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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie) &#187; Scuola</title>
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	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
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		<title>Basta compiti?</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2012/04/basta-compiti/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 05:42:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[La scuola che funziona]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[basta compiti]]></category>
		<category><![CDATA[Compiti]]></category>
		<category><![CDATA[Parodi]]></category>

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		<description><![CDATA[Basta compiti di Maurizio Parodi Un libro con una discussione dentro &#160; Sono proprio contento di questo libro. Non solo per i suoi contenuti che mettono sotti i riflettori un aspetto emblematico della crisi della scuola, ma anche ( e soprattutto) per la sua genesi, una genesi inconsueta se si pensa a come la conoscenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/04/Cover.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2186" title="Cover" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/04/Cover-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a></p>
<h1 align="center"><strong><span style="color: #ff6600;">Basta compiti</span></strong></h1>
<h1 align="center"><span style="color: #ff6600;"><strong>di Maurizio Parodi</strong></span></h1>
<h1 align="center"><span style="color: #ff6600;"><strong>Un libro con una discussione dentro </strong></span></h1>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono proprio contento di questo libro. Non solo per i suoi contenuti che mettono sotti i riflettori un aspetto emblematico della crisi della scuola, ma anche ( e soprattutto) per la sua genesi, una genesi inconsueta se si pensa a come la conoscenza cementata in un libro si generava nell&#8217;era pre internet, pre social network. Una genesi che ha  tratto vantaggio da tutto ciò che queste tecnologie rendono possibile.</p>
<p>Il libro documenta la <a title="forum lscf" href="http://www.lascuolachefunziona.it/forum/topics/basta-compiti" target="_blank">discussione</a> sviluppata nel network &#8220;La scuola che funziona&#8221; tra la fine del 2009 e i primi mesi dell’anno successivo e i contenuti di questa discussione  hanno un ruolo importante nelle argomentazioni portate dall’Autore sulla tematica.</p>
<p>Parodi stava accarezzando l’idea di sviluppare, dopo “La scuola che fa male”, un altro tema caldo per la scuola, quello del senso dei “compiti per casa” e, per dare maggior  spessore alle sue ipotesi, aveva ritenuto utile confrontare le proprie idee con colleghi insegnanti ed aveva identificato nel nostro network il contesto più adatto a farlo.</p>
<p>Lanciata la discussione con un post alquanto provocatorio, il network accetta con entusiasmo la sfida e la tematica viene sviscerata in numerosi suoi aspetti con posizioni spesso divergenti. Tanto è densa la partecipazione che Parodi sceglie di dedicare un ampio capitolo del libro ai  contributi raccolti nel network.</p>
<p>Un bel modo di costruire conoscenza ai tempi del social networking!</p>
<p>Alla luce della discussione (ripresa alla grande dopo la pubblicazione del libro ed il suo lancio presso il network) e del libro, dico anch&#8217;io alcune cose sulla controversa questione</p>
<p>Le questioni sono tante.</p>
<p>La prima riguarda la tematica nl più ampio scenario della crisi della scuola come sistema. I &#8220;compiti&#8221; (&#8220;per casa&#8221;) sono una bandiera della scuola che da sempre non funziona e lo sono anche di tanta scuola contemporanea che procede per inerzia (tanti insegnanti che dedicano il loro tempo anche a partecipare, nel loro tempo libero, alle attività del network dove si confrontano con colleghi non fanno parte di questo plotone).</p>
<p>Denunciare le criticità di pratiche caratterizzanti  questa scuola ha il senso di accendere i riflettori sulle sue contraddizioni, sui suoi punti deboli, su una delle cause (ma anche effetto). E’ un’operazione che ha un senso e che condivido. A volte, spesso, ho la sensazione che questa scuola non sia rimediabile e tanto valga non fare nulla per tenerla in vita. E di denunciare senza pietà e tentennamenti  i suoi effetti nefasti (come ha fatto Maurizio Parodi con questo libro e nel precedente La scuola che fa male) .</p>
<p>La seconda questione riguarda la scuola che, comunque, c’è. Riguarda i suoi studenti, i meno fortunati; riguarda il lavoro quotidiano degli insegnanti responsabili, i loro problemi, le loro speranze: Il dovere di fare qualcosa, soprattutto a favore degli studenti.</p>
<p>Qui, a mio avviso, la questione è “a cosa servono i compiti?” ed anche “i compiti servono realmente a quanto crediamo servano? Sono utili agli studenti? Non si creano ulteriori discriminazioni, quelle che vorremmo eliminare?</p>
<p>La questione è, anche, collegata a quali pensiamo siano gli obiettivi che la scuola dovrebbe perseguire. Ad esempio, io credo che sia importante che la scuola debba insegnare ad imparare ad imparare, sempre, lungo tutto l’arco di vita. In questa prospettiva lavorare da soli (autodirigere il proprio apprendimento, come si usa dire) è una pratica che si apprende anche svolgendo “compiti”. Allora si apre tutta la questione di quali compiti di apprendimento potrebbero essere adeguati.  Ovvio che come rendere operativo questo principio cambia a seconda che si tratti di un bambino della primaria (dove qualcosa si potrebbe già fare) o di un quasi-adulto degli ultimi anni delle superiori.</p>
<p>In definitiva, io sono convinto che tanti aspetti (cognitivi, psicologici, sociali) correlati con i “compiti per casa” possano essere attuali anche nella scuola rinnovata, attuale, democratica. Ma con tanti se e tanti ma, quelli che il libro di Maurizio ben mette in evidenza e che sono stati sviscerati nella discussione nel network, anche nella sua ripresa di questi giorni.</p>
<p>La mia conclusione? Non cedere all’ “o … o” ed agire la complessità della questione e non disdegnare di misurarsi con le sfide poste da una pratica … pericolosa. E vincere la sfida.</p>
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		<title>Internet rendi stupidi &#8230; coloro che stupidi già sono</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2012/01/internet-rendi-stupidi-coloro-che-stupidi-gia-sono/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 16:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggo (Repubblica del 12 gennaio) un  interessante contributo di Raffaele Simone (linguista italiano,  uno dei maggiori studiosi europei di linguistica e filosofia del linguaggio e della cultura,  un&#8217;intensa attività di saggistica politico-culturale e di organizzazione editoriale. Fonte Wikipedia) sulla (presunta, demagogica, mistificatoria: aggiunte mie) innovazione digitale a scuola. Cito articolo ed autore per la sintonia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/01/MDA11_26-4-08-291.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2072" title="MDA11_26-4-08-29" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/01/MDA11_26-4-08-291-267x300.jpg" alt="" width="267" height="300" /></a></p>
<p>Leggo (Repubblica del 12 gennaio) un  interessante contributo di Raffaele Simone (linguista italiano,  uno dei maggiori studiosi europei di linguistica e filosofia del linguaggio e della cultura,  un&#8217;intensa attività di saggistica politico-culturale e di organizzazione editoriale. Fonte Wikipedia) sulla (<strong><span style="color: #ff6600;">presunta, demagogica, mistificatoria</span></strong>: aggiunte mie)<strong><span style="color: #ff6600;"> innovazione digitale a scuola</span></strong>.</p>
<p>Cito articolo ed autore per la sintonia tra il suo (alto) ed il mio (modesto) pensiero sulla questione. Il Nostro esordisce senza peli sulla lingua:</p>
<blockquote><p>Due spettri si aggirano per le scuole italiane: la lavagna interattiva ed i tablet. &#8230; Da un po&#8217; di tempo qualcuno ha stabilito che sono il futuro della scuola &#8230;appena un ministro si installa, dichiara che i due gadget sono indispensabili.</p></blockquote>
<p>Allineamento e sudditanza totale con queste affermazioni. Tanto, le faccio da anni, specie per la lim <img src='http://www.giannimarconato.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> .</p>
<p>Simone continua</p>
<blockquote><p>Quanto alla lavagna interattiva, basta vederla in funzione per capire che è un gadget inutile e fragilissimo. Il suo lavoro non è molto diverso da quello  di una lavagna normale, &#8230;&#8230;</p></blockquote>
<p>Cose, anche queste dette qui ed altrove da tempo immemorabile.</p>
<p>Sui tablet:</p>
<blockquote><p>Il tablet è più insidioso .. ha un appeal a cui è difficile resistere. Inoltre, siccome è  &#8220;connesso&#8221; , spinge facilmente a credere che apra finestre su un mondo illimitato</p></blockquote>
<p>&#8230; e si domanda</p>
<blockquote><p>Ma è davvero così?  &#8230; il dibattito internazionale su questi temi è molto vivo. Più di un analista dubita della reale utilità di queste risorse a scuola.</p></blockquote>
<p>Anche qui accordo totale se per &#8220;risorse&#8221; si intendono le lavagne magiche ed i tablet; non certamente il digitale in senso ampio ed in tutte le sue forme. Mi pare impropria la sua citazione del (titolo del) libro di Carr &#8220;Internet rende supidi?&#8221; a sostegno della sua idea che si, internet rende sempre e comunque stupidi quando usato a scuola e per scopi di apprendimento. Non è internet che rende stupidi; chi è già stupido di suo lo è anche con Internet.</p>
<p>Condivisibile anche quando parla dell&#8217;accettazione acritica nella nostra scuola di modelli e strumenti &#8220;modaioli&#8221;.</p>
<blockquote><p>In ritardo su tutti gli aspetti della modernità, la nostra scuola ha sempre mostrato la più candida accoglienza verso mode (tutte, inutile dirlo, di origine statunitense)  che si sono esaurite in un batter d&#8217;occhio A ricordarne alcune si entra nella più pumblea archeologia culturale:</p>
<ul>
<li>negli anni sessanta subimmo l&#8217;inondazione del mito della misurazione oggettiva delle prestazioni dei ragazzi</li>
<li>poi fu la volta degli &#8220;obiettivi didattici&#8221;, mediocre dottrina che costrinse per anni gli insegnanti a indicare ossessivamente gli &#8220;obiettivi&#8221; &#8230; a cui la loro attività doveva puntare</li>
<li>infine, la folle sbronza dell&#8217;&#8221;istruzione programmata&#8221;: in attesa del computer si progettavano noiosi fascicoli che ne scimiottavano la logica.</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Condivido la valutazione di &#8220;mode&#8221; accolte senza alcuna riflessione ed atteggiamento critico di questi approcci metodologici e ne rigetto il significato ed il valore, ma vorrei ricordare all&#8217;illustre autore che &#8220;misuarzione oggettiva&#8221; e &#8220;obiettivi didattici&#8221; ancora imperano nelle nostre scuole e che la &#8220;istruzione programmata&#8221; si è attualizzata sotto forma di tanti usi didattici dellle tecnologie (= tecnologie che insegnano agli studenti), in tanti approcci al così detto e-learning, nei courseware, nei learning object. Tutto in vigore, caro Simone. Purtroppo.</p>
<p>Giusto, caro Simone, evidenziare che:</p>
<blockquote><p>Ognuna di quelle ondate generò corsi di aggiornamento, investimenti e carta straccia, senza dire del subbuglio che produsse nei professionisti e nelle famiglie.</p></blockquote>
<p>Insomma, solo occasioni di business,  poco cambiamento reale e duraturo, nessuna vera innovazione, quella ad impatto sull&#8217;apprendimento. La scuola ha continuato, e continua, a produrre poco apprendimento. Per fortuna che noi esseri umani in tante occasioni siamo capaci di imparare anche senza insegnamento  (o nonostante l&#8217;insegnamento) come siamom in grado di guarire anche senza medici e medicine (qui si aprirebbe  un capitolo dal titolo: &#8220;Allora, a che serve la scuola? A che servono gli insegnanti?&#8221; Svilupperemo questo capitolo altrove; per ora dico che scuola ed insegnan ti servono; eccome che servono).</p>
<p>Quale vero problema pone Raffaele Simone?</p>
<blockquote><p>L&#8217;aperura senza riserve a tablet e lavagne interattive (qualcuno studia anche applicazioni educative per telefonino&#8230;) corre il rischio di essere un nuovo capitolo di questa storia di sudditanza.</p></blockquote>
<p>E, aggiungo io, un&#8217;ulteriore occasione mancata per innovare e per rendere maggiormente efficace la scuola.</p>
<p>Interessanti le sollecitazioni con cui si conclude l&#8217;intervento, riconducibili sostanzialmente a:</p>
<blockquote>
<ul>
<li>importanza della cultura digitale, ben oltre le  mode precedenti</li>
<li>tardiva attenzione da parte dei &#8220;responsabili&#8221; verso il fenomeno digitale</li>
<li>cultura dell&#8217;accodarsi non consapevole nelle pratiche di digitalizzazione</li>
<li>necessità di comprendere bene il significato dell&#8217;introduzione massiccia della cultura digitale nella scuola</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Concludendo, non mi sento di condividere minimamente la  sua preoccupazione per la relazione tra digitale ed attenzione:</p>
<blockquote><p>&#8230; la cultura digitale è uno dei più terribili moventi di interruzione della concentrazione che si siano mai presentati nella storia, e si sa quanto la concentrazione sia cruciale nell&#8217;apprendimento.</p></blockquote>
<p>No, non sono dell&#8217;avviso che il digitale distragga. <span style="color: #ff6600;"><strong>Il digitale sta generando nuove forme di &#8220;attenzione&#8221;</strong></span>: una attenzione fluida, a macchie, a balzi ma che in parallelo genera la capacità di mettere assieme i diversi pezzi facendoli percepire cone un&#8217;entità unica, omogenea. Una omogeneità ricostruita cognitivamente. Qualcosa di simile a quanto avviene nel sistema visivo (occhio + mente) per la percezione della forma quando il cervello assicura continuità ad eventi che l&#8217;occhio rileva come elementi separati. Certe forme di  movimento, il completamento di figure &#8230;. Una forma nascente di &#8220;attenzione digitale&#8221; (vedi le concettualizzazioni di &#8220;intelligenza digitale&#8221; di Batro e Denham)? Solo una mia idea, da approfondire oltre un&#8217;intuizione grezza.</p>
<p>PS</p>
<p>Leggo un contributo critico verso il citato articolo: &#8220;Gli spettri di Simone&#8221; di Maurizio Tirittico (in http://www.scuolaoggi.org/archivio/gli_spettri_di_simone). Credo che Trittico abbia letto quello che ha voluto nello scritto di Simone, scritto che ha il pregio di aver dato uno sguardo non superficiale ed acritico agli usi delle tecnologie  a scuola. Condividio quanto Trittico afferma a proposito di Simone: nel suo contributo mancano le proposte di usi &#8220;intelligenti&#8221; delle tecnologie, proposte che dal suo punto di osservazione potrebbe autrevolmente fare.</p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p>Link all&#8217;articolo: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/01/12/se-scuola-internet-rende-stupidi.html</p>
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		<title>La scuola del futuro viaggia sul web?</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/10/la-scuola-del-futuro-viaggia-sul-web/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 07:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[Scenari]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[immagine in omaggio al movimento Edupunk Un intero paginone su La Reupbblica di ieri 10 ottobre per annunciare la scoperta del secolo: l&#8217;esistenza della dimensione digitale/virtuale/on-line della scuola. Scuole o meglio, opportunità educative, di istruzione, di formazione che hanno una loro proiezione nel web. Riccardo Luna, autore dello scoop, esordisce con l&#8217;abituale retorica sensazionalistica che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/10/180px-Edupunk_taglio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1958" title="180px-Edupunk_taglio" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/10/180px-Edupunk_taglio.jpg" alt="" width="306" height="82" /></a><em></em></p>
<p style="text-align: right;"><em>immagine in omaggio al movimento <a title="edupunk" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=61244281813&amp;ref=ts" target="_blank">Edupunk</a></em></p>
<p style="text-align: justify;">Un intero paginone su La Reupbblica di ieri 10 ottobre per annunciare la scoperta del secolo: l&#8217;esistenza della dimensione digitale/virtuale/on-line della scuola. Scuole o meglio, opportunità educative, di istruzione, di formazione che hanno una loro proiezione nel web. Riccardo Luna, autore dello scoop, esordisce con l&#8217;abituale retorica sensazionalistica che è giusto avere quando si parla di scuola: solo iperboli, mai ragionamenti articolati ed argomentati (come, ad esempio gli articoli &#8211; giornalistici, non &#8220;scientifici&#8221; &#8211; del NYT; uno <a href="http://www.giannimarconato.it/2011/10/a-never-ending-story/" target="_blank">citato qu</a>i qualche giorno fa):</p>
<blockquote><p>Nella &#8220;scuola del futuro&#8221; non ci sono banchi rotti ed edifici fattiscenti. Ci sono soltanto gli unici due elementi indispensabili perchè si possa parlare di un corso: i docenti. E soprattutto gli studenti&#8221;</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">E, citando tale Bill Keller (sempre NYT, anche se &#8220;ex&#8221;), il nostro pronostica:</p>
<blockquote><p>I corsi saranno online e saranno votati dagli allievi come i libri su Amazon; l&#8217;insegnamento sarà organizzato con aste modello eBay, gli studenti invece del titolo di studio conquisteranno livelli di abilità come nei videogame&#8230;</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Rispetto all&#8217;istruzione &#8220;modello eBay&#8221; e &#8220;modello videogame&#8221;, questa mi sembra proprio un cavolata. Scusate il tecnicismo &#8230;.</p>
<p style="text-align: justify;">Di certo il &#8220;modello scuola&#8221; inteso tanto come luogo di elezione per l&#8217;istruzione, l&#8217;educazione, la formazione delle nuove generazioni, quanto come spazio fisico esclusivo in cui svolgere le attività di insegnamento e di apprendimento, è decisamente superato per effetto dei cambiamenti sociali e delle innovazioni tecnologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">La scuola non è più, e da tempo, il luogo educativo di elezione: sono numerose le &#8220;agenzie&#8221; esterne alla scuola che educano, che hanno influenza tanto quanto,  se non di più, della scuola. La scuola non è più neppure il luogo fisico che detiene l&#8217;esclusiva dell&#8217;insegnamento e dell&#8217;istruzione. Stanno emergendo sempre nuovi paradigmi di apprendimento, si stanno valorizzando sempre nuove modalità di apprendimento, si prospettano sempre nuovi &#8220;luoghi&#8221; di apprendimento: apprendimento informale, &#8220;naturale&#8221;, &#8220;croudsourced learning&#8221;, &#8220;networked learning&#8221;, apprendimento nel processo di lavoro per citarne alcuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Per queste ragioni la &#8220;scuola&#8221; (che non sparirà) va radicalmente ripensata nella sua forma, nei sui ruoli, nelle sue didattiche. La scuola dovrà sempre meno &#8220;scuola&#8221;. E lo sarà. Sarà sempre di più un luogo , di incontri, di scambi,  di ibridamenti di persone, di metodi, di strumenti, di luoghi. La scuola sarà sempre meno chiusa dentro le proprie mura e sempre meno impermeabile alla società. La scuola sarà anche sempre meno di &#8220;proprietà&#8221; degli insegnanti intesi come &#8220;professionisti&#8221;  che si dedicano a tempo pieno all&#8217;insegnamento scolastico; la scuola sarà gestita da operatori sociali e culturali ed il lavoro didattico sarà sempre più un lavoro intellettuale. Se la scuola non saprà diventare tutto questo, allora si che sparirà a favore di <strong><span style="color: #ff6600;">supermercati e di distributori automatici della conoscenza</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">A prescindere dal sensazionalismo giornalitistico che cerca l&#8217;effetto &#8220;glittering&#8221; nelle notizie nel timore di non attrarre lettori, a prescindere dal ritardo con cui la stampa quotidiana e periodica qui da noi si sta accorgendo del fenomeno, il web e le tecnologie digitali e di internet più in generale, hanno un impatto enorme nell&#8217;organizzazione e nell&#8217;erogazione dell&#8217;offerta formativa e nelle forma della didattica anche in presenza; le tecnologie digitali e di internet non sono più un&#8217;opzione, una scelta da parte di scuole ed insegnanti. Sono un obbligo, anzi, un dovere per igni bravo insegnante, per ogni bravo manager di organizzaione formativa</p>
<p style="text-align: justify;">Un<strong><span style="color: #ff6600;"> dovere per chi insegna</span></strong> perchè non si può privare chi impara dell&#8217;enorme quantità di risorse presenti in rete, privarli dell&#8217;<strong><span style="color: #ff6600;">attualità come preziosa risorsa didattica</span></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi domando come si possa fare, oggi, lezioni su temi &#8220;culturali&#8221;, &#8220;scientifici&#8221;, di arte, di economia, di scienze limitandosi ad usare come risorse didattiche quanto è cementato ed imbalsamanto nei libri di testo. <strong><span style="color: #ff6600;">La rete consente una didattica viva, attuale, ricca, reale. La rete connette la scuola alla società, al mondo.</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma la rete è anche una enorme opportunità per chi offre formazione. Opportunità di arricchire la propria offerta tradizionale, di differenziarla, di renderla maggiormente individualizzata  e flessibile, di ampliare longitudinalmente e trasversalmente il proprio bacino di utenza. Di migliorare la qualità del &#8220;prodotto&#8221; e l&#8217;immagine dell&#8217;istituzione/organizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In tema di &#8220;nuove opportunità&#8221;  la questione, a mio avviso, sta nell&#8217;eccesivo entusiasmo che spesso accompagna lo &#8220;sbarco nel web&#8221; di scuole ed  enti di formazione. Entusiasmo (necessario e doveroso) per voler cogliere le opportunità che la rete offre ma, qui sta a mio avviso il rischio, forte focalizzazione e atrazione per le &#8220;opportunità&#8221;, su ciò che è possibile fare. Ma come tutti sappiamo, non basta che una cosa sia possibile perchè accada (a tal proposito mi sono riletto un mio <a title="Antonetto" href="http://www.giannimarconato.it/2006/12/e%E2%80%99-cosi-comodo-il-tuo-corso-che-lo-puoi-prendere-anche-in-tram/" target="_blank"><strong>post di cinque anni</strong></a> fa; attualissimo). Non basta mettere online un corso perchè aumenti in numero di studenti. La questione è assai più complessa. Non dovremo mai dimenticare, ad esempio, che <strong><span style="color: #ff6600;">studiare a distanza è più difficile che studiare in presenza</span></strong>, che se guardiamo al profilo dello studente a distanza ideale e di successo che emerge da tante ricerche ci troviamo davanti super-man non ad una persona ordinaria. La vera questione è il come, è la concezione e l&#8217;organizzazione dell&#8217;ambiente di apprendimento, sono i servizi didattici di supporto.</p>
<p style="text-align: justify;">La sfida che il web pone all&#8217;intero universo dell&#8217;education è enorme e chi non la coglie, e non la trasforma in una leva di successo, è destinato ad essere tagliato fuori dai giochi (e per la scuola pubblica questo vuol dire tagliare fuori dai giochi i propri studenti, i cittadini di domani; una bella responsabilità). L&#8217;apprendimento, soprattutto quello professionale, sarà sempre meno confinato in una scuola ed ai tempi della scuola. I tempi , i luoghi, i modi dell&#8217;apprendimento si differenziano e si integrano. E in questo processo il web gioca la parte del leone anche senza il bisogno di immaginare modelli educativi &#8220;eBay&#8221; o &#8220;videogiochi&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto all&#8217;affermazione dell&#8217;articolista citato:</p>
<blockquote><p>&#8230; basta con i discorsi fatti ex cattedra &#8230;.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">vedo tanti discorsi fatti &#8220;ex cattedra&#8221; anche nel web. Se metti on-line il video di una lezione &#8220;ex cattedra&#8221;, questa non perde di certo la sua natura solo perchè è su piattaforma digitale. Sempre ex cattedra rimane. Ma c&#8217;è chi è convinto di essere sceso dalla cattedra solo perchè ha usato uno strumento &#8220;alternativo&#8221;, &#8220;innovativo&#8221;. Questa affermazione mi pare proprio una metafora della cattiva, pessima, concettualizzazione che viene fatta del web nel suo impatto nel mondo dell&#8217;educazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;ideologia costruttivista</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 07:16:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[costruttivismo]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo ha detto! L&#8217;ideologia costruttivista colpisce la scuola privata non meno di quella statale Parlo di Giorgio Israel, noto ispiratore &#8220;culturale&#8221; della riforma della scuola; padre degenere della nuova normativa sulla formazione degli insegnanti; acerrimo nemico delle &#8220;metodologie&#8221; che, a suo dire, a scuola hanno soppiantato i contenuti  (questa non l&#8217;ho mai ben capita: come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/03/MDA12.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1727" title="MDA12" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/03/MDA12-300x225.jpg" alt="" width="244" height="183" /></a></p>
<p>Lo ha detto!</p>
<blockquote><p><span style="color: #ff6600;"><strong>L&#8217;ideologia costruttivista colpisce la scuola privata non meno di quella statale</strong></span></p></blockquote>
<p>Parlo di Giorgio Israel, noto ispiratore &#8220;culturale&#8221; della riforma della scuola; padre degenere della nuova normativa sulla formazione degli insegnanti; acerrimo nemico delle &#8220;metodologie&#8221; che, a suo dire, a scuola hanno soppiantato i contenuti  (questa non l&#8217;ho mai ben capita: come si pouò insegnare senza avere un metodo?); accusatore determinato dei pedagogisti che hanno rovinato, con le loro &#8220;metodologie&#8221;, la scuola.</p>
<p>Uno che predica il ritorno ai contenuti e alle disciplone; non a caso la nuova normativa della formazione degli insegnanti prevede una consistente parte di studi disciplinari.</p>
<p>Uno che &#8220;la purezza della disciplina&#8221; &#8230;   oh ieaaaaaaaaaaaaaaa.</p>
<p>Adesso tutto è più chiaro: lui non ce l&#8217;ha con la metodologia in genarale ma con quella costruttivista assurta addirittura al rango di ideologia e che come ogni ideologia ha dietro una schiera di seguaci invasati che acriticamente vi  aderiscono e che procedono inquadrati sventolando bandiere  con i profili di Piaget, Dewey, Bruner, Papert&#8230;.. ovviamente su sfondo rosso-partito.</p>
<p>A dare la misura del &#8220;pensiero&#8221; pedagogico e didattico di Isral va ricordato che  il nostro è un mero &#8220;storico della matematica&#8221; (manco un matematico) e che non ha al proprio attivo alcun lavoro sulla scuola se non un libretto dove a sostegno delle sue accuse alla scuola porta il parere di qualche insegnante e di qualche genitore! Tanto nulla per tanto danno.</p>
<p>Ricordo con piacere un vivace e lunghissimo scambio (143 commenti) qui nel mio blog con un suo coraggioso e determinato seguace; qui http://www.giannimarconato.it/2010/03/webofobia-dante/</p>
<p>Qui il post incriminato http://gisrael.blogspot.com/2011/03/in-difesa-della-scuola-pubblica.htmle, secondo commento, qui per intero</p>
<blockquote><p>Nelle scuole private non c&#8217;è chi inculca valori discutibili? Anche la  chiesa (vedi le dichiarazioni di Bagnasco) ha rinviato al mittente  quell&#8217;intervento inopportuno che non riguardava la libertà scolastica,  cosa su cui sono tutti d&#8217;accordo, quanto l&#8217;identificazione della scuola  &#8220;pubblica&#8221; come il lato malato dell&#8217;istruzione. Malato, sì, come è  malato tutto il sistema dell&#8217;istruzione. L&#8217;ideologia costruttivista  colpisce la scuola privata non meno di quella statale.</p></blockquote>
<p>Immagine da http://www.mariedargent.com</p>
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		<title>Cambiare i paradigmi dell&#8217;educazione</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/03/cambiare-i-paradigmi-delleducazione/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 06:13:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ken Robinson]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Una tematica che spesso attraversa i nostri discorsi: il futuro della scuola. Propongo una riflessione a partire da una delle tante intelligenti &#8220;provocazioni&#8221; di Sir Ken Robinson. &#160; Cambiare i paradigmi dell\&#8217;educazione &#8211; Ken Robinson Una breve sintesi testuale del pensiero di Ken Il primo concetto forte proposto è che di fronte alle sfide del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/03/MDA-12.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1721" title="MDA-12" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/03/MDA-12-300x225.jpg" alt="" width="244" height="184" /></a></p>
<p>Una tematica che spesso attraversa i nostri discorsi: il futuro della scuola.</p>
<p>Propongo una riflessione a partire da una delle tante intelligenti &#8220;provocazioni&#8221; di Sir Ken Robinson.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=SVeNeN4MoNU"></a><a href="http://www.youtube.com/watch?v=SVeNeN4MoNU">Cambiare i paradigmi dell\&#8217;educazione &#8211; Ken Robinson</a></p>
<p>Una breve sintesi testuale del pensiero di Ken</p>
<p>Il primo concetto forte proposto è che <span style="color: #ff0000;"><strong>di fronte alle sfide del futuro si danno, a scuola, risposte vecchie</strong>.</span><br />
Perché?  Il nostro sistema educativo attuale è quello pensato nelle circostanze  economiche della prima rivoluzione industriale  nella cultura  intellettuale dell’illuminismo.<br />
L’idea dei educazione pubblica (obbligatoria, pagata con le  tasse, gratuita per chi le riceve) è stata un’idea rivoluzionaria  accreditatasi dopo il 18^ secolo non senza opposizioni da parte della  classe dominante che riteneva  il “popolo”, la classe operaia  geneticamente inadatta ad apprendere, a imparare a leggere e a scrivere.  Perché perdere tempo con questa utopia?</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Secondo il modello intellettuale illuministico l’intelligenza  è basata sul ragionamento deduttivo e sulla  conoscenza dei classici</strong></span>;   in questo modo si è dato valore ad una forma di abilità cognitiva di  stampo accademico.  Sulla base di questo  presupposto, la nostra scuola  divide le persone in due profili: l’accademico e il non accademico ,  l’intelligente e il non intelligente. E secondo questa visione le  persone sono state valutate creando figure vincenti (quelli che hanno un  impostazione cognitiva coerente con questo modello) e persone  escluse  (quelle che non si conformano).<br />
Altra grande osservazione “<span style="color: #ff0000;"><strong>la nostra istruzione propone agli studenti modelli anestetici</strong></span>”.  L’atteggiamento, la condizione estetica è  quella in cui tutti i sensi  stanno operando al massimo, in cui si è presenti, si vive nel momento,  si sta ragionando, si è totalmente vivi; la condizione anestetica è  quella in cui si spengono i sensi e si perde il contato con quello che  si sta vivendo. Stiamo facendo vivere gli studente un’istruzione da  anestetizzati. Dobbiamo risvegliarli.</p>
<p>Terzo punto della riflessione di Robinson: <span style="color: #ff0000;"><strong>la nostra scuola è modellata sulla forma della linea di produzione industriale</strong></span> che prevede una crescita lineare, standardizzata e conformizzata (vedi,  ad esempio, i test ed i curricula standard) perché privilegia, nelle  persone, nella loro personalità, nella loro struttura cognitiva gli  elementi comuni a tutti a scapito di quelli identitari, unici; che sono  quelli che prevalgono. La nostra scuola valorizza, di conseguenza, solo  una piccolissima parte delle risorse delle persone.<br />
<strong> </strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>La nuova educazione è quella che parte dalle identità, dalle risorse autentiche</strong> .</span><br />
Dobbiamo  pensare diversamente alle capacità umane e uscire dal tradizionale  modello che divide le persone sulla base delle prestazioni cognitive  valorizzate dall’approccio illuminista e dal modello industriale  -gerarchico di società.<br />
La proposta di Ken Robinson si fonda, quindi, sulla  valorizzazione di una molteplicità di abilità ed approcci cognitivi,  primo tra tutti il pensiero divergente e forme didattiche di  collaborazione tra studenti.<br />
Premesso che si può concordare o meno con questa lettura della  scuola, del suo passato, del suo presente e del suo futuro, la questione  è: <strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Come possiamo intervenire, come insegnanti, per fare oggi, una scuola adeguata al mondo d’oggi?</strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Immagine da www.mariedargent.com</span><strong><br />
</strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Scuola e la Costituzione</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/03/la-scuola-e-la-costituzione/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 09:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[inculcare]]></category>
		<category><![CDATA[scuola pubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni bui per la scuola pubblica italiana, con dichiarazioni irresponsabili e demenziali del presidente del consiglio e con lo stravolgimento della Costituziona da parte della non istruita ministra dell&#8217;istruzione, vale la pena ricordare cosa recita la Costituzione italiana in tema di scuola. Lo faccio, a futura &#8211; anche mia &#8211; memoria, riferendomi, dato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/03/20_fish3-5.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1715" title="20_fish3-5" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/03/20_fish3-5-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>In questi giorni bui per la scuola pubblica italiana, con dichiarazioni irresponsabili e demenziali del presidente del consiglio e con lo stravolgimento della Costituziona da parte della non istruita ministra dell&#8217;istruzione, vale la pena ricordare cosa recita la Costituzione italiana in tema di scuola.</p>
<p>Lo faccio, a futura &#8211; anche mia &#8211; memoria, riferendomi, dato che non sono (ancora) costituzionalista,  all&#8217;articolo di oggi su la Repubblica di Salvatore Settis.</p>
<p><strong>Ricorda Settis che all&#8217;articolo 33</strong></p>
<blockquote><p><strong>La Repubblica detta le norme generali sull&#8217;istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini  e gradi</strong></p></blockquote>
<p>evidenziando che</p>
<blockquote><p><strong>Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istitudi di educazione <span style="color: #ff0000;">senza oneri per lo stato</span></strong></p></blockquote>
<p>e si precisa che</p>
<blockquote><p><strong>la legge nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolsatico equipollente a quello degli alunni delle scuole statali</strong></p></blockquote>
<p>All&#8221;articolo 34</p>
<blockquote><p><strong>L&#8217;istruzione inferiore , impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita</strong></p></blockquote>
<p>e prescrive che la Repubblica privilegi , con borse ed aiuti economici alle famiglie</p>
<blockquote><p><strong>i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi</strong></p></blockquote>
<p>E&#8217; evidente, come fa notare l&#8217;articolista, che</p>
<ul>
<li>la scuola pubblica deve essere un modello per la privata (ma impoverendola sempre pià che modello è?)</li>
<li>non si parla mai di due modelli concorrenti (come vorrebbero invece i nostri governanti)</li>
<li>l&#8217;aiuto pubblico è in ragione del merito dello studente: con i contributi diretti ed indiretti alla scuola privata pare che il solo &#8220;merito&#8221; sia quello di aver scelto la scuola privata,</li>
</ul>
<p>Sempre della serie &#8220;per non dimenticare&#8221;, Sattis ricorda che</p>
<ul>
<li>fu con Bassanini che il ministero della &#8220;Pubblica Istruzione&#8221; diventò della &#8220;Istruzione&#8221;</li>
<li>con il governo D&#8217;Alema (legge 62 del 2000) iniziò la &#8220;generosità&#8221; verso le private.</li>
</ul>
<p>Senza dimenticare la perla del nostro primo ministro, quell&#8217; <strong><span style="color: #ff0000;">&#8220;inculcare</span></strong>&#8221; come <span style="color: #ff0000;"><strong>modello educativo</strong></span> per la scuola tanto pubblica (che &#8220;inculca&#8221; cose sbagliate e che le famiglie non vogliono) che per qualla privata dove vi è la libertà di &#8220;inculcare&#8221; liberamente.</p>
<p>Il vero problema che Sattis, opportunamente, vede e su cui richiama l&#8217;attenzione di noi tutti è il progressivo scivolamento dalla Costituzione formale verso la Costituzione materiale che questo governo sta costruendo, e imponendo nei fatti (vedi il caso &#8220;scuola&#8221;),  a proprio uso e consumo</p>
<p>&lt;&lt;&lt;&lt;</p>
<p>Immagine da http://www.mariedargent.com/</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Tolga lei, signora, il disturbo</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/02/1687/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2011/02/1687/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 18:07:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Mastrocola]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Citati]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggo in treno, nel mio peregrinare tra mondi e culture diverse, tra Verona (l’università, l’elite) e Trento (gli apprendisti, gli ultimi), dell’ultimo libretto della Mastrocola “Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare” in cui, tra l’altro, si tratta di professori che non hanno il dono di insegnare. Leggo del libro attraverso il racconto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/02/MDA-IST4.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1688" title="MDA IST4" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/02/MDA-IST4-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Leggo in treno, nel mio peregrinare tra mondi e culture diverse, tra Verona (l’università, l’elite) e Trento (gli apprendisti, gli ultimi), dell’ultimo libretto della Mastrocola “<strong><em>Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare</em></strong>” in cui, tra l’altro, si tratta di professori che non hanno il dono di insegnare.</p>
<p>Leggo del libro attraverso il racconto di Pietro Citati (<a href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/09/news/studio_inutile-12235340/index.html?ref=search">http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/09/news/studio_inutile-12235340/index.html?ref=search</a>) e le sintesi redazionali. Non ho ancora letto il libro per cui le mie reazioni sono, appunto, reazioni a quel che leggo  e che butto giù a mo’ di appunti, di riflessioni a caldo, per non perdere l’immediatezza della riflessione, pronto a tornarci su, e a rivedere il mio pensiero, non appena letto il libro.</p>
<p>Le tesi sostenute dal libro (a cura della redazione di Repubblica, suppongo) sono:</p>
<ul>
<li><strong>Essere, non fare</strong>. Non si va a scuola per fare qualcosa ma per essere qualcuno, affermare un’identità. E s’inizia dagli abiti</li>
<li><strong>Senza doveri</strong>. L’allievo di una volta accettava l’idea di dover studiare,  non solo piaceri, dunque. Ora non è più così</li>
<li><strong>Nessuna vergogna</strong>. Gli studenti di oggi non provano vergogna. A loro non importa che qualcuno li giudichi: è inessenziale</li>
<li><strong>Troppo benessere</strong>. L’Italia è troppo progredita per avere ancora la scuola fatta per chi non ha  niente e crede di poter migliorare.</li>
</ul>
<p>Dall’articolo di Piero Citati non capisco quale significato la M. dia a quelle affermazioni e se servano a condannare gli studenti (e i professori) o se siano delle constatazioni, dei punti di partenza su cui innestare delle proposte, intelligenti se possibile.</p>
<p>Da quel che ho letto nel passato, sempre con poco piacere, della M. propenderei per la prima delle due ipotesi (prima di procedere dichiaro il mio punto di vista: l’autrice manifesta sempre posizioni passatiste, nostalgiche, revisioniste, reazionarie, vive nel passato o, meglio, nel mito del passato …).</p>
<p>Le quattro “tesi” più che tesi originarie sono dei dati di fatto che descrivono (in termini negativi, di condanna) abbastanza bene la realtà scolastica anche se non tutta quella realtà.</p>
<p>Il grave errore che imputo della Mastracola sta nel attribuire queste “colpe” agli studenti e alla scuola come se il ragazzo e la ragazza che vengono a scuola fossero solo studenti, come se la scuola agisse in isolamento dal mondo, come se i ragazzi fossero quel che sono in quanto studenti e per loro cattiva volontà.</p>
<p>I modelli cui questi ragazzi si conformano (<em>e si inizia dagli abiti</em>) non sono forse stati indotti dalla società, dalla cultura (televisiva, dell’apparire)  che li circonda? Questa cultura, questi modelli non sono, forse, stati costruiti da noi adulti? Da adulti che hanno il potere, il controllo dei mezzi di comunicazione, dell’economia? Chi ha costruito quei valori, quelle pratiche? Non certo i ragazzi che, a ben vedere, sono le vittime, non i carnefici. Non accusiamo, quindi, i ragazzi .. <em>essere e non fare</em>. Anche se, a ben guardare, il fatto che a scuola ci si stia anche per affermare (e costruire, dico io) un’identità è una buona cosa ed è da auspicare che la scuola e gli insegnanti diano una mano a farlo. Dire, poi, che la costruzione dell’identità inizia dall’abito, mi pare denoti limitate capacità di comprensione dei fatti.</p>
<p><em>Senza doveri e nessuna vergogna</em>. Anche qui o banalità o il non aver capito che il mondo, e con esso i ragazzi, è cambiato. Da un pezzo. A che vale ricordare che non ci sono più i ragazzi di una volta? Ammesso che mai siano esistiti. Si, non ci sono più i ragazzi di una volta e meno male! Già noi sessantottini non tolleravamo l’autorità per l’autorità, l’ubbedienza per l’ubbedienza. Già noi 40 anni fa volevamo capire, non ubbidire. Cercavamo autorevolezza non autorità. Cosa c’è di strano che i  nostri figli, che si spera siano migliori di noi, abbiano nel DNA questa cultura? Prendiamo atto di questi cambiamenti e smettiamola di guardare con nostalgia al passato. Viviamo il presente e misuriamoci con le persone così come sono non come vorremmo fossero.</p>
<p>Se, poi, i ragazzi hanno poca voglia di studiare (manco noi 40 anni fa l’avevamo), se non vedono la scuola come rilevante per il loro futuro, di chi è la colpa? Quale futuro promettiamo loro? Quale futuro costruiamo per loro? Quali valori vincenti promuoviamo? Non è che la nostra classe dirigente stia offrendo modelli edificanti mentre sta inquinando con quei “valori” e con quei “modelli” anche la gente comune.</p>
<p><em>Troppo benessere …. troppo progresso</em>. Non ho capito: la signora vorrebbe che andassimo ancora tutti con le toppe sul culo e mangiassimo pane e cipolla per dare maggior valore alla scuola? Quando mai il benessere, il progresso è “troppo”? Questa non è una posizione reazionaria, è demenziale! Certo che oggi stiamo tutti un po’ meglio ma la scuola ha ancora, o dovrebbe avere,  lo scopo di aiutare le persone a migliorare il proprio status sociale, culturale, economico.  O la signora vorrebbe che solo chi ha già continui ad avere sempre di più? Anche oggi, con il troppo benessere, con il troppo progresso ci sono tante, tantissime persone che hanno poco o nulla, neppure la speranza di un riscatto. E la scuola, a questi, non dà proprio nulla. O,forse, la scrittrice auspica che la scuola dia una mano a cementare le differenze, ad approfondire il solco tra chi ha (ed avrà sempre più) e chi non ha (ed avrà sempre meno)? Che la scuola sia sempre più la rappresentazione della divisione in classi che è già presente nella società? Che la scuola sia al servizio del progetto di divisione verticale della nostra società? Con la scusa del “merito” e della “competitività”.</p>
<p>E per fortuna che la nostra non parla di meritocrazia, perché in questo contesto parlare di meritocrazia sarebbe  un ulteriore presa per i fondelli (leggetevi lo struggente articolo di Mario Lodoli sulla stessa pagina <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/09/news/lotta_banchi-12236180/index.html?ref=search">http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/09/news/lotta_banchi-12236180/index.html?ref=search</a>) .</p>
<p>Mi piacerebbe sapere la Mastrocola, che mi pare sia un’insegnante, cosa faccia di suo, nella sua quotidianità didattica per migliorare le condizioni in cui apprendono gli studenti che le sono stati affidati. O è troppo impegnata a scrivere libri sulla scuola o, meglio, contro la scuola? Mi piacerebbe che nel suo prossimo libero raccontasse della propria didattica, dei metodi che usa, di come interagisce con i suoi colleghi. Mi piacerebbe che raccontasse i successi dei suoi studenti…….</p>
<p>Riprendo in chiusura quanto ho già scritto in apertura. Questa nota è un appunto sui pensieri che mi sono stati attivati dalla lettura della presentazione del libro da parte di Piero Citati senza aver letto il libro (in libreria oggi ancora non si trova; forse domani). Spero che alla lettura completa, il libro sia qualcosa di meglio di quanto la presentazione non dia ad intendere, che il Mastrocola-pensiero sulla scuola sia meno banale, meno retrivo, meno nostalgico di quanto non appaia dalla sua pur autorevole presentazione.</p>
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		<item>
		<title>Ruben e l&#8217;insegnante che fa danni</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/02/ruben-e-linsegnante-che-fa-danni/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2011/02/ruben-e-linsegnante-che-fa-danni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 15:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[cattiva scuola]]></category>
		<category><![CDATA[cattivi insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[dislessia]]></category>
		<category><![CDATA[DSA]]></category>

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		<description><![CDATA[Si discorreva tra compri di merenda in Facebook (http://www.facebook.com/notes.php?id=695438512#!/gianni.marconato/posts/124093797662464?notif_t=like) di feroce ed ordinaria follia e stupidità leghista: il divieto alle maestre, pena la sospensione dal servizio, di cedere il proprio pasto ad una bambina (ghanese?) i cui genitori non potevano pagare la retta della mensa quando un’amica, Elisa Buratti,  racconta essa stessa una storia ordinaria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/02/MDA15.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1679" title="MDA15" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/02/MDA15-300x225.jpg" alt="" width="208" height="156" /></a></p>
<p>Si discorreva tra compri di merenda in Facebook (<a href="http://www.facebook.com/notes.php?id=695438512#%21/gianni.marconato/posts/124093797662464?notif_t=like">http://www.facebook.com/notes.php?id=695438512#!/gianni.marconato/posts/124093797662464?notif_t=like</a>) di feroce ed ordinaria follia e stupidità leghista: il divieto alle maestre, pena la sospensione dal servizio, di cedere il proprio pasto ad una bambina (ghanese?) i cui genitori non potevano pagare la retta della mensa quando un’amica, Elisa Buratti,  racconta essa stessa una storia ordinaria di cattiva scuola, di pessima insegnante. Da conoscere e far conoscere perche questa storie non siano più raccontate (e per ammirare il comportamento del giovane Ruben). Rilancio con il suo assenso. Elisa scrive&#8230;..</p>
<blockquote><p><em>Vi rubo del tempo per raccontar&#8230;vi cosa è successo ieri a scuola di Ruben. Una prof, psicolabile (ha già avuto più anni di &#8220;malattia&#8221; per esaurimenti), in seguito al fatto che ruben aveva detto una parolaccia, gli ha detto &#8220;tu sei già dislessico, un dislessico deve comportarsi sempre bene, per non aggravare la sua situazione&#8221;. Allora Ruben che ha fatto? E&#8217; andato al pc, le ha scritto una lettera, e per conoscenza alla preside e al consiglio di circolo, citando ciò che lei ha detto e pretendendo le scuse ufficiali, davanti a tutti. Motivando il fatto che una prof deve dare l&#8217;esempio, e lei è un esempio negativo, anche perchè lui è dislessico ma con qi alto, mentre ce ne sono altri che già hanno altri problemi e non hanno certo bisogno che una prof li distrugga moralmente.</em></p>
<p><em>Inoltre che lui non giudica attendibile essere giudicato da una persona che è risultata priva di conoscenza e che quindi si riserva di discutere con la preside questa posizione.</em></p></blockquote>
<p>Le questioni sollevate dall&#8217;intervento di mamma Elisa sono numeorse.</p>
<ol>
<li>Esistono insegnanti che fanno danno. Questo è fuor di dubbio. Danni perchè non hanno quel minimo di &#8220;mestiere&#8221; che li abiliti a fare in modo decente il lavoro per il quale sono pagati. Persone che sanno poco nulla di didattica applicata (anche se hanno titoli sopra titoli); persone che vanno ad insegnare in attesa di qualcosa di meglio; persone che non gliene importa nulla dell&#8217;insegnamento bastando loro lo stipendio certo; persone che arrotondano la libera professione&#8230;.</li>
<li>Gli insegnanti vanno valutati. E severamente. Ma valutati di una valutazione vera, seria, solida, condivisa, non quella approssimativa, ideologica, punitiva di questa piccola ministra dell&#8217;istruzione</li>
<li>Esere un professionista, in qualsisasi mestiere, non significa saper gestire solo l&#8217;ordinario, quello che capita tutti i giorni, quello che succede con la quasi totalità degli interlocutori. Il vero &#8220;professionista&#8221; sa gestire l&#8217;inconsueto, la varianza, la diversità. Una professione non è l&#8217;esercizio di una routine</li>
<li>Insegnare non è un mestiere alla portata di tutti, come qualsiasi altro mestiere ad elevata intensità di relazione interpersonale, di continuo intreccio emotivo. Medici, infermieri, assistenti sociali, educatori , psicologi &#8230; Quanto la relazione interpersonale è una componente importante (non accessoria, tipo il commesso, il barbiere &#8230;)  di un mestiere, chi lo fa deve avere una spiccata attitudine alle relazioni interpersonali, alla gestione dello stress, deve avere un&#8217;elevata dose di atteggiamento di cura. Chi non lo ha, vada  a fare un altro mestiere</li>
<li>E&#8217; possibile che nel corso di una carriera (in un lavoro stressante, usurante come è quello dell&#8217;insegnante) una persona raggiunga il limite delle proprie capacità, della propria tenuta, del proprio equilibrio e oltre non possa andare. Non per questo deve essere messo alla porta. Il disagio deve essere segnalato e/o rilevato per tempo e la persona aiutata, non criminalizzata. Se, poi, quella persona proprio non può continuare ad insegnare, la scuola dovrebbe essere organizzata per offirle un diverso ruolo. Una scuola non è fatta di soli insegnanti</li>
</ol>
<p>Nell&#8217;attesa che non esista più la scuola che fa male, aspettando una classe insegnante più preparata  e meglio retribuita, Ruben hai fatto bene a difenderti da solo e ringrazia la tua famiglia che ti ha insegnato a contenere i danni fatti da cattivi insegnanti e da cattiva scuola. Ruben/Elisa fateci sapere come è finita!</p>
<blockquote><p><em><br />
</em></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Fort Alamo, insegnanti sotto assedio</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/12/fort-alamo-insegnanti-sotto-assedio/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 12:01:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Giovanni Agnelli]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti neoassunti]]></category>

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		<description><![CDATA[Rubo il titolo di questa discussione da quello della news con cui la Fondazione Giovanni Agnelli anticipa i risultati di una imponente ricerca da loro effettuata su oltre 7.700 insegnanti immessi in ruolo nel 2009-2010, pari al 96% del totale dei neoassunti. Sempre da quella nota riprendo le risultanze più significative della ricerca Il quadro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/12/FGA.gif"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/12/FGA1.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-1655" title="FGA" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/12/FGA1.gif" alt="" width="246" height="98" /></a><br />
</a></p>
<p>Rubo il titolo di questa discussione da quello della news con cui la  Fondazione Giovanni Agnelli anticipa i risultati di una imponente  ricerca da loro effettuata su oltre 7.700 insegnanti immessi in ruolo  nel 2009-2010, pari al 96% del totale dei neoassunti.</p>
<p>Sempre da quella nota riprendo le risultanze più significative della ricerca</p>
<blockquote><p>Il quadro che emerge è preoccupante:</p>
<ul>
<li>più ancora degli anni passati,</li>
<li>la maggioranza dei docenti neoassunti avverte un forte senso di isolamento nella propria professione,</li>
<li>fatica a motivare i propri allievi,</li>
<li>mantenere la disciplina nelle classi e</li>
<li>ritiene che il rapporto con le famiglie vada progressivamente logorandosi</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Qui un&#8217;annticipazione dei risultati della ricerca http://www.fga.it/uploads/media/Fondazione_G._Agnelli_-_Indagine_Neoassunti_2010_-_Anticipazione.pdf</p>
<p>Fort Alamo perchè?</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">EFFETTO FORT ALAMO<br />
UNA CRESCENTE SENSAZIONE DI ISOLAMENTO PORTA AD ATTEGGIAMENTI DI</p>
<p style="text-align: center;">DIFESA E ARROCCAMENTO</p>
</blockquote>
<p>Un tema che è emerso nel network   La Scuola Che Funziona(vedi, ad esempio, la discussione &#8220;Scuola e  Famiglia, una causa comune ?  http://www.lascuolachefunziona.it/forum/topics/scuola-e-famiglia-una-causa)  è la difficoltà di gestire la classe. Questo fatto è dovuto, secondo i  partecipanti all&#8217;indagine, a (in decrescente ordine di rilevanza):</p>
<blockquote>
<ul>
<li>Affievolimento del ruolo educativo della famiglia</li>
<li>Modelli comportamentali della società</li>
<li>Perdita di ruolo sociale della scuola</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Solo un po&#8217; più in giù nella rilevanza sono presenti queste cause</p>
<blockquote>
<ul>
<li>Disinteresse degli studenti per le attività proposte dalla scuola</li>
<li>Scarso prestigio sociale degli insegnanti</li>
<li>Impreparazione degli insegnanti a gestire le classi di oggi</li>
<li>Distanza anagrafico-culturale tra docenti e studenti</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Nulla di nuovo sotto il sole.</p>
<p>Concludo questa  citazione evidenziando, tra le conclusioni dei ricercatori, alcuni  passaggi che a mio avviso meritano partiolare attenzione anche perchè  evidenziano, con il problema, il tema su cui lavorare per migliorare la  situazione:</p>
<blockquote>
<ul>
<li>Di fronte alle crescenti difficoltà della professione (&#8230;.), i docenti hanno la percezione<br />
non soltanto di essere soli, ma anche di<strong> <span style="color: #ff0000;">dover agire “contro</span></strong>” una serie di fattori che ostacolano il loro lavoro educativo.</li>
<li>&#8230;. anziché sentirsi parte di una rete che contribuisce al processo formativo, gli insegnanti lamentano il disinteresse, se non l’ostilità, di soggetti che dovrebbero essere cointeressati alla formazione dei giovani, ma invece appaiono loro intenti a <strong>“<span style="color: #ff0000;">remare contro</span>”.</strong></li>
<li>A partire dalle stesse famiglie: con esse il tradizionale <strong><span style="color: #ff0000;">patto educativo sembra logorat</span>o</strong></li>
<li>posizione molto critica verso i<strong><span style="color: #ff0000;"> media, considerati come <span style="color: #ff0000;">o</span></span><span style="color: #ff0000;">stil</span></strong>i, interessati soprattutto ai fenomeni patologici, superficiali e poco precisi per la scarsa conoscenza che hanno della scuola.</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Tra i tanti due sono i temi e gli obiettivi che si dovrebbe dare e che collegano le  attivtà del network LSCF con i risultati della ricerca, segno che la  nostra (LSCF) capacità di comprensione dei fenomeni è di ottimo livello:</p>
<blockquote>
<ol>
<li><span style="color: #ff0000;"><strong>il recupero di legittimazione sociale e del ruolo fondante della scuola e degli insegnanti nella società;</strong></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><strong>un sistema di responsabilità e competenze diffuse, un sistema di rete, che includa le famiglie e non lasci la scuola isolata nel suo compito educativo.</strong></span></li>
</ol>
</blockquote>
<p>Credo che su queste tematiche dovremo continuare a lavorare  segnalando che tutti questi problemi, tutte le tematiche qui  intercettate non sono specifiche dell&#8217;insegnante neo-assunto (per il  quale la percezione di problema è decisamente più consistente e  destabilizzante per la percezione e la costruzione della propria  identità professionale) ma di tutto il corpo insegnante italiano.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Uccidere la passione dell&#8217;insegnamento</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/10/uccidere-la-passione-dellinsegnamento/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/10/uccidere-la-passione-dellinsegnamento/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 21:51:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[dirigenti scolastici]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale dell'insegnante]]></category>

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		<description><![CDATA[Succede anche questo: dirigenti scolastici che si mettono di traverso all&#8217;entusiasmo, alla passione, all&#8217;impegno che tanti bravi insegnanti riescono ancora a trovare per onorare l&#8217;impegno che, avendo scelto di essere insegnanti, hanno assunto verso i propri studenti. Non bastassero le scellerate politiche di questo governo; non bastasse il continuo assedio sociale alla loro professione: ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/10/Teachers-day.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1631" title="Teacher's day" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/10/Teachers-day-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<p>Succede anche questo: dirigenti scolastici che si mettono di traverso all&#8217;entusiasmo, alla passione, all&#8217;impegno che tanti bravi insegnanti riescono ancora a trovare per onorare l&#8217;impegno che, avendo scelto di essere insegnanti, hanno assunto verso i propri studenti.</p>
<p>Non bastassero le scellerate politiche di questo governo; non bastasse il continuo assedio sociale alla loro professione: ci si mettono pure i &#8220;dirigenti&#8221; (certi dirigenti, non tutti, ma anche pochi sono troppi) che con i loro atteggiamenti, la loro arroganza, la loro ignoranza invece che sostenere gli insegnanti, invece che aprire porte, invece che faciliare, si mettono di traverso. Complicano. Ostacolano. Dirigenti che di fronte alle difficoltà di bilancio non hanno altra soluzione che svendere la scuola, l&#8217;educazione, l&#8217;istruzione al miglior piazzista per 40 sporchi denari. Dirigenti che invece di promuovere il merito, la competenza, la passione, promuovono l&#8217;ubbidienza, l&#8217;allineamento, l&#8217;appartenza, il familismo.</p>
<p>Doveva succedere proprio ieri, 5 ottobre, giornata mondiale dell&#8217;insegnante, una giornata in cui (forse con troppa enfasi e mistificazione e demagogia) si rende onore al difficile mestiere dell&#8217;educatore, che ben 2 care amiche mi rendessero partecipe di due storie di pessima scuola, di due storie in cui due dirigenti invece di lavorare per sostenere il difficile lavoro dei propri insegnanti fanno di tutto per mortificarli, per umiliarli, per uccidere la loro passione per l&#8217;insegnamento.</p>
<p>Di una prima storia (o incubo) esprimo in facebook il mio sentimento con queste parole</p>
<blockquote>
<h3>ascolto  con soffrenza il tormento di un&#8217;amica reduce da un confronto con un  dirigente scolastico che non capisce nulla di scuola e di didattica, che  ha una visione ottocentesca di entrambe; soffro per tutti gli amici e  le amiche insegnanti il cui entusiasmo, il cui amore per la scuola viene  ucciso da persone tanto incapaci, da persone che dirigono la scuola ma &#8230; verso il baratro</h3>
</blockquote>
<p>Rapida, massiccia, accalorata scatta la solidarietà della rete: in poche ore  una cinquantina di reazioni che mi portano a commentare</p>
<blockquote>
<h3>Bellissima  la solidarietà della rete all&#8217;amica-insegnante! La Nostra si sentirà  meno sola nella sua resistenza quotidiana contro chi vuol distruggere la  scuola pubblica e ridurla ad una filiale di un&#8217;azienda di paccottiglia  Non perdere, amica, la passione per l&#8217;insegnamento!</h3>
</blockquote>
<p>Non bastasse questa storia di dolore, ecco una seconda. Questa volta un&#8217;altra amica mi scrive (riporto con suo consenso)</p>
<blockquote><p><strong>&#8230; relativamente al tuo ultimo post riguardante la tua amica anche io vivo  una situazione bruttissima. Se hai avuto modo di leggere alcuni miei  scritti puoi rendertene conto. Il mio dirigente sta conducendo una  &#8220;gestione familiare&#8221; della scuola, vale a dire si è circondato di  parenti, come  moglie, sorella, cugini, nipoti,&#8230;Appena arrivato nella  nostra scuola ( circa tre anni fa) ha nominato due sue comari, nonchè  amiche strette, collaboratrici. Attualmente sono stati boicottati i  progetti legati all&#8217;uso delle nuove tecnologie, tra cui classi 2.0  poichè la moglie e le sue amiche  sono contrarie all&#8217;insegnamento ed  all&#8217;uso delle nuove tecnologie. Io che ho insistito con la  multimedialità e con i progetti etwinning sono stata isolata.Alla fine  dell&#8217;anno scorso il mio dirigente è venuto in classe proponendomi il  distacco dall&#8217;insegnamento per dedicarmi al laboratorio multimediale. In  realtà si trattava di ben altro. io sono stata trasferita su tre classi  prime ad insegnare storia, geografia, cittadinanza e costituzione e per  la prima volta in vita mia non sono risuscita a coprire l&#8217;intero orario  di insegnamento 22 ore. Di conseguenza sono costretta a utilizzare le  tre ore scoperte per assistere un bambino handicappato. La mia vecchia  classe, una prima a tempo pieno, era formata da quattordici alunni di  cui 4 stranieri e tre portatori di handicap. Era una classe ghetto in  cui il dirigente ha confinato una certa tipologia di alunni,  contrariamente a quanto stabilito dal nostro regolamento di istituto.<br />
Scusa  se ti ho scritto tutto questo ma quando ho letto quello che hai scritto  non ne ho potuto fare a meno. Sarebbe bello se con LSCF si riuscisse a  fare qualcosa per difendere la qualità dell&#8217;istituzione scolastica,  purtroppo oltraggiata da simili casi.</strong></p></blockquote>
<p>Non mi capacito di come un &#8220;dirigente&#8221; che tra i propri compiti dovrebbe avere quello di motivare, sostenere, sviluppare le proprie &#8220;risorse umane&#8221; sembra abbia coma mission quella di umiliarle, demotivarle, ridure all&#8217;in-azione. Quale azienda si può permettere dirigenti simili? &#8230; solo la scuola.</p>
<p>Esprimo così tutto il mio scoramento</p>
<blockquote><p><strong>purtroppo accanto a casi di ottimima dirigenza ce ne sono numerosi anche  di pessima. Il tuo, non isolato, è uno di questi. Chi viene colpito è  chi più si dà da fare, chi è più capace. Chi, in definitiva, con il proprio comportamento  mette in  &#8220;cattiva&#8221; luce chi non sa insegnare, chi non ha voglia di fare nulla e  tira a campare. Viene colpito chi ama il proprio lavoro e lo vive con senso di  responsabilità. Viene colpito chi turba il quieto vivere, il tran tran  della scuola-parcheggio, della scuola-custodia, della scuola-rifugio per  insegnanti cui interessa solo lo stipendio. E&#8217; avvilente che ci siano  persone di questo tipo a dirigere le scuole e a insegnare. Addolora  sapere di tante professionalità, come le vostre, immolate sull&#8217;altare   del tornaconto personale e, peggio, di una visione di scuola come catena  di montaggio (o smontaggio) di teste non pensanti e allineate.</strong></p></blockquote>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Tutto questo nella giornata mondiale dell&#8217;insegnante</span><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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