamo oggetti</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/02/chiamiamoli-instructional-object-se-proprio-vogliamo-oggetti/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 06:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[conceptual change]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;annosa questione  (vedi link in calce) dei così detti Learning Object  è, almeno per me,  ritorna alla ribalta per la richiesta del Ministero dell&#8217;Istruzione per il progetto Innovascuola di produrre  &#8220;contenuti digitali&#8221;. Ogni tanto qualche scuola mi chiede di discutere della questione. La mia posizione, esplicitata nelle slide qui embedded, è riconducile alle seguenti affermazioni: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-6.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1288" title="MDA-6" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-6-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p>L&#8217;annosa questione  (vedi link in calce) dei così detti Learning Object  è, almeno per me,  ritorna alla ribalta per la richiesta del Ministero dell&#8217;Istruzione per il progetto Innovascuola di produrre  &#8220;contenuti digitali&#8221;. Ogni tanto qualche scuola mi chiede di discutere della questione.</p>
<p>La mia posizione, esplicitata nelle slide qui embedded, è riconducile alle seguenti affermazioni:</p>
<ol>
<li>Learning Object è un costrutto malformultao e, tutto sommato, inutile</li>
<li>Se proprio vogliamo che si parli di Object, chiamiamoli  Instructional Object</li>
<li>Se proprio  dobbiamo sviluppare &#8220;contenuti digitali&#8221; adottiamo la prospettiva della co-costruzione (insegnati &#8211; allievi) degli stessi usando semplici applicativi quali quelli per  mappe, slide, wiki, blog, ipertesti &#8220;normali&#8221; e per la Flessibilità Cognitiva, fogli di calcolo, video</li>
</ol>
<p>Mi rendo ben conto per un  uso &#8220;banale&#8221; come quello indicato sia necessario compiere quello che Limon &amp; Mason, 2002, Schnotz, Vosnaidou &amp; Carreter, 1999, Sinatra &amp; Pintrich, 2003 chiamano Conceptual Change. Per questo chiudo la sequenza delle slide con alcune domande &#8211; più facile da fare  che non da rispondere &#8211; che potrebbero attivare una riflessione per quel cambiamento.</p>
<div id="__ss_3250292" style="width: 425px; text-align: left;"><a style="font: 14px Helvetica,Arial,Sans-serif; display: block; margin: 12px 0 3px 0; text-decoration: underline;" title="Conversazione Sui Learning Object" href="http://www.slideshare.net/gmarconato/conversazione-sui-learning-object">Conversazione Sui Learning Object</a><object style="margin: 0px;" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=conversazionesuilearningobject-100222160824-phpapp02&amp;rel=0&amp;stripped_title=conversazione-sui-learning-object" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed style="margin: 0px;" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=conversazionesuilearningobject-100222160824-phpapp02&amp;rel=0&amp;stripped_title=conversazione-sui-learning-object" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="font-size: 11px; font-family: tahoma,arial; height: 26px; padding-top: 2px;">View more <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a style="text-decoration: underline;" href="http://www.slideshare.net/gmarconato">Gianni Marconato</a>.</div>
<div style="font-size: 11px; font-family: tahoma,arial; height: 26px; padding-top: 2px;">&#8212;&#8212;&#8211;</div>
<div style="font-size: 11px; font-family: tahoma,arial; height: 26px; padding-top: 2px;">Tracce di riflessioni precedenti sul tema</div>
<div style="font-size: 11px; font-family: tahoma,arial; height: 26px; padding-top: 2px;">
<p><a href="../2009/02/scorm-no-grazie/">http://www.giannimarconato.it/2009/02/scorm-no-grazie/</a></p>
<p><a href="../2009/02/no-lo-meglio-attivita-di-apprendimento/">http://www.giannimarconato.it/2009/02/no-lo-meglio-attivita-di-apprendimento/</a></p>
<p><a href="../2009/03/tracciare-apprendere/">http://www.giannimarconato.it/2009/03/tracciare-apprendere/</a></p>
<p><a href="../2009/03/stravaganze/">http://www.giannimarconato.it/2009/03/stravaganze/</a></p>
<p><a href="../2008/01/risorse-didattiche-ma-per-farne-cosa/">http://www.giannimarconato.it/2008/01/risorse-didattiche-ma-per-farne-cosa/</a></p>
<p><a href="http://oltreelearning.blogspot.com/2008/01/learning-object-chi-li-vuole-e-chi-no.html">http://oltreelearning.blogspot.com/2008/01/learning-object-chi-li-vuole-e-chi-no.html</a></p>
<p><a href="../2008/02/risorse-didattiche-come-costruirle-e-come-usarle/">http://www.giannimarconato.it/2008/02/risorse-didattiche-come-costruirle-e-come-usarle/</a></p>
<p><a href="http://orientamentiedisorientamenti.ning.com/forum/topic/show?id=1193143%3ATopic%3A4721">http://orientamentiedisorientamenti.ning.com/forum/topic/show?id=1193143%3ATopic%3A4721</a></p>
</div>
</div>
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		<title>&#8230; e daje co st&#8217;innovazione</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/02/e-daje-co-stinnovazione/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 09:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[cl@ssi 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione didattica]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.mariedargent.com Un tema che mi sta parecchio a cuore e che spesso scatena le mie ire concettuali è l&#8217;abuso che si fa del termine &#8220;innovazione&#8221; nella didattica. Tutto che è nuovo, perchè non esisteva prima, è innovativo e, in virtù di questo attributo,gli si attribuisce il potere di cambiare in meglio la scuola italiana. Sic [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA_2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1226" title="MDA_2" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA_2-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<pre style="text-align: right;">http://www.mariedargent.com</pre>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un tema che mi sta parecchio a cuore e che spesso scatena le mie ire concettuali è l&#8217;abuso che si fa del termine &#8220;innovazione&#8221; nella didattica.<br />
Tutto che è nuovo, perchè non esisteva prima, è innovativo e, in virtù di questo attributo,gli si attribuisce il potere di cambiare in meglio la scuola italiana. Sic et simpliciter.<br />
Sono troppi i luoghi in questo blog in cui ho trattato la questione per linkarli qui tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte sono così feroce contro gli &#8220;innovatori&#8221; e le &#8220;innovazioni&#8221; che passo per essere un conservatore. Ma non mi va che si faccia contrabbando d&#8217;innovazione, che si depotenzi un concetto tanto importante. Chi si seminino illusioni di diventare &#8220;insegnanti migliori&#8221; solo perchè si usano le tecnologie, le LIM, i contenuti digitali &#8230;<br />
Mi inferocisco soprattutto perchè si illudono gli insegnanti, i più sprovveduti, quelli che vivono con angoscia la loro inadeguatezza al ruolo, quelli che hanno la percezione di far danni con la propria incompetenza e li si illude facendo credere che solo usando una LIM, il Pc e qualche altra diavoleria diventarenno improvvisamente competenti e il loro sentimento di inadeguatezza scomparirà e finiranno di far danni.</p>
<p style="text-align: justify;">Li si illude che non serva impegnarsi a fondo e a lungo per crescere professionalmente e si offrono loro comode scorciatoie non per spirito umanitario, consolatorio, terapeutico ma per far crscere il fatturato della propria azienda. Non ho, quasi, nulla contro chi fa business con la scuola se solo lo facesse senza eccessiva enfasi sul potere miracolistico delle proprie soluzioni ma, chi fa business me lo insegna, non si può vendere qualcosa se si è &#8220;tiepidi&#8221; con il messaggio commerciale, se si fanno sottili distinzioni, se si mettono tanti se e tanti ma &#8230; Per vendere bisogna trasmettere messggi forti, chiari, ottimistici, essere determinati sull&#8217;impatto &#8211; ovviamente più che positivo &#8211; delle proprie proposte. E promettere miracoli, prometttere l&#8217;innovazione a basso costo, l&#8217;innovazione a bassa fatica, l&#8217;innovazione sicura, l&#8217;innovazione indipendentemente dalla competenza. E, così, si vendono PC, si vendono applicazioni, si vendono LIM, si vendono Learnig Object, si vendono e-book  .. si vende la felicità.</p>
<p style="text-align: justify;">Come i venditori di lozioni per la crescita istantanea dei capelli che decenni fa, mi raccontavano, frequentassero i mercati paesani dove, proprio per la lontananza di questi luoghi dalla città, le persone erano più propense a dar credito agli imbonitori assicurando loro floridi affari.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo nuovo, e non certamente ultimo, attacco di ferocia concettuale mi è stato provocato dalla lettura di una, tutto sommato moderata e pacata &#8220;lettera aperta&#8221; ai referenti ministeriali del progetto Cl@ssi 2.0 da parte di un noto editore scolastico indipendente che si lamenta perchè in quel progetto, pare, non si possano spendere i fondi assegnati per l&#8217;acquisto di contenuti digitali da case editrici (il tutto su Facebook)</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>Spero che questo mio intervento non scateni ancora una volta l&#8217;accusa in più occasioni mossami da A. di essere un anti innovazione e spero, anche, che con quanto dirò non mi accusi di voler impedire il libero esercizio di attività imprenditoriale.<br />
Io sono pro-innovazione (ma di quella vera, non di quella contrabbandata come tale) e sono,anche, per il libero e corretto esercizio dell&#8217;attività imprenditoriale e riconosco a G, per mia esperienza diretta e per &#8220;sentito dire&#8221;, l&#8217;esercizio di una corretta etica imprenditoriale e di una apprezzata offerta commerciale.<br />
Questa lunga premessa mi è necessaria considerati malintesi precedenti e considerato che quanto dirò credo non farà piacere ad A. autore della &#8220;lettera aperta&#8221;.<br />
La mia è una riflessione squisitamente metodologica è totalmente indipendente tanto dal progetto Classi 2.0 che dall&#8217;offerta economica di G. e riguarda il ruolo dei &#8220;contenuti&#8221; nella didattica.<br />
Non è questo il luogo di dibattere in tutta la sua estensione sul ruolo dei contenuti nella didattica, per cui mi limito a toccare solo le questioni presenti nella citata lettera aperta.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Non corrisponde al vero</span></strong> l&#8217;affermazione di AQ che &#8220;&#8230; quando in tutta la letteratura specialistica e nei principali convegni internazionali l&#8217;espressione &#8220;Content is king&#8221; e&#8217; quasi diventata uno slogan condiviso e universalmente riconosciuto.&#8221;<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>E</strong><strong>&#8216; vero l&#8217;esatto opposto</strong></span>: la gran parte della letteratura cognitiva, pedagogica e didattica di questi ultimi decenni nonchè il messaggio che in gran parte dei convegni internazionali si lancia sono nel segno del superamento di una didattica ancorata ai contenuti.<br />
Certo, una scuola senza contenuti non è una scuola, ma è altrettanto vero che la scuola non è fatta solo di contenuti.</p>
<p>Una scuola di contenuti è la scuola che vorrebbero la Gelmini, il suo ideologo Israel ed il gregge di <span style="color: #000000;">mansuete pecorelle che si accodano.</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Non è vero</strong></span> che se non si acquistano contenuti digitali (CD) o da G. o da altro editore, il progetto citato sia vuoto e si limiti a mero hardware. I CD possono essere recuperati da repository &#8220;liberi&#8221; di cui il mondo della scuola è ben dotato o, MEGLIO ANCORA, se i CD sono sviluppati dagli studenti con il supporto degli insegnanti. Questo processo di costruzione è la vera innovazione didattica, non il riuso di contenuti liberi (male minore), ne tantomeno il loro acquisto sul libero mercato.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Non è vero</span></strong> che senza CD l&#8217;innovazione introdotta dalle tecnologie (progetto Classi 2.0 e Innovascuola) sia monca. L&#8217; &#8220;innovazione&#8221; molto probabilmente sarà monca ma lo sarà ne per colpa della mancanza di CD, ne per essere focaizzata solo sulle macchine, ma lo sarà perchè si sono elevati a feticcio tanto le macchine che i contenuti (digiltali o non digitali, liberi o proprietari) dimenticando ancora una volta che il vero problema da affrontare è la competenza didattica degli insegnanti, la loro concettualizzazione di apprendimento e di didattica, le loro pratiche didattiche con e senza le tecnologie.</p>
<p><em><span style="color: #ff0000;">Pensare di innovare la scuola italiana con massiccie iniezioni di tecnologie è o una mistificazione del problema o prova dell&#8217;ignoranza di chi decide le strategie dell&#8217;innovazione.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #ff0000;">Pensare di innovare la scuola a partire dai contenuti e pensare che il massimo dell&#8217;innovazione stia nella digitalizzazione dei contenuti, è un approccio che &#8211; per decenza e con eufemismo &#8211; definisco ancor peggiore.</span></em></p>
<p>Tecnologie, contenuti &#8211; perchè no, digitali &#8211; sono belle cose ma il problema della didattica (e non dico della scuola italiana, circoscrivo) è ben altro.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">A precisazione della mia posizione, che su FB è stata commentata attribuendomi il ruolo di difensore della politica ministeriale,  aggiungevo, sempre su FB</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8230;.. nessun problema a stare dalla parte dei ministeriali se loro la pensassero come me. Dubito che si tratti di una &#8220;convergenza&#8221; della mia posizione e quella loro. Secondo il mio orientamento metodologico il processo di costruzione coincide con il processo di apprendimento. Usare cose fatte da altri ha lo stesso significato sia che si tratti di cose regalate da chiunque sia che queste cose siano aquistate.<br />
Credo che il no acquisti ministeriale significhi un invito a ri-usare i materaili presenti nei diversi repositiry allo scopo, credo, di valorizzare i costi già sostenuti.<br />
Quindi 2 no (semplificando, pechè la questione dei contenuti nella didattica è molto complessa e non riconducibile ad un no secco)  di segno molto diverso, opposto direi. La coincidenza è solo casuale.<br />
Approfondirò quanto prima la questione &#8220;contenuti&#8221; (se digitali non fa alcune differenza) nella didattica, il nodo del mio intervento auspicando che quanto detto e dirò non venga letto in chiave anti Garamond o anti altri editori.<br />
Per ragioni (metodologiche)  che dirò, i &#8220;libri di testo&#8221; (strutturati o in piccoli oggetti) dovrebbero esssre co-costruiti da insegnanti ed allievi esaurendo buona parte del proprio &#8220;valore&#8221; didattico e nella &#8220;filiera&#8221; dell&#8217;apprendimento con la sua produzione. Una volta &#8220;prodotto&#8221;,  il contenuto si può anche buttare.<br />
Fin qui una disquisizione meramente teoretica. <span style="color: #ff0000;"><strong>P</strong><strong>ragmaticamente credo, purtroppo, che il contenuto didattico preconfezionato avrà ancora vita lunga ed il sacrosanto business editoriale non lo vedo, purtroppo -per  una seconda volta &#8211; minacciato. </strong></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Avevo iniziato questo post con l&#8217;intento di dire la mia sul ruolo dei contenuti nella didattica, ma vedo che mi sono dilungato troppo in premesse e chiudo qui con l&#8217;impegno di completare il discorso anche perchè l&#8217;esplicitazione della posizione mi serve in preparazione di una conversazione che avrò a breve con un gruppo di temerari insegnanti<strong><span style="color: #000000;"> </span></strong></span><span style="color: #000000;">che mi hanno chiamato a discutere con loro ..indovinate di cosa &#8230; di contenuti digitali e di Learning Object &#8230; Ne vedremo di belle </span><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Postilla </strong><span style="color: #000000;">(la conversazione su FB continua e così replico)</span><strong><br />
</strong></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8230;&#8230; un commento all&#8217;affermazione che solo un prodotto editoriale può essere di qualità.<br />
Io questo non lo credo per la semplice ragione che io considero &#8220;di <span style="color: #ff0000;">qualità</span>&#8221; un qualsiasi prodotto, servizio, atteggiamento, comportamento &#8230;.. <span style="color: #ff0000;">quando è funzionale all&#8217;obiettivo</span> per cui è stato agito.<br />
Non considero la qualità una caratteristica definibile sempre a priori. E&#8217; il contesto a fare la qualità. Non esiste la soluzione &#8220;migliore&#8221; ma quella &#8220;adeguata&#8221;. La qualità è un fatto contingente, non assoluto. Secondo questa visione non capisco perchè un editore possa essere nella posizione migliore per offrire il prodotto &#8220;migliore&#8221;.<br />
Una seconda considerazione: il &#8220;contenuto&#8221; di qualità può ben essere anche un testo digitale e poi stampato o qualcosa di assemblato creativamente e con competenza dal docente a seconda delle sue necessità. Un esempio concreto?</p>
<p>http://www.giannimarconato.it/2010/02/arringo-cristina-galizia-per-raccontare-la-didattica/</p>
<p>E&#8217; il lavoro di un insegnante volenterosa che costruisce i suoi &#8220;contenuti&#8221; con sapiente mashup pescando dall&#8217;immenso repository di risorse didattiche o che si possono far diventare didattiche, che è il web. Cristina, la persona in questione, documenta la propria didattica in modo molto analitico nel blog Arringo http://arringo.blogspot.com/.<br />
La vera questione è che di insegnati come Cristina Galizia ce ne sono pochi e, spazio per gli editori, ce n&#8217;è ancora molto</p>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Tecnologie che scompaiono</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/11/tecnologie-che-scompaiono/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 18:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[LIM]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono andato ad ascoltare Barbara Bevilaqua  e Alida  Favaretto (presenti anche in La Scuola che funziona&#8220;).  Il contesto era ExpoScuola a Padova. Riporto qui il beve commento fatto in un forum de &#8220;la scuola che funziona&#8221; (e qui funziona per davvero) Ero partito sapendo di ascoltare esperienze con le LIM ed i Learning Object ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1003" title="morales1" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/11/morales1-300x225.jpg" alt="morales1" width="300" height="225" /></p>
<p>Sono andato ad ascoltare Barbara Bevilaqua  e Alida  Favaretto (presenti anche in <a href="http://lascuolachefunziona.ning.com/" target="_blank">La Scuola che funziona</a>&#8220;).  Il contesto era <a href="http://www.exposcuola.it/" target="_self">ExpoScuola</a> a Padova.</p>
<p>Riporto qui il beve commento fatto in un forum de &#8220;<a href="http://lascuolachefunziona.ning.com/" target="_blank">la scuola che funziona&#8221;</a> (e qui funziona per davvero)</p>
<p>Ero partito sapendo di ascoltare esperienze con le LIM ed i Learning Object ed invece ho ascoltato una (grande) narrazione di didattica.<br />
Si, c&#8217;erano LIM, blog, LO, Google Docs, Flickr, HotPotatoes ed altre diavolerie digitali ma tutto questo stava sullo sfondo, quasi trasparenti, invisibili &#8230; Su tutto una intenzionalità didattica. Chiara, consapevole, solida. Credo sia stata la prima volta che, con le tecnologie all&#8217;ordine del giorno, ho sentito parlare prevalentemente di didattica. Come poi realizzarla, una questione marginale.<br />
Barbara ha realizzato nella sua classe (scuola primaria) un vero &#8220;ambiente di apprendimento&#8221; (nel senso dei costruttivisti), che fosse &#8211; anche -  ricco di tecnologie, era un fatto secondario.<br />
La successiva presentazione di Roberta Rigo (Barbara è corretto? non mi ero appuntato il suo nome) su un uso della LIM in una secondaria per la didattica dell&#8217;italiano, mi ha confermato che SOLO chi è già un bravo insegnante arricchisce e migliora la proria didattica con le tecnologie. La conferma è venuta quando Roberta, a seguito di un mio commento, ha affermato che alle spalle ci sono 20 (venti) anni di Laboratorio di ricerca Educativa e Didattica a Ca Foscari &#8230;..<br />
Tanti altri stimoli e chissà che prima o poi non ci ritorni.<br />
Nuovamente, &#8230;.  complimentissimi, Barbara, Forse, dico forse,mi hai riconciliato con le LIM.</p>
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		<title>Barcamp Intercultur@</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 10:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calendario]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Object]]></category>

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		<description><![CDATA[A padova 11 e 12 giugno 09 http://barcamp.org/intercultur@2009]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A padova 11 e 12 giugno 09</p>
<p>http://barcamp.org/intercultur@2009</p>
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		<title>Bricolage didattico</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2009 06:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[Edupunk]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Design]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Era inevitabile che, prima o poi, la questione degli e-book si portasse dietro anche quella dei Learning Object. Ed è accaduto.  Dove, se non in Facebook? Una delle evoluzioni naturale della lunghissima e spesso verbosissima ed autocelabrativa discussione sulla digitalizzazione dei libri di testo è stata: “Ma perché non condividiamo libri di testo digitali?” Gratuitamente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-722" title="brico1" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/05/brico1-300x300.jpg" alt="brico1" width="300" height="300" />Era inevitabile che, prima o poi, la questione degli e-book si portasse dietro anche quella dei Learning Object.</p>
<p>Ed è accaduto.  Dove, se non in Facebook?</p>
<p>Una delle evoluzioni naturale della lunghissima e spesso verbosissima ed autocelabrativa discussione sulla digitalizzazione dei libri di testo è stata: “<span style="color: #ff0000;"><strong>Ma perché non condividiamo libri di testo digitali?</strong></span>” Gratuitamente, ovviamente. Merito tutto di <strong>Laura Antichi</strong>. In perfetto stile Edupunk. E, quindi, assolutamente condivisibile.</p>
<p>L&#8217;ottima Laura ha aperto il gruppo “<a href="http://www.facebook.com/friends/?ref=tn#/group.php?gid=88159310002&amp;ref=share" target="_blank">e-book gratuiti per la scuola – didattica</a>”. Aderite e diffondete.</p>
<p>Io, a questo gruppo, mi ci sono già iscritto e lo ho fatto per una certa forma di vicinanza ideale con alcuni dei suoi membri.  Dopo l&#8217;adesione, leggo che questo gruppo dovrebbe interessarsi anche &#8220;oggetti di conoscenza&#8221;.<br />
Saranno forse i Learning Object di cui tanto si parlò ed un po&#8217; meno si parla?<br />
Non è mia intenzione riproporre la mia posizione sulla tematica (ampiamente trattata in questo blog e  sostanzialmente riassumibile nell&#8217;idea che se li si vedono come &#8220;innovazioni&#8221; della didattica<span style="color: #ff0000;"> <strong>non lo sono </strong></span>affatto; se li si vede come ulteriori &#8220;risorse&#8221; per la didattica che possono essere usati tanto in modo tradizionale quanto &#8220;innovativo&#8221;, ci possono anche stare.<br />
Una &#8220;risorsa&#8221; è una identità didatticamente neutra ed il senso che assume sta nell&#8217;uso che se ne fa.</p>
<p>Qui ed ora voglio solo proporre, con un atteggiamento ecumenico che raramente mi appartiene,di chiamare queste entità &#8220;<span style="color: #ff0000;"><strong>oggetti didattici</strong></span>&#8221; (Instructional Object), mettendo da parte termini come conoscenza (Knowledge) e &#8220;apprendimento&#8221; (Learning). Qui abbiamo a che fare con &#8220;contenuti&#8221; ed &#8220;informazioni&#8221;. Se si continua  a fare confusione tra &#8220;informazione&#8221; e &#8220;conoscenza&#8221; non si va da nessuna parte. O si fa un discorso da <strong><span style="color: #ff0000;">bricoleur della didattica</span></strong>.</p>
<p>P.S. Qui sopra ho parlato di “risorse” didattiche come di entità neutre. In realtà non credo sia sempre così. Non lo è certamente nel caso dei Learning Object come comunemente intesi (oggetti auto-consistenti; pillole di conoscenza; assemblabili; …). I LO sono frutto della più schietta cultura comportamentista, quella che caratterizza una scuola ancorata ai contenuti ed una didattica fatta della loro trasmissione.</p>
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		<title>No LO, meglio attività di apprendimento</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/02/no-lo-meglio-attivita-di-apprendimento/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 16:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività di apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[scorm]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie dell'apprendimento con le tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dibattito sui LO e su SCORM, ogni tanto si riaccende, segno che la ferita ancora sanguina. Veniamo ai fatti.Un colloquio con un collega (ingegnere informatico) che sviluppa LO in Scorm (anche se farebbe volentieri qualcosa di meglio, lo dice lui) mi porta ad alcune considerazioni che pubblico qui in un post; questo post attiva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SY_0z2SXVmI/AAAAAAAABFQ/jj7PJ8D6D90/s1600-h/Attivita_Img.jpg"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 318px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SY_0z2SXVmI/AAAAAAAABFQ/jj7PJ8D6D90/s400/Attivita_Img.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5300724458021410402" /></a></p>
<p>Il dibattito sui LO e su SCORM, ogni tanto si riaccende, segno che la ferita ancora sanguina. Veniamo ai fatti.<br />Un colloquio con un collega (ingegnere informatico) che sviluppa LO in Scorm (anche se farebbe volentieri qualcosa di meglio, lo dice lui) mi porta ad alcune considerazioni che pubblico qui in un post; questo post attiva commenti e nuovi contributi nei blog di <a href="http://www.fininformatica.it/wp/scorm-solo-una-lattina/">Antonio</a> e di <a href="http://webeconoscenza.blogspot.com/2009/02/lo-si-lo-no.html">Gigi</a>; </p>
<p>Una parallela discussione su <a href="http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/video/video.php?v=1075599856433">Facebook </a>sull&#8217;uso di <a href="www.exelearning.it">ExeLearning </a>intorno ai Learning Object che si allarga alle LIM in altra area  di <a href="http://www.facebook.com/video/video.php?v=1075599856433#/note.php?note_id=48597923914">Facebook</a>, mi fanno venire la voglia di precisare come la vedo. </p>
<p>La questione SCORM si, Scorm no, per me è un dettaglio quasi irrilevante e marginale nella mia &#8220;avversione&#8221; metodologica ai LO. Ne ho parlato perchè mi sono reso conto che, a prescindere dalla irrilevanza didattica di un LO (è un materiale didattico e, tutt&#8217;al più come dice anche Jonassen, è un Instructional Object, non Learning ), la sua scormizzazione ha un costo significativo senza alcun valore aggiunto nel &#8220;ciclo di produzione&#8221; dell&#8217;apprendimento.</p>
<p>Questa mia personale e convinta conclusione è ancorata a due tematiche: come miglorare l&#8217;apprendimento con le tecnologie e come usare le tecnologie nei processi educativo/formativi in modo ordinario e sostenibile.</p>
<p>La mia &#8220;soluzione&#8221; sta nell&#8217;uso di quelle che chiamo &#8220;<span style="font-weight:bold;">attività di apprendimento</span>&#8221; (che ho più volte concettualizzato) utilizzando supporti informatici di semplice uso.</p>
<p>La conclusione di cui sopra ha contatti concettuali anche con cosa sia &#8220;innovazione&#8221; dei processi educativi e su quale dovrebbe essere la finalità di un sistema educativo/formativo.</p>
<p>Infine, il tutto viene da me &#8220;incartato&#8221; con l&#8217;afferamzione che:<br />- e-learning<br />- Learning Object<br />- SCORM<br />- LIM<br />sono questioni commerciali e non didattiche. Hanno, cioè, a che fare con il business e non con l&#8217;insegnamento e l&#8217;apprendimento.   </p>
<p>Per concludere davvero, credo che l&#8217;apprendimento sia un fatto complesso e che non vada affrontato con approcci e soluzioni semplicistiche
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		<title>SCORM? No, grazie</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 09:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[scorm]]></category>

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		<description><![CDATA[Si discute di SCORM con un caro collega, scormizzatore folle, e la sua conclusione è che lo SCORM ingrassa solo chi fa le cose in SCORM. Se lo dice lui che su questo fa un buon business, c&#8217;è da credergli.Serve solo a chi ne fa business perchè, secondo lui, chi studia e chi gestisce i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SYlkDwd-hNI/AAAAAAAABFI/oCbbqpsm17w/s1600-h/logo_scorm.gif"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 160px; height: 71px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SYlkDwd-hNI/AAAAAAAABFI/oCbbqpsm17w/s400/logo_scorm.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298876452291118290" /></a></p>
<p>Si discute di SCORM con un caro collega, scormizzatore folle, e la sua conclusione è che lo SCORM ingrassa solo chi fa le cose in SCORM. Se lo dice lui che su questo fa un buon business, c&#8217;è da credergli.<br />Serve solo a chi ne fa business perchè, secondo lui, chi studia e chi gestisce i corsi non ne trae alcun beneficio reale. Chi studia non trae alcun beneficio dall&#8217;essere accuratamente tracciato, chi eroga corsi non trae alcuna informazione di valore dall&#8217;analizzare una tracciatura analtica. Nessuna utilità neppure sul versante della così datta &#8220;interoperabilità&#8221; perchè un oggetto SCORM che funziona in una piattaforma non funziona necessariamente in un&#8217;altra. Per la vera interoperabilità basta usare oggetti HTML che girano ovunque.<br />Secondo il collega, la questione SCORM è solo una questione commerciale e non ha nulla di didattico.<br />Ma, nonostante questo, chi compra (particolarmente accaniti sembrano essere quelli della PA) sembra non voler nulla che non sia SCORM. Chissà perchè&#8230;.<br />Quindi: SCORM? No grazie.
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		<title>Contenuti digitali e spaccio di innovazione</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 06:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Object]]></category>

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		<description><![CDATA[Ritorno sull&#8217;argomento stimolato da un lungo articolo apparso su Punto Informatico con titolo &#8220;Scuola, quando il digitale è economia&#8220;. Il tema viene rilanciato dall&#8217;articolo 15 della recente legge 133/2008 , l&#8217;ultima finanziaria che apre il mercato dei contenuti digitali. Intervistati due editori e, logicamente, si fa l&#8217;apologia dei contenuti digitali come innovazione. Come sempre succede, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SOW_eXPBziI/AAAAAAAAAsI/P525gi_W7Fk/s1600-h/libro4.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SOW_eXPBziI/AAAAAAAAAsI/P525gi_W7Fk/s400/libro4.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5252815068751580706" border="0" /></a><br />

<div style="text-align: center;">
</div>
<p>Ritorno sull&#8217;argomento stimolato da un lungo articolo apparso su Punto Informatico con titolo &#8220;<a href="http://punto-informatico.it/2423710/PI/News/scuola-quando-digitale-economia.aspx">Scuola, quando il digitale è economia</a>&#8220;. Il tema viene rilanciato dall&#8217;articolo 15 della recente <a href="http://web.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm">legge 133/2008 </a>, l&#8217;ultima finanziaria che apre il mercato dei contenuti digitali.  Intervistati due editori e, logicamente, si fa l&#8217;apologia dei contenuti digitali come innovazione. Come sempre succede, si vuole dare un colpo alla botte ed uno al cerchio e si afferma che il sistema migliore è quello misto: carta e digitale.</p>
<p>Nella discussione allegata all&#8217;articolo ho postato questo mio commento:</p>
<p><meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"><meta name="ProgId" content="Word.Document"><meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"><meta name="Originator" content="Microsoft Word 11">
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<p><!--[if gte mso 10]><br />
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<p> <![endif]-->
<p class="MsoNormal"><i style="">Non lo è se si pensa all&#8217;innovazione vera, quella della didattica. Per fare questo ci vuole ben altro che non sostituire la carta stampata con file digitali. I contenuti digitalizzati possono, tutt&#8217;al più costituire una innovazione organizzativo/logistica e contribuire alla (pregevole) diminuzione dei costi della frequenza scolastica.<o:p></o:p></i></p>
<p class="MsoNormal"><i style="">Ritornando alla vera innovazione: se un in segnante è un mediocre insegnante con un libro di stampato, rimane tale con un libro di testo digitalizzato.<o:p></o:p></i></p>
<p class="MsoNormal"><i style="">Tecnologie coma &#8220;cavallo di Troia&#8221; ? Non è vero. Tecnologie o no, i modelli didattici non cambiano in automatico. La problematica del cambiamento concettuale va affrontata di petto e con adeguate strategie didattiche. La questione ritorna, quindi, ad essere la competenza e la formazione degli insegnanti.<o:p></o:p></i></p>
<p class="MsoNormal"><i style="">Altra questione è “libro di testo si &#8211; libro di testo no”. Si afferma, giustamente, che un bravo insegnante non ha bisogno di un libro di testo perché se lo costruisce da se scegliendo i &#8220;pezzi&#8221; di contenuto sulla base della strategia didattica che vuole implementare. In questa prospettiva i contenuti digitalizzati, spezzettabili in unità (no al Learning Object, si, caso mai, al Instructional Object) potrebbero essere più utili di monolitico libro di testo. Ma per poterli usare sapientemente, ci vuole un pensiero didattico ben differente da quello oggi dominante. Quindi, il problema non è la tecnologia ma il pensiero. E far passare i contenuti digitalizzati come &#8220;innovazione&#8221; significa fare contrabbando o spaccio di innovazione.<span style="">     </span><o:p></o:p></i></p>
<p>
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		<title>Cosa meglio dei LO rappresenta la nostra scuola e la nostra formazione oggi?</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 15:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La pur breve discussione che è stato possibile tenere nella parte finale del mio workshop al Moodle Moot di Padova sono emersi quelli che, secondo me, sono alcuni dei veri temi della scuola e della formazione oggi. Ma andiamo con ordine; domando se l’approccio che ho appena presentato sia applicabile nelle realtà dei partecipanti. I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SCxXUvb61QI/AAAAAAAAAkk/t9PF8d1pbPU/s1600-h/pianto1.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SCxXUvb61QI/AAAAAAAAAkk/t9PF8d1pbPU/s400/pianto1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5200627683548648706" border="0" /></a><span style="font-family:Arial;">La pur breve discussione che è stato possibile tenere nella parte finale del mio workshop al Moodle Moot di Padova sono emersi quelli che, secondo me, sono alcuni<span style="">  </span>dei veri temi della scuola e della formazione oggi.<o:p></o:p></span>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">Ma andiamo con ordine; domando se l’approccio che ho appena presentato sia applicabile nelle realtà dei partecipanti. I diversi interventi convergono su una questione: è un modello certamente adeguato a far si che le persone trovino utile la formazione (cioè apprendano) ma di problematica applicazione perché chi partecipa alla formazione non vuole fare troppa fatica. I pochi che partecipano alla formazione (una grande fatica a “tirarli dentro”) non vogliono perdere tanto tempo e, soprattutto, non vogliono essere troppo impegnati.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">Il mio approccio (che, comunque, rispecchia lo stato dell’arte sull’apprendimento), per contro, richiede che le persone lavorino sodo, facciano delle cose andando oltre la mera lettura di un testo, lavorino in parte da soli ed in parte con altri colleghi del corso (le basi concettuali dell’approccio le ho sintetizzate nelle <a href="http://www.slideshare.net/gmarconato/attivit-di-apprendimento-con-moodle">slide 6 – 19</a>). E tutto questo per far si che al termine della formazione i partecipanti siano in grado di fare qualcosa con quanto è stato oggetto della formazione.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">L’idea che sta alla base dell’approccio proposto è, cioè, che si faccia della formazione che serva, una formazione che venga trovata utile per chi si è formato. <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">Una idea peregrina? Pare, che nelle condizioni in cui opera oggi la formazione, proprio di si.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">La chiacchierata conferma che le persone non hanno una immagine tanto positiva della formazione (vi è la convinzione che la formazione serva poco) e che questo atteggiamento sia dovuto in buona parte ad esperienze precedenti di formazioni che sono state, appunto, poco utili.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">E’ logico, quindi, che non si sia tanto disponibili a fare fatica per una attività ritenuta quasi inutile. E’ logico che si faccia tanta fatica a “tirare dentro” le persone. E’ logico che una volta “dentro” ci si accontenti di “guardare”, non si abbia voglia di “collaborare”, non si abbia voglia di “fare”, si faccia fatica a “conversare”.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">E’ altrettanto logico che fintanto che non si offrono esperienze positive, l’atteggiamento non cambierà. <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">Ma siamo drammaticamente dentro ad una spirale che si avvita all’ingiù.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">Il primo vero problema è, quindi, come proporre e far apprezzare esperienze positive, cioè come invertire la marcia ed attivare un circolo virtuoso.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">Altri problema, provocato anche questo da chi organizza la formazione, è quale formazione proporre.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">Credo che si sia fatta e si continui a fare tanta formazione inutile, formazione per problemi che non ci sono, formazione per problemi non formativi, formazione solo perché ci sono i soldi (del contribuente)<span style="">  </span>per fare formazione e non perché c’è un problema di carenza di conoscenza e competenza.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">La prima condizione per cui una persona voglia formarsi è che esista, per lui e nella sua percezione, un problema reale, un bisogno reale, un problema ed un bisogno attuale e che a questi si offrano soluzioni praticabili.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">Per fare buona formazione è, pertanto, necessario che chi concepisce, progetta ed offre formazione, ri-tari la propria pratica e cominci a mettersi in ascolto dei problemi e dei bisogni dell’utente abbandonando la supponenza di chi si ritiene il depositario del sapere ed è pronto ad accusare chi non accoglie con entusiasmo le loro offerte di non essere in grado di percepire i sui stessi bisogni, di avere atteggiamenti difensivistici, di non voler mettersi in discussione e non voler cambiare ….<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">Nell’attesa che venga quel giorno (Gigliola Cinquetti in “non ho l’età”?), diamo in pasto ai<span style="">  </span>nostri svogliati studenti/partecipanti/utenti esperienze attraenti, facili, leggere, che non richiedano troppa fatica mentale, che non facciano perdere troppo tempo. Tanto, per quel che serve ciò si impara, meno si fatica meglio è ……<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">Lunga vita, quindi, ai Learning Object. E che siano affascinanti, stupefacenti, pieni di movimento, musica ed effetti speciali, che non facciano fare troppa fatica, che si possano far “fruire” (neanche si trattasse di un’opera d’arte) con un semplice click ed un drag-and-drop tenendo a riposo il cervello.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;">Credo proprio di dovermi ricredere sui LO e di dovermi riconvertire se, come formatore, voglio tirare a campare!</span></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />Sul tema vedasi anche il mitico Mario Agati in <a href="http://agatimario.blogspot.com/2008/04/cubi-supposte-e-learning-object-20.html">Cubi, supposte  e learning object 2.0</a>
<p class="MsoNormal"></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;"><span style="">   </span><span style="">    </span><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;"><span style="">     </span><span style="">    </span><span style="">   </span><span style="">   </span><span style="">  </span><span style=""> </span><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;"><o:p> </o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;"><o:p> </o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family:Arial;"><span style=""> </span><o:p></o:p></span></p>
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