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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie) &#187; Eventi</title>
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	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
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		<title>Barcamp Scuola a SIe-L 2011 &#8211; L&#8217;idea prende forma</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 17:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barcamp]]></category>
		<category><![CDATA[Processo_alle_tecnologie_didattiche]]></category>
		<category><![CDATA[SIEL]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Barcamp Scuola che si terrà nell&#8217;ambito di SIe-L 2011 sta prendendo forma. Dopo il &#8220;documento di indirizzo&#8221; che identifica la tematica attorno alla quale ruoteranno gli interventi è stato varato: cercheramo di fare una riflessione critica su questi anni di usi didattici delle tecnologie a scuola. Luci e ombre  &#8230;&#8230; Alcune domande a cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/09/BarCampScuola1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1919" title="BarCampScuola" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/09/BarCampScuola1-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /></a></p>
<p>Il <strong><span style="color: #ff6600;">Barcamp Scuola</span></strong> che si terrà nell&#8217;ambito di SIe-L 2011 sta prendendo forma.</p>
<p>Dopo il &#8220;documento di indirizzo&#8221; che identifica la tematica attorno alla quale ruoteranno gli interventi è stato varato: cercheramo di fare una riflessione critica su questi anni di usi didattici delle tecnologie a scuola. Luci e ombre  &#8230;&#8230;</p>
<p>Alcune domande a cui si potrebbe tentare di dare una risposta:</p>
<ul>
<li>Cosa ha funzionato?</li>
<li>Cosa non ha funzionato?</li>
<li>Le risorse (umane e finanziarie) allocate hanno prodotto un risultato adeguato?</li>
<li>La scuola e gli insegnanti accettano le tecnologie o vi resistono?</li>
<li>Le tecnologie hanno migliorato la scuola? Se si, in cosa? Se no, perché?</li>
<li>Quanto vicini o quanto lontani siamo dal dimenticarci delle tecnologie in sé e pensare solo alla didattica?</li>
<li>Quanta propaganda e quanta autenticità c’è nelle politiche per l’innovazione?  Le politiche di innovazione tramite le tecnologie sono efficaci?</li>
<li>In quali condizioni si lavora oggi con le tecnologie a scuola? Il contesto facilita oppure ostacola?</li>
<li>Le tecnologie a scuola sono ancora una questione aperta e/o controversa? Le tecnologie sono ancora sotto processo?</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;evento viene co-promosso da SIe-L e da alcune espressioni della scuola in rete</p>
<ul>
<li><strong><a href="http://www.lascuolachefunziona.it/">La scuola che funziona – gruppo  “tecnologie per insegnare e per apprendere”</a> </strong></li>
<li><strong><a href="https://www.facebook.com/groups/tantiinsegnanti/">Gruppo “Insegnanti” in Facebook</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.rivistabricks.it/">Rivista Bricks</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.dschola.it/">Dschola</a></strong></li>
</ul>
<p><a href="http://www.siel2011.it/index.php/component/content/article/67-barcamp-scuola-documento-di-avvio " target="_blank"><strong>Qui la pagina ufficiale del Camp</strong></a></p>
<p><a href="http://www.siel2011.it/index.php/forum/5-barcamp-scuola/3-prenotazione-interventi#6" target="_blank"><strong>Qui il forum per prenotare gli interventi</strong></a> e per inziare lo scambio che avrà il suo culmine il 15 settembre dalle 15 alle 18 a Reggio Emilia.</p>
<p>Ancora un paio di &#8220;novità&#8221; organizzative:</p>
<p>1)<strong><span style="color: #ff6600;"> Webconference</span></strong>. L&#8217;intero Camp sarà suportato da videoconferenza. Anche chi non sarà a RE potrà partecipare ai lavori. Partecipare: non solo &#8220;guardare e ascoltare&#8221; ma anche &#8220;intervenire in diretta&#8221;.</p>
<p>2) <strong><span style="color: #ff6600;">Intervento &#8220;remoto&#8221;</span></strong>. Chi vuole proporre una riflessione sul tema o portare una testimonianza ma non ha la possibilità di farlo a RE può o mandare un video-intervento oppure, se non dispone di adeguati mezzi tecnici,  chiedere il supporto tecnico dei servizi tenologici di UNIMORE per registralo in anticipo. In ogni caso gli interventi pre-registrati saranno visionati nel corso del Camp, trasmessi in videoconferenza e far parte a pieno titolo del dibattito che si svolgerà nel Camp.</p>
<p>Per usufruire dell&#8217;opportunità dell&#8217; intervento remoto è necessario segnalarlo nel forum qui sopra indicato.</p>
<p>Teniamoci in contatto</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Barcamp Scuola a SIe-L 2011</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/08/barcamp-scuola-a-sie-l-2011/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2011/08/barcamp-scuola-a-sie-l-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 15:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barcamp]]></category>
		<category><![CDATA[Processo_alle_tecnologie_didattiche]]></category>
		<category><![CDATA[SIEL]]></category>

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		<description><![CDATA[Come forse a molti noto, a metà settembre (14 -16) si terrà a Reggio Emilia l&#8217;annuale conferenza della Società Italiana di e-learning. Nuovo ed intrigante format partorito dal pensiero fervido e geniale di Tommaso Minerva. Tra i diversi &#8220;oggetti&#8221; che danno corpo al mega evento ci sarà anche una sessione Barcamp, una  sessione che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/08/BarCampScuola.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1921" title="BarCampScuola" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/08/BarCampScuola-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /></a><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/08/siel11.jpg"><br />
</a></p>
<p>Come forse a molti noto, a metà settembre (14 -16) si terrà a Reggio Emilia l&#8217;annuale conferenza della Società Italiana di e-learning.</p>
<p>Nuovo ed intrigante format partorito dal pensiero fervido e geniale di Tommaso Minerva.</p>
<p>Tra i diversi &#8220;oggetti&#8221; che danno corpo al mega evento ci sarà anche una sessione <span style="color: #ff6600;"><strong>Barcamp</strong></span>, una  sessione che si differenzia dalle altre per il suo &#8230; spirito libero, il suo non seguire logiche che potremo chiamare &#8220;istituzionali&#8221;, il suo essere basato sulla rete e sui soggetti che la vivono. Quindi nessuna &#8220;valutazione&#8221; preventiva della &#8220;qualità scientifica&#8221; dei contributi, nessuna programmazione dei contenuti. Soprttutto qualcosa di diverso dal corpo principale della conferenza.</p>
<p>Il Barcamp che è stato chiesto di coordinare ad Antonio Fini ed a me è quello sulla scuola. La questione che ci siamo subito posti è stata come non fare una seconda conferenza in sedicesimo. Una questione non solo di forma ma anche di contenuto.</p>
<p>Scartata l&#8217;idea di fare una seconda vetrina di pratiche didattiche ci siamo buttati su una questione che con Antonio e tanti altri abbiamo affrontato, spesso con vivacità, in rete: una <span style="color: #ff6600;"><strong>riflessione critica di tanti anni di didattica con le tecnologie a scuola,</strong></span> in classe e fuori.</p>
<p>Per essere chiari su ciò che intendiamo per &#8220;riflessione critica&#8221; abbiamo scritto un breve documento di indirizzo. Ecco le nostre elaborazioni che speriemo sufficientemente forti e controverse da attivare un confronto utile a Reggio Emilia.</p>
<blockquote><p>Sono anni che le tecnologie digitali e di internet sono utilizzate a scopo didattico nella scuola. Gli usi didattici delle tecnologie sono anche oggetto di studi, ricerche, sperimentazioni universitarie e non.</p>
<p>Le scuole italiane oggi sono generalmente più informatizzate rispetto a 10 anni fa ed un numero sempre maggiore di insegnanti ha confidenza con le tecnologie e le usa nelle proprie attività di insegnamento.</p>
<p>In questi anni sono stati fatti anche significativi investimenti, soprattutto pubblici, in tecnologie didattiche ed in formazione per gli insegnanti.</p>
<p>La via tecnologica per la scuola non è, oggi, più un opzione ma un dato di fatto da cui non si può, e non è opportuno, prescindere.</p>
<p>La questione della didattica con le tecnologie, accanto alle indubbie luci, presenta tuttavia anche molte ombre. Le luci si riferiscono prevalentemente alla modernizzazione e all’arricchimento della strumentazione presente a scuola; le ombre riguardano l’impatto delle tecnologie sul reale miglioramento dell’insegnamento e dell’apprendimento, sul cosa si fa in classe (e oltre la classe) con le tecnologie. Altra zona d’ombra è la diffusione dell’uso quotidiano delle tecnologie che sembra essere ancora in realtà ancora patrimonio di pochi innovatori e pionieri in un contesto  di sostanziale indifferenza se non di opposizione da parte della generalità degli insegnanti.</p>
<p>Quali sono oggi le prospettive?</p>
<p><span style="color: #ff6600;">Dopo una prima fase sperimentale che potremo definire pionieristica,ricca di tanta generosità ed  entusiasmo e di non poca ingenuità, caratterizzata da un mix di risultati e  fallimenti, di volontariato e punte di elevata professionalità, è possibile pensare al consolidamento organico delle tecnologie nella didattica? Dopo una fase in cui le tecnologie sono state al centro delle nostre attenzioni è possibile  che le stesse diventino trasparenti fino a scomparire? E’ possibile che l’uso didattico delle tecnologie entri a far parte della normalità delle pratiche didattiche e ci si preoccupi di fare buona didattica e non di usare le tecnologie?</span></p>
<p>Da quando le tecnologie hanno iniziato a fare la loro comparsa nelle aule scolastiche abbiamo potuto assistere al lavoro di tanti “pionieri” alcuni dei quali favorevoli … “a prescindere”, altri dotati di eguale entusiasmo anche se accompagnato da maggiore senso critico.</p>
<p>Non pochi dei “pericoli” che il manipolo degli entusiasti-critici paventavano si sono materializzati. Tecnologie come fine e non come mezzo, utilizzo didattico non innovativo ma ripetitivo della didattica convenzionale, usi guidati da scarsa consapevolezza pedagogica e didattica, rischio di perdere il treno dell’innovazione del sistema educativo con l’arrivo delle tecnologie, innovazione più dichiarata che agita, innovazione tecnica non associata ad incremento di efficacia ……. Sono tutte problematiche che sono state spesso affrontate vivacemente e con grande partecipazione, più in rete attraverso blog e social network che nei luoghi “ufficiali” del dibattito teorico e della riflessione sulle pratiche.</p>
<p align="center">Tutto ciò premesso, il tema che vogliamo porre al centro del Barcamp scuola in SIEL 2011 è la riconsiderazione critica delle pratiche di didattica con le tecnologie a scuola.</p>
<p>Alcune domande a cui si potrebbe tentare di dare una risposta:</p>
<ul>
<li>Cosa ha funzionato?</li>
<li>Cosa non ha funzionato?</li>
<li>Le risorse (umane e finanziarie) allocate hanno prodotto un risultato adeguato?</li>
<li>La scuola e gli insegnanti accettano le tecnologie o vi resistono?</li>
<li>Le tecnologie hanno migliorato la scuola? Se si, in cosa? Se no, perché?</li>
<li>Quanto vicini o quanto lontani siamo dal dimenticarci delle tecnologie in sé e pensare solo alla didattica?</li>
<li>Quanta propaganda e quanta autenticità c’è nelle politiche per l’innovazione?  Le politiche di innovazione tramite le tecnologie sono efficaci?</li>
<li>In quali condizioni si lavora oggi con le tecnologie a scuola? Il contesto facilita oppure ostacola?</li>
<li>Le tecnologie a scuola sono ancora una questione aperta e/o controversa? Le tecnologie sono ancora sotto processo?</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Insomma, di carne al fuoco ce ne sarebbe a sufficienza. Resta da vedere se ci saranno persone che avranno voglia di confrontarsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Alcuni di questi temi sono già stati ogegtto di post in blog di colleghi che io ho raccolto in <a href="http://www.giannimarconato.it/2011/01/attaccare-le-tecnologie-e-puntare-al-bersaglio-sbagliato/" target="_blank">questo post qui</a> di gennaio 2011</p>
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		<title>Vetrine</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/07/vetrine/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 07:13:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[CKBG]]></category>
		<category><![CDATA[didamatica]]></category>
		<category><![CDATA[MoodleMoot]]></category>
		<category><![CDATA[SIEL]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse l&#8217;errore di fondo è mio, aspettarmi troppo dai convegni così detti scientifici. Mi spiego, o, almeno , ci provo. E&#8217; da tempo che non partecipo più, con mie presentazioni, ai diversi eventi &#8220;scientifici&#8221; che si tengono in giro per lo stivale non perchè non abbia cose &#8220;intelligenti&#8221; da presentare ma perchè non trovo una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/07/MDA_n10.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1827" title="MDA_n10" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/07/MDA_n10-200x300.jpg" alt="" width="167" height="251" /></a></p>
<p>Forse l&#8217;errore di fondo è mio, aspettarmi troppo dai convegni così detti scientifici. Mi spiego, o, almeno , ci provo.</p>
<p>E&#8217; da tempo che non partecipo più, con mie presentazioni, ai diversi eventi &#8220;scientifici&#8221; che si tengono in giro per lo stivale non perchè non abbia cose &#8220;intelligenti&#8221; da presentare ma perchè non trovo una valida ragione per farlo.</p>
<p>E&#8217; da tempo, e chi legge questo blog lo sa, che non ho parole dolci per quegli eventi: li trovo vuoti, privi di stimoli, palcosceni narcistici, giochi di potere.</p>
<p>Tempo fa, una persona che stimo tantissmo, un proto-ertico della nostra scienza, lette le mie critiche a Didamatica mi aveva invitato ad organizzare qualcosa in occasione di Didamatica Torino di quest&#8217;anno. Solo per la stima che nutrivo e nutro  per la persona che mi avave fatto l&#8217;invito gli rispondo affermativamente e gli propongo una sessione per un riesame critico di tanti anni di usi didattici delle tecnologie, qualcosa, in piccolo, di una iniziativa che tengo sempre nel cassetto, il Processo alle  tecnologie didattiche ( http://processoalletecnologiedidattiche.pbworks.com/w/page/18704868/Home). Non ho mai avuto una risposta sull&#8217;accettazione della mia proposta. Così va la vita! Solo pensiero convergente e collusivo!</p>
<p>Più o meno nello stesso periodo vengo invitato da altra persone che stimo professionalmente e che avevo conosciuto in occasione del MoodleMoot di Reggio Emilia a far parte del comitato scientifico del congresso SIEL di quest&#8217;anno, invito che accetto (precisando che da anni non sono più socio SIEL) per la stima e la simpatia per chi mi ha invitato.</p>
<p>Come membro del CS sono stato richiesto di revisionare alcuni dei contributi presentati, cosa che faccio usando, come è ovvio, i miei standard minimi di qualità. Nessuno paper entusiasmante, tre a dir poco indecenti, uno che non sono proprio riuscito a capire cosa l&#8217;autore volesse dire. Ho la sensazione che il livello scarso-mediocre dei contributi presentati che avevo rilevato io sia stato trovato anche da altri del CS. Sensazione che mi piacerebbe verificare.</p>
<p>Ultimo aneddoto prima di passare alle riflessioni.</p>
<p>Tempo fa una giovane collega (italiana) che lavora in una università  inglese (25 anni e responsabile del sistema di tecnologie didattiche  dell’ateneo, pagata sui 2500 euro/mese, contratto a tempo indeterminato)  ha presentato un paper a Siel Milano e mi ha detto che la sua reazione  dopo aver ascoltato tutte le presentazioni è stata <strong><span style="color: #ff6600;">“tutto qua?”</span></strong>. Il suo  stupore era non tanto per la bassa qualità delle presentazioni ma per il  fatto che gli organizzatori le avessero ammesse!</p>
<p>Mi domando, allora, è mai possibile che personaggi di vaglio come sono certamente quelli che siedono nei CS degli eventi e nei direttivi delle associazioni che li organizzano, vadano a pesca con una rete (di selezione) a maglie così larghe che passa tutto?</p>
<p>Possibile che non si accorgano che così facendo, accettando cani e porci (spesso, anzi sempre quando mi sono presentato,  hanno accettato anche me) non fanno un buon servizio alla causa?</p>
<p>Ho il sospetto che se usassero i criteri che loro stessi vorrebbero applicare si troverebbero con quattro gatti a fare le presentazioni ed i loro prestigiosi eventi finirebbero come neve al sole.</p>
<p>Non mi interessa in questa occasione stigmatizzare la <strong><span style="color: #ff6600;">cultura collusiva che tiene in piedi questa associazioni </span></strong>(io vengo alla tua conferenza e te la legittimo, tu accetti il mio lavoro e mi legittimi) e la loro vera ragione d&#8217;essere.</p>
<p>Per ma la questione-madre è che <strong><span style="color: #ff6600;">la</span><span style="color: #ff6600;"> pochezza media delle presentazioni alle conferenze riflette la debolezza delle pratiche e che queste sono la conseguenza della cattiva &#8220;scuola&#8221; che il modo scientifico, accademico e formativo fanno</span></strong>.</p>
<p>Perchè, allora non comiciare ad &#8220;educare&#8221;  un po&#8217; attraverso con una maggior selettività delle presentazioni? Se non ci sono contributi degni di una conferenza nazionale, al limite, quella conferenza non si fa. Sai che scossone si darebbe al nostro tran tran se il presidente, diciamo di AICA, dicesse; signori, scusateci ma quest&#8217;anno Didamatica non si fa perchè ci vergognamo a mettere in programma i contributi che ci sono pervenuti!</p>
<p>Se un mio paper (oggettivamente indecente) viene accettato (perché  altrimenti non si potrebbe fare il convegno o lo stesso non sarebbe  tanto “ricco”), io sono portato a credere che il mio lavoro abbia un  buon valore “scientifico” e sono confermato nella bontà del mio  approccio. Se, invece, qualcuno, con la sua autorevolezza, mi dicesse:  Marconato, il tuo lavoro fa pena, sul subito ci rimarrei male, ma  riavutomi, inizierei a riflettere sul perché  della  valutazione e  comincerei a mettere in discussione non solo il paper e l’attività cui  si riferisce ma l’intero mio approccio a cominciare dai fondamentali.</p>
<p>Altra questione.</p>
<p>Fino ad ora ho parlato di presentazioni troppo spesso, eufemisticamente parlando, non adatte a conferenze scientifiche. Ciò non significa che le pratiche che vengono presentate siano intrinsecamente &#8230; indecenti.</p>
<p>Capiamoci: vogliamo fare tante &#8220;<span style="color: #ff6600;"><strong>vetrine delle pratiche</strong></span>&#8221; (più o meno buone) o conferenze di valore scientifico?</p>
<p>Parecchie attività oggetto delle presentazioni da me incriminate sono apprezzabili perchè segnalano la buona volontà di chi la ha promosse (spesso tra mille difficoltà e bastoni tra le ruote messi da chi dovrebbe facilitare la pedalata), hanno elementi cui ispirarsi, hanno qualcosa da condividere. Sono pratiche da far conoscere. Sono pratiche che meritano un supporto perchè i loro autori spesso devono scontare l&#8217;ostilità anche dell&#8217;ambiente in cui operano ed un aiutino esterno non farebbe loro male.</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Ma una cosa è mettere in mostra, altra è dare un contributo scientifico a partire da quelle pratiche.</span></strong> Troppo spesso i così detti convegni scentifici altro non sono che vetrine di pratiche, a volte di pratiche ripetitive, stantie. E di vetrine di pratiche ce ne sono fin troppe grazie anche alla rete.</p>
<p>Concludo:</p>
<ol>
<li>chiariamoci su cosa vogliamo siano questi convegni/conferenze</li>
<li>troviamo il modo di far davvero crecere questo settore</li>
<li>smettiamola con pratiche collusive</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;&#8212;</p>
<p>Immagine www.mariedargent.com</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La scuola che funziona Camp</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 04:48:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barcamp]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[La scuola che funziona]]></category>
		<category><![CDATA[LSCF]]></category>
		<category><![CDATA[LSCFcamp]]></category>

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		<description><![CDATA[Si terrà a Venezia il 2 luglio il primo meeting in presenza del network La scuola che funziona e si svolgerà nell&#8217;ambito fisico e concettuale del VeneziaCamp. Al Venezia Camp Al VeneziaCamp saranno presenti numerosi “prodotti” della rete in differenti ambiti sociali, culturali, economici. Per il mondo della scuola ci saremo anche noi con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/05/BC_01.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1553" title="BC_01" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/05/BC_01.png" alt="" width="237" height="255" /></a></p>
<p>Si terrà a Venezia il 2 luglio il primo meeting in presenza del network <a title="LSCF" href="www.lascuolachefunziona.it" target="_blank">La scuola che funziona </a>e si svolgerà nell&#8217;ambito fisico e concettuale del <a href="www.veneziacamp.it" target="_blank">VeneziaCamp</a>.</p>
<p>Al Venezia Camp Al VeneziaCamp saranno presenti numerosi “prodotti” della rete in differenti ambiti sociali, culturali, economici.</p>
<p>Per il mondo della scuola ci saremo anche noi con il nostro lavoro fatto, con quello da fare, con le nostre proposte operative.</p>
<p>Informazioni aggiornate nella pagina del <a href="http://www.barcamp.org/LSCFcamp" target="_blank">LSCFcamp</a>. Al precedente indirizzo anche la iscrizioni e la segnalazione dell&#8217;intervento che si intende fare.</p>
<p>Il network La scuola che funziona è una rete di persone che hanno a cuore la qualità della scuola italiana e che intende contrastare con la propria azione didattica, con la propria etica professionale il degrado di fatto e di immagine della scuola pubblica italiana ed intende farlo valorizzando quanto di buono la scuola italiana già ha: tanti bravi insegnanti che con impegno e sacrificio si aggiornano, sperimentano, riflettono, condividono pensieri e pratiche.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Il network La scuola che funziona è una voce per la scuola</strong></span></p>
<p>Al LSCFCamp saranno presentati e discussi alcuni tra i temi &#8220;caldi&#8221; che hanno impegnato il network in questi mesi di attività, per primo &#8211; per il valore simbolico e pratico che esso ha ma anche per il poderoso sforzo che sta impegnando i membri, quello che provvisoriamente chiamiamo &#8220;il giuramento di Ippocrate per gli insegnanti&#8221;, una dichiarazione &#8211; impegno degli insegnanti italiani per una scuola che aiuti i giovani a costruire il proprio futuro.</p>
<p>Il LSCFcamp sarà l&#8217;occasione dare visibilità ai lavori del network e per lanciare una proposta forte per una scuola per il futuro.</p>
<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/05/La-scuola-che-funziona-piccolo1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1556" title="La scuola che funziona (piccolo)" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/05/La-scuola-che-funziona-piccolo1-300x149.jpg" alt="" width="300" height="149" /></a></p>
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		<title>Didamatica 2010, esibizionismo tecnologico. Una conclusione</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 06:57:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[didamatica]]></category>

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		<description><![CDATA[Didamatica 2010 si è conclusa da settimane ed una mia valutazione a così tanta distanza di tempo ha, almeno, il pregio del distacco emotivo che, a quei tempi, era di rabbia e di delusione. A quei tempi pensavo che Didamatica fosse degna rappresentazione della mediocrità degli usi didattici delle tecnologie nel nostro Paese; adesso penso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/04/Didamatica20103.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1504" title="Didamatica2010" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/04/Didamatica20103-300x81.jpg" alt="" width="300" height="81" /></a></p>
<p>Didamatica 2010 si è conclusa da settimane ed una mia valutazione a così tanta distanza di tempo ha, almeno, il pregio del distacco emotivo che, a quei tempi, era di rabbia e di delusione.</p>
<p>A quei tempi pensavo che Didamatica fosse degna rappresentazione della mediocrità degli usi didattici delle tecnologie nel nostro Paese; adesso penso che questo sia certamente vero ma ci aggiungo che <span style="color: #ff0000;"><strong>Didamatica non è la didattica con le tecnologie in Italia . </strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"> </span>Didamatica, qualche enclave a parte,  è la parte peggiore della didattica con le tecnologie in Italia, quella degli usi deboli, poveri, superficiali&#8230; Quella dove si esibiscono usi didattici delle tecnologie; dove tutto il valore sta nel poter dire &#8220;io uso le tecnologie nella mia scuola, nella mia università, nei miei corsi e, quindi, sono all&#8217;avanguardia, faccio innovazione, faccio buona scuola&#8221;. <strong><span style="color: #ff0000;">Ma qui si, si fa esibizionismo tecnologico, non si fa didattica con le tecnologie</span></strong>.</p>
<p>Oltre Didamatica ci sono parecchie realtà in cui si fa un uso ricco, consapevole, metodologicamente fondato delle tecnologie. Sono, queste, realtà più impegnate nel fare che nel comunicare (il vuoto, il nulla). Ma queste realtà non le trovi in manifestazioni come Didamatica. Le trovi dove non si fa chiasso; le trovi quasi per caso, le trovi attraverso il passaparola, le incontri per caso girovagando per internet.</p>
<p>Penso ai lavori che si fanno in qualche università (&#8220;qualche&#8221;, perchè anche all&#8217;università si fanno tanti usi selvaggi, giusto per far cassa, giusto perchè c&#8217;è un PRIN, giusto per fare una pubblicazione &#8230;); penso ai lavori di qualche scuola, di qualche bravo insegnante, di qualche bravo dirigente che crea le condizioni per fare; penso ai lavori di qualche serio professionista, ai lavori di qualche seria centrale formativa.</p>
<p>Credo che l&#8217;innovazione didattica, su questo campo, sia diffusa, non sia concentrata solo nell&#8217;università , luogo deputato a fare ricerca. E questi nuovi luoghi della ricerca, dell&#8217;innovazione andrebbero conosciuti e valorizzati</p>
<p>Credo che la vera innovazione didattica (anche con le tecnologie) si faccia al di fuori dei circuiti ufficiali, fuori dai circuiti istituzionali. Vorrei, quasi, stabilire la relazione <span style="color: #ff0000;"><strong>istituzioni &#8211; falsa innovazione *</strong></span>.</p>
<p>Ritornando a Didamatica e a quello che si è visto e ascoltato, posso concludere che:</p>
<ul>
<li>Didamatica serve ad AICA  per i propri scopi associativi e per le mire dei suoi caporioni; non serve certamente a promuovere il buon uso didattico delle tecnologie. Se questa &#8220;promozione&#8221; dovesse avvenire, sarebbe più frutto del caso che di un disegno perseguito</li>
<li>AICA vuole accreditarsi come interlocutore (unico? privilegiato?) del Ministero per quanto riguarda la didattica dell&#8217;informatica e con l&#8217;informatica</li>
<li>AICA sta facendo un grande business con gli ECDL, non un&#8217;operazione culturale, scientifica, educativa</li>
<li>Didamatica non è una manifestazione di valore scientifico e culturale: è anch&#8217;essa business</li>
<li>A Didamatica sono state presentate tante attività frutto certamente del duro lavoro di tante persone che credono in quello che fanno  ma che, non per questo, producono cosa degne di essere raccontate in un contesto &#8220;scientifico&#8221; di risonanza &#8220;nazionale&#8221; come Didamatica fa credere di essere. Tante attività che hanno la dignità di essere raccontate durante le pause caffè di una vera manifestazione, in conversazioni tra colleghi &#8230;</li>
</ul>
<p>Manifestazioni mediocri come Didamatica hanno il pregio di far sentire forte il bisogno di occasioni di riflessione concettuale, di condivisione di esperienza autentiche; fanno sentire, anche, il bisogno di nuove  e buone pratiche; fanno sentire, infine, il bisogno di una riscossa morale,  culturale, scientifica delle persone e del mondo della ricerca e delle persone che quotidianamente &#8220;stanno sul pezzo&#8221; e si fanno il &#8230; mazzo!</p>
<p>[Mia] conclusione delle conclusioni: In questa Italia delle apparenze, dell&#8217;esibizionismo e  delle vanità, degli intrallazzi, Didamatica ci può stare.</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Ma questa non è la mia Italia.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">*</span></strong> Mi spiego: difficile che una persona agisca al di fuori di ogni istituzione. Le &#8220;grandi&#8221; istituzioni, le &#8220;grandi&#8221; associazioni &#8211; nei fatti &#8211; sono sempre portatrici di intressi diversi da quelli dichiarati per cui ciò che viene fatto è asservito ad uno scopo non dichiarato ma evidente e le mille mediazioni, i mille interessi coinvolti ne depontenziano l&#8217;azione, la svuotano, la impoveriscono</p>
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		<title>Didamatica 2010 e Fondazione Agnelli</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 07:51:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[didamatica]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[AICA]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche dato (alla rinfusa. giusto per conservare e sistemere due appunti) sullo stato dell&#8217;arte in una tavola rotonda sul ruolo dell’informatica nella riforma della scuola: Non penetrazione dell’informatica nella scuola superiore. Informatica che innova ovunque, ma non nella scuola. Si ha quindi il fallimento dell’ipotesi informatica. Necesità di rifondazione dell’insegnamento dell’informatica Nel PNI solo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/05/Didamatica2010.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1533" title="Didamatica2010" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/05/Didamatica2010-300x81.jpg" alt="" width="300" height="81" /></a></p>
<p>Qualche dato (alla rinfusa. giusto per conservare e sistemere due appunti) sullo stato dell&#8217;arte in una tavola rotonda sul ruolo dell’informatica nella riforma della scuola:</p>
<ul>
<li>Non penetrazione dell’informatica nella scuola superiore. <strong><span style="color: #ff0000;">Informatica che innova ovunque, ma non nella scuola</span></strong>. Si ha quindi il fallimento dell’ipotesi informatica.</li>
<li>Necesità di rifondazione dell’insegnamento dell’informatica</li>
<li>Nel PNI solo il 20%di quelli che hanno aderito alla sperimentazione seguono il programma della stessa (hanno attivato il percorso solo per avere un paio d&#8217;ore in più in pogramma)</li>
<li>Carenza di docenti con titolo coerente</li>
<li>Non si ha un&#8217;effettiva integrazione tra le discipline coinvolte</li>
<li><strong><span style="color: #ff0000;">La formazione degli insegnanti non è servita</span></strong>, quella fatta non è stata sistematica, non valutata, non condivisione dei prodotti</li>
<li>Ruolo fondamentale del problem solving (!)  nell’integrazione delle diverse discipline scientifiche</li>
</ul>
<p>Significativi i dati emersi da una ricerca della  Fondazione Agnelli sull’uso delle tecnologie nella didattica. Il tema della ricerca erano i divari della scuola italiana, la sua efficienza, equità, efficacia.</p>
<p>Un dato confortante: non siamo in ritardo nelle dotazioni informatiche delle scuole rispetto agli altri paesi; abbiamo recuperato il ritardo passato. Ottima notizia. Ma il problema è dove e come si usano: qui siamo particolarmente in ritardo.</p>
<p>Le competenze informatiche degli insegnanti sono in linea con quelle  degli altri laureati non insegnanti; nessun divario neppure qui.</p>
<p>Un dato chiaro: <strong><span style="color: #ff0000;">anche dove le tecnologie ci sono e sono usate, si hanno pratiche didattiche obsolete</span></strong>.</p>
<p>La ricerca si domanda quali evidenze empiriche abbiamo sul tanto declamato valore aggiunto nell’apprendimento dall’uso delle tecnologie. Cosa vuol dire cambiare in meglio la scuola?</p>
<p>Secondo la FGA vuol dire migliorare i saperi, gli apprendimenti e fare in modo che chi ha imparato con le tevnologie sappia qualcosa di più e se la cavi meglio di chi non le ha usate</p>
<p>Le evidenze in questo senso sono poche, tanto in Italia che a livello internazionale.</p>
<p>Dal PISA 06 emerge che esiste una correlazione tra la familiarità con cui si usano le tecnologie nella scuola e i risultati che ottiene chi le usa. Pare che con 3 anni di uso si abbia il 35% in più di risultato.</p>
<p>Ma non si hanno prove di correlazioni in ambito scolastico ne positivo ne negativo. Una ricerca IPRASE testimonia correlazioni positive.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Pare si debba concludere che la correlazione positiva tra uso delle tecnologie e apprendimento debba rimanere un atto di fede.</strong></span></p>
<p>La mia posizione su questo tema è la seguente:</p>
<ul>
<li>anche un approccio empirico consente di rilevare che le tecnologie sono usate all&#8217;interno di pratiche didattiche tradizionale (vedi, anche, i monitoraggi sull&#8217;uso delle LIM)</li>
<li>viene ulteriormente smentita l&#8217;ipotesi &#8220;cavallo di Troia&#8221; e trova conferma quanto e da sempre predico (entrando in contrasto anche con &#8220;illustri accademici&#8221; che affermano il contrario), che il problema dell&#8217;innovaazione didattica va affrontato di petto e non per vie traverse</li>
<li>il tema dell&#8217;innovazione didattica è complesso come pure è complessa la tematica della didattica con le tecnologie</li>
<li>il problema è l&#8217;apprendimento; non l&#8217;insegnamento e men che meno le tecnologie</li>
<li>quando si parla di usi didattici delle tecnologie vanno fatti tanti distinguo: in quali contesti didattici,  per quali obiettivi di apprendimento, sulla base di quali strategie didattiche&#8230;..  Lo stesso dicasi per ogni tentativo di misurare l&#8217;impatto.</li>
</ul>
<p>A conclusione della tavola rotonda, durante la quali i gerontocrati di AICA hanno cinguettato amabilmente con il Ministero, rimango con il convincimento che AICA si voglia accreditare come interlocutore privilegiato, se non unico,  del ministero per la didattica dell’informatica.</p>
<p>Siamo, davvero, in buone, buonissime mani. Il destino della scuola è assicurato:  in discarica, area rifiuti tossici&#8230;..</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Didamatica 2010, qualcosa di buono</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/05/didamatica-2010-qualcosa-di-buono/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 07:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[didamatica]]></category>
		<category><![CDATA[Diadamatica]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre interessante il lavoro che si sta facendo attraverso la robotica. Tecnica professionale, elettronica, elettrotecnica, programmazione informatica, fisica &#8230;&#8230;.. Didattica attraverso la robotica, apprendimento induttivo, per compiti significativi. Ho ascoltato con vero piacere, anche culturale, di un vasto progetto in Piemonte dell&#8217;USR che ha coinvolto gli ITIS, gli IPSIA ma anche le elementare (con robot [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/04/Didamatica20104.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1507" title="Didamatica2010" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/04/Didamatica20104-300x81.jpg" alt="" width="300" height="81" /></a></p>
<p>Sempre interessante il lavoro che si sta facendo attraverso la robotica. Tecnica professionale, elettronica, elettrotecnica, programmazione informatica, fisica &#8230;&#8230;.. Didattica attraverso la robotica, apprendimento induttivo, per compiti significativi.</p>
<p>Ho ascoltato con vero piacere, anche culturale, di un vasto progetto in Piemonte dell&#8217;USR che ha coinvolto gli ITIS, gli IPSIA ma anche le elementare (con robot di pezza); obiettivo la continuitá di approccio dalla primaria alla secondaria per spingersi fino all&#8217;universitá.</p>
<p>Il sempre ottimo Michele Maffucci ci parla della rete di scuole &#8220;porte aperte alla robotica&#8221;.  Un suo progetto (IPSIA) con allivi dal classico profilo di dropout con problematiche  cognitive, sociali, psicologiche. La sua , attraverso la robotica, una didattica del reale del concreto per un accesso esperenziale alla teoria.</p>
<p>Apprendimento contestualizzato. Robotica come attrattore, focalizzatore dei processi di apprendimento. Apprendimento per scoperta guidata. Un progetto davvero bello, un progetto pensato, riflettuto, didatticamente fondato. Un esempio di teoria che si fa (buona) pratica.</p>
<p>Ancora una volta, complimenti,  Michele</p>
<p>Ho molto apprezzato anche la presentazione di Alfonso Molina in cui la robotica didattica è vista come un motore dell&#8217;innovazione.</p>
<p>Alfonso ci parla della <a href="http://www.mondodigitale.org/" target="_blank">Fondazione Mondo Digitale</a>, un&#8217;organizzazione che lavora, parole loro, per una società   della conoscenza inclusiva combinando innovazione, educazione,  inclusione e valori fondamentali.</p>
<p>Utilissimi per la robotica didattica alcuni manuali (scaricabili in PDF), <a href="http://www.mondodigitale.org/risorse/pubblicazioni/robodidactics-manual" target="_blank">RoboDidactics Manual s</a>ugli aspetti generali dell&#8217;approccio ) e  per la <a href="http://www.mondodigitale.org/risorse/pubblicazioni/robodidactics-physical-level-course" target="_blank">didattica della fisica</a> e tanti altri.</p>
<p>Segnalo, sempre via Molina, anche il portale <a href="http://www.phyrtual.mondodigitale.org/it" target="_blank">Phyrtual, </a> un progetto per l&#8217;innovazione sociale via socialnetwor. Una specie di facebook ma di progetti.</p>
<p>Qualche altro breve accenno su iniziative promettenti:</p>
<p>Corrado Petrucco (Padova) e Mario Mattioli (Roma) ci raccontano una piccola esperienza di uso di Storie nella didattica della matematica; chiara la fondazione concettuale, da migliorare la traduzione didattica</p>
<p>Marisa Michelini (Genova)  ci parla della multimedialità nella didattica della fisica in un liceo psicopedagogico. Curioso il suo lavoro con simulazioni &#8220;umane&#8221;: sensori applicati a persone con dati ricevuti e rielaborati dal computer. Prospettiva promettente mettendo in gioco ingegno e creatività</p>
<p>Luigi Nevola (Bolzano) racconta di AUDIENCE, un progetto nella Formazione Professionale, di uso di netbook personali per tutti gli studenti; una infrastruttura digitale a livello di scuola con &#8211; notizia davvero interesante &#8211; smantellamento dei laboratori di informatica. Aspettiamo la realizzazione dei buoni propositi</p>
<p>Due iniziative che non so se definire grottesche o segno del degrado &#8211; precoce &#8211; dellle tecnologie della didattica.</p>
<p>Una entusista e certamente preparata ragazza, saltellando tra matematica e filosofia, avrebbe la pretesa di concettualizzare i Learning Object come &#8220;matrici trascendentali&#8221;. Chiaro e rigoroso il suo discorso ma alla mia domanda sul perchè ritiene che i LO siano degni di tanta attenzione, risponde parlando d&#8217;altro. Forse perchè come diceva il buon Bob Dylan, risposta non c&#8217;è .. ma &#8230;  forse &#8230;. chissà &#8230;.</p>
<p>Demenzaile davvero il dispositivo tecnologico messo in piedi da innominabili soggetti. Scenario: formazione a distanza; obiettivo monitorare e motivare lo studente. Soluzioni: a) un &#8220;naso&#8221; elettronico installato nella postazione dell&#8217;utente che rileva, e segnala al docente, se e quando l&#8217;utente si allontana per per più di 3 minuti dalla postazione di lavoro durante le sessioni live; b) un&#8217;applicazione che interpola una serie di informazioni sui comportamenti degli utenti (es. chat private ) per dterminare il &#8220;brusio d&#8217;aula&#8221; e consentire, così, all&#8217;attendo docente di intervenire per ripristinare l&#8217;ordine. Conclusione: da internare subito prima che facciano altri danni.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ivan, un amico ci ha lasciati</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 16:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[SchoolBookCamp - Fosdinovo]]></category>
		<category><![CDATA[Fosdinovo]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan]]></category>
		<category><![CDATA[Ivan Bernardini]]></category>

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		<description><![CDATA[Poche ore fa Noa Carpignano mi raggiunge con una mail in cui informa me e altri amici che eravamo presenti allo SchoolBoolCamp di Fosdinovo lo scorso settembre che Ivan, che avevamo conosciuto in quell&#8217;occasione, non è sopravissuto ad un ictus che lo aveva colpito due settimane fa. Ivan era, a quel tempo e lo rimasto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/05/ivan__.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1521" title="ivan__" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/05/ivan__-255x300.jpg" alt="" width="255" height="300" /></a></p>
<p>Poche ore fa Noa Carpignano mi raggiunge con una mail in cui informa me e altri amici che eravamo presenti allo SchoolBoolCamp di Fosdinovo lo scorso settembre che Ivan, che avevamo conosciuto in quell&#8217;occasione, non è sopravissuto ad un ictus che lo aveva colpito due settimane fa.</p>
<p>Ivan era, a quel tempo e lo rimasto anche dopo le recenti elezioni amministrative, vicesindaco di quel bellissimo paesino arroccato sulle pendici delle Apuane, tra la Toscana e la Liguria ed anche in quella veste avava dato un grande aiuto al successo dello SchoolBookCamp 2009 e lo stava dando anche a quello previsto per la metà di settembre di quest&#8217;anno</p>
<p>Ivan, nome di battaglia di Dante Bernardini era un energico rappresentate di quella politica dura e pura che lotta per un idea, che amministra per il popolo, si, per i popolo.</p>
<p>Ivan, 63 anni,  storico ambientalista della Lunigiana, pioniere dell&#8217;agricultura e dell&#8217;agriturismo biologico, tra i fondatori di Radio Popolare è stato attivo difensore dei valori dell&#8217;antifascismo e della pace.</p>
<p>Ricordo una piacevole avvenutura vissuta a suo diretto contatto lo scorso anno. Ivan aveva trovato per me e per per un altro partecipante al Camp alloggio presso un B&amp;B di fidati &#8220;compagni&#8221;, un luogo per &#8220;amici&#8221; veri.</p>
<p>Già la presentazione così singolare del luogo dove avremo alloggiato mi avave messo in allarme: perchè un ambiente tanto esclusivo? cosa poteva mai avere di tanto singolare da renderlo adattatto a &#8220;veri amici&#8221;?</p>
<p>Ivan ci carica sulla sua auto e, dopo abbondante e gustossima cena a base di salumi, sgabei, testaroli col pesto ed altrettanto abbondante innaffiatura di un bianchetto locale, si avventura per una stradina sterrata.</p>
<p>Vedrete domani mattina in quale paesaggio stupendo e incontaminato è collocata la casa diove sarete ospiti, ci dice Ivan. E via a decantare le qualità del luogo.</p>
<p>Il percorso sullo sterrato che mette a dura prova le sospensioni e la marmitta dell&#8217;auto di Ivan non finiva mai, sempre più dentro un bosco fitto fitto, sempre più buio, stradina sempre più stretta&#8230;..</p>
<p>All&#8217;improvviso la voce raggiante di Ivan ci annuncia &#8220;arrivati!!!&#8221;. Arrivati? diciamo noi &#8230; qua non si vede nulla, &#8230; è tutto buio, &#8230;. non si vede una costruzione &#8230;.</p>
<p>Aspettate domani mattina, con la luce, e ammirarete un paesaggio da favola, ci comunica con il suo solito e contaggioso entusiasmo Ivan. Ci facciamo largo tra i rovi e vediamo una luce fioca che esce da una casina tipo nonna di Cappuccetto Rosso e, all&#8217;improvviso, si illumina pure la casa dove avremo dovuto abitare per tre notti.</p>
<p>Un bel casale in pietra, fresco di restauro gestito da una coppia di figli dei fiori in ritardo storico &#8230;.</p>
<p>Entriamo in casa, pulita ma &#8220;sobria&#8221;, nel senso che l&#8217;unico armadio disponibile era la nostra valigia; bagno in comune, forse un cuscino &#8230;.</p>
<p>Aperta la finestra per arieggiare entra un pipistrello, fatto uscire dopo mezz&#8217;ora di estenuante negoziazione con lo stesso.</p>
<p>Considerata l&#8217;ora, e la gentilezza di Ivan, decidiamo di rimanere (anche perchè non avermo saputo dove altro andare).</p>
<p>L&#8217;indomani mattina, all&#8217;apertura delle imposte un paesaggio davvero stupendo ci si era offerto: bosco fitto, rapaci, aria frizzante, silenzio di tomba. Luogo ideale per meditare o per rintanarsi con un amore  di fresco conio, ma per chi come noi, che gira per alberghi quasi tutti i giorni &#8230; un po&#8217; &#8230; scomodo. Decidiamo di abbandonare il paradiso terrestre per qualcosa di più terrestre e meno paradiso.</p>
<p>Ivan, venuto a prelevarci, alla comunicazione dell&#8217;abbandono del luogo, ghignando, ci disse &#8230; immaginavo&#8230;..</p>
<p>Grande Ivan, dal cuore d&#8217;oro &#8230;. Mi mancherai, ci mancherai &#8230; Verrò a portare un fiore sulla tua tomba quando, a  settembre, sarò ancora a Fosdinovo &#8230;</p>
<p>Con me ricordano Ivan</p>
<p><a href="http://noa.bibienne.net/2010/05/04/arrivederci-ivan/" target="_blank">Noa Carpignano</a></p>
<p><a href="http://guaraldi.bibienne.net/2010/05/04/un-saluto-a-ivan/" target="_blank">Mario Guaraldi </a></p>
<p><a href="http://archividellaresistenza.it/cms/index.php?option=com_mamboboard&amp;Itemid=59&amp;func=showcat&amp;catid=8" target="_blank">Archivi della Resistenza</a></p>
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		<item>
		<title>Da  Didamatica 2010, Giuseppe Longo e il cambiamento antropologico</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 13:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[didamatica]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Longo]]></category>
		<category><![CDATA[nativi digitali]]></category>

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		<description><![CDATA[Molto ma molto interessante la keynote speach affidata a Giuseppe Longo, università di Trieste, informatico: Nascere digitali. Verso un mutamento antropologico? Le sue tesi: 1) L’uomo sta cambiando per effetto delle tecnologie; 2)  Si può parlare di evoluzione bio-tecnologica, bio-culturale, evoluzione che è più forte, più veloce di quella biologica. Alcuni spunti, poco più di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/04/Didamatica20101.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1499" title="Didamatica2010" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/04/Didamatica20101-300x81.jpg" alt="" width="300" height="81" /></a></p>
<p>Molto ma molto interessante la keynote speach affidata a Giuseppe Longo, università di Trieste, informatico: <strong>Nascere digitali. Verso un mutamento antropologico?</strong></p>
<p>Le sue tesi: 1) L’uomo sta cambiando per effetto delle tecnologie; 2)  Si può parlare di evoluzione bio-tecnologica, bio-culturale, evoluzione che è più forte, più veloce di quella biologica.</p>
<p>Alcuni spunti, poco più di appunti organizzati; non mi sono ancora laureato in steno-datttilo digitale.</p>
<p>Con l’avvento e la capillare diffusione delle tecnologie digitali si ha l’interazione tra tecnologia e società con ripercussioni sulla cultura, sulla società, sulla scuola, sulla politica, sulle istituzioni, sull’organizzazione aziendale  …..</p>
<p>La scuola come mezzo di riproduzione della società garantendo continuità e stabilità: oggi la scuola si evolve troppo lentamente rispetto all’evoluzione del mondo circostante rendendosi poco utile alla società.</p>
<p>Il sistema economico vuole accumulare denaro e potere e questa è una forza che agisce, non pensiamo che tutti i movimenti siano determinati da scopi culturali.</p>
<p>La tecnologia informazionale s’innesta in modo agevole e anestetico sul nostro apparato neurosensoriale; prolunga l’evoluzione biologica in evoluzione biotecnologica, modifica le categorie della percezione e della cognizione e influendo anche sugli affetti.</p>
<p>Il pieno sviluppo delle caratteristiche umane avviene nell’interazione sociale attraverso la comunicazione: con internet si sta costruendo una specie di sistema nervoso mondiale, globale con cui integra il nostro sistema cerebrale; questa interazione potenzia e modifica la struttura e le funzioni del nostro sistema cognitivo, si costruisce una intelligenza connettiva che segna il passaggio dalla società gutenberghiana alla società digitale. L’intelligenza collettiva è antica come l’uomo ma con la rete globale da collettiva diventa connettiva che è molto di più.</p>
<p>Con le tecnologie si potenziano le capacità degli individui, ma la tecnologia è, anche, un filtro: ne vengono potenziati  alcuni e depotenziati altre (ad esempio con l’uso  della tastiera perdiamo la capacità di scrivere a mano ma scriviamo di più e con maggior precisione).</p>
<p>Il bambino indirizzato all’uso del computer diventa un tutt’uno con esso e subisce una trasformazione cerebrale; si ha la simbiosi uomo-tecnologia,nasce l’homus tecnologicus. I bambini hanno, così, comportamenti determinati da queste diverse connessioni cerebrali.</p>
<p>Gli adulti e i giovani parlano linguaggi diversi perché diversa è la loro struttura neuronale e cognitiva.</p>
<p>I giovani manifestano una notevole abilità opportunistica, piegano le apparecchiature ai loro scopo, non interessa come e perche e per cosa sono state fatte, basta che funzionino, che abbiano, per loro, un senso; piegano i dispositivi al loro scopi  incuranti dei risvolti teorici delle elaborazioni e degli aspetti funzionali  che stanno alla base delle apparecchiature.</p>
<p>Si ha la proliferazione ibridativa: i  nuovi media intergiscono tra di loro ibridandosi,  contaminandosi, proliferando e partorendo novità continue, piccole grandi in un a dinamica rapidissima. Difficili da seguire e da prevedere.</p>
<p>I media digitali sono vivaci e colorati e pongono l’individuo al centro del processo comunicativo e creativo, ma la scuola è seriosa. Oggi si impara più fuori  che a scuola;  la scuola diventa sempre meno autorevole, il mondo esterno è un concorrente nella funzione formativa della scuola.</p>
<p>Dietro alla grande mole di attività che si sviluppano in rete, per tutte le età, vi è un grande bisogno dell’essere umano di narrare, di narrarsi, di farsi narrare delle storie; è una  necessità atavica che si presenta oggi in forme nuove e sorprendenti. La narrazione ci situa nel mondo, ci fa parte del mondo. La ricerca del senso è fatta attraverso la narrazione. I social network sono il luogo del banchetto narrativo  in cui si accendono frammenti verbali e iconici  lanciati da chi ha voglia di  parlare, raccolti da chi ha voglia di ascoltare e ripresi da chi ha voglia di rispondere. Ma questa orgia comunicativa può avere anche derive negative.</p>
<p>Con le tecnologie informatiche e le simulazioni la nostra capacità di fare ha superato quella di capire e prevedere.  Agiamo anche senza sentire il bisogno di supportate l’azione con una spiegazione di quello che si fa, della teoria di quello che si fa. Si fa bricolage , manipolazione; si amplia la scena degli interlocutori. La macchina diventa un interlocutore.</p>
<p>Ci abituiamo a relazioni virtuali che sono rarefatte, che non hanno la pienezza organolettica dei contatti diretti, il rapporto diretto comincia essere troppo coinvolgente, quasi una dimensione minacciosa.</p>
<p>Si ha prevalenza del  contenuto sulla forma, si ha ansiosa superficialità, si ha urgenza di dare risposte immediate: la facilità della comunicazione si correla al suo deterioramento.</p>
<p>Mia reazione a caldo: suggestioni affascinanti, problematiche che più di qualche volta mi sono posto anch’io, senza risposte. Non ho avuto modo di chiedere allo speaker se le sue affermazioni circa i cambiamenti neurologici di cui parla, specie per i bambini e i ragazzi, cambiamenti che “a naso” mi sembrano plausibili e che “a pelle” mi pare di cogliere nelle interazioni e nell’ascolto attento di quei giovani, sono supportati da ricerca o mere “visioni”.</p>
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		<title>Da Didamatica 2010 &#8211; prime impressioni</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 12:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[didamatica]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[AICA]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo impatto: un parterre più adeguato al gruppo terza età del circolo dell’informatica che all’apertura di un convegno su e per l’innovazione. Non che noi “anziani” non siamo capaci di pensiero energico e innovativo ma fintanto che lasciamo le giovani leve fuori dal flusso delle decisioni, del potere, i nostri pur innovatori messaggi, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/04/Didamatica20102.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1501" title="Didamatica2010" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/04/Didamatica20102-300x81.jpg" alt="" width="300" height="81" /></a></p>
<p>Il primo impatto: un parterre più adeguato al gruppo terza età del circolo dell’informatica che all’apertura di un convegno su e per l’innovazione. Non che noi “anziani” non siamo capaci di pensiero energico e innovativo ma fintanto che lasciamo le giovani leve fuori dal flusso delle decisioni, del potere, i nostri pur innovatori messaggi, non sono credibili.</p>
<p>Convegno di apertura: crisi, sviluppo e alta formazione</p>
<p>La malinconia per queste riflessioni lascia presto spazio a quelle che è musica per le mie orecchie: il rappresentante del ministero che sollecita all’abbandono della didattica trasmissiva a favore di una attiva, collaborativa; il rettore di Roma 1 (Sapienza) che invoca un’università per gli studenti e non per i professori; un boss dell’AICA, sulla settantina, tutto social network e twitter ….</p>
<p>Mi domando se non ci stiano prendendo per i fondelli. Basta parole; basta slogan; basta fare affermazioni “politically correct” e tutte orientate al desiderabile per poi continuare a fare quello che si è sempre fatto.</p>
<p>Si abbia il coraggio dell’essere conservatori (mica è un peccato) che almeno il discorso è chiaro.</p>
<p>Lucido, come sempre, Fulvio Andronico; “senatore” della didattica scientifica italiana con un passato eretico, che concludendo afferma, a proposito dei giovani  “evitiamo di dargli tutto tranne il necessario” .</p>
<p>Da segnalare il suo “teorema dello scienziato”, gustosissimo, rigoroso sviluppo logico-matematico, conclusione stringente: “chi meno sa più guadagna”, che detto così non dice nulla. Spero di recuperare la sua “dimostrazione”. Da non perdere.</p>
<p>Qualche dato sul rapporto economia e formazione ci viene da Claudio Gentile, direttore Education di Confindustria: dall’85 si è perso il 40% della popolazione scolastica. Serve il rilancio dell’istruzione tecnica, dei politecnici, una politica formative ed educativa. Nel medio periodo si avrà un aumento del lavoro con qualifica professionale medio-alta. Si ha un deficit di formazione nelle aree giuridico, scientifico, medico-sanitario, economico, statistico, ingegneria. Strano ma vero, la laurea triennale funziona. Almeno dal punto di vista di Confindustria.</p>
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