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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie) &#187; Scenari</title>
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	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
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		<title>La scuola del futuro viaggia sul web?</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 07:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[immagine in omaggio al movimento Edupunk Un intero paginone su La Reupbblica di ieri 10 ottobre per annunciare la scoperta del secolo: l&#8217;esistenza della dimensione digitale/virtuale/on-line della scuola. Scuole o meglio, opportunità educative, di istruzione, di formazione che hanno una loro proiezione nel web. Riccardo Luna, autore dello scoop, esordisce con l&#8217;abituale retorica sensazionalistica che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/10/180px-Edupunk_taglio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1958" title="180px-Edupunk_taglio" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/10/180px-Edupunk_taglio.jpg" alt="" width="306" height="82" /></a><em></em></p>
<p style="text-align: right;"><em>immagine in omaggio al movimento <a title="edupunk" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=61244281813&amp;ref=ts" target="_blank">Edupunk</a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Un intero paginone su La Reupbblica di ieri 10 ottobre per annunciare la scoperta del secolo: l&#8217;esistenza della dimensione digitale/virtuale/on-line della scuola. Scuole o meglio, opportunità educative, di istruzione, di formazione che hanno una loro proiezione nel web. Riccardo Luna, autore dello scoop, esordisce con l&#8217;abituale retorica sensazionalistica che è giusto avere quando si parla di scuola: solo iperboli, mai ragionamenti articolati ed argomentati (come, ad esempio gli articoli &#8211; giornalistici, non &#8220;scientifici&#8221; &#8211; del NYT; uno <a href="http://www.giannimarconato.it/2011/10/a-never-ending-story/" target="_blank">citato qu</a>i qualche giorno fa):</p>
<blockquote><p>Nella &#8220;scuola del futuro&#8221; non ci sono banchi rotti ed edifici fattiscenti. Ci sono soltanto gli unici due elementi indispensabili perchè si possa parlare di un corso: i docenti. E soprattutto gli studenti&#8221;</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">E, citando tale Bill Keller (sempre NYT, anche se &#8220;ex&#8221;), il nostro pronostica:</p>
<blockquote><p>I corsi saranno online e saranno votati dagli allievi come i libri su Amazon; l&#8217;insegnamento sarà organizzato con aste modello eBay, gli studenti invece del titolo di studio conquisteranno livelli di abilità come nei videogame&#8230;</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Rispetto all&#8217;istruzione &#8220;modello eBay&#8221; e &#8220;modello videogame&#8221;, questa mi sembra proprio un cavolata. Scusate il tecnicismo &#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;">Di certo il &#8220;modello scuola&#8221; inteso tanto come luogo di elezione per l&#8217;istruzione, l&#8217;educazione, la formazione delle nuove generazioni, quanto come spazio fisico esclusivo in cui svolgere le attività di insegnamento e di apprendimento, è decisamente superato per effetto dei cambiamenti sociali e delle innovazioni tecnologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">La scuola non è più, e da tempo, il luogo educativo di elezione: sono numerose le &#8220;agenzie&#8221; esterne alla scuola che educano, che hanno influenza tanto quanto,  se non di più, della scuola. La scuola non è più neppure il luogo fisico che detiene l&#8217;esclusiva dell&#8217;insegnamento e dell&#8217;istruzione. Stanno emergendo sempre nuovi paradigmi di apprendimento, si stanno valorizzando sempre nuove modalità di apprendimento, si prospettano sempre nuovi &#8220;luoghi&#8221; di apprendimento: apprendimento informale, &#8220;naturale&#8221;, &#8220;croudsourced learning&#8221;, &#8220;networked learning&#8221;, apprendimento nel processo di lavoro per citarne alcuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Per queste ragioni la &#8220;scuola&#8221; (che non sparirà) va radicalmente ripensata nella sua forma, nei sui ruoli, nelle sue didattiche. La scuola dovrà sempre meno &#8220;scuola&#8221;. E lo sarà. Sarà sempre di più un luogo , di incontri, di scambi,  di ibridamenti di persone, di metodi, di strumenti, di luoghi. La scuola sarà sempre meno chiusa dentro le proprie mura e sempre meno impermeabile alla società. La scuola sarà anche sempre meno di &#8220;proprietà&#8221; degli insegnanti intesi come &#8220;professionisti&#8221;  che si dedicano a tempo pieno all&#8217;insegnamento scolastico; la scuola sarà gestita da operatori sociali e culturali ed il lavoro didattico sarà sempre più un lavoro intellettuale. Se la scuola non saprà diventare tutto questo, allora si che sparirà a favore di <strong><span style="color: #ff6600;">supermercati e di distributori automatici della conoscenza</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">A prescindere dal sensazionalismo giornalitistico che cerca l&#8217;effetto &#8220;glittering&#8221; nelle notizie nel timore di non attrarre lettori, a prescindere dal ritardo con cui la stampa quotidiana e periodica qui da noi si sta accorgendo del fenomeno, il web e le tecnologie digitali e di internet più in generale, hanno un impatto enorme nell&#8217;organizzazione e nell&#8217;erogazione dell&#8217;offerta formativa e nelle forma della didattica anche in presenza; le tecnologie digitali e di internet non sono più un&#8217;opzione, una scelta da parte di scuole ed insegnanti. Sono un obbligo, anzi, un dovere per igni bravo insegnante, per ogni bravo manager di organizzaione formativa</p>
<p style="text-align: justify;">Un<strong><span style="color: #ff6600;"> dovere per chi insegna</span></strong> perchè non si può privare chi impara dell&#8217;enorme quantità di risorse presenti in rete, privarli dell&#8217;<strong><span style="color: #ff6600;">attualità come preziosa risorsa didattica</span></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi domando come si possa fare, oggi, lezioni su temi &#8220;culturali&#8221;, &#8220;scientifici&#8221;, di arte, di economia, di scienze limitandosi ad usare come risorse didattiche quanto è cementato ed imbalsamanto nei libri di testo. <strong><span style="color: #ff6600;">La rete consente una didattica viva, attuale, ricca, reale. La rete connette la scuola alla società, al mondo.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma la rete è anche una enorme opportunità per chi offre formazione. Opportunità di arricchire la propria offerta tradizionale, di differenziarla, di renderla maggiormente individualizzata  e flessibile, di ampliare longitudinalmente e trasversalmente il proprio bacino di utenza. Di migliorare la qualità del &#8220;prodotto&#8221; e l&#8217;immagine dell&#8217;istituzione/organizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In tema di &#8220;nuove opportunità&#8221;  la questione, a mio avviso, sta nell&#8217;eccesivo entusiasmo che spesso accompagna lo &#8220;sbarco nel web&#8221; di scuole ed  enti di formazione. Entusiasmo (necessario e doveroso) per voler cogliere le opportunità che la rete offre ma, qui sta a mio avviso il rischio, forte focalizzazione e atrazione per le &#8220;opportunità&#8221;, su ciò che è possibile fare. Ma come tutti sappiamo, non basta che una cosa sia possibile perchè accada (a tal proposito mi sono riletto un mio <a title="Antonetto" href="http://www.giannimarconato.it/2006/12/e%E2%80%99-cosi-comodo-il-tuo-corso-che-lo-puoi-prendere-anche-in-tram/" target="_blank"><strong>post di cinque anni</strong></a> fa; attualissimo). Non basta mettere online un corso perchè aumenti in numero di studenti. La questione è assai più complessa. Non dovremo mai dimenticare, ad esempio, che <strong><span style="color: #ff6600;">studiare a distanza è più difficile che studiare in presenza</span></strong>, che se guardiamo al profilo dello studente a distanza ideale e di successo che emerge da tante ricerche ci troviamo davanti super-man non ad una persona ordinaria. La vera questione è il come, è la concezione e l&#8217;organizzazione dell&#8217;ambiente di apprendimento, sono i servizi didattici di supporto.</p>
<p style="text-align: justify;">La sfida che il web pone all&#8217;intero universo dell&#8217;education è enorme e chi non la coglie, e non la trasforma in una leva di successo, è destinato ad essere tagliato fuori dai giochi (e per la scuola pubblica questo vuol dire tagliare fuori dai giochi i propri studenti, i cittadini di domani; una bella responsabilità). L&#8217;apprendimento, soprattutto quello professionale, sarà sempre meno confinato in una scuola ed ai tempi della scuola. I tempi , i luoghi, i modi dell&#8217;apprendimento si differenziano e si integrano. E in questo processo il web gioca la parte del leone anche senza il bisogno di immaginare modelli educativi &#8220;eBay&#8221; o &#8220;videogiochi&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto all&#8217;affermazione dell&#8217;articolista citato:</p>
<blockquote><p>&#8230; basta con i discorsi fatti ex cattedra &#8230;.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">vedo tanti discorsi fatti &#8220;ex cattedra&#8221; anche nel web. Se metti on-line il video di una lezione &#8220;ex cattedra&#8221;, questa non perde di certo la sua natura solo perchè è su piattaforma digitale. Sempre ex cattedra rimane. Ma c&#8217;è chi è convinto di essere sceso dalla cattedra solo perchè ha usato uno strumento &#8220;alternativo&#8221;, &#8220;innovativo&#8221;. Questa affermazione mi pare proprio una metafora della cattiva, pessima, concettualizzazione che viene fatta del web nel suo impatto nel mondo dell&#8217;educazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vade retro, Satana &#8230;con il tuo laptop</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 08:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Non posso esimermi dal prendere posizione contro l&#8217;ennesimo frutto del pensiero approssimativo. Di quel pensiero tanto banale, tanto superficiale, tanto semplicistico da portare a dire tutto e il contario di tutto, così, per la semplice ragione che una persona è in grado di articolare due parole o con la voce o con uno scritto. Lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/03/MDA-8.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1327" title="MDA-8" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/03/MDA-8-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Non posso esimermi dal prendere posizione contro l&#8217;ennesimo frutto del pensiero approssimativo. Di quel pensiero tanto banale, tanto superficiale, tanto semplicistico da portare a dire tutto e il contario di tutto, così, per la semplice ragione che una persona è in grado di articolare due parole o con la voce o con uno scritto.</p>
<p>Lo spunto è, ovviamente, l&#8217;articolone di<a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/03/10/news/stop_computer_classe-2574499/" target="_blank"> Repubblica di ieri </a>in cui si enfatizza il potere malefico della presenza del pc e di internet in aula. Succede, secondo l&#8217;articolista, sempre più spesso negli States che singoli insegnanti e intere scuole e università proibiscano ai loro studenti l&#8217;uso del pc (collegato a internet) in aula in quanto il danno che questa abbinata produce è decisamente superiore al beneficio che apporta.</p>
<p>Il pc ed il suo collegamento a internet è motivo di distrazione: gli studenti invece di <strong>prendere appunti</strong>, invece di stare ad <strong>ascoltare il professore che parla</strong>, preferiscono scaricare la posta, leggere il giornale, chattare, gironzolare su Facebook &#8230; Il pc venne definito &#8220;una scocciatura attraente&#8221; da tale David Cole, professore di Legge alla Georgetown University che diede via all&#8217;esperimento proibizionista nel lontano 2007 seguito presto da altri colleghi. Ecco cosa dicono &#8230;.</p>
<blockquote><p>Una decisione radicale motivata dal &#8220;<strong>Web delle distrazioni</strong>&#8220;, come racconta il Washington Post. &#8230;.  ma sono sempre di più quei docenti che non lo vogliono in classe perché lo accusano di scoraggiare le discussioni e di aver reso gli studenti degli &#8220;<strong>stenografi incoscienti</strong>&#8221; o di distrarre non soltanto chi lo usa per navigare e non per prendere appunti ma anche i compagni di banco.</p></blockquote>
<p>E ancora</p>
<blockquote><p>Il professor Cole vanta a suo favore un sondaggio condotto in forma anonima dopo sei settimane dalla messa al bando del pc: quasi la totalità degli studenti ammetteva di essere stato più coinvolto nelle discussioni in classe, il 95% di &#8220;aver usato in passato il computer per scopi diversi dal prendere appunti&#8221;. E se all&#8217;inizio questa misura ha incontrato l&#8217;ostilità degli studenti (nel 2006, ad esempio, quelli della University of Menphis si rivolsero all&#8217;American Bar Association), ora anche loro fanno meno resistenze.</p></blockquote>
<div id="adv180x150m"><!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --> <!--script language="javascript" type="text/javascript">OAS_RICH(&#8216;Middle&#8217;);</script--> <script src="http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js"></script><script src="http://oas.repubblica.it/RealMedia/ads/adstream_jx.ads/repubblica.it/nz/scuolauniversita/interna/1071467860@Middle"></script></div>
<p>A questo punto vorrei fare alcune considerazioni:</p>
<ol>
<li>Quanto successo era facilmente prevedibile. Io l&#8217;ho sempre detto: buttare le tecnologie in un&#8217;aula scolastica senza un pensiero didattico dietro a governare questo evento rivoluzionario non sarebbe servito a niente. Anzi .. un pessimo  servizio fatto alle tecnologie stesse</li>
<li>Non ho mai capito perchè le tecnologie avrebbero dovuto migliorare l&#8217;apprendimento per il solo fatto di essere qualcosa di &#8220;nuovo&#8221;, di &#8220;innovativo&#8221;. Sono altre le cose a migliorare l&#8217;apprendimento creandone le condizioni più propizie. Ma fa sempre comodo attribuire poteri magici a qualcosa o a qualcuno salvo poi attribuirci, con la stessa supeficialità,  poteri diabolici</li>
<li>Usare il pc per prendere appunti che, pare, fosse la ragione principale per cui era stato introdotto (non   caso quegli studenti sono stati definiti &#8220;stenografi incoscenti&#8221;) , mi pare semplicemente demenziale. Questo è certamente un uso legittimo e utile, ma estremamente &#8220;povero&#8221;. Sono ben altre le attività di apprendimento che potrebbero e dovrebbero essere svolte per far esprimere al pc collegato a internet un elevato valore aggiunto lungo tutto il &#8220;ciclo di produzione&#8221; dell&#8217;apprendimento.</li>
<li>Se, poi, gli studenti preferiscono fare altro che stare a prendere appunti o ad ascoltare il professore di turno che parla, la colpa non è &#8211; ovviamente &#8211; del computer ma della scuola  e di chi insegna. Chi di noi proverebbe piacere nel fare cose prive di significato? Solo qualche masochista &#8230;</li>
<li>Il computer, come qualsiasi altro strumento può essere potenziale sorgente di distrazione. Per questo motivo anche per l&#8217;uso del pc a scuola va fatta una adeguata &#8220;formazione&#8221;; vanno definite o, meglio, negoziate, regole d&#8217;uso e queste regole vanno rispettate e fatte rispettare. Come tutte le regole. Ci sono momenti in cui il pc serve per lo svolgimento di attività ed in quei momenti il pc si tiene aperto; ci sono momenti in cui non serve perchè si sta svolgendo un&#8217;attività che non necessita ne del pc ne del collegamento a internet, e il pc si chiude. Il coperchio deve essere abbassato .</li>
</ol>
<p>Quello che mi sono sempre augurato è che l&#8217;introduzione delle tecnologie  a scuola sia un processo consapevole, motivato, riflettuto, preparato e gestito.</p>
<p>Per me l&#8217;introduzione delle tecnologie a scuola è un evento di straordinaria importanza per la scuola; un&#8217;autentica rivoluzione.</p>
<p>Approcci selvaggi, come l&#8217;innondazione di LIM, non solo non portano ad alcun risultato (sarebbe già una buona cose che potesse valere il detto calcistico &#8220;primo, non prenderle&#8221;), ma creano danni irreparabili tanto all&#8217;immagine delle tecnologie in ambito scolastico che alla speranza di miglioramento della scuola.</p>
<p>Ovvio che approcci selvaggi, fatti da sprovveduti, motivati da una visione ingenua dei processi di cambiamento, sostenuti da una visione acritica delle tecnologie non possono che portare agli effetti che vediamo.</p>
<p>Vedi l&#8217;articolo di Repubblica, vedi <a href="http://www.nytimes.com/2007/05/04/education/04laptop.html?_r=3&amp;pagewanted=1&amp;hp&amp;oref=slogin" target="_blank">altro articolo</a> segnalato da Antonio Fini <a href="http://www.fininformatica.it/wp/estremismi/" target="_blank">nel suo blog</a> e datato 2007,  vedi la <a href="http://www.giannimarconato.it/2010/02/sprechi-il-lim-itati-ovvero-perche-odio-le-lim/" target="_blank">ribellione di un insegnante alle LIM </a>&#8230;.</p>
<p>E, di articoli come questi,  speriamo di non doverne vedere tanti altri ancora</p>
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		<title>Si &#8230; copiare &#8230;.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 09:56:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
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		<description><![CDATA[di Marie Dargent Grazie Lucio B. per il titolo e grazie anche Cristina (&#8220;amica&#8221; in più social network e insegnante) che in un tuo recente status in FB scrivi e mi dai il la per alcune considerazioni non marginali: Antonio 7 anni e mezzo, deve scrivere una filastrocca per compito: &#8220;Mamma, me la cerchi al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MD1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1203" title="MD1" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MD1.jpg" alt="" width="150" height="200" /></a></p>
<pre style="text-align: right;"><em>di Marie Dargent
</em></pre>
<p>Grazie Lucio B. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=VkA1TvHK2ME" target="_blank">per il titolo</a> e grazie anche Cristina (&#8220;amica&#8221; in più social network e insegnante) che in un tuo recente status in FB scrivi e mi dai il la per alcune considerazioni non marginali:</p>
<blockquote><p><em>Antonio 7 anni e  mezzo, deve scrivere una filastrocca per compito: &#8220;Mamma, me la cerchi  al computer e la copiamo da lì?&#8221;&#8230;.Nativo digitale o gran  furbacchione????</em></p></blockquote>
<p>Furbacchione, non direi ma &#8220;nativo digitale&#8221; (virgolettato per i <a href="http://www.giannimarconato.it/2009/03/i-nativi-digitali-non-esistono-parte-seconda/" target="_blank">noti motivi</a>) di sicuro si.  Antonio, di sicuro uno che vive il proprio tempo e del proprio tempo usa tutte le <em>facilities</em> disponibili, internet compreso.</p>
<p>Lì, così, ho commentato</p>
<blockquote><p><em>Ha fatto  bene il pargoletto; perchè fare più fatica del necessario? Chi di noi  adulti, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, per  raggiungere un obiettivo sceglierebbe la strada più lunga, più tortuosa,  più faticosa? Il vero problema è un altro: quali compiti di  apprendimento ha senso assegnare oggi considerando anche l&#8217;esistenza di internet  ed il suo agevole accesso?</em></p></blockquote>
<p>E&#8217; assai diffusa la lamentela di tanti insegnanti per le scorciatoie che gli studenti sempre più spesso prendono nello svolgimento delle proprie attività di apprendimento. Ma è una lamentela che non porta da nessuna parte, nemmeno alla restaurazione di approcci didattici tipici delle era scolastica  pre-digitale. Internet non scomparirà come non scompairanno le pratiche ad esso associate; positive o negative che le si voglia considerare.</p>
<p>La questione non è che <span style="color: #ff0000;"><strong><em>per colpa di internet</em></strong></span> gli studenti si abituano al copia-e-incolla e non usano più la propria testa per fare i compiti; la vera questione è che con internet (e non solo per questo) sono saltate, e altri ancora ne salteranno, numerose &#8220;abitudini&#8221; didattiche, numerose &#8220;certezze&#8221;.</p>
<p>Con internet saltano pratiche didattiche che per decenni hanno costituito dei punti fermi della didattica, punti di ancoraggio, punti di certezza, punti di rassicurazione per generazioni di insegnanti.</p>
<p>Saltano le attività di ricerca meramente descrittiva, saltano gli esercizi standardizzati, saltano tante versioni &#8230; Saltano tutte quelle attività didattiche che possono essere svolte attraverso un uso passivo e maccanico  delle risorse presenti in rete, attività che mobilitano funzioni di base del processo cognitivo.</p>
<p>Insegnanti, che oggi, con internet si trovano ad avere sguarnita la propria cassetta degli attrezzi pre-digitali, pre-multimediali, pre-ipertestuali e si trovano nella condizione di doversi inventare nuove pratiche didattiche  e si trovano a dover fare i conti con:</p>
<ul>
<li>l&#8217;abbondanza di informazioni su ogni campo del sapere al di fuori dei canali scolastici canonici</li>
<li>l&#8217;agevole acceso a quelle informazioni</li>
<li>la presenza di autorevoli referenti &#8220;di contenuto&#8221; anche al di fuori dei luoghi e delle istituzioni tradizionalmente dedicati ad attività educative</li>
<li>le competenze digitali e di rete degli studenti</li>
<li>l&#8217;abitudine a lavorare in rete degli studenti</li>
<li>la loro abitudine a  esplorare, ricercare, condividere, collaborare, aiutarsi reciprocamente</li>
</ul>
<p>Saltano, e diventano desuete, tante pratiche didattiche, quelle coerenti con una didattica trasmissiva la quale trova corrispondenza in &#8220;compiti&#8221; strutturati intorno alla ripetizione quasi meccanica (associata a poco impegno cognitivo)  di contenuti.</p>
<p><span style="color: #000000;">Ma si apre, anche,  l&#8217;opprtunità per nuove pratiche (di insegnamento e di apprendimento) capaci di attivare importanti e significativi processi cognitivi come:</span></p>
<ul>
<li><span style="color: #000000;">l&#8217;esercizio del pensiero compkesso</span></li>
<li><span style="color: #000000;">l&#8217;analisi</span></li>
<li><span style="color: #000000;">la critica</span></li>
<li><span style="color: #000000;">la riflessione</span></li>
<li><span style="color: #000000;">l&#8217;espressione di una posizione personale</span></li>
<li><span style="color: #000000;">l&#8217;articolazione</span></li>
<li><span style="color: #000000;">l&#8217;argomentazione</span></li>
<li>l&#8217;interazione all&#8217;interno di prospettive multiple</li>
<li>lo sviluppo di pensiero causale, analogico, espressivo, esperenziale, di soluzione di problemi</li>
</ul>
<p>La presenza di Internet nelle pratiche quotidiane di chiunque, per quanto riguarda la questione &#8220;compiti&#8221; che gli studenti sono chiamti a svolgere , significa che non hanno più alcun senso, ammesso che mai ce ne avessero avuto uno, tutte quelle attività didattiche che possono essere ricondotte ad una copiatura di informazioni/contenuti.</p>
<p>quello che si dovrebbe chiedere agli studenti è di<span style="color: #ff0000;"><strong> fare qualcosa con le informazioni</strong></span>, di usare i <span style="color: #ff0000;"><strong>contenuti come strumenti risolvere problemi</strong></span>,</p>
<p>Far lavorare gli studenti con le informazioni</p>
<ul>
<li>esplorare</li>
<li>analizzare</li>
<li>valutare</li>
<li>investigare</li>
<li>progettare</li>
<li>costruire</li>
<li>visualizzare</li>
<li>correlare</li>
<li>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</li>
</ul>
<p>Sono molte le attività didattiche che si posso svolgere anche con il libero accesso a internet, anzi, rendendolo parte necessaria dell&#8217;attività stessa.</p>
<p>Basta solo superare gli stereotipi didattici ereditati dal passato ed esplorare creativamente le opportunità offerte dei nuovi strumenti disponibili.</p>
<p>E ci si accorgerà come sia praticamente impossibile copiare perchè il prodotto del proprio pensiero non può essere copiato &#8230; deve essere generato ogni volta</p>
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		<title>SIeL 07 (7). Formale? Informale? Blended?</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2007/07/siel-07-7-formale-informale-blended/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Jul 2007 06:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[apprendimento informale]]></category>
		<category><![CDATA[Apprendimento naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[SIEL]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tema del congresso SIeL di quest’anno è stato: “eLearning tra formale ed informale”. Se ne sono sentite tante, quasi tutte nel segno del “lunga vita all’informale”. Si né fatto notare, citando studi, ricerche, visioni, come l’apprendimento formale copra non più del 20% di quanto sappiamo per tirare a campare. Si è, anche, detto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/Ro8vbOENpNI/AAAAAAAAAK4/eBZb1tsOLbQ/s1600-h/SIELlogo.gif"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/Ro8vbOENpNI/AAAAAAAAAK4/eBZb1tsOLbQ/s200/SIELlogo.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5084334649003320530" border="0" /></a>Il tema del congresso SIeL di quest’anno è stato: “<span style="font-weight: bold;">eLearning tra formale ed informale</span>”. Se ne sono sentite tante, quasi tutte nel segno del “lunga vita all’informale”. Si né fatto notare, citando studi, ricerche, visioni, come l’apprendimento formale copra non più del 20% di quanto sappiamo per tirare a campare. Si è, anche, detto che la scuola non valorizza per nulla gli apprendimenti informali. Si è detto: “integriamo il formale con l’informale”.
<p class="MsoNormal">Cerco di capirne di più analizzando il problema e cogliendone, almeno in parte, le sue molteplici sfaccettature.</p>
<ul>
<li>L’informale è una modalità di apprendimento “naturale” e come tale non può essere e non deve essere snaturata “formalizzandola”</li>
<li>L’apprendimento naturale avviene attraverso una pluralità di strategie (Schank)</li>
<li>Ciò che si apprende per via informale è diverso da quanto si apprende per via informale</li>
<li>L’apprendimento informale è sempre “significativo”</li>
<li>Nell’apprendimento informale, chi apprende sente la completa “proprietà” del processo <span style=""> </span></li>
<li>Molto apprendimento informale è tacito ed implicito (Polanyi)</li>
<li>Molto agire competente non è consapevole</li>
<li>Un agire consapevole è “produttivo” (contrario di “ri-produttivo”)</li>
<li>Una cosa è l’apprendimento deliberativo, altro quello reattivo ed implicito (Eraut)</li>
<li>Il concetto di “competenza professionale” rinchiude in sé la dimensione dell’apprendimento informale</li>
<li>L’uso del portfolio è una valorizzazione della competenza indipendentemente da come essa è stata sviluppata</li>
<li>La diffusione di strumenti che valorizzano l’apprendimento informale cambia il potere nella scuola<o:p> </o:p></li>
</ul>
<p class="MsoNormal">….. sotto con la creatività </p>
<p class="MsoNormal">Una prima e provvisoria conclusione:</p>
<p class="MsoNormal">Sarebbe utile comprendere come avviene l’apprendimento informale per identificare strategie didattiche da esportare nei sistemi di apprendimento formale </p>
<p class="MsoNormal"><o:p></o:p>….. sotto, ancora, con la creatività</p>
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		<title>Eden Conference Napoli (1). Serendipity e Homo Contextus</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2007/06/eden-conference-napoli-1-serendipity-e-homo-contextus/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2007/06/eden-conference-napoli-1-serendipity-e-homo-contextus/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2007 08:47:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[EDEN]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[social software]]></category>
		<category><![CDATA[Visioni]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Finalmente si parte. Il primo intervento è di Teemu Arina, una “giovane speranza” dalla Finlandia, un visionario delle nuove forme di apprendimento nell’era della conoscenza e del social software. Il suo intervento è centrato sul concetto di Serendipity (lo scoprire cose non cercate mentre se ne cercano altre) e del Homo Contextus. Un intervento fortemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/RnEBdCk0KOI/AAAAAAAAAG8/MnR9_eoVu44/s1600-h/edenlogo.gif"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/RnEBdCk0KOI/AAAAAAAAAG8/MnR9_eoVu44/s200/edenlogo.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5075839853442377954" border="0" /></a><span style="">Finalmente si parte. Il primo intervento è di <a href="http://tarina.blogging.fi/"><st1:personname productid="Teemu Arina" st="on">Teemu  Arina</st1:personname></a>, una “giovane speranza” dalla Finlandia, un visionario delle nuove forme di apprendimento nell’era della conoscenza e del social software.<o:p></o:p></span>
<p class="MsoNormal"><span style="">Il suo <a href="http://www.slideshare.net/infe/serendipity-20-missing-third-places-of-learning/">intervento</a> è centrato sul concetto di Serendipity (lo scoprire cose non cercate mentre se ne cercano altre) e del Homo Contextus.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="">Un intervento fortemente ancorato sul pensiero di Marshal McLuan quando vede le tecnologie come estensioni del corpo e del pensiero delle persone. <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="">Teemu confuta l’utilità di una istruzione modella sul format del paradigma della produzione industriale (processo intenzionale, completamente pianificato, lineare) in una realtà, quella attuale, caratterizzata da processi ben diversi quando viene chiesta una forte abilità di adattamento ai cambiamenti. Dove è necessario avere un atteggiamento di continua scoperta e, per questo, poter <i style="">frequentare</i> un ambiente adatto <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="">La conversazione diventa la benzina dell’innovazione.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="">Le tecnologie ci aiutano ad espandere le capacità delle nostre menti.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="">Il passaggio da Homo Habilis ad Homo Sapiens è avvenuta attraverso espansioni del corpo e del cervello di tipo “fisico”.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="">Il passaggio da Homo Sapiens ad Homo Contextus (connesso) avviene per espansioni virtuali delle capacità mentali. Ciò è reso possibile dall’uso delle tecnologie digitali che diventano delle “protesi cognitive”.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="">Rilevante, in questo contesto, il concetto di Distributed Learning: la connessione aumenta le abilità mentali.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="">Strumenti che sostengono la connessione e la conversazioni, come blog e wiki, sono, per queste ragioni, le basi dell’apprendimento del futuro.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="">Divertente il concetto di “parasitic learning”: imparare qualcosa dagli altri senza che questi ne siano<span style="">  </span>consapevoli e concordi!!!<o:p></o:p></span></p>
<p>  <span style="">Un, dovuto, richiamo finale al pensiero di Illich ed alla descolarizzazione della società ( e dell’apprendimento).<span style="">   </span><span style=""><br /></span></span>
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		<title>Quelli del sapere debole</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2007/06/quelli-del-sapere-debole/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Jun 2007 17:32:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogmania]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[social software]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Così ne L’espresso n. 22 del 7 giugno a pag. 189 veniamo definiti noi blogger, noi utilizzatori più o meno accaniti del web 2.0.L’espressione è ripresa dall’ultimo libro di Andrew Keen atteso in libreria negli States a giugno (Su Amazon lo ho visto già in vendita) The culture of amateur. How today’s Internet is killing [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/RmmTZyk0KJI/AAAAAAAAAGU/GBkNYcFAA3M/s1600-h/01blackhrtclr.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://3.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/RmmTZyk0KJI/AAAAAAAAAGU/GBkNYcFAA3M/s200/01blackhrtclr.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5073748526491773074" border="0" /></a>
<p class="MsoNormal"><o:p> </o:p></p>
<p>Così ne L’espresso n. 22  del 7 giugno a pag. 189 veniamo definiti noi blogger, noi utilizzatori più o meno accaniti del web 2.0.L’espressione è ripresa dall’ultimo libro di Andrew Keen atteso in libreria negli States a giugno (Su <a href="http://www.amazon.com/Cult-Amateur-Internet-killing-culture/dp/0385520808">Amazon</a> lo ho visto già in vendita) <i style="">The culture of amateur. </i><i style=""><span style="" lang="EN-GB">How today’s Internet is killing our culture and assaulting our economy</span></i><span style="" lang="EN-GB">.<o:p></o:p></span>Siamo tutti dilettanti allo sbaraglio? Questo si domanda l’autrice dell’articolo. Pare che, secondo Keen, noi, essendo pronti ad esprime opinioni su tutti e su tutto, disprezziamo le competenze adorando tutto quello che è amatoriale e spontaneo. Con noi inizia l’epoca del sapere debole in cui viene affossato il prestigio e la responsabilità degli <i style="">esperti</i>. Quello che succede nel web 2.0 non è conoscenza costruita collaborativamente, ma ci sono buone probabilità che sia <i style="">user-generated nonsense</i>! Noi blogger ci rinforzeremo l’un l’altro (il vecchio meccanismo del condizionamento di pavloviana e comportamentistica memoria) piuttosto che aiutarci ad espandere gli orizzonti.<span style="">  </span>
<p class="MsoNormal">Può essere.</p>
<p class="MsoNormal">Per quel che mi riguarda e da quel che vedo, un po’ di narcisismo c’è di sicuro. Ma si tratta di un narcisismo innocuo. A me fa piacere sapere che qualche decina di colleghi guarda ogni giorno quello che scrivo, ma anch’io quotidianamente guardo quello che altri scrivono e qualcosa imparo da loro.</p>
<p class="MsoNormal">Credo che non ci sia nulla di male ad esprimere pubblicamente le proprie idee. Mentre scrivi, rifletti ed impari; se qualcuno replica e magari confuta quello che scrivi, impari ancora di più.</p>
<p class="MsoNormal">Come già detto, per me il blog è un <i style="">reflective journal</i> condiviso.</p>
<p class="MsoNormal">Riguardo ai così detti <i style="">esperti,</i> ci sarebbe molto da ridire. Non ci sono dubbi che molti riconosciuti come tali lo siano veramente (io stesso ho venerazione scientifica e professionale per molte persone), ma è vero, anche, che molti di quelli che scrivono libri, discettano a convegni essendone <i style="">invited speakers</i>, sono a capo di associazioni ed istituzioni, sono solo dei tromboni che stanno al loro posto solo in virtù di giochi di potere e per essersi costruita una propria <i style="">mafietta, </i>anche se si dicono al servizio di una giusta causa (la loro).</p>
<p class="MsoNormal">E’ altrettanto certo che questa sovrabbondanza di informatori e di informazioni obbliga tutti noi ad esercitare maggiormente il senso critico, ad avere una opinione personale, a <i style="">credere</i> di meno. Ma non mi pare sia, questo, un male.</p>
<p class="MsoNormal">Quindi, diffidiamo pure dei blogger e prendiamo con leggerezza le loro performance, ma diffidiamo anche di tanti sedicenti <i style="">esperti</i>. Non so da che parte stia il sapere debole. <span style=""> </span></p>
<p class="MsoNormal">Quanto a Keen, noto <a href="http://andrewkeen.typepad.com/">blogger</a> e multi-presente nel web 2.0, leggerò il suo libro e se qualcosa mi farà riflettere, lo ringrazierò.</p>
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		<title>The Future of Education</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jun 2007 05:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>

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		<description><![CDATA[A costo zero una interessantissima conferenza. E&#8217; on-line all&#8217;Università di Manitoba coordinata da George Siemens, si svolge dal 4 all&#8217;8 giugno ed il titolo è &#8220;The Future of Education&#8220;. Le presentazioni già tenute sono accessibili dalla homepage della conferenza. Per ascoltare le presentazioni e visualizzare le slide che le accompagnano, è necessario aveer instalato nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/Rmedyik0KFI/AAAAAAAAAF0/R-xanN86TOo/s1600-h/01negwall.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/Rmedyik0KFI/AAAAAAAAAF0/R-xanN86TOo/s200/01negwall.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5073196996856391762" border="0" /></a></p>
<p>A costo zero una interessantissima conferenza. E&#8217; on-line  all&#8217;Università di Manitoba coordinata da <a href="http://www.elearnspace.org/">George Siemens</a>, si svolge dal 4 all&#8217;8 giugno  ed il titolo è &#8220;<a href="http://ltc.umanitoba.ca/moodle/course/view.php?id=12">The Future of Education</a>&#8220;.</p>
<p>Le presentazioni già tenute sono accessibili dalla  <a href="http://ltc.umanitoba.ca/moodle/course/view.php?id=12">homepage </a> della conferenza. Per ascoltare  le presentazioni e visualizzare le slide che le accompagnano, è necessario aveer instalato nel proprio PC Elluminate. Se non lo avete, il processo di installazione si avvia automaticamente al primo accesso ad una registrazione.    Ogni presentazione viene discussa nel<a href="http://ltc.umanitoba.ca/moodle/mod/forum/index.php?id=12"> forum</a>. Tra i relatori  Derrik  de  Kerkhove, Teemu Arina (ascoltato a Bolzano 07), Teemu Leioneen (il creatore di FLE3), Jay Cross.<br />Un bel evento cui dobbiamo essere grati a George, visionario del <a href="http://www.connectivism.ca/">connettivismo.</a><br />Il suo libro <span style="font-style: italic;"><a href="http://oltreelearning.blogspot.com/search/label/Libri">Knowing Knowledge</a> </span> è on- line.
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		<title>Apprendere (con e senza le tecnologie)</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2007/06/apprendere-con-e-senza-le-tecnologie/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Jun 2007 17:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concetti]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Formzione Professionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuovo nome, una più spinta focalizzazione sull’apprendimento. Sempre le tecnologie anche se … non necessariamente. Stesso stile redazionale (il mio, non saprei fare diversamente). Stesso URL per ragioni pratiche. Nuova grafica (template di Bogger, il massimo che mi posso concedere). Questo il “cambiamento” del mio reflective journal condiviso. Molte le tematiche su cui ancorare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/RmBR7v8xxtI/AAAAAAAAAEs/pJq_kqT1Il4/s1600-h/01tralfampoly_rid.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/RmBR7v8xxtI/AAAAAAAAAEs/pJq_kqT1Il4/s200/01tralfampoly_rid.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5071143267344697042" border="0" /></a>Nuovo nome, una più spinta focalizzazione sull’apprendimento. Sempre le tecnologie anche se … non necessariamente. Stesso stile redazionale (il mio, non saprei fare diversamente). Stesso URL per ragioni pratiche. Nuova grafica (template di Bogger, il massimo che mi posso concedere).
<p class="MsoNormal">Questo il “cambiamento” del mio <i style="">reflective journal </i>condiviso. </p>
<p class="MsoNormal">Molte le tematiche su cui ancorare la mia riflessione. La conoscenza e l’apprendimento nelle sue molteplici sfaccettature ma, anche, il contesto sociale, culturale istituzionale in cui si sviluppano, con le loro forze facilitanti e con quelle ostacolanti. </p>
<p class="MsoNormal">Le ragioni e gli scopi della formazione. </p>
<p class="MsoNormal">Lobby, business, <i style="">mafiette</i>. Istituzioni, accademia e “liberi” pensatori. Quest’ultima, la comunità cui appartengo, ne per scelta ne per ripiego.</p>
<p class="MsoNormal">Così va la vita, diceva <a href="http://www.vonnegut.com/">Vonnegut</a><span style="">   </span></p>
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		<item>
		<title>Zenacamp, apprendimento formale ed informale</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2007/04/zenacamp-apprendimento-formale-ed-informale/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2007 08:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[apprendimento informale]]></category>
		<category><![CDATA[Barcamp]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie dell'apprendimento con le tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Con il collega Antonio Fini, abbiamo allestito all&#8217;interno dello Zenacamp una micro-sessione sulla formazione. A noi si è aggiunta anche la collega Angela Sugliano, dell&#8217;Università di Genova ed abbiamo tenuto banco per una oretta e mezza. Antonio ha parlato di apprendimento formale ed informale. Angela ha presento una sua esperienza titolata &#8220;insegnare ed apprendere le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://barcamp.org/ZenaCamp"><img src="http://barcamp.org/f/zenacamp.gif" /></a></p>
<p>Con il collega Antonio Fini, abbiamo allestito all&#8217;interno dello Zenacamp una micro-sessione sulla formazione. A noi si è aggiunta anche la collega  Angela Sugliano, dell&#8217;Università di Genova ed abbiamo tenuto banco per una oretta e mezza.</p>
<p>Antonio ha parlato di <a href="http://www.slideshare.net/anto/elearning-formale-e-informale-nel-web-20">apprendimento formale ed informale</a><span style="text-decoration: underline;">.</p>
<p></span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/RjSl3FW-mEI/AAAAAAAAAB8/GvyuKEI3C1w/s1600-h/Immagine+089.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 352px; height: 186px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/RjSl3FW-mEI/AAAAAAAAAB8/GvyuKEI3C1w/s320/Immagine+089.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5058850647193851970" border="0" /></a><br />Angela ha presento una sua esperienza titolata &#8220;<a href="www.classe100s.unige.it">insegnare ed apprendere le ICT&#8221;</a>.</p>
<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/RjSmI1W-mFI/AAAAAAAAACE/xD8sAmT-R7w/s1600-h/Immagine+083.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/RjSmI1W-mFI/AAAAAAAAACE/xD8sAmT-R7w/s320/Immagine+083.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5058850952136530002" border="0" /></a></p>
<p>Nel corso ed al termine delle tre presentazioni un breve dibattito convergente sul fatto che l&#8217;avvento delle tecnologie sta scardinando le gerarchie di &#8220;potere&#8221; nella scuola aprendo ampi spazi, accanto alla dimensione &#8220;formale&#8221; della stessa,  la dimensione &#8220;informale&#8221;.<br />La questione, allora, potrebbe diventare: come coesisteranno queste dimensioni?  Non si porranno problemi  &#8220;politici&#8221; di potere, nel senso di conflitti tra chi detiene quello formale (ad esempio, è stato detto i &#8220;baroni&#8221;) e chi detiene quello informale distribuito all&#8217;interno della comunità delle persone che apprendono ?
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		<title>Bolzano 07: ieri, oggi e domani negli usi didattici delle tecnologie</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2007 15:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concetti]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>

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		<description><![CDATA[Riporto qualche scampolo di Bolzano 07 riproponendo qualche passaggio del mio intervento introduttivo nel quale ho cercato di fare, dal mio punto di vista, una panoramica su come sia cambiato, nella concettualizzazione e nella pratica, l&#8217;uso delle tecnologie nell&#8217;insegnamento e nell&#8217;apprendimento.Una ambiguità presente negli usi delle tecnologie, sta nel confondere due universi di utilizzo, entrambi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto qualche scampolo di Bolzano 07  riproponendo qualche passaggio del mio intervento introduttivo nel quale ho cercato di fare, dal mio punto di vista, una panoramica su come sia cambiato, nella concettualizzazione e nella pratica, l&#8217;uso delle tecnologie nell&#8217;insegnamento e nell&#8217;apprendimento.<br />Una ambiguità presente negli usi delle tecnologie, sta nel confondere due universi di utilizzo, entrambi &#8220;legittimi&#8221; ma profondamente diversi:
<ul>
<li>un uso &#8220;logistico&#8221; o &#8220;organizzativo&#8221;: si usano le tecnologie per organizzare al meglio tutto il ciclo di produzione di una attività di formazione. Modalità &#8220;digitali&#8221; sostituiscono, così dette innovative,  le attività &#8220;analogiche&#8221;</li>
<li>un uso &#8220;pedagogico&#8221;  o &#8220;didattico&#8221;: le tecnologie sono usate a supporto di &#8220;strategie di apprendimento&#8221;  in modo  intenzionale ed esplicito.</li>
</ul>
<p>Credo che spesso si confondano i due piani e si spacci per &#8220;uso didattico&#8221; quello che è, invece, un uso meramente organizzativo. Ma tra i due passa una bella differenza &#8230;&#8230;.</p>
<p>Altro tema che  mi era sembrato utile evidenziare  era riferito alle direzioni degli spostamenti concettuali che vanno da processi formativi (contenuti, percorsi, tecnologie) strutturati e rigidi  a forme flessibili ed aperte.<br />Altre linee di cambiamento sono quelle che vanno dai contenuti al processo di apprendimento, da un controllo  esercitato dall&#8217;istituzione e dal docente a quello esercitato dalla persona che apprende, dalla fruizione passiva di contenuti alla costruzione partecipata di conoscenza &#8230;</p>
<p>Maggiori dettagli nelle <a href="http://www.copernicus-bz-pionieri.it/index.php?option=com_docman&#038;task=doc_download&amp;gid=65">slide</a> della presentazione.
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