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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie) &#187; educazione</title>
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	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
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		<title>Una buona educazione non basta</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 08:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[economia e istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Krugman]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggo su Repubblica del calo delle iscrizioni all&#8217;università causa  poco lavoro, stipendi bassi  e fuga all&#8217;estero. Mi ha, però, colpito il contributo di Paul Krugman (economista, Nobel nel 2008) che col suo solito disincanto (se avesse avuto un pensiero allineato mica avrebbe vinto il Nobel) afferma che il luogo comune della correlazione tra livelli di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/03/11_26-4-08-16-Copia1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1763" title="11_26-4-08-16 - Copia" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/03/11_26-4-08-16-Copia1-265x300.jpg" alt="" width="265" height="300" /></a></p>
<p>Leggo su Repubblica del <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/03/07/news/meno_iscritti_e_laureati_per_universit_pubbliche-13282727/?ref=HREC1-10" target="_blank">calo delle iscrizioni all&#8217;università</a> causa  poco lavoro, stipendi bassi  e fuga all&#8217;estero. Mi ha, però, colpito il contributo di Paul Krugman (economista, Nobel nel 2008) che col suo solito disincanto (se avesse avuto un pensiero allineato mica avrebbe vinto il Nobel) afferma che il luogo comune della correlazione tra livelli di istruzione  e livelli di reddito (sul piano individuale)  e tra livelli di istruzione e successo economico (a livello di sistemi socio-economici)  è appunto un luogo comune ed è profondamente errato.</p>
<p>Scrive Krugman</p>
<blockquote><p>E&#8217; una verità riconosciuta  a livello mondiale: l&#8217;istruzione è la chiave per il successo economico. Tutti sanno che i mestieri del futuro richiederanno livelli il più possibile alti di abilità.Il fatto è che ciò che tutti sanno è errato.</p></blockquote>
<p>E a supporto della sua tesi cita il fatto che la tecnologia riduce la domanda di lavoratori con alto livello di istruzione e afferma</p>
<blockquote><p>&#8230;l&#8217;idea che la tecnologia moderna possa soppiantare soltanto i lavori umili potrà anche essere condivisa e popolare, ma nella realtà è obsoleta di svariati decenni.</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p>Sbagliato, anche, il ragionamento secondo cui i progressi nelle tecnologie aiutano di più coloro che lavorano con le informazioni e che, pertanto, i computer aiutino di più i lavori intellettuali su quelli manuali. Errata convinzione disvelata da economisti come Autor, Levy, Murname secondo i quali le tecnologie svolgno in modo eccellente anche mansioni di routine svolti da professionalità intermedia non manuali. Sono, invece, tanti lavori manuali a non poter essere automatizzati (es. caminonista, idraulico) e, di conseguenza, ad avere valore economico.</p>
<p>In sintesi le sue conclusioni:</p>
<blockquote><p>E&#8217; una pia illusione che mandando un maggior numero di ragazzi al college serva a riportare in vita la società medio-borghese. Pertanto, se quello che vogliamo è una società di benessere condiviso <span style="color: #ff0000;"><strong>l&#8217;istruzione non è la risposta</strong></span>. Quel che dobbiamo fare è creare direttamente quella nuova società</p></blockquote>
<p>Di tutto questo ragionamento mi interessa la relativizzazione con cui Krugman guarda all&#8217;istruzione. Lui la considera certamente importante, e ritiene che la scuola americana debba essere migliore e più giusta, ma mette in guardia dal ritenerla la chiave di tutti i successi (e di tutti gli insuccessi).</p>
<p>Per me il suo messaggio è: la scuola faccia la sua parte ma anche altri facciano la loro</p>
<blockquote><p>&nbsp;</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Apprendere per la competenza</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/02/apprendere-per-la-competenza/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 10:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[AIF]]></category>
		<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza inerte]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
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		<category><![CDATA[cognitoivismo]]></category>
		<category><![CDATA[competenze]]></category>
		<category><![CDATA[costruttivismo]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione didattica]]></category>

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		<description><![CDATA[Conoscenza &#38; Competenza Qualche concetto per ancorare l’innovazione a scuola Slide del mio contributo al Convegno Nazionale AIF Scuola LA SCUOLA ITALIANA: PATRIMONIO NAZIONALE DEL FUTURO NELLO SCENARIO EUROPEO ED EUROMEDITERRANEO Tradizione e Innovazione per la Qualità “Dal patrimonio della didattica tradizionale a nuove forma di didattica per formare competenze certificate” Introduce e coordina Renato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-7.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1291" title="MDA-7" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-7-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff6600;"><strong>Conoscenza &amp; Competenza<br />
Qualche concetto per ancorare l’innovazione a scuola</strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff6600;"><strong>Slide del mio contributo al Convegno Nazionale AIF Scuola </strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff6600;"><strong>LA SCUOLA ITALIANA:<br />
PATRIMONIO NAZIONALE DEL FUTURO<br />
NELLO SCENARIO EUROPEO ED EUROMEDITERRANEO<br />
Tradizione e Innovazione per la Qualità</strong></span></p>
<p style="text-align: left;">“<span style="color: #ff0000;"><strong>Dal patrimonio della didattica tradizionale a nuove forma di didattica per formare competenze certificate”</strong></span><br />
Introduce e coordina Renato Di Nubila, docente di Metodologia della formazione presso la Facoltà di  scienze della Formazione dell’Università di Padova<br />
Tavola rotonda con:<br />
• <span style="color: #000080;"><strong>Renato Di Gregorio</strong></span>, presidente Istituto di Ricerca sulla Formazione-Intervento<br />
• <strong><span style="color: #000080;">Giuseppe Favret</span></strong>to, direttore Centro docimologico, Università degli Studi di Verona<br />
•<span style="color: #000080;"><strong> Gianni Marconato</strong></span>, psicologo e consulente di formazione<br />
•<strong><span style="color: #000080;"> Gianna Miola</span></strong>, dirigente Ufficio Formazione, USR per il Veneto<br />
• <span style="color: #000080;"><strong>Arduino Salatin,</strong></span> direttore IPRASE Trento<br />
• <span style="color: #000080;">Alberto Vergani,</span> presidente Associazione Italiana di Valutazione</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/3149888" width="400" height="337" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe><br/><br/>
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		<title>Arringo &amp; Cristina Galizia per raccontare la didattica</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 15:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Galizia]]></category>
		<category><![CDATA[insegnante]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di buona scuola non si può non parlare, anche, di Cristina, un&#8217;insegnante con la passione dell&#8217;insegnare, un&#8217;insegnante che questa passione non ha timore ad esternare. Nonostante il clima sociele e politico non proprio favorevole alla scuola e agli insegnati . -“Professorè, ma lo sai che la Divina Commedia è proprio bella?!” -“Dici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/01/san-vito-romano_01.jpeg"><br />
</a></p>
<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/01/cri.jpg"></a><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/01/san-vito-romano_011.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1150" title="san vito romano_01" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/01/san-vito-romano_011-297x300.jpg" alt="" width="297" height="300" /></a></p>
<p>Quando si parla di buona scuola non si può non parlare, anche, di Cristina, un&#8217;<a href="http://www.facebook.com/#/notes/cristina-galizia/la-passione-per-il-mio-lavoro/275432702472" target="_blank">insegnante con la passione dell&#8217;insegnare</a>, un&#8217;insegnante che questa passione non ha timore ad esternare. Nonostante il clima sociele e politico non proprio favorevole alla scuola e agli insegnati .</p>
<blockquote><p>-“Professorè, ma lo sai che la Divina Commedia è proprio  bella?!”<br />
-“Dici sul serio?”<br />
-“Sì, non so come dire, però mi piace, è bella, sembra scritta  adesso”.<br />
Non cambierei mai il mio lavoro con nessun altro: vedere un ragazzo  crescere, maturare e arricchirsi ripaga dei sacrifici, d’allora e di  oggi (Da: <a href="http://www.facebook.com/#/notes/cristina-galizia/la-mia-itaca/225535257472" target="_blank">La mia Itaca</a>).</p></blockquote>
<p>Cristina ha un suo blog didattico, <a href="http://arringo.blogspot.com/" target="_blank"><strong>Arringo</strong></a> , un grande blog in cui narra la sua didattica. Un blog in cui racconta come insegna, in cui racconta il perchè delle scelte didattiche.</p>
<p>Un blog-testimonianza in cui trovano posto anche i prodotti del suo lavoro, i lavori dei suoi allievi.</p>
<p>E c&#8217;è da rimanere stupiti dei risultati che ottiene.</p>
<p>Questa una poesia composta da una ragazzina di seconda media, Maria A.  nel corso di una sessione didattica sulla poesia d&#8217;amore portata avanti ibridando Cavalcanti e Vasco Rossi, Guinizzelli e Jovanotti &#8230;&#8230;. Se non è &#8220;mestiere&#8221; questo &#8230;&#8230;</p>
<blockquote>
<div><strong><em>Ti  guardo incantata, </em></strong></div>
<div><strong><em>il mio cuore vuole uscire; </em></strong></div>
<div><strong><em>vuole prendere per mano il tuo cuore </em></strong></div>
<div><strong><em>e insieme fare passeggiate infinite. </em></strong></div>
<div><strong><em>I tuoi occhi </em></strong></div>
<div><strong><em>illuminano il lungo viaggio verso te; </em></strong></div>
<div><strong><em>i tuoi capelli mi fanno sentire ricca, </em></strong></div>
<div><strong><em>ricca di te. </em></strong></div>
<div><strong><em>Sogno le tue candide labbra </em></strong></div>
<div><strong><em>posarsi sulle mie&#8230; </em></strong></div>
<div><strong><em>Quando vicino a me ti siedi, </em></strong></div>
<div><strong><em>i miei occhi si illuminano. </em></strong></div>
<div><strong><em>Vorrei baciarti, </em></strong></div>
<div><strong><em>fare una pazzia. </em></strong></div>
<div><strong><em>Ti guardo lì, </em></strong></div>
<div><strong><em>triste e sperduto: </em></strong></div>
<div><strong><em>ma tu non sei sperduto, </em></strong></div>
<div><strong><em>ci sono io al tuo fianco </em></strong></div>
<div><strong><em>e insieme supereremo ostacoli e paure. </em></strong></div>
<div><strong><em>Se tu non ci fossi, </em></strong></div>
<div><strong><em>io non esiterei </em></strong></div>
<div><strong><em>un momento a cercarti, </em></strong></div>
<div><strong><em>anche nei luoghi più buii&#8230; </em></strong></div>
<div><strong><em>Perchè so, </em></strong></div>
<div><strong><em>che se ti trovo </em></strong></div>
<p><strong><em>tutto in me cambierà.</em></strong></p></blockquote>
<p><em>(ho selezionato questa poesia ma ce ne sono numerose altre degne di essere lette e  ammirate)</em></p>
<p>E chi lo dice che i ragazzini e le ragazzine d&#8217;oggi non sanno narrare?</p>
<p>Leggete, ancora, i risultati e prendete buona nota della didattica di Cristina</p>
<blockquote><p>I nativi digitali hanno ben altre richieste e ben altre modalità di <em>ri-mediare</em> le realtà: nascono <em>nella</em> tecnologia e vivono <em>in</em> essa, che piaccia o no. Il mondo gli scorre accanto ad alta velocità e loro ri-mediano con altrettanta velocità: &#8220;generazione del pollice&#8221;, la loro, capace di passare informazione in cortissimi e sincopati SMS, eppure malvista proprio per questa capacità di sintesi (proprio da ultimo le TIC sono state accusate di guastare l&#8217;italiano degli studenti, quando anche la Crusca ha smentito&#8230;.).<br />
Non voglio soffermarmi sulla ritrosia di alcuni insegnanti ad usare le TIC. Voglio piuttosto&#8230;think pink! <img src='http://www.giannimarconato.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>E lo farò raccontandovi quello che mi è capitato in classe 2 giorni fa.<br />
Seconda media, classe nella quale insegno lettere da 4 mesi, classe nella media, fortemente divisa in due gruppi, in base a motivazione, conoscenze e capacità. Molto da fare. Individualizzando.</p>
<ul>
<li>Assegno una ricerca (la prima) per cercare di amalgamare i due gruppi, vedere come si organizzano di fronte ad un progetto comune, vedere se attuano e come alcune tecniche di analisi e sintesi che abbiamo visto insieme finora.</li>
</ul>
<ul>
<li> Argomento: le scoperte geografiche del XV secolo, argomento appena accennato loro proprio in vista di questo loro lavoro di gruppo (che gusto c&#8217;è a fare una ricerca se tolgo loro il gusto della scoperta?).</li>
</ul>
<ul>
<li> Fornisco bibliografia e sitografia di riferimento, perché non siano spiazzati.</li>
</ul>
<ul>
<li> Li metto di fronte alla possibilità di scegliere la modalità di presentazione del lavoro: foglio protocollo, cartellone, Power Point o simili.</li>
</ul>
<p>Due giorni dopo. Verifica dei lavori. Di 4 gruppi, 1 con elaborato word; 3 con Power Point. Niente fogli protocolli o cartelloni.</p>
<p>Mentre il gruppo con l&#8217;elaborato Word ha poco personalizzato e strutturato il materiale preso dalla rete (tanto che non sa relazionare), gli altri 3 gruppi fanno scintille:</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">il primo gruppo dei 3</span> presenta una decina di slides, con poco testo (parole chiave), immagini significative e portatrici di significato (carte storiche leggibilissime, curiosità) e, ogni 3 slides una slide di sintesi in elenco puntato di quanto detto fino ad allora. Rispondono bene alle domande della classe; dimostrano di aver acquisito la capacità di sintesi e di organizzazione dati, nonché di saper dosare le informazioni nel PPT, affinché sia completo , ma non barboso;</li>
</ul>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">il secondo gruppo</span> presenta una quindicina di slides, senza alcun testo, solo immagini grandi, una per slide, spiegate in basso a sinistra da una&#8230;caravella parlante e animata, che nel fumetto illustra la traversata dell&#8217;Atlantico, gli strumenti di Colombo, la colonizzazione del Nuovo Mondo. Dimostrano di aver ben capito l&#8217;importanza dell&#8217;immagine nella comunicazione, scartando del tutto il codice scritto, sollecitando la memoria visiva dei compagni;dimostrano di saper scegliere, nel molto materiale a disposizione, le foto più significative e dense di riferimenti; dimostrano di essere creativi e stimolare l&#8217;attenzione del &#8220;pubblico&#8221; con l&#8217;uso di una grafica accattivante; dimostrano di sapere che dopo 15 minuti nessuno se li filerebbe, per cui finiscono la presentazione in una decina di minuti, toccando tutti i punti e non annoiando alcuno;</li>
</ul>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">terzo gruppo, i</span>l più creativo: ha elaborato 15 minuti di video con Movie Maker, usando anche loro solo immagini e foto molto grandi, senza alcun testo, ma registrando di sottofondo le loro voci che illustrano le slides, sincronizzate benissimo. Insomma, una puntata di Quark in piena regola! le immagini sono anche bizzarre, come quando, spiegando che la Terra era in realtà sferica, hanno inserito la foto di un pallone che finisce in rete&#8230;</li>
</ul>
<p>3 presentazioni in PPT decisamente migliori di molte di adulti o &#8220;esperti&#8221;.</p>
<p>Mie riflessioni e domande in calce all&#8217;episodio (smaltita l&#8217;euforia che mi ha fatto camminare mezzo metro da terra per 2 gg! <img src='http://www.giannimarconato.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  )</p>
<ul>
<li><strong>Che ne sarebbe stao di tutto questo potenziale se avessi assegnato loro solo una classicissima ricerca e non li avessi stimolati ad andare sul web e a produrre qualcosa di digitale?</strong></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Tra i relatori dei gruppi ci sono anche i cosidetti &#8220;ragazzi che non studiano&#8221;: come la mettiamo adesso? ;</strong>-) Come spiegarlo ai miei colleghi?</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Come sfruttare allora questo potenziale enorme</strong> in una scuola come la mia che a fatica sta muovendo adesso i primi passi verso l&#8217;adeguamento tecnologico? Come supportare i ragazzi a scuola in questo senso?</li>
</ul>
<ul>
<li> Ci si lamenta che i ragazzi non sono interessati e non sono portati allo studio: ma tutto <strong>questo lavoro che hanno fatto</strong> (guidati, è vero, dagli alunni &#8220;più in gamba&#8221;, passatemi l&#8217;espressione), <strong>non è solo il frutto di uno studio e di una applicazione personale e autonoma?</strong> Chi lo ha insegnato loro? Non la scuola, non un esperto, ma da soli, tra compagni, facendo esperienza tra pari. Non ricordo chi scriveva in qst Ning (forse Gianni) che spesso o per fortuna gli alunni apprendono nonostante gli insegnanti e nonostante la scuola, e soprattutto fuori dalla scuola. E dato che non si può che benedire un simile spirito di iniziativa e ringraziare San Smanettone per questo, alla scuola del futuro più che mai andrebbe dato il <strong>&#8220;compito&#8221; di tirare fuori questo potenziale, di stimolarne la crescita, dentro (se si può) o fuori dalle mura scolastiche.</strong></li>
</ul>
<p><span style="color: #ff0000;">Non commento ulteriormente: semino qui questa mia piccola-grande esperienza, perché se ne possa trarre spunto per delineare un profilo di una Scuola del Futuro, bella, appassionante, a misura di ragazzi. E per muoverci tutti insieme verso quella direzione.<br />
<em><strong>Ad aspera, etiam per web</strong><br />
</em></span><br />
ps: il primo gruppo, che aveva prodotto un elaborato non adatto, a fine lezione, alla ricreazione e a bassa voce, mi ha detto: &#8220;Professoré, lo possiamo rifare il lavoro? Lo portiamo venerdì&#8230;&#8221;.<br />
Della serie &#8220;Scoperte geografiche o scoperte tout court?&#8221; <img src='http://www.giannimarconato.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p></blockquote>
<p>Trovo questa didattica molto attuale, fresca, aperta .. una didattica che &#8211; come media &#8211; non utilizza solo la carta stampata e la scrittura testuale ma fa ampio, intelligente e appropriato uso della multimedialità per comunicare, sollecitare, far esprimere idee ed emozioni, per consentire agli studenti di rappresentare ciò che hanno imparato.</p>
<p>Una didattica che fa ampio uso delle risorse presenti in rete, di risorse non concepite originariamente come oggetto didattico  (un videoclip, ad esempio) ma che grazie alla creatività e al mestiere di un&#8217;insegnante diventano, anche quelle, risorse per la didattica portandola, così,  fuori dalla staticità e monodimensionalità del libro di testo.</p>
<p>Una didattica che usa la realtà, una didattica che usa la vita per dare vita e realismo alla scuola.</p>
<p>Come si potrebbe  fare altrimenti nell&#8217;era dell&#8217;ipertestualità, della multimedialità, della rete? Purtroppo tanta scuola è inchiodata solo a codici comunicativi ed espressivi del passato (preciso: nulla di male a usare il tradizionale testo scritto, il &#8220;male&#8221; si ha quando si usa solo quello).</p>
<p>A leggere Arringo viene da domandarsi perchè la scuola italiana non sia piena di insegnanti come Cristina, un&#8217;insegnante che, a ben guardare,  non ha nulla di eccezionale, un insegnante normale, un insegnante che fa solo il proprio mestiere, un&#8217;insegnante in possesso della dovuta competenza per insegnare, un&#8217;insegnante che sa che non basta &#8220;insegnare&#8221; perchè gli allievi apprendano, un&#8217;insegnante che ha chiara la complessità dei meccanismi dell&#8217;apprendimento e che riesce a governarli, un&#8217;insegnante che si aggiorna continuamente (e spesso nel proprio tempo libero e a proprie spese).</p>
<p>Cristina, un&#8217;insegnante che non varrebbe la pena segnalare dato che fa sempre e solo il proprio dovere e lo fa con la &#8220;normale&#8221; competenza richiesta a chi insegna.</p>
<p>Ma il fatto che Cristina meriti una segnalazione ed appaia, purtroppo per la scuola, come una mosca bianca è indicativo di una scuola che non stimola e non valorizza la competenza, di una scuola che lascia la costruzione di questa competenza alla libera iniziativa della persona, al suo senso etico e di responsabilità verso le persone che le sono state affidate dalla società per essere educate e formate.</p>
<p>Per quanto tempo ancora dovremo fare affidamento a queste doti personali per avere una scuola al minimo della decenza? Per quanto tempo ancora dovremo considerare Cristina e parecchie altre sue colleghe e suoi colleghi dei mostri di bravura e non semplicemente professionisti/e che fanno nor-mal-men-te bene il proprio mestiere?</p>
<p>Considerato lo stato in cui versa la scuola italiana, considerata l&#8217;attenzione che (non) le è riservata dagli amministratori, vien spontaneo domandarsi perchè tanti bravi insegnanti debbano, invece, essere umiliati, essere messi alla berlina, essere indicati alla pubblica ignominia come dei fanulloni e perche a fare tutto questo sia proprio il ministro che dovrebbe difendere e promuovere la scuola pubblica e, invece, non perde occasione per delegittimarla, impoverirla, denigrala?</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Arengo era l&#8217;antica via dei paesi medievali dove si svolgevano  commerci e scambi. Arringo è  il nome dialettale della via che  abbraccia la parte vecchia di San  Vito Romano&#8230;una sorta di &#8220;raccordo anulare&#8221; insomma!<br />
Questo  blog  vuole essere una piazza virtuale, luogo di incontro e di scambio  di idee per tutti coloro che credono nella scuola, che vogliono mettere a  frutto i propri talenti e che hanno tanta voglia di crescere insieme (dal blog <a href="http://arringo.blogspot.com/" target="_blank">Arringo</a>).</p>
<hr size="1" />
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		<title>Una scuola per il futuro. Un Manifesto</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 22:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione educativa]]></category>

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		<description><![CDATA[“Una scuola per il Futuro” Perché nasce e quali obiettivi si propone Un manipolo di audaci ningaroli de La scuola che funziona ha sentito l&#8217;esigenza di affiancare l&#8217;attività di valorizzazione della buona scuola (mission prima del network) con una di proposta per una scuola per il futuro. Antonio Saccoccio e Mariaserena Peterlin si sono fatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/Social-Network2.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-1158" title="Social-Network2" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/Social-Network2.gif" alt="" width="470" height="358" /></a></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>“Una scuola per il Futuro”</strong></span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Perché nasce e quali obiettivi si propone</strong></span></h2>
<p>Un manipolo di audaci ningaroli de<strong><span style="color: #ff0000;"> <a href="http://lascuolachefunziona.ning.com/" target="_blank">La scuola che funziona</a> </span></strong>ha sentito l&#8217;esigenza di affiancare l&#8217;attività di valorizzazione della buona scuola (mission prima del network) con una di proposta per <strong><span style="color: #ff0000;">una scuola per il futuro</span></strong>.</p>
<p>Antonio Saccoccio e Mariaserena Peterlin si sono fatti carico della  gestione dell&#8217;omonimo <a href="http://lascuolachefunziona.ning.com/group/unascuolaperilfuturo" target="_blank">gruppo</a> e hanno redatto quello che potremo definire il <strong><span style="color: #ff0000;">manifesto per una scuola per il futuro</span></strong>. Una visione articolata, lucida, coraggiosa.</p>
<p>Questo il &#8220;manifesto (la titolatura dei paragrafi è mia)</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #008000;"><strong>La scuola italiana oggi</strong></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">La condizione della scuola italiana è sotto gli occhi di tutti. Gli studenti non sono soddisfatti, i genitori non sono soddisfatti, gli insegnanti non sono soddisfatti, i dirigenti scolastici non sono soddisfatti. Attorno a questo clima di generale insoddisfazione si respira un altrettanto generale clima di arrendevolezza. Gli insegnanti cercano di rispondere a questa crisi adottando varie condotte, che nella quasi totalità dei casi non fanno che accrescere o lasciare intatta la crisi. Molti docenti decidono di fregarsene e cerca di sopravvivere, senza mettersi troppo in gioco e in discussione, contando i giorni che li separano dalla pensione. Altri sono invece impegnati ad urlare e sbraitare quotidianamente la propria frustrazione, colpendo a turno tutti gli altri attori coinvolti nel sistema scuola. Ministri, dirigenti, genitori e ovviamente studenti: tutti sono meritevoli di velenosi insulti. Una terza via d’uscita è quella dell’insegnante diligente e gran lavoratore, che ogni giorno si impegna in un oscuro e faticosissimo lavoro per cercare di dire (e farsi dire) “sono un ottimo insegnante”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #008000;">Per cambiare la scuola italiana</span></strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Davvero encomiabile, ma anche quest’ultimo atteggiamento, così come evidentemente gli altri due succitati, non rappresenta che una bandiera bianca alzata di fronte alla crisi della scuola contemporanea. Cosa fare quindi? Quale atteggiamento deve oggi avere un insegnante? La nostra risposta non ammette dubbi: <strong>occorre mettere finalmente tutto in discussione.</strong> Se le piccole correzioni di volta in volta introdotte nella scuola (didattica modulare, debiti formativi, griglie di valutazione, voto di condotta, etc.) non hanno portato a nulla, è solo perché non si è avuto il coraggio di mettersi completamente in gioco, di sospettare delle più tradizionali pratiche didattiche.La realtà contemporanea è una realtà profondamente differente rispetto a quella di 20-30 anni fa. Gli insegnanti possono tranquillamente continuare a guardare con ammirazione (e persino nostalgia) alle lezioni del loro professore preferito durante gli anni Settanta e Ottanta, quando frequentavano il liceo. Ma una cosa non è più accettabile: non si può pretendere di trasportare quel modello nel 2010.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #008000;">I grandi cambiamenti </span></strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il mondo nel frattempo ha subito una delle trasformazioni più traumatiche da diversi secoli. Con la nuova rivoluzione tecnologica sono stati stravolti dalla base i tradizionali paradigmi del sapere. E in molti casi lo stravolgimento è stato salutare. La realtà in cui vive un “nativo digitale” ha caratteristiche che non possono non essere prese in considerazione nel momento in cui si parla di apprendimento e formazione. La condizione postmoderna va osservata con attenzione e compresa in profondità. Liquidità? trasparenza? complessità? Tutto questo non può essere trascurato pensando alla formazione delle ultime generazioni. Nuovi paradigmi del sapere si sono affacciati sulla scena mondiale: la scuola ha fatto finta che nulla fosse accaduto, provando anzi ad espellere le novità come fossero virus letali. In realtà la scuola ha il compito di fare i conti con la realtà, di comprendere e lasciarsi persino attaccare dai virus. Alzare le barricate significa condannarsi all’emarginazione dalla vita reale. Il nuovo spaventa sempre chi non conosce o non vuole conoscere.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #008000;"><strong>Gli obiettivi del gruppo</strong></span></p>
<blockquote style="text-align: left;">
<p style="text-align: justify;">Questo preambolo è necessario per porre gli obiettivi di <a href="http://lascuolachefunziona.ning.com/group/unascuolaperilfuturo">questo gruppo</a> nato all’interno del ning <strong><em><a href="http://lascuolachefunziona.ning.com/">La scuola che funziona</a></em></strong>, gruppo che abbiamo voluto significativamente chiamare “<a href="http://lascuolachefunziona.ning.com/group/unascuolaperilfuturo">Una scuola per il Futuro</a>”. L’obiettivo è quindi quello di pensare e costruire una scuola possibile in un futuro (si spera vicino), ma anche una scuola capace di dare, al contrario di quella attuale, un futuro alle nuove generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">I docenti impegnati in “Una scuola per il Futuro” non sono menefreghisti, non sono rassegnati, non urlano contro questo o quell’altro, ma non sono neppure asini di fatica che lavorano instancabilmente contribuendo a legittimare lo status quo. I docenti impegnati in “Una scuola per il Futuro” si impegnano a fondo, ma per il rinnovamento. Sono consapevoli che oggi il compito prioritario di una scuola che funziona è quello di <strong>proclamare a gran voce che il vecchio paradigma trasmissivo, antipratico e nozionistico è incapace di affrontare le sfide formative del terzo millennio.</strong> È necessario riconsiderare completamente le pratiche didattiche, è necessario mettere in discussione tutte le teorie implicite che bloccano alla base la nostra azione di sano e improrogabile rinnovamento. Il docente è ancora schiavo dei voti, dei compiti a casa e di quelli in classe, dei programmi, della disciplina, e di altre mille convenzioni scolastiche. Non bisogna avere paura di lasciare il sentiero più battuto, soprattutto quando questo sentiero è diventato così accidentato e sconnesso da essere ormai impraticabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo “Una scuola per il Futuro” si propone i seguenti concreti obiettivi:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>sviluppare, attraverso lo studio, l’analisi e il confronto costante, i nodi concettuali attorno ai quali possa prendere avvio un’idea di scuola adeguata a formare i giovani del XXI secolo. Una scuola seducente, una scuola non separata dal mondo, una scuola in cui sia un piacere trascorrere del tempo, una scuola in cui l’apprendimento sia significativo per le nostre esistenze, una scuola viva. Lo studio sarà condotto con un costante riferimento a ciò che accade concretamente sul campo (la scuola), attraverso monitoraggi, sondaggi e analisi statistiche. Nessuno spazio per l’accademismo, nessuno spazio per modelli pedagogici autoreferenziali.</li>
<li>presentare i risultati di queste analisi in una pubblicazione (cartacea e digitale), che contenga l’esposizione programmatica delle 10-12 questioni fondamentali da affrontare per rivitalizzare finalmente la scuola italiana. Tutto il 2010 sarà dedicato allo studio, alla raccolta dei dati, all’analisi e al confronto tra noi colleghi, formatori, studenti e altri attori del sistema scuola. La stesura dei contributi e la pubblicazione è prevista per i primi mesi del 2011.</li>
<li>presentare i risultati di questi studi in numerose occasioni pubbliche: conferenze e convegni sulla scuola, sulla didattica, sull’apprendimento; giornate di studi e seminari presso istituti scolastici italiani di ogni ordine e grado e università</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ora non resta che darsi da fare.<span style="color: #ff0000;"><strong>Il futuro della scuola lo costruiamo noi</strong></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Come si vede il gruppo non ha la prospettiva dell&#8217;immediato (senza negare la necessità di vivere anche nel presente) e non si propone di identificare risposte &#8220;realistiche&#8221; oggi, ma di immaginare cosa serve a chi è giovane e  si forma oggi per vivere nel proprio domani.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Un invito a conoscere Mariaserena Peterlin</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/01/un-invito-a-conoscere-mariaserena-peterlin/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 12:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Mariaserena Peterlin]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quando frequento la rete mi imbatto di frequente in persone di grande valore che, diversamente, non avrei mai conosciuto. Ho incontrato, ad esempio, Mario Agati, Antonio Saccoccio, Cristina Galizia, Antonio Fini, Lorenza Boninu e tanti altri di cui prima o poi parlerò. Questi fortunati incontri si stanno intensificando da quando frequento La scuola che  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando frequento la rete mi imbatto di frequente in persone di grande valore che, diversamente, non avrei mai conosciuto.</p>
<p>Ho incontrato, ad esempio,<a href="http://www.giannimarconato.it/2009/03/mario-agati-e-un-grande-dopo-le-lim-si-e-arreso/" target="_blank"> Mario Agat</a>i,<a href="http://www.giannimarconato.it/2009/04/antonio-saccoccio-e-la-crisi-dellapprendimento/" target="_blank"> Antonio Saccoccio</a>,<a href="http://www.giannimarconato.it/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=999" target="_blank"> Cristina Galizia</a>,<a href="http://www.fininformatica.it/wp/" target="_blank"> Antonio Fini</a>, <a href="http://www.giannimarconato.it/2010/01/rilancio-dal-blog-di-lorenza-boninu/" target="_self">Lorenza Boninu</a> e tanti altri di cui prima o poi parlerò.</p>
<p>Questi fortunati incontri si stanno intensificando da quando frequento <a href="http://lascuolachefunziona.ning.com" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><strong>La scuola che  che funziona</strong></span></a>. Di ottimi colleghi, ottime colleghe, eccellenti insegnanti ne incrocio tanti.</p>
<p>Un recente &#8220;incontro&#8221; è quello con <span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://notecellulari.splinder.com/">Mariaserena Peterlin</a></strong></span>, insegnante non più in attività.</p>
<p>Conosco MS da poco ma non credo di sbagliare se dico  che deve essere stata un&#8217;insegnante davero GRANDE. Lo dico perchè leggo i suoi libri sulla scuola, leggo il suo blog, leggo i suoi generosi  commenti in diversi luoghi della rete.</p>
<p>E da queste letture mi sono fatto l&#8217;iedea di una professionista dell&#8217;insegnamento che ha amato ed ama profondamente il suo &#8220;mestiere&#8221; e i suoi &#8220;clienti&#8221;. Li ama di un amore che la mette in sintonia con il suo ambiente, che la porta a farsi carico dei suoi problemi, che la porta a dare il massimo, e qualcosa di più,  nel tentativo di risolverli.</p>
<p>Apprezzo Mariaserena perchè nonostante i mille ostacoli che le si saranno certamente frapposti,  le mille sconfitte che sicuramente avrà incontrato nella sua vita scolastica ha, ancor oggi, l&#8217;energia per lottare per una scuola migliore e lo fa con grande intelligenza, umanità e umiltà.</p>
<p>Un suo &#8220;urlo&#8221; degno di essere non solo letto ma meditato a lungo. Riprende ed interpreta i grandi temi della crisi della scuola:</p>
<blockquote><p>… Essa comprende ed esprime lo sgomento&#8230;. soprattutto di fronte all’ossequio di colleghi-insegnanti perfino quelli di me più giovani di età ma tanto più incartapecoriti e sussiegosi nel loro proporsi ed essere nella professione.<br />
Colleghi giovani, a loro volta padri e madri di ragazzini, che<span style="color: #ff0000;"> imbracciano il registro come le tavole della legge di Mosè</span> e sciorinano circolari come le grida con cui Azzeccagarbugli tenta di intortorare il giovane Tramaglino.<br />
<span style="color: #ff0000;">Colleghe sempreverdi, più preoccupate del tailleur che della didattica, della messinpiega che del dialogo</span>.<br />
Dialogo, già.<br />
Ma con quanto sprezzo del pericolo posso pensare che a scuola si dialoghi?</p>
<p>Io non giustifico l’insegnante che sbaglia; non ho mai giustificato nemmeno me stessa, ed ho commesso errori che mi pesa ammettere, ma per i quali non voglio nemmeno cercare difese; semmai rimedi.<br />
Un insegnante è, e deve essere, una persona preparata, colta, capace di riflessione, responsabile ed attenta. Deve sentire il peso del suo impegno.</p>
<p>E’ vero che tutti sbagliano: ma questo è un problema, non una soluzione.</p>
<p>Accusiamo la scuola di “buonismo”? Ma non saremo, invece, noi gente di scuola troppo buonisti verso noi stessi?</p>
<p>Non c’è denaro sufficiente per pagare adeguatamente chi fa bene il suo lavoro, ma chi lavora bene non lo fa solo pensando al denaro.</p>
<p>Vorrei condividere e saper spiegare la gioia emozionante e profonda che si prova quando il più ostico e scavezzacollo, irrispettoso e menefreghista, sfaticato e diffidente ti guarda finalmente dritto negli occhi e ti dice: “sono venuto a scuola solo per lei prof”. Quando ti ascolta e non perde il filo, quando annuisce; “ho capito prof”. Ed è sincero; perché magari finita l’ora scavalca la finestra e se ne va sfidando presidi, sospensioni e l’ira dei giusti.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Ammettiamolo che la scuola funzionerebbe e può funzionare e che dipende da no</strong></span>i.</p>
<p>Ammettiamolo che non dobbiamo accigliarci chiedendoci quanti errori di ortografia o quante canne si è fatto un ragazzo, ma che abbiamo noi delle responsabilità verso di lui.</p>
<p>Ammettiamolo che non basta parlare (parla, parla, parla, dicono i ragazzi e la prof si convince: ho parlato, ho spiegato, dunque ho fatto il mio lavoro).</p>
<p>E riconosciamolo:<span style="color: #ff0000;"> per insegnare bisogna ascoltare, dialogare, guardarli negli occhi, farsi riconoscere e conoscerli, e non solo sentenziare</span>.</p>
<p>O non siamo scuola</p></blockquote>
<p>Mentre scrivo questo post incrocio MS in chat su<a href="http://lascuolachefunziona.ning.com" target="_blank"> La scuola che funziona</a> e, senza sapere che sto lavorando a questo post, mi dice &#8230;</p>
<blockquote style="text-align: left;"><p><strong><span style="color: #ff0000;">..  io dico addirittura &#8220;amali per primo&#8221; &#8230; se li ami ti capiranno &#8230; se sei diffidente lo saranno anche loro &#8230;e se rischi dovrai resistere &#8230;.  ma alla fine saranno tuoi</span></strong></p></blockquote>
<p>Che dire &#8230;.  averne tante di Mariaserena  &#8230;.</p>
<p>Segnalo due lavori di MS e lo faccio usando parole sue.</p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/i-miei-lucignoli/5800348" target="_blank"><strong><strong>I miei Lucignoli</strong></strong></a></h2>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/01/Peterlin2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1099 aligncenter" title="Peterlin2" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/01/Peterlin2-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a></p>
<blockquote><p>I protagonisti sono i Lucignoli e gli adulti con cui si confrontano. Sono ragazzi come tanti, ma irripetibili; sono capaci di rabbia e di affetto, e di disperazione e di ironia, ci sfidano ma hanno bisogno di noi; il libro fa parlare la loro giovinezza invitando ad ascoltarla con attenzione. Il mondo in cui vivono non è un paese dei balocchi, ma probabilmente non lo è stato nemmeno nel passato….. Essendo impossibile imitare Pinocchio, mi sono dedicata al suo compagno Lucignolo che tutti, insegnanti compresi, considerano cattivo per dagli un&#8217;altra possibilità ….</p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.lulu.com/product/scarica/la-%28mia%29-classe-non-%C3%A8-doc/6102078" target="_blank"><strong>La (mia) classe non è .doc</strong></a></h2>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/01/Peterlin13.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1113" title="Peterlin1" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/01/Peterlin13-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
</blockquote>
<blockquote><p>…. Il libro non è un romanzo, ma racconta, in prima persona, una storia vera, senza prediche e senza facili pedanterie. &#8220;Non esiste un solo modo di insegnare o di essere persone. Esiste una realtà, in questo caso scolastica, con cui si deve interagire inventandosi un linguaggio complesso e dedicato. E non esiste un modo per farsi rispettare ed amare diverso da quello di amare e rispettare per primi. Questa è stata la mia vita di insegnante e sono contentissima che sia andata così</p></blockquote>
<p>Entrambi i libri sono in vendita a pochi euro e sono scaricabili gratuitamente dal sito di <a href="http://www.lulu.com/" target="_blank">Lulu</a></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><br />
</span></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>I 10 grandi errori dell&#8217;educazione</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/11/i-10-errori-delleducazione/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 14:04:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[schan]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche su La scuola che funziona Qui gli allegati e la discussione Il discorso sulla scuola porta inevitabilmente a interrogarsi su quali siano gli errori che hanno portato alla situazione attuale e su chi, più di altri, li abbia commessi. Una discussione molto accesa e partecipata si è svolta nel mio blog e in FB [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-1009" title="Get to the Point" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/11/errore1-300x200.jpg" alt="Get to the Point" width="300" height="200" /></p>
<p>Anche su<a href="http://lascuolachefunziona.ning.com/" target="_blank"> La scuola che funziona</a></p>
<p><a href="http://lascuolachefunziona.ning.com/forum/topics/i-10-errori-delleducazione" target="_blank">Qui</a> gli allegati e la discussione</p>
<p>Il discorso sulla scuola porta inevitabilmente a interrogarsi su quali siano gli errori che hanno portato alla situazione attuale e su chi, più di altri, li abbia commessi.<br />
Una discussione molto accesa e partecipata si è svolta nel mio blog e in FB attorno a due post (“Caro Preside ti scrivo” e “La scuola Gelmini – Israel non serve a nessuno). Numerosi (sorprendentemente?) sono stati gli interventi di operatori della scuola che attribuivano alla scuola stessa la sua buona parte di colpa.</p>
<p>Proviamo a guardare alle “colpe” della nostra scuola iniziando dal pensiero di una delle menti più vivaci presenti, oggi, nella scena internazionale quando si parla del senso e della forma della scuola, <a href="http://www.engines4ed.org" target="_blank">Roger Schank</a>, professore, ricercatore, intellettuale, visionario, uno che poggia sempre le sue proposte operative, che spesso sembrano vere e proprie provocazioni, su di una solida ricerca ed una altrettanto solida concettualizzazione.<br />
Internazionalmente note ed apprezzate le sue “cinque “architetture per l’insegnamento” descritte in Engines for Education (R. Schank, C. Cleary, 1995, Lawrence Erlbaum Associates Publisher).</p>
<p><strong>Sono visioni pessimistiche di Schank?<br />
Sono “colpe” ed “errori” che possiamo trovare anche nella nostra scuola?<br />
Quali le “colpe” degli insegnanti?<br />
Potremo mai correggere la rotta?</strong></p>
<p>Ma cosa dice Schank?<br />
Di seguito una sintesi dei passaggi più significativi sulla tematica in questione (in allegato testi più analitici)</p>
<p>In breve, Schank, ci “provoca” attraverso alcune affermazioni:<br />
• la scuola “uccide” la naturale propensione all’apprendimento di ogni persona;<br />
• il successo scolastico non è saper fare qualcosa ma conformarsi alle regole ed agli standard;<br />
• la scuola fornisce agli studenti delle risposte senza che gli studenti abbiano mai fatto prima delle domande;<br />
• la scuola attiva approcci all’apprendimento che sono l’esatto opposto di quelli che si sviluppano nel mondo reale;<br />
• la scuola obbliga l’insegnante ad essere un selezionatore, un presentatore ed un valutatore di contenuti ma non gli chiede di essere un motivatore, un manager ed un leader;<br />
• gli studenti per crescere hanno bisogno di feedback, ma il solo feedback che la scuola sa dare è il voto;<br />
• la scuola non deve arrogarsi il compito di valutare perché, a valutare, dovrebbe essere chi utilizzerà quelle conoscenze;<br />
• non ha alcun valore l’imparare per imparare anche in assenza di una applicazione.</p>
<p>E identifica quelli che lui chiama !I 10 grandi errori dell’educazione”. Eccoli:</p>
<p>1. La scuola agisce come se l’apprendere possa essere dissociato dal fare<br />
2. la scuola crede che la valutazione sia parte del loro ruolo naturale<br />
3. la scuola crede di essere obbligata a creare curricula standardizzati<br />
4. gli insegnanti credono di dover dire agli studenti cosa loro pensano sia importante sapere<br />
5. la scuola crede che l’istruzione possa essere indipendente dalla motivazione per un uso attuale<br />
6. la scuola crede che studiare sia una parte importante dell’apprendere<br />
7. La scuola crede che attribuire voti sulla base del gruppo di età sia una parte intrinseca dell’organizzazione di una scuola<br />
8. la scuola crede che gli studenti si impegnano solo se si devono misurare con i voti<br />
9. la scuola crede che la disciplina sia una parte costituente dell’apprendimento<br />
10. La scuola crede che gli studenti abbiano, di base, un intrinseco interesse ad apprendere qualunque cosa la scuola decida di insegnare loro.</p>
<p>Estratti da<br />
R. C. Schank, C. Cleary, Engine for Education, Lawrence Erlbaum Associates, 1995<br />
Traduzione Gianni Marconato</p>
<p>&lt;b&gt;&lt;i&gt;<br />
Link alle note su Facebook<br />
http://www.facebook.com/note.php?note_id=137641553700&#8243;</p>
<p>http://www.facebook.com/note.php?note_id=137641553700</p>
<p>http://www.facebook.com/notes.php?id=695438512#/note.php?note_id=135280363700&#8243;&gt;</p>
<p>http://www.facebook.com/notes.php?id=695438512#/note.php?note_id=135280363700&lt;</p>
<p>Link ai post sul blog</p>
<p>http://www.giannimarconato.it/2009/09/la-scuola-gelmini-israel-non-serve-a-nessuno/</p>
<p>http://www.giannimarconato.it/2009/09/caro-preside-ti-scrivo/</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Antonio Saccoccio e la crisi dell&#8217;apprendimento</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/04/antonio-saccoccio-e-la-crisi-dellapprendimento/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2009/04/antonio-saccoccio-e-la-crisi-dellapprendimento/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 07:06:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Blogger]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; da tempo che seguo le imprese di Antonio Saccoccio, insegnante net-futurista anche attraverso il suo pregevole blog Liberi dalla Forma. E mi sono deciso di farlo &#8220;oggetto&#8221; di un post dopo un suo commento al mio &#8220;apprendimento poliziesco&#8221; Con un linguaggio marinettiano e senza alcuna inflessione tardo-fascista (anch&#8217;io credo che il futurismo sia stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-584" title="saccoccio" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/04/saccoccio.jpg" alt="saccoccio" width="172" height="185" /></p>
<p>E&#8217; da tempo che seguo le imprese di Antonio Saccoccio, insegnante <a href="http://www.netfuturismo.it/" target="_blank">net-futurista</a> anche attraverso il suo pregevole blog <a href="http://liberidallaforma.blogspot.com/" target="_blank"><strong>Liberi dalla Forma</strong></a>. E mi sono deciso di farlo &#8220;oggetto&#8221; di un post dopo un suo commento al mio &#8220;<a href="http://www.giannimarconato.it/2009/04/apprendimento-poliziesco/" target="_blank">apprendimento poliziesco</a>&#8221;</p>
<p>Con un linguaggio marinettiano e senza alcuna inflessione tardo-fascista (anch&#8217;io credo che il futurismo sia stato ingiustamente marchiato di braccio culturale del ventennio), Antonio mette sotto la lente della sua analisi accurata e disincantata il mondo della scuola e dell&#8217;insegnamento.</p>
<p>In ogni suo post &#8211; veloce, elettrico &#8211; mette a nudo le debolezze, le ipocrisie, le connivenze, la pavidità di tanti operatori  che tengono in piedi (si fa per dire) la scuola italiana.</p>
<p>Ed il gioco non gli è difficile: basta frequantare la scuola (lui è un insegnante, non un esegeta esterno) ed i motivi per andare all&#8217;attacco non mancano.</p>
<p>Dicevo del suo commento in cui parla di crisi della scuola, di insegnamento che non è mai stato di buon livello, di metodologie didattiche inaccettabili.</p>
<blockquote><p>&#8230;. Il problema è che la scuola stava entrando in crisi anche prima della rivoluzione neotecnologica (anzi, per me l’insegnamento non è mai stato di buon livello). I nuovi media non hanno fatto altro che accelerare la crisi. Ora certe metodologie davvero sono inaccettabili agli occhi di chiunque abbia un minimo di senso critico.</p></blockquote>
<p>Credo davvero che, come dice Saccoccio, un merito lo possiamo certamente attribuire alle neo-tecnologie, quello di aver portato ad un livello abbastanza diffuso l&#8217;attenzione sulla tematica dell&#8217;apprendimento, della sua bassa qualità conseguente alla bassa qualità media dell&#8217;insegnamento.</p>
<p>Anche se un prezzo lo  abbiamo dovuto pagare, ed ancora lo stiamo pagando, quello dell&#8217;ulteriore mistificazione della portata degli strumenti e la conseguente banalizzazione dell&#8217;apprendimento e dell&#8217;insegnamento: per essere un bravo insegnante non serve che diventi bravo davvero, basta che usi le tecnologie, basta che usi la LIM e, magari, adotti un e-book.</p>
<p><strong>Non serve essere innovativi: basta dirlo</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Questione Digitale Vs. Questione Educativa</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 15:42:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[nativi digitali]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricco ed interessante il dibattito qui, sul blog di Antonio Fini e, di recente, anche su quello di Rivoltella,  sui così detti &#8220;nativi digitali&#8221;. Sviluppo ora il mio pensiero, nel frattempo arricchitosi grazie anche alle conversazioni che si sono avute nei luoghi citati. Nativi Digitali è una espressione ad effetto che se poteva avere un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-519" title="emergenzaeducatica4" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/04/emergenzaeducatica4-291x300.jpg" alt="emergenzaeducatica4" width="291" height="300" />Ricco ed interessante il dibattito qui, sul blog di Antonio Fini e, di recente, anche su quello di <a href="http://piercesare.blogspot.com">Rivoltella</a>,  sui così detti &#8220;nativi digitali&#8221;. Sviluppo ora il mio pensiero, nel frattempo arricchitosi grazie anche alle conversazioni che si sono avute nei luoghi citati.<br />
<strong>Nativi Digitali è una espressione ad effetto</strong> che se poteva avere un senso (solo evocativo) quando era stata creata (Marc Prensky, 2001) é, oggi, del tutto inadeguata  ed insufficiente a descrivere e spiegare la questione dei giovani d&#8217;oggi anche e soprattutto in ambito scolastico.<br />
<strong>Insufficiente ed inadeguata</strong> perché il fenomeno, se così lo vogliamo chiamare, va ben oltre quella che potremo chiamare la &#8220;questione digitale&#8221;. Certo,  una &#8220;questione digitale&#8221; esiste. Esiste, ad esempio,  per la capacità di gestire tutta l&#8217;enorme massa di informazioni cui si ha accesso, per il saper essere cittadini&#8221; a pieno titolo in questa società, per saper e poter accedere e saper usare agli strumenti di espressione del  pensiero, per essere consapevoli delle implicazioni anche  penali di certe condotte digitali . Lo è, anche e non ultima,  per le mediamente maggiori abilità digitali degli studenti sui loro insegnanti.<br />
Ma la &#8220;questione digitale non é, a mio avviso, quella caratterizza il problematico rapporto tra gli studenti  &#8220;digitali&#8221; e la scuola ed i suoi insegnanti.<br />
Quello che a me pare caratterizzare la questione é l&#8217;atteggiamento e le aspettative dei giovani verso gli insegnanti e la scuola.<br />
<strong>Verso gli insegnanti</strong>: a me pare sia salto il principio di autorità, la credibilità basata  sul seemplice ruolo. L&#8217;autorità non funziona più (anche qui con le dovute sfumature); un insegnante non viene &#8220;ascoltato&#8221; perché è l&#8217;insegnante con tutta la sua aura di autorevolezza data dall&#8217;autorità formale.  Per i giovani d&#8217;oggi, per essere autorevoli bisogna esserlo &#8230; in proprio senza il paracadute protettivo del ruolo formale. E tanti insegnanti  autorevolilo sono davvero ma,  come detto,  &#8220;in proprio&#8221; e tali sono ritenuti anche dagli studenti. Per gli insegnanti che sono ancora ancorati al &#8220;valore&#8221; tradizionale dell&#8217;autorità e vivono sotto la protezione del ruolo-scudo, la vita è più dura (non si sentono in sintonia con gli studenti, rifiutati, vivono lo studente come una controparte, fanno fatica ad insegnare e sono, spesso, sulla soglia del disagio mentale) e rendono la vita più dura ai loro studenti (gli studenti, comunque, si adeguano dato che l&#8217;arma del voto è pur sempre nelle mani dell&#8217;insegnante) studenti che &#8220;.. non capisco ma mi adeguo&#8221; giusto per sopravvivere.  Ed imparano quanto basta per prendere un voto sufficiente e &#8220;fregare&#8221; l&#8217;insegnante (sei contento? Visto che so ripetere quanto vuoi &#8230;.).<br />
<strong>Mutato anche l&#8217;atteggiamento verso la scuola</strong>: i giovani d&#8217;oggi non sono tanto disponibili ad imparare per il solo fine dell&#8217;imparare. Vogliono dare un senso alla fatica che fanno per imparare e vogliono imparare per poter fare qualcosa con quanto hanno imparato. Sempre più spesso si domandano (e ci domandano) &#8220;a cosa serve questa cosa? Sempre più spesso i giovani imparano al di fuori del contesto scolastico (non si dedicano solo al gioco, terminata la scuola). Imparano tante cose, a cominciare dall&#8217;uso di strumenti ed applicativi informatici. Usano funzioni evolute dei diversi applicativi disponibili, sanno programmare, sanno svolgere operazioni complesse come craccare password e chiavi di abilitazione, sanno aggirare barriere informatiche; usano Bit-Torrent a menadito senza che nessun adulto glielo abbia insegnato  . Fanno sforzi notevoli per venire a capo di problemi che si sono posti da soli, sono perseveranti, tenaci, sanno chiedere e trovare aiuto. Sanno dare valore all&#8217;imparare ma ad un imparare finalizzato. Con queste esperienze di apprendimento autentico, mal sopportano l&#8217;apprendimento scolastico. Non c&#8217;è da stupirsi.<br />
Ecco, queste, in sintesi sono le dimensioni che, in  base alla mia esperienza, caratterizzano la &#8220;questione educativa&#8221; che i giovani d&#8217;oggi ci pongono.<br />
Forse, devo rifletterci maggiormente, in tutto questo un qualche ruolo lo può avere anche la società digitale.</p>
<p>Sulla questione dell&#8217;autorità e della disciplina rimando per un approfondimento, ad un <a href="http://piercesare.blogspot.com/2009/04/serve-piu-disciplina.html" target="_blank">recente post di Pier Cesare Rivoltella </a>in cui fa una citazione (in grassetto corsivo, mio) e ci ricorda che &#8230;.</p>
<blockquote><p><em><strong>“Eh già! Non c’è da stupirsi. I ragazzi d’oggi fanno tutto quello che vogliono. Non c’è più autorità né rispetto. Quando eravamo giovani noi, nessuno osava replicare agli ordini del padre…”.</strong></em></p>
<p>Sembra si descriva la situazione di oggi. Invece è Freinet (1978; 34), il maestro Celestine Freinet, che scrive, nel 1959. Teniamolo presente, prima di caricare l’oggi di eccessive preoccupazioni: stiamo parlando di problemi che non rappresentano delle variabili, ma delle costanti, in educazione. Servirà ad affrontarli con maggiore serenità.</p></blockquote>
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		<title>Emergenze educative</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 08:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Un flash da Lo studente nel villaggio globale. Uso consapevole, opportunitá e criticitá di Internet. Strategie per educatori, famiglie e utenti. A Brescia, il 27 marzo a cura di AFGP Centro Artigianelli e Scuola Centrale di Formazione. Due, sostanzialmente, gli approcci: quello affidato a me intorno ai rischi ed alle opportunità educative. Il secondo affidato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/Sc3iwzGsjiI/AAAAAAAABJI/7zVrL8eRZ8o/s1600-h/galera3.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 300px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/Sc3iwzGsjiI/AAAAAAAABJI/7zVrL8eRZ8o/s400/galera3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5318156062974316066" border="0" /></a>
<div style="text-align: center;"><span style="font-family:verdana;"></p>
<p></span><span style="font-family:verdana;"></span></div>
<p><span style="font-family:verdana;">Un flash da <span style="font-weight: bold;">Lo studente nel villaggio globale. Uso consapevole, opportunitá e criticitá di Internet. Strategie per educatori, famiglie e utenti</span>. A Brescia, il 27 marzo a cura di AFGP Centro Artigianelli e Scuola Centrale di Formazione. </span> <span style="font-family:verdana;">Due, sostanzialmente, gli approcci: quello affidato a me intorno ai rischi ed alle opportunità  educative. Il secondo affidato ad Antonio Fiorentino, della Polizia di Stato, servizio Polizia Postale. Del mio intervento non dirò nulla: chi frequenta questo blog conosce il mio pensiero e non ho dettpo nulla di trascendentale se non situare concetti ed idee che rimastico abitualmente. <a href="http://www.slideshare.net/gmarconato/internet-rischi-ed-opportunit-educative-indicatori-di-problematicit">Qui</a>, btw, le slide.<br />Riepilogherò brevemente il secondo contributo perché ha affrontato la tematica da una prospettiva, per me, nuova, quella penale &#8211; giudiziaria.</span> <span style="font-family:verdana;">Le cause di tante criticità stanno, secondo l’esperienza sul campo di Fiorentino nella:</span>
<ul>
<li><span style="font-family:verdana;">tendenza a creare profili estremamente personalizzati  </span></li>
<li><span style="font-family:verdana;">scarsa attenzione alla protezione della password</span></li>
<li><span style="font-family:verdana;">ignoranza delle regole del vivere civile</span></li>
<li><span style="font-family:verdana;">tendenza a sottovalutare le conseguenze delle proprie azioni</span></li>
</ul>
<p><span style="font-family:verdana;">Questa la casistica dei reati commessi o subiti dai minori</span>
<ul>
<li><span style="font-family:verdana;">diffamazione via web</span></li>
<li><span style="font-family:verdana;">creazione di profili falsi degli insegnanti </span></li>
<li><span style="font-family:verdana;">bullismo virtuale a danno dei compagni</span></li>
<li><span style="font-family:verdana;">reati aventi ad oggetto la sfera sessuale (pornografia amatoriale avente protagonisti minori che configura il reato di  pedopornografia) </span></li>
</ul>
<p><span style="font-family:verdana;">Molto chiara ed efficace  l’esposizione del poliziotto: oltre alla precisa e dettagliata esposizione dei reati imputabili con relative pene pecuniare e detentive, la presentazione, anche con linguaggio crudo e diretto, di casi trattati da lui in prima persona e l’evidenziazione delle implicazioni, non solo economiche e di immagine, per l’intera famiglia del giovane coinvolto (normalmente è il padre l’intestatario del contratto di accesso ad Internet e, quindi, è lui il primo ad essere iscritto nel libro degli indagati …..).<br />Convincente – a scopo di prevenzione – la narrazione delle procedure che vengono adottate per “scovare” – a partire dalla rilevazione dell’IP di accesso – l’autore del reato.</span> <span style="font-family:verdana;">Quanto mai opportuna la sottolineatura delle implicazioni penali di certe condotte, spesso attivate, come dire … “in buona fede”, cioè con scarsa o nulla percezione di cosa si stia veramente facendo.</span> <span style="font-family:verdana;"><br />Altro messaggio certamente passato: attenti ragazzi, prima o poi vi becchiamo!</span>  <span style="font-family:verdana;">Reazioni: negli occhi sbarrati, il terrore dei ragazzi, nelle labbra arricciate il sorriso compiaciuto degli insegnanti.</span>  <span style="font-family:verdana;">Una mia percezione dell’impatto dei nostri due interventi nell’auditorio:  credo sia “passato” di più l’approccio “poliziesco” che quello “pedagogico-didattico”, segno che la vera “emergenza educativa”, citata in tutti gli interventi istituzionali, pare abbia la connotazione giuridico-penale più che quella pedagogico-didattica.</span>  <span style="font-family:verdana;">Sono certamente convinto che ci si debba preoccupare di certi comportamenti deviati dei nostri giovani e che sia quanto mai opportuna, quantomeno, una diffusa opera di informazione sulle loro implicazioni, ma fare di questi fatti la vera “emergenza educativa” della nostra scuola, mi sembra eccessivo.</p>
<p>Quantomeno per una ragione: quanti sono i nostri diabolici giovinastri che delinquono? Diciamo i 5 &#8211; 10%  (non pochi anche se fosse questo il dato, non lo conosco)? E per gli altri 90 – 95% non esiste altra “emergenza”?</span>  <span style="font-family:verdana;">Capisco che per gli insegnanti (ma per quanti, veramente?) il bullismo, la diffamazione siano fatti che li possano toccare direttamente e che il miglioramento della didattica sia una tematica non così viva ed urgente, ma – azzardando un’interpretazione psicologica, non vorrei che fosse più facile (meno doloroso?) spostare la colpa e gli interventi sull’altro (il ragazzo) che portarla (e sopportarla) su di sè. Un classico meccanismo di difesa.</span><br />&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br /><span style="font-family:verdana;">Un aneddoto divertente per chiudere in allegria: a tavola con un gruppo di dirigenti della rete nazionale di scuole che ha organizzato l’evento ci si confrontava sui temi del seminario e, tra questi, se i ragazzi si dovessero alzare o meno dalla sedia  al momento dell’ingresso dell’insegnante. Sembrava prevalere la tesi della rispettosa alzata. Unica voce fuori dal coro quella di dirigente di un ente che ha detto: “per me non è importante che i ragazzi si alzino quando entro, ma che stiano seduti dopo”.    </span></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<div style="text-align: center;"><span style="color: rgb(153, 204, 0);font-family:Arial;font-size:100%;"  ><strong>VIVERE UNA SOLA VITA</strong></span></div>
<p align="center"><span style=";font-family:Arial;font-size:100%;"  >in una sola città,<br />in un solo paese,<br />in un solo universo,<br />vivere in un solo mondo<br />è prigione.<br />Conoscere una sola lingua<br />un solo lavoro<br />un solo costume<br />una sola civiltà<br />conoscere una sola logica<br />è prigione.</span><span style=";font-family:Arial;font-size:100%;"  ><strong> </strong></span> </p>
<p align="center"><span style=";font-family:Arial;font-size:100%;"  ><br /><strong> Ndjock Ngana</strong></span></p>
<p align="center"><span style=";font-family:Arial;font-size:100%;"  >(poeta camerunense)</span></p>
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