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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie) &#187; Senza categoria</title>
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	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
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		<title>Scuola, bottega artigiana</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 17:44:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Non mi è mai capitato di essere d&#8217;accordo con Mastrocola ma non posso non sentirmi in piena sintonia quando dice (Repubblica del 2 gennaio 2012): Andiamo verso la misurazione di tutto. Va bene, è meglio di niente, ma è triste &#8230; &#8230;.. ma diventa triste pensare che di questo passo finiremo per scegliere tutte le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/01/th-9_dsc09089.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2040" title="th-9_dsc09089" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/01/th-9_dsc09089.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a></p>
<p>Non mi è mai capitato di essere d&#8217;accordo con Mastrocola ma non posso non sentirmi in piena sintonia quando dice (Repubblica del 2 gennaio 2012):</p>
<blockquote><p>Andiamo verso la misurazione di tutto. Va bene, è meglio di niente, ma è triste &#8230;</p>
<p>&#8230;.. ma diventa triste pensare che di questo passo finiremo per scegliere tutte le cose della vita grazie a misurazioni statistiche.</p>
<p>&#8230; da quando una decina di anni fa sono stati introdotti termini speventosi come &#8220;offerta formativa&#8221;. Già solo il nome fa pensare ad un supermercato.  &#8230;&#8230; i Pof sembrano i depliant degli alberghi che cercano di farsi pubblicità elogiando questo o quel servizio per la clientela</p></blockquote>
<p>Credo anch&#8217;io che la scuola, dopo aver subito una deriva che potremo chiamare &#8220;industriale&#8221;, stia subendo da anni una nuova deriva, quella &#8220;commerciale&#8221;: un prodotto da vendere, non un servizio alla persona ed al futuro di un Paese.</p>
<p>La deriva &#8220;industriale&#8221; è iniziata  (a mio avviso ed in accordo con alcuni autori), da una parte, con l&#8217;avvento dell&#8217;istruzione di massa quando per far fronte alla necessità di tanti insegnanti si sono inventate didattiche tendenti ad automatizzare i processi di insegnamento. Si sono, così, inventate tecniche didattiche standardizzate che assumevano, per comodità, una visione iper-semplificata del processo di apprendimento ed assumevano che di fronte ai compiti di apprendimento tutti gli individui fossero uguali.</p>
<p>Da un&#8217;altra parte, la deriva &#8220;industriale&#8221; che caratterizza quasi tutta la nostra scuola &#8220;occidentale&#8221;, si è avviata anche con la seconda guerra mondiale e con la necessità degli Stati Uniti di formare in poco tempo tante persone. Risale a quell&#8217;epoca il modello di Instructional Design noto ADDIE (Analysis, Design, Development, Implementation, Evaluation) che ha influenzato, non solo l&#8217;addestramento militare ed industriale, ma anche i sistemi educativi. Un&#8217;attualizzazione di questo peccato originale è ben visibile in tanti usi didattici delle tecnologie.</p>
<p>Queste premesse &#8220;metodologiche&#8221; all&#8217;industrializzazione dei processi educativi e di istruzione saranno state, e sono, funzionali a far convivere costi e risultati (anche se tra le argomentazioni dei fautori di questi approcci &#8220;industriali&#8221; trovava posto anche quella della bassa qualità media degli insegnanti disponibili sul mercato e che, per questo, fosse necessario equipaggiarli con tecniche didattiche semplici, facili, da applicare  meccanicamente e senza tanta riflessione e creatività ) ma non sono per nulla adeguati alla natura dei processi di cui stiamo parlando.</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">L&#8217;apprendimento non è un processo meccanico</span></strong> dove tutto è prevedibile, programmabile, proceduralizzabile, dove ad un input corrisponde un output. <strong><span style="color: #ff6600;">L&#8217;apprendimento è un processo biologico</span></strong> dove intervengono numerose variabili e quasi tutte non controllabili, compreso l&#8217;esito. Dove lo stesso input genera risultati differenti a seconda del soggetto coinvolto, del conteso in cui agisce, di fattori contingenti.</p>
<p>Se è vero, come io credo, che l&#8217;apprendimento sia un processo &#8220;biologico&#8221;, perchè, allora pensarlo e trattarlo, come si sta facendo troppo spesso, come un  processo meccanico? Perchè ingegnerizzare procedure di insegnamento e di valutazione?</p>
<p>Sono convinto che non vi sia nulla di meno prescrivibile dell&#8217;insegnamento: insegnare non è una tecnica (o un insieme di tecniche, anche se ha un consistente portato di teorie, concetti, principi di carattere generale): insegnare è un gesto creativo, mai uguale a sè stesso, sempre diverso perchè sempre diverse sono le condizioni in cui si verifica. Per questo l&#8217;insegnante è più simile ad un artigiano che confeziona prodotti unici che ad un tecnico industriale che esegue routine.</p>
<p>Perchè, allora, si vuole valutare il &#8220;prodotto&#8221; dell&#8217;insegnamento come fosse un bene di consumo in uscita da una catena di montaggio?</p>
<p>Perchè, allora, tanta formazione degli insegnanti come fossero operai da mandare alla catena di montaggio? O, forse, è questo approccio alla formazione degli insegnanti che rivela la vera natura INDUSTRIALE e COMMERCIALE della nostra scuola. Davvero triste, se ne è accorta anche Mastarcola!</p>
<p>Non sono, invece, per nulla d&#8217;accordo con Mastracola quando banalizza le ragioni della <em>vox populi</em> sulla qualità di un insegnante o di una scuola: non sono meri punti di vista soggettivi, ma solide costruzioni socialmente valutate ed apprezzate.</p>
<p>Non sono ancora d&#8217;accordo quando riduce il &#8220;successo&#8221; scolastico al solo impegno dello studente ed al suo grado di studiosità. Questo perchè ciò che fa la differenza (se vogliamo identificare una &#8220;pratica&#8221; scolastica capace di incidere sugli esiti dell&#8217;istruzione) non sono i libri che uno studia ma le attività di apprendimento in cui lo studente è coinvolto.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>immagine: www.mariedargent.com</p>
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		<title>Attaccare le tecnologie è puntare al bersaglio sbagliato</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/01/attaccare-le-tecnologie-e-puntare-al-bersaglio-sbagliato/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2011/01/attaccare-le-tecnologie-e-puntare-al-bersaglio-sbagliato/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 14:49:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[La scuola che funziona]]></category>
		<category><![CDATA[Processo_alle_tecnologie_didattiche]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche se giusto e quanto mai opportuno, attaccare le tecnologie è puntare al bersaglio sbagliato. Alcuni post in blog di colleghi hanno riproposto in questi giorni il tema del senso delle tecnologie (digitali e di internet) nei processi di insegnamento e di apprendimento. Ciò che ha innescato una serie di scambi molto puntuali, vivaci e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/01/MDA-IST1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1660" title="MDA IST1" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/01/MDA-IST1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p>Anche se giusto e quanto mai opportuno, attaccare le tecnologie è puntare al bersaglio sbagliato.</p>
<p>Alcuni post in blog di colleghi hanno riproposto in questi giorni <strong>il tema del senso delle tecnologie (digitali e di internet) nei processi di insegnamento e di apprendimento</strong>.</p>
<p>Ciò che ha innescato una serie di scambi molto puntuali, vivaci e  nella sostanza pro-tecnologie,  è stata ancora una volta la  questione-LIM.</p>
<p>Non che le LIM siano ritenute strumenti inutili, ma <strong>le LIM come metafora</strong> tanto di un approccio (banale, superficiale, demagogico,  mistificatorio) all’introduzione delle tecnologie nella scuola, quanto  delle condizioni (difficili, al limite dell’impossibile)  dell’innovazione (vera, solida, consapevole, non di superficie) nella  scuola.</p>
<p>Rimandando a quei post e alle discussioni associate (link in calce)  per i particolari della tematica, la questione posta (quale mi pare  emergere dall’insieme) è se<span style="color: #ff0000;"> <strong>le  resistenze che tanti insegnanti e la scuola ancora manifestano verso le  tecnologie sia una resistenza specifica alla tecnologia o se, invece,  non sia la cartina di tornasole di una più vasta, generale, globale  resistenza al cambiamento e all’innovazione da parte della scuola (come  istituzione) e degli insegnanti (come attori del cambiamento)</strong>.</span></p>
<p>Trasversalmente a questa super-questione sono presenti nelle citate discussioni quelle:</p>
<ul>
<li>della politica di inserimento delle tecnologie a scuola e</li>
<li>dell’uso didattico a valore aggiunto (per l’apprendimento e non per l’insegnamento) delle tecnologie stesse.</li>
</ul>
<p>Considerato che sono anni (10, almeno) che si parla diffusamente  di tecnologie didattiche, si dovrebbe presumere che i fondamentali siano  chiari e condivisi:</p>
<ul>
<li>le tecnologie servono,</li>
<li>le tecnologie sono strumenti,</li>
<li>le tecnologie vanno usate in un progetto didattico consapevole e metodologicamente fondato, …),</li>
</ul>
<p>ma così non è:</p>
<ul>
<li>ci sono esplicite e argomentate resistenze (se non ostilità) verso le tecnologie,</li>
<li>ci sono molti usi imitativi (di quella didattica tradizionale che si vorrebbe superare proprio con le tecnologie) e</li>
<li>privi di intenzionalità didattica,</li>
<li>le tecnologie sono spesso il fine e non il mezzo (anche se si giura il contrario)</li>
</ul>
<p>In aggiunta siamo in presenza di macro e micro politiche per  l’innovazione scolastica e  didattica che ignorano l’intero stato  dell’arte che si è venuto a costruire in questi ultimi anni.</p>
<p><strong>Per farla breve: le tecnologie a scuola sono ancora una questione aperta, controversa. Le tecnologie sono ancora sotto processo</strong>.</p>
<p><strong>Mi piacerebbe poter mettere qualche punto fermo</strong> sulla questione per non ripartire sempre dalla solita domanda: le tecnologie servono?</p>
<p>Mi piacerebbe che la consapevolezza sull’uso sensato e utile delle  tecnologie non fosse patrimonio professionale e culturale di una  elite/avanguardia ristretta di insegnanti e operatori dell’educazione  (professionisti, accademici, operatori economici).</p>
<p>Mi piacerebbe che alle tecnologie si attribuissero i meriti e le  colpe che sono loro proprie e che si facesse chiarezza sulle condizioni,  sulle responsabilità, sulle colpe dell’innovazione educativa e  didattica.<br />
<span style="color: #ff6600;"><strong>Vogliamo mettere e condividere qualche punto fermo su queste annose e sempre aperte tematiche?</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Vogliamo  fare un vero e proprio processo alle tecnologie didattiche e partire  dai suoi esiti per un discorso evoluto che superi le ovvietà dello  stantio e angusto dibattito attuale?</strong><br />
<strong>I tempi mi sembrano maturi. Chi ci sta?</strong></span></p>
<p>Per mettere ulteriore carne al fuoco, evidenzio altre tematiche emerse nella discussione su LSCF:</p>
<ul>
<li>abbandonare la prospettiva (nell&#8217;uso delle tecnologie nella didattica) dell&#8217;innovazione  ed abbracciare quella dell&#8217;efficacia. &#8220;innovazione&#8221; è un termine sempre più ambiguo ed &#8220;efficacia&#8221; offre una prospettiva più concreta e sensata (una mia ripresa di un concetto espresso da Guastavigna)</li>
<li>potenziare lo studio dell&#8217;informatica tanto per gli studenti che per gli insegnanti</li>
<li>collocare ogni forma di innovazione a scuola nel contesto più generale dell&#8217;organizzazione dei tempi e dei luoghi della didattica</li>
<li>affrontare una ad una senza mescolarle le diverse dimensioni della problematica: quella soggettiva (&#8220;la tecnologia non mi  piace&#8230;&#8221;  &#8220;E&#8217; tutto così complicato&#8230;&#8221;  &#8220;Mi pagano per insegnare, non  per scrivere al computer&#8230;&#8221;), quelle sociali (qualcuno ancora non può  permettersi il computer, la connessione permanente), quelle mpiù direttamente   educative (&#8220;i miei genitori non mi permettono di andare in rete&#8221;), quelle politiche,</li>
<li>smascherare tanta presunta innovazione didattica ritenuta tale solo per l&#8217;uso di una tecnologia digitale quando l&#8217;impianto didattico è quello di sempre e che, con la tecnologia, si vorrebbe superare</li>
<li>fare chiarezza sulla questione dei &#8220;nativi digitali&#8221; (eccellenti gli stimoli offerti in più occasioni da Rivoltella)</li>
</ul>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Questi i contributi di riferimento:</p>
<ul>
<li>Dal blog di <strong>Antonio Fini</strong>: Scuola, l’innovazione impossibile, in <a href="http://www.fininformatica.it/wp/scuola-linnovazione-impossibile/">http://www.fininformatica.it/wp/scuola-linnovazione-impossibile/</a></li>
</ul>
<ul>
<li>Dal blog di <strong>Andreas Formiconi</strong>: migliorare la scuola, in <a href="http://iamarf.org/2010/12/14/migliorare-la-scuola/">http://iamarf.org/2010/12/14/migliorare-la-scuola/</a></li>
</ul>
<ul>
<li>Dal blog di <strong>Gianni Marconato</strong>: Tecnologie didattiche? Chisseneferga! in <a href="../2010/12/tecnologie-didattiche-chissenefrega">http://www.giannimarconato.it/2010/12/tecnologie-didattiche-chissen&#8230;</a></li>
</ul>
<ul>
<li>Da una nota in Facebook di <strong>Alessandoro Rabbone</strong>: Piano per la LIM e rapporto OCSE-PISA 2009, in <a href="http://www.facebook.com/notes/alessandro-rabbone/piani-per-la-lim-e-il-rapporto-ocse-pisa-2009/480413368113">http://www.facebook.com/notes/alessandro-rabbone/piani-per-la-lim-e&#8230;</a></li>
</ul>
<ul>
<li>Dal blog di <strong>Pier Cesare Rivoltella</strong>: La scuola, Le LIM e i guarrieri nel cavallo, in <a href="http://piercesare.blogspot.com/2010/12/la-scuola-le-lim-e-i-guerrieri-nel.html">http://piercesare.blogspot.com/2010/12/la-scuola-le-lim-e-i-guerrie&#8230;</a></li>
<li>Dal blog di<strong> Andreas Formiconi </strong>Migliorare le scuola , in : http://iamarf.org/2010/12/14/migliorare-la-scuola/</li>
<li>dal blog di <strong>Franco Castronovo</strong> , Un po&#8217; di sano cinismo, in http://castronovo.wordpress.com/2010/12/15/un-po-di-sano-cinismo/</li>
</ul>
<p id="tagsList">Tag:</p>
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		<title>Demenzialità a Didamatica</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/04/demenzialita-a-didamatica/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 10:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Speravo che  con l&#8217;ECDL si fosse toccato il fondo. Sono sempre più gli informatici e gli insegnanti di informatica che affermano che avere l&#8217;ECDL non significa che si sa usare il computer nelle sue funzionalità di base. Ed ecco il proliferare ele certicazioni ECDL: e-citizen, healh, e mille altri che non ricordo. Ora ora a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/04/Didamatica2010.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1497" title="Didamatica2010" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/04/Didamatica2010-300x81.jpg" alt="" width="300" height="81" /></a></p>
<p>Speravo che  con l&#8217;ECDL si fosse toccato il fondo. Sono sempre più gli informatici e gli insegnanti di informatica che affermano che avere l&#8217;ECDL non significa che si sa usare il computer nelle sue funzionalità di base. Ed ecco il proliferare ele certicazioni ECDL: e-citizen, healh, e mille altri che non ricordo.</p>
<p>Ora ora a Didamatica, ad opera di un emeniente aicista (o aichista) annuncia il varo dell&#8217;ennesima certificazione: ECDL per il problem solving /ECDL 4 PS, come acronimo e marchio di fabbrica. Una certificazione nientepoppodimenoche per il problem solving. Ma cos&#8217;è il problem solving per l&#8217;AICA? Una misera abailità di risolvere problemi di matematica e fisica con il foglio di calcolo!!!</p>
<p>Nulla da obiettare che AICA, sulla traccia dei copiosi business fatti con le altre  ECDL, se ne inventi una di nuova per fare ulteriori soldi. Fossi io capace di trovare simili vacche da mungere!!!</p>
<p>Invidia a parte, ho trovato estremanente superficiale, banale, parziale, ignorante la concettualizzaione che l&#8217;esimio ha presentato a supporto del suo nuovo business. Il tipo si è, persino, preso burla degli psicologi cognitivi che, a suo dire, affrontano la questione in modo fumoso e senza imoplicazioni pratiche. Meno male che Jonassen non lo stava ad ascoltare.</p>
<p>Il problem solving è ben altro di quello che il tizio ha cercato di descrivere. Al descrittore &#8220;problem solving&#8221; è associato, nella pratica e nella letteratura internazionale un significato molto ma molto più ampio. Altro che &#8220;risolvere problemi di matematica con il foglio di calcolo&#8221;!!!</p>
<p>Quello che mi irrita è l&#8217;uso strumentale, e a mero scopo di business,  del concetto di problem solving. Come sempre più spesso succede, si dice di fare una cosa e se ne fa un&#8217;altra.</p>
<p>Cha AICA si vergogni!</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Un &#8220;giuramento di Ippocrate&#8221; per gli insegnanti</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/04/un-giuramento-di-ppocrate-per-gli-insegnant-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 07:48:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[mariedargent.com Un giuramento di Ippocrate anche per gli insegnanti Forse non sarà un “giuramento ” e di certo non sarà di Ippocrate, ma certamente produrrà un qualcosa che traccia i riferimenti valoriali e pedagogico-didattici essenziali per chi è insegnante oggi. La nostra consapevolezza, che è pure un’esigenza di identità e di progetto, è scaturita in modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/04/15_summit-france1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1444" title="15_summit-france" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/04/15_summit-france1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>mariedargent.com</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-size: 115%; color: #ff0000;"><span style="font-family: Verdana;">Un <em>giuramento di Ippocrate</em> anche per gli insegnanti</span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">Forse<br />
non sarà un “<em>giuramento </em>” e di certo non sarà di<br />
Ippocrate, ma certamente produrrà un qualcosa che traccia i riferimenti<br />
valoriali e pedagogico-didattici essenziali per chi è insegnante oggi.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">La<br />
nostra consapevolezza, che è pure un’esigenza di identità e di progetto, è<br />
scaturita in modo naturale dalle riflessioni collaborative che si stanno<br />
intrecciando in questi mesi tra blog individuali e social network.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: 115%;">Questa<br />
proposta viene fatta dalle persone il cui nome compare in calce a questo testo</span><br />
<span style="font-size: 115%;">e viene sottoposta</span>,<span style="font-size: 115%;"><br />
in </span>questa prima fase, a<span style="font-size: 115%;">gli<br />
insegnanti che incontriamo nelle nostre interazioni quotidiane in rete per<br />
presentarla, successivamente, a tutti gli insegnanti.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: 115%; color: #ff0000;">Cosa</span> </span></strong></p>
<p><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">L’idea<br />
è di redigere un breve documento, una decina di punti, che renda espliciti i<br />
valori che devono animare l’azione professionale di ogni insegnante che<br />
intenda rispondere alla missione che la collettività gli/le ha assegnato, cioè<br />
di educare, formare, istruire le nuove generazioni per prepararle alla loro vita<br />
adulta come persone, cittadini, professionisti.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">Qualcosa<br />
di simile a quel giuramento che fanno i medici quando si avviano alla<br />
professione: valori, principi etici, pratiche.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><strong><span style="font-size: 115%; color: #ff0000;">Come</span></strong><span style="font-size: 115%;"><br />
(la roadmap)</span></span></p>
<p><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">L’obiettivo<br />
operativo è di presentare quello che provvisoriamente chiamiamo “<em>giuramento</em>”<br />
all’evento di Venezia del 2 luglio, <em>La scuola che funziona Camp</em>, che<br />
si terrà nell’ambito di VeneziaCamp 2010.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">Questa<br />
la roadmap proposta</span></span></p>
<p style="margin-left: 48px;"><span style="font-family: Verdana;"><em><span style="font-size: 115%;">1)<br />
</span></em><span style="font-size: 115%;">Pubblicazione<br />
di questo testo, oltre che nel netowork,  anche nei blog degli insegnanti<br />
che intenderanno fungere da “promotori” dell’iniziativa e nei forum del<br />
network <em>La scuola che funziona</em></span></span></p>
<p style="margin-left: 48px;"><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">2)<br />
Identificazione, tramite discussione nei blog e in LSCF, della denominazione da<br />
dare al “<em>giuramento</em>”. Si dovrà stabilire cosa sarà (giuramento?<br />
impegno? promessa? patto?  altro?) e in nome di chi questo viene fatto<br />
(eminente figura di educatore del passato).  Dunque prima faremo un<br />
brainstorming per identificare le opzioni e successivamente un sondaggio per la<br />
scelta</span></span></p>
<p style="margin-left: 48px;"><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">3)<br />
Definizione dei contenuti del “giuramento” tramite discussione in <em>La<br />
scuola che funziona </em>e blog aderenti</span></span></p>
<p style="margin-left: 48px;"><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">4)<br />
Presentazione pubblica al LSCFcamp precedeuta da ampia azione informativa via<br />
web, ma non solo</span></span></p>
<p style="margin-left: 48px;"><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">5)<br />
Sottoscrizione del &#8220;giuramento&#8221; tramite firma per chi sarà presente a<br />
Venezia il 2 luglio e adesione in LSCF; nel wiki del network sarà attivata una<br />
pagina con il <em>giuramento</em> e con i nomi delle persone che vi avranno<br />
aderito</span></span></p>
<p style="margin-left: 48px;"><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">6)<br />
Promozione continua on-line e in luoghi fisici del <em>giuramento</em> per la<br />
sua massima diffusione e adesione. <em><span style="color: #ff6600;"><strong>Obiettivo: 1000<br />
adesioni in 6 mesi.</strong></span></em></span></span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000; font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">Perchè</span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">Queste<br />
le ragioni della proposta</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: black;">La<br />
proposta di redigere insieme un documento, che per semplicità e sintesi abbiamo<br />
definito “il giuramento d’Ippocrate degli insegnanti” è nata dalla<br />
percezione chiara e distinta che tutto il lavoro del nostro network, pur se<br />
articolato, complesso e diversificato , tenda comunque a comporsi verso un ampio<br />
progetto nel quale la volontà di far emergere il buono della scuola che<br />
funziona si concretizza anche in </span><strong><span style="font-size: 100%;"><span style="color: #ff6600;">una<br />
volontà di trasmettere la nostra identità di insegnanti come qualcosa di<br />
specifico, di culturalmente significativo e socialmente impegnato. Impegno<br />
significa dare un senso e una direzione alle nostre attività e impostarle<br />
secondo convinzioni ideali, morali e (anche, perchè no?) <em>politiche</em> in<br />
senso civico alto, di cittadini che hanno un ruolo di responsabilità nella<br />
formazione di altri cittadini.</span></span></strong></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: 100%; color: black;">Su<br />
questa percezione si innescano alcuni fatti concreti, come le discussioni in<br />
materia di didattica presenti sul network e su tanti blog personali</span><span style="color: black;">”<br />
</span></span></p>
<p><span style="color: black;"><span style="font-family: Verdana;">La<br />
parola “giuramento”, che stiamo usando per comodità, è provvisoria ed in<br />
attesa di il contributo e le proposte di tutti così come i contenuti che<br />
nasceranno dallo scambio di riflessioni e idee.</span></span></p>
<p><span style="color: black;"><span style="font-family: Verdana;">Uno<br />
è il cardine della proposta: la nostra figura professionale è  spesso<br />
oggetto di analisi e non mancano critiche. Potremmo rispondere come al solito,<br />
ossia rivendicando le fatiche a cui non si dà adeguato riconoscimento né<br />
morale né economico; ma possiamo anche rispondere dando spessore e contenuto<br />
qualificante al nostro impegno (il giuramento è appunto questo).</span></span></p>
<p><span style="color: black;"><span style="font-family: Verdana;">L’impegno<br />
di chi ha scelto una professione a cui si è spesso attribuito il valore di una<br />
missione perché:</span></span></p>
<p style="margin-left: 48px;"><span style="color: black;"><span style="font-family: Verdana;">a)<span><br />
</span> è stata intesa come un importante compito da portare a termine con<br />
dedizione, passione, intelligenza e avvalendosi di competenze specifiche</span></span></p>
<p style="margin-left: 48px;"><span style="color: black;"><span style="font-family: Verdana;">b)<span><br />
</span> ha ricevuto mandato dalla società di svolgere questo compito nella<br />
scuola pubblica (e non solo)</span></span></p>
<p><span style="color: black;"><span style="font-family: Verdana;"> </span></span></p>
<p><span style="color: black;"><span style="font-family: Verdana;">Si<br />
tratta di trovare insieme una ampia formula comune.</span></span></p>
<p><span style="color: black;"><span style="font-family: Verdana;">Le<br />
tappe del lavoro possono seguire uno schema semplice contenente i punti<br />
fondamentali che caratterizzano la nostra identità.</span></span></p>
<p><span><span style="font-family: Verdana; color: #ff6600;">Possiamo<br />
ipotizzare di iniziare innescando nuovi contenuti sui fondamentali</span></span></p>
<p><span><span style="font-family: Verdana; color: #ff6600;">1)<br />
Insegnare oggi: chi siamo </span></span></p>
<p><span><span style="font-family: Verdana; color: #ff6600;">2)<br />
Insegnare come</span></span></p>
<p><span><span style="font-family: Verdana; color: #ff6600;">3)<br />
Perché la nostra professione ha una specificità che la rende missione<br />
fondamentale</span></span></p>
<p><span><span style="font-family: Verdana; color: #ff6600;">4) Gli<br />
obbiettivi su cui ci impegniamo</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-size: 115%;">Parole<br />
il cui senso concreto ben conosciamo e che la nostra esperienza può<br />
implementare e completare</span><em><span style="font-size: 115%;">.</span></em></span></p>
<p><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">Aspettiamo<br />
il prezioso contributo di tutti voi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;">Per lo sviluppo del &#8220;giuramento&#8221; (contenuti e<br />
nome) si lavora nel network La scuola che funziana, in questa discussione qui <a href="http://www.lascuolachefunziona.it/forum/topics/un-giuramento-di-ippocrate-per">http://www.lascuolachefunziona.it/forum/topics/un-giuramento-di-ippocrate-per</a></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><span style="font-size: 115%;"><span style="font-family: Verdana;">Promuovono </span></span></strong></span></p>
<ol>
<li><span style="line-height: 19px;"><span style="font-family: Verdana;">Loretta<br />
Bertoni</span></span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Danila Caprera</span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Maria Teresa Carrieri</span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Elena Favaron </span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Elisa Fonnesu</span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Carmina Ielpo</span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Cristina Galizia </span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Gianni Marconato</span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Pino Monopoli</span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Vincenzina Pace</span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Valeria Pasquino</span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Mariaserena Peterlin</span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Renata Puleo </span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Riccardo Rivarola </span></li>
<li><span style="font-family: Verdana;">Antonio Saccoccio </span></li>
</ol>
<p><span style="font-family: Verdana;"><br />
</span></p>
<p><span style="line-height: 19px;"><span style="font-family: Verdana;"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giannimarconato.it/2010/04/un-giuramento-di-ppocrate-per-gli-insegnant-2/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Imparare sempre &#8230;. ma non a scuola</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/02/imparare-sempre-ma-non-a-scuola/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/02/imparare-sempre-ma-non-a-scuola/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 06:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[apprendimento informale]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[competenza]]></category>
		<category><![CDATA[life long learning]]></category>
		<category><![CDATA[skills]]></category>

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		<description><![CDATA[Un dato, pare frutto di una ricerca &#8220;seria&#8221; condotta un paio di anni fa negli US, ci dice che un adulto in attività professionale ha sviluppato almeno il 90% delle conoscenze che possiede al di fuori  della  scuola. Che invece del 90 sia l&#8217;85 o il 95, poco importa. Ma, attenti a non leggere questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-5.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1286" title="MDA-5" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-5-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Un dato, pare frutto di una ricerca &#8220;seria&#8221; condotta un paio di anni fa negli US, ci dice che un adulto in attività professionale ha sviluppato almeno il 90% delle conoscenze che possiede al di fuori  della  scuola. Che invece del 90 sia l&#8217;85 o il 95, poco importa.</p>
<p>Ma, attenti a non leggere questo dato come ulteriore prova che la scuola serve poco o niente. La questione è ben altra e su cui la scuola dovrebbe riflettere bene.</p>
<p>Questo dato ci dice che la scuola ha l&#8217;enorme responsabilità di aiutare lo studente, dal primo all&#8217;ultimo giorno che la frequenta, a sviluppare le attitudini, le abilità, le conoscenze, in sintesi le <span style="color: #ff0000;"><strong>competenze</strong></span>,  che lo aiuteranno a far fronte al gravoso compito di continuare a costruire sempre nuove conoscenze; la scuola dovrebbe insegnare allo studente a <strong><span style="color: #ff0000;">imparare sempre</span></strong>. Compito non facile.</p>
<p>Su cosa, allora, la scuola si dovrebbe focalizzare? Questa domanda ha guidato il mio intervento di ieri a Bari alla e-Skills Week.</p>
<p>Come si vedrà dalle slide che riepilogano i punti salienti del discorso, sono in gioco dimensioni che nulla hanno a che vedere con &#8220;contenuti&#8221; ma con metodi di insegnamento e di apprendimento.</p>
<p>Come si usa dire, buona visione &#8230;.</p>
<div id="__ss_3264162" style="width: 425px;"><strong style="display: block; margin: 12px 0 4px;"><a title="Imparare sempre nell’era della rete" href="http://www.slideshare.net/gmarconato/imparare-sempre-nellera-della-rete-3264162">Imparare sempre nell’era della rete</a></strong><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=slidebari1parteprima-100224064926-phpapp02&amp;rel=0&amp;stripped_title=imparare-sempre-nellera-della-rete-3264162" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=slidebari1parteprima-100224064926-phpapp02&amp;rel=0&amp;stripped_title=imparare-sempre-nellera-della-rete-3264162" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="padding: 5px 0 12px;">View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/gmarconato">Gianni Marconato</a>.</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il dolore al tempo dei social network</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/02/il-dolore-al-tempo-dei-social-network/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 10:17:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Una cara amica in rete, Lorenza, ha recentemente avuto un lutto tremendo, la perdita del marito. Un evento tanto repentino negli accadimenti quanto devastante. Due striminzite settimane dalla diganosi alla fine di tutto. Ho conosciuto Lorenza nel gioco degli intrecci tra blog; lei Floria con Fuori di classe, io con Oltre l&#8217;elearning. Oggi lei scrive [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/venice.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1243" title="venice" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/venice-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Una cara amica in rete, Lorenza, ha recentemente avuto un lutto tremendo, la perdita del marito. Un evento tanto repentino negli accadimenti quanto devastante. Due striminzite settimane dalla diganosi alla fine di tutto.</p>
<p>Ho conosciuto Lorenza nel gioco degli intrecci tra blog; lei Floria con <a href="http://fuoridiclasse.splinder.com/" target="_blank">Fuori di classe</a>, io con Oltre l&#8217;elearning. Oggi lei scrive in<a href="http://contaminazioni.splinder.com/" target="_blank"> Contaminazioni</a> e interagisce, come tanti di noi Facebook.</p>
<p>Ed è proprio via Facebook che Lorenza ci fa sapere che qualcosa non va e, da abitante della rete, dice qualcosa anche a noi mille e più &#8220;amici&#8221;</p>
<blockquote><p>Ho 1336 amici qui sul social network, alcuni  veri, molti solo virtuali. Non mi pare carino sparire senza dire nulla,  visto che ho scelto di rendere la mia vita (parzialmente) pubblica, per  quello che vale, ma la mia famiglia ha bisogno di me e io ho bisogno di  loro per superare un momento difficilissimo e quindi &#8230; ci vediamo fra  un po&#8217;.</p></blockquote>
<p>Era il 27 di gennaio.</p>
<p>In un&#8217;alba gelida dell&#8217;otto febbraio, Lorenza condivide la crescente angoscia in rete e trova l&#8217;energia emotiva di riflettere sul senso dello stare in rete in quei momenti in cui tutto pare sospeso in attesa di &#8230; Per intero quel grande e disperato messaggio:</p>
<blockquote><p>Scrivere con la punta delle dita, inviando messaggi in tempo reale a  chissachi&#8217; da un&#8217;anonima stanza d&#8217;ospedale, alle cinque del mattino. E&#8217;  una cosa che fa sentire meno soli? Chissà<br />
La&#8217; fuori la vita continua, imperterrita e imbarazzante, mentre noialtri  siamo stati inghiottiti dal buco nero dei ritmi ospedalieri e,  soprattutto, dei capricci crudeli della malattia.<br />
La tecnologia mi connette anche di qui al flusso implacabile di  informazioni, richieste, notifiche, condivisioni e messaggi che anima la  piazza virtuale di facebook. Ma, allo stesso tempo, la brutalità della  nostra reale situazione me ne distacca quasi del tutto.<br />
In rete sono presente come un avatar sbiadito al quale, chissà perché,  nonostante il lungo silenzio e la quasi completa evaporazione, perfetti  (o quasi) sconosciuti continuano ad inviare  mail o inviti bizzarri o  domande di amicizia, come se niente fosse accaduto , come se l&#8217;ultimo  status pubblicato non dichiarasse esplicitamente che non e&#8217; più tempo di  cazzeggio.<br />
Nella realtà ci  sono io, con tutto il peso di un dolore che non trova  sollievo, con l&#8217; ansia per un futuro incerto e quasi sicuramente cupo,  con il mio attonito stupore davanti alle macerie della nostra  quotidianità violata.<br />
E&#8217; questa contraddizione che mi fa avvertire con chiarezza quanto sia  illusorio il mito dell&#8217; iperconnessione. Di qualunque cosa abbia bisogno  in questo momento, e&#8217; assai difficile che la trovi qui. Eppure, in  condizioni normali, prendiamo assai sul serio le bazzecole che ci  raccontiamo sulle interazioni emotive e cognitive che animano la Rete.  Ma la realtà e&#8217; parecchio diversa e, se ne avessi voglia, mi scapperebbe  persino da ridere davanti alla palese assurdità delle nostre  adolescenze in ritardo.</p></blockquote>
<p>Per Lorenza è illusorio il mito dell&#8217;iperconnessione, sa di non potere trovare in rete quello di cui ha bisogno ma usa la rete per dirlo  &#8230;. anche in quei tremendi momenti la rete, la presenza virtuale, discreta, non saputa di mille e più amici è, comunque, di qualche aiuto. Una più che motivata fuga dalle angosce del momento?   Un irrazionale tentativo di dire &#8220;aiutatemi&#8221;? Un urlo per decomprimere l&#8217;anima schiacciata dal presentimento di un futuro altro?</p>
<p>Ogni suo segnale in rete è seguito da decine di altri segnali di &#8220;ci siamo, Lorenza&#8221;.</p>
<p>Poche ora più tardi una interminabile sequenza di messaggi di amici nella sua bacheca seganalal che il peggio è avvenuto.</p>
<p>E&#8217; Lorenza stessa, l&#8217;11 di febbraio a raccontare il proprio strazio</p>
<blockquote><p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. Ci eravamo preparati  ad una guerra di mesi o di anni, ci siamo ritrovati sconfitti nel  peggiore dei modi nel giro di due settimane. Questi ultimi tre giorni sono stati tremendi. Quelli che verranno  saranno peggiori, già lo so. &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.. Non siamo i primi, non siamo gli unici. Mi aggrappo a quello che ho  letto e studiato, tanto per vedere se serve a qualcosa, con il dubbio  che quanto ti pare così intelligente e sensato in astratto, nella  pratica si riveli un guscio vuoto di parole insignificanti. Vedremo.<br />
In ogni caso sono stata ingiusta, l&#8217;altra notte. Alla fine, le parole di  tanti che, come possono, cercano di starci vicini, con un telegramma,  con un post sulla bacheca di Facebook, con un messaggio privato, con una  mail, con un semplice sms, con una telefonata, servono. La compassione,  se davvero significa &#8220;soffrire insieme&#8221;, non è poco dignitosa. Ti pare  di essere un po&#8217; meno sola, se gli amici ti danno una mano. Grazie a  tutti, davvero.</p></blockquote>
<p>Ti pare di essere meno sola, se gli amici ti danno una mano, chiosa Lorenza.</p>
<p>Si, Lorenza, non potremo mai toglierti il dolore che ti porti addosso. E&#8217; tuo. E&#8217; tutto tuo. E non può essere diversamente.</p>
<p>Ma, ne sono certo, con questa nostra vicinanza, con questo nostro sincero dolore,  una briciola di questo tuo dolore ce la mettiamo sulle nostre spalle e speriamo che, briciola su briciola, pesi un infinitesimo di meno sulle tue.</p>
<p>Il dolore al tempo dei social network</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Basta non far danni &#8230;</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/01/basta-non-far-danni/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2010/01/basta-non-far-danni/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 10:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[scuola insegnanti]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle letture che si sta dando dei mis-fatti istituzionali che imperversano nel pianeta-scuola è che tutto questo, con pseudo-autorevole supporto di pennaioli di regime, abbia lo scopo di affossare la scuola pubblica. L&#8217;affossamento, si badi bene, non sta avvenendo in modo conclamato, come attraverso una riforma organica, ma in modo subdolo, sotteranneo, a suon [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/01/20081124-scuola-sicurezza.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1131" title="20081124-scuola-sicurezza" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/01/20081124-scuola-sicurezza-300x240.gif" alt="" width="300" height="240" /></a></p>
<p>Una delle letture che si sta dando dei mis-fatti istituzionali che imperversano nel pianeta-scuola è che tutto questo, con pseudo-autorevole supporto di pennaioli di regime, abbia lo scopo di affossare la scuola pubblica.</p>
<p>L&#8217;affossamento, si badi bene, non sta avvenendo in modo conclamato, come attraverso una riforma organica, ma in modo subdolo, sotteranneo, a suon di micro provvedimenti spesso annidati in mega articolati di leggi che non hanno alcuna attinenza con la scuola.</p>
<p>Provvedimenti micro, solo apprentemente casuali e disomogenei ma guidati da una strategia  perfida e determinata: annientare la scuola pubblica per sostituirla con una scuola privatizzata (ricordate le &#8220;fondazioni&#8221;?) governata non dalle componenti della scuola stessa ma da un consiglio di amministrazione che detta gli orientamenti in stile aziendale e dove, in coerenza con lo stile aziendale, tutta la line gerarchica è tenuta a dare il proprio contributo alla realizzazione della strategia aziendale. Chi non sia degua, chi non contribuisce adeguatamente al raggiungimento degli obiettivi viene espulso.</p>
<p>E&#8217; logico attendersi che questi obiettivi di business siano prevalentemente di tipo culturale e possiamo ben immaginare di quale cultura si tratti.</p>
<p>Questa sciagurata strategia non potrebbe passare (avere, cioè,  il consenso di larga parte della popolazione) se a livello di opinione pubblica la scuola avesse una immagine positiva, fosse vista come un organismo attivo, moderno, efficiente, efficace, utile&#8230; Come si potrebbe bombardare una siffatta istituzione?</p>
<p>Ecco, allora, accompagnare l&#8217;attacco istituzionale con una campagna di deligittimazione della scuola:  insegnanti <a href="http://www.giannimarconato.it/2009/03/una-scuola-di-bulli-fannulloni-e-guerriglieri/" target="_blank">fanulloni, criminali</a>, arretrati; studenti impreparati,<a href="http://www.giannimarconato.it/2010/01/o-la-crusca-o-la-vita-a-saccoccio/" target="_blank"> ignoranti, privi di futuro</a>, sprechi,<a href="http://www.giannimarconato.it/2008/06/la-scuola-italiana-mediocre/" target="_blank"> mediocrità diffusa</a> &#8230;</p>
<p>Non passa giorno che sulla stampa omologata (Corriere compreso) non appaia un articolo che contribuisca  a costruire nell&#8217;opinione pubblica un&#8217;immagine negativa della scuola.</p>
<p>Dal mondo della scuola, pare, <a href="http://notecellulari.splinder.com/post/22143693/sos!+SCUOLA+PUBBLICA%3A+PRIMA+CH" target="_blank">non venga alcuna reazione</a> &#8211; ne istintiva, di sopravvvienza, ne cultura, ne &#8211; tantomeno &#8211; di proposta.</p>
<p>Ho la sensazione che la scuola non faccia sentire la propria voce, se non attraverso pochi solisti, voci fuori dal coro &#8211; per una specie di coda di paglia che riflette tutto il vissuto di inadeguatezza che la scuola stesse vive. Sa di avere consistenti limiti, che questi limiti sono dovuti, anche all&#8217;indolenza di tanta classe insegnante (sono i &#8220;bravi&#8221; insegnanti a certificare questo stato di cose e a stimare nel 50 &#8211; 70% i propri colleghi immobili, rassegnati, supini, demotivati, incompetenti).</p>
<p>Sarebbe, quindi  ardua impresa sostenere a spada tratta la &#8220;qualità&#8221; della scuola italiana. Farne una difesa d&#8217;ufficio, sempre, come metodo, &#8230;a prescindere.</p>
<p>Come sarebbe un errore accumunare tutta la scuola, tutti gli insegnanti in un&#8217;unica categoria.</p>
<p>Vanno denunciate le carenze ma vanno anche <a href="http://www.giannimarconato.it/2009/12/la-scuola-quella-che-non-funziona-e-quella-che-funziona/" target="_blank">valorizzare le eccellenze</a> e con queste<a href="http://lascuolachefunziona.ning.com" target="_blank"> la scuola che funziona</a>. Solo così saremo credibili e ci prepareremo ad<a href="http://lascuolachefunziona.ning.com/group/unascuolaperilfuturo" target="_blank"> una scuola per il futuro</a></p>
<p>Per capire il reale stato della scuola basta leggere questa preziosa testimonianza di una madre, una madre certamente particolare ma certamente non una persona banale una, cioè, che pensa, parla e agisce per steroptipi. Parlo di<a href="http://www.filosofiadellaquotidianita.it/" target="_blank"> Elisa Buratt</a>i, filosofa. Una persona riflessiva, una delle voci fuori dal coro di cui parlavo prima. Una voce che vale la pena di ascoltare se non altro perchè parla a favore della scuola, della buona scuola</p>
<blockquote><p>Da un commento di<a href="Poi ci sono i &quot;casi isolati&quot;..i bravi prof..che non lo sono perchè hanno studiato più degli altri (magari si, anche), ma che non sono frutto di libri, emozionali o culturali..lo sono e basta..sono nati così. Non si può imparare.  So che non è bello dirlo, ma ne sono fermamente convinta." target="_blank"> Elisa ad un post di Mariaserena</a></p>
<p>.. Non si contano le volte che esci dai  colloqui chiedendoti dove sbagli oppure chiedendoti dove vendono le  molotov dietro l&#8217;angolo, oppure di cosa si fosse impasticcato il tizio/a  che si è permesso di sparare giudizi generici a caso, oppure  &#8230;&#8230;&#8230;.la lista è infinta.</p></blockquote>
<blockquote><p>Con gli anni, finisci per fare il  monumento anche ai piccolissimi mediocri, basta che facciano pochi  danni&#8230;.</p>
<p>Poi ci sono i &#8220;casi isolati&#8221;..i bravi prof..che non lo  sono perchè hanno studiato più degli altri (magari si, anche), ma che  non sono frutto di libri, emozionali o culturali..lo sono e basta..sono  nati così. Non si può imparare.</p>
<p>So che non è bello dirlo, ma ne  sono fermamente convinta.</p>
<p>Adoro i bravi docenti&#8230;:-)</p></blockquote>
<p>Elisa, grazie per la lucidità e la propositività delle tue riflessioni.</p>
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		<title>O la crusca o la vita (A. Saccoccio)</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2010/01/o-la-crusca-o-la-vita-a-saccoccio/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 08:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Con questo urlo (o la Crusca o la vita), Antonio Saccoccio - insegnante net-futurista &#8211; chiude un acceso confronto in La scuola che funziona sul senso dell&#8217;insegnamento di &#8220;italiano&#8221; nella nostra scuola. Il tutto era iniziato in una discussione aperta da Cristina Galizia sulla didattica dell&#8217;Italiano. Per la verità, Cristina &#8211; eccellente insegnante di cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/01/MACERIE.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1120" title="MACERIE" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/01/MACERIE-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Con questo urlo (o la Crusca o la vita), Antonio Saccoccio -<a href="http://liberidallaforma.blogspot.com/" target="_blank"> insegnante net-futurista</a> &#8211; chiude un acceso confronto in <a href="http://lascuolachefunziona.ning.com" target="_blank">La scuola che funziona</a> sul senso dell&#8217;insegnamento di &#8220;italiano&#8221; nella nostra scuola.</p>
<p>Il tutto era iniziato in una discussione aperta da <a href="http://arringo.blogspot.com/" target="_blank">Cristina Galizia</a> sulla didattica dell&#8217;Italiano. Per la verità, Cristina &#8211; eccellente insegnante di cui vi parlerò a breve &#8211; aveva proposto di parlare di cose concrete, del &#8220;come fare&#8221; ma, incautamente, aveva messo il link ad un recente<a href="http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_20/Meta-studenti-da-bocciare-in-italiano-Giulio-Benedetti_98764e38-0593-11df-a1d7-00144f02aabe.shtml" target="_blank"> articoletto di bassa lega</a> del Corriere in cui si pontificava a sproposito circa l&#8217;ignoranza dei giovani d&#8217;oggi e sulla, per loro, mancanza di futuro a causa &#8211; udite udite &#8211; delle carenze nell&#8217;aritmetica, nella  grammatica, nella sintassi.</p>
<p>Nella discussione che facilmente si è attivata ho trovato aberrante che alla correttezza formale dell&#8217;espressione, in quell&#8217;articoletto, si attribuisse un  &#8220;significato culturale fondamentale&#8221;. La cultura, per me, è ben altro.<br />
Affermare, poi, che un ragazzo che non possiede gli &#8220;strumenti essenziali&#8221; (e  si attribuisce questa connotazione sempre a sintassi e grammatica) non  può avere futuro, vuol dire non aver capito nulla di quello che sarà il  futuro perchè si vede il futuro come specchio, ripetizione del passato.  Questo è un tremendo errore di prospettiva.</p>
<p>Ma è Antonio a calare un paio di carte pesanti tirando in gioco l&#8217;Accademia della Crusca, fonte dei dati che hanno originato il citato intervento sul Corriere.</p>
<blockquote><p>.<em>.. dopo la lettura del solito articolino del corriere il primo commento è: <strong>per  fortuna l&#8217;accademia della crusca fa accademia, perchè la scuola è  un&#8217;altra cosa.</strong><br />
Credo che il ruolo della crusca sia importante, perchè la conservazione,  come l&#8217;innovazione, deve sempre avere dei referenti credibili e  preparati.<br />
Ma lasciamo i cruscanti nella loro accademia e al massimo nel loro sito  web. Sì, il loro sito web è ricco di curiosità, mi ci perdo a volte, ma  sono curiosità linguistiche, per cultori e appassionati della lingua. Mi  si perdoni il termine assai poco cruscantello, ma bisogna ogni tanto  definire le cose per quello che sono: <strong>per la formazione di un ragazzo  quelle curiosità sono cazzate.</strong><br />
Io capisco che un cruscante non ha altro da rivendicare oltre alla sua  competenza linguistica, ma definire, con toni allarmistici, gravissimi  (sic) errori &#8220;dopo guerra&#8221; o &#8220;degl&#8217;anni&#8221; mi sembra davvero da imbecilli.</em></p></blockquote>
<p>E, più avanti, Antonio evidenzia il vero problema della scuola, ma anche della società nel suo complesso,</p>
<blockquote><p><em>&#8230; chi è davvero educato al senso critico e riesce a vedere oltre le  chiacchiere da bar che leggiamo sui quotidiani nazionali ogni giorno?  pochissimi. già la nostra generazione ripete a memoria ciò che legge sui  giornali o guarda in tv. e dopo la cura fioroni/gelmini/crusca/israel  quanti saranno fra qualche anno i ragazzi in grado di ragionare con il  proprio cervello? 10, 20, 50? Questo è il futuro che ci stanno servendo</em>.</p></blockquote>
<p>&#8230; e concludere, prima di calare l&#8217;asso</p>
<blockquote><p><em>Se noi insegnanti non alziamo il tiro contro questa linea reazionaria la  quasi totalità dei nostri ragazzi sarà impreparata ad affrontare il  mondo magmatico e tentacolare dei prossimi anni. E chi comanderà?  Semplice. Quei pochissimi facoltosi in grado di selezionare per i propri  figli eccellenti formatori privati, quasi neo-precettori del terzo  millennio! Precettori in grado di insegnare la vita nella sua  inquietante complessità e indecifrabilità, e non triti ricamini retorici  per damerini da salotto.</em></p></blockquote>
<dl id="comments-block">
<dt id="c8509430922583455482"> <img src="https://www.blogger.com/img/blank.gif" alt="Blogger" /> </dt>
<dt>Si, è proprio vero,<span style="color: #ff0000;"><strong> o la crusca o la vita</strong></span>.</dt>
<dt>O ci si trastulla su formalismi da iniziati o ci si misura con la vita.</dt>
<dt>La Crusca, e con essa e per essa la scuola, non è vita reale. La vita, quella reale, quella che ci troviamo a dover combattere tutti i  giorni, è altra cosa da quella che attraverso la scuola,  l&#8217;accademia,attraverso certa scuola, certa accademia ci viene  rappresentata. </dt>
<dt> </dt>
<dt>Quello della Crusca è, purtropo, solo uno dei segnali (e, forse, anche uno strumento) di una realtà ancor più drammatica: lo smantelalmento in  atto della scuola pubblica.</dt>
<dt> </dt>
<dt> <a href="http://relazioninelweb.blogspot.com/" target="_blank">Daniele Pauletto</a>, insegnante illuminato, in un suo recente post  in tema di tecnologie ,scuola, &#8220;nativi digitali&#8221; ipotizza che il 2010 sia l&#8217;anno zero della nuova scuola, quella orientata in senso contemporaneo, quella che si costruisce attorno alle caratteristiche della nuova società, del nuovo studente.</dt>
<dt>Io, più che l&#8217;anno zero della scuola , anno cioè di una  nuova partenza, ho la sensazione che sarà l&#8217;anno della definitiva  demolizione della scuola pubblica.</dt>
<dt>Con la scusa (ma per certi versi a  ragione) di una scuola priva di qualità (vedi lo sfornare continuo di  saggi, saggetti, pseudosagi, articoletti di giornale, non ultimo quello prima qui citato),  il governo sta lentamente ma sistematicamente e con determinazione  degna di miglior causa, togliendo l&#8217;ossigeno alla scuola pubblica con il  chiaro intento di proporre un nuovo modello di scuola.</dt>
<dt>Sarò di certo una scuola privatizzata, ben orientata culturalmente (la direzione è quella indicata da Saccoccio)  ed  in cui sparirà la libertà d&#8217;insegnamento e di pensiero.</dt>
<dt> Temo che il 2010  sia l&#8217;anno in cui questo turpe disegno si dispiegherà in tutta la sua  portata. Altro che nativi digitali, web 2.0, LIM &#8230;. Poderosi interventi di lobotomia sociale. Ecco quello che ci aspetta. </dt>
</dl>
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		<title>Emergenza educativa e nuove tecnologie. Stimoli per una riconsiderazione della questione</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 06:14:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;immaginario collettivo di chi ha poca dimestichezza con la rete, Internet è la nuova causa di tanti dei mali della nostra gioventù e dei loro &#8220;disagi&#8221; a scuola. Numerose e rigorose ricerche ci restituiscono un&#8217;immagine dei giovani alle prese con la rete di tutt&#8217;altro stampo. Emergenza educativa e nuove tecnologie. Stimoli per una riconsiderazione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/12/MDA-8.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1293" title="MDA-8" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/12/MDA-8-225x300.jpg" alt="" width="187" height="250" /></a></p>
<p>Nell&#8217;immaginario collettivo di chi ha poca dimestichezza con la rete, Internet è la nuova causa di tanti dei mali della nostra gioventù e dei loro &#8220;disagi&#8221; a scuola.</p>
<p>Numerose e rigorose ricerche ci restituiscono un&#8217;immagine dei giovani alle prese con la rete di tutt&#8217;altro stampo.</p>
<p><a style="margin: 12px auto 6px auto; font-family: Helvetica,Arial,Sans-serif; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 14px; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; -x-system-font: none; display: block; text-decoration: underline;" title="View Emergenza educativa e nuove tecnologie. Stimoli per una riconsiderazione della questione, on Scribd" href="http://www.scribd.com/doc/24475078/Emergenza-educativa-e-nuove-tecnologie-Stimoli-per-una-riconsiderazione-della-questione">Emergenza educativa e nuove tecnologie. Stimoli per una riconsiderazione della questione,</a> <object id="doc_845488080245054" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="100%" height="500" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="name" value="doc_845488080245054" /><param name="align" value="middle" /><param name="quality" value="high" /><param name="play" value="true" /><param name="loop" value="true" /><param name="scale" value="showall" /><param name="wmode" value="opaque" /><param name="devicefont" value="false" /><param name="bgcolor" value="#ffffff" /><param name="menu" value="true" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="mode" value="list" /><param name="src" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=24475078&amp;access_key=key-ze6orwqkjmm6aufecbm&amp;page=1&amp;version=1&amp;viewMode=list" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="doc_845488080245054" type="application/x-shockwave-flash" width="100%" height="500" src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=24475078&amp;access_key=key-ze6orwqkjmm6aufecbm&amp;page=1&amp;version=1&amp;viewMode=list" mode="list" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" menu="true" bgcolor="#ffffff" devicefont="false" wmode="opaque" scale="showall" loop="true" play="true" quality="high" align="middle" name="doc_845488080245054"></embed></object></p>
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		<title>EPICT</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 13:58:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Sa, Signora, i miei insegnanti hanno tutti l&#8217;EPICT. Poverini. Come è  successo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sa, Signora, i miei insegnanti hanno tutti l&#8217;EPICT.</p>
<p>Poverini. Come è  successo?</p>
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