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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie) &#187; tecnologie didattiche</title>
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	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
	<lastBuildDate>Wed, 16 May 2012 10:12:01 +0000</lastBuildDate>
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		<item>
		<title>Classe 2.0 (del &#8217;47)</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2012/05/classe-2-0-del-47/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 17:47:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Prima domanda: cosa c&#8217;è  di innovativo in questa classe? Nulla! Stanno usando gli strumenti diponibili a quel tempo. Seconda domanda: perchè questa viene ritenuta una classe innovativa? Mi pare la stessa immagine di sopra, solo riportata al giorno d&#8217;oggi e con gli strumenti disponibili oggi.  0 &#8211; 0 Chiudo con un copia e incolla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Prima domanda: cosa c&#8217;è  di innovativo in questa classe?</p>
<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/05/scuola-di-montagna.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2193" title="scuola di montagna" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/05/scuola-di-montagna-287x300.jpg" alt="" width="242" height="252" /></a></p>
<p>Nulla! Stanno usando gli strumenti diponibili a quel tempo.</p>
<p>Seconda domanda: perchè questa viene ritenuta una classe innovativa?</p>
<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/05/biella3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2195" title="biella3" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/05/biella3-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Mi pare la stessa immagine di sopra, solo riportata al giorno d&#8217;oggi e con gli strumenti disponibili oggi.</p>
<p style="text-align: center;"> 0 &#8211; 0</p>
<p>Chiudo con un copia e incolla dal sito di una scuola all&#8217;avanguardia.</p>
<blockquote>
<h4>Il futuro è già in classe!</h4>
<p>Il nostro progetto educativo prevede un ambiente dinamico, orientato ad una didattica frontale e partecipativa, in cui non solo i docenti, ma anche gli studenti integrano strumenti e risorse digitali nel processo di apprendimento (E-learning).<br />
Una didattica evoluta che contribuisce ad una esperienza educativa nuova anche perchè &#8220;senza carta, nè inchiostro&#8221; (paperless inkless), per un mondo più verde e per zaini &#8220;vuoti&#8221;. Tale esperienza è estensibile anche oltre l&#8217;orario scolastico, in tempi e modi personalizzati, che coinvolge anche i genitori.</p>
<ul>
<li>IL TUO BANCO DIVENTA TABLET</li>
<li>IL TUO LIBRO DIVENTA E-BOOK</li>
<li>LA TUA LAVAGNA DIVENTA LIM<br />
(Certificato dal MIUR)L&#8217;ATTENZIONE AL SINGOLO ALUNNO, DA SEMPRE FONDANTE IL NOSTRO PROGETTO EDUCATIVO, RIMANE L&#8217;OBIETTIVO PRIMARIO.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<table width="656" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td colspan="3" bgcolor="#FFFFFF"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</blockquote>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Dissento con la strategia &#8220;digitale&#8221; a scuola del governo</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2012/03/dissento-con-la-strategia-digitale-a-scuola-del-governo/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2012/03/dissento-con-la-strategia-digitale-a-scuola-del-governo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 09:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>
		<category><![CDATA[.]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[LIM]]></category>
		<category><![CDATA[Profumo]]></category>
		<category><![CDATA[scuola digitale]]></category>
		<category><![CDATA[tablet]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi riferisco, anche, all&#8217;intervista del ministro Profumo rilasciata a WIRED Ovvio che non dissento sulla necessità di digitalizzare scuole, insegnanti e studenti. Ho anche parlato di un &#8220;obbligo&#8221; per la scuola di essere &#8220;digitale&#8221;. Il digitale a scuola è anche la mia &#8220;delega&#8221; in ambito di Nord Est Digitale Dissento, in primis, perchè la modernizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/03/Wordle-Create-Mozilla-Firefox_2012-03-20_10-20-07.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2174" title="Wordle - Create - Mozilla Firefox_2012-03-20_10-20-07" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/03/Wordle-Create-Mozilla-Firefox_2012-03-20_10-20-07-300x174.png" alt="" width="300" height="174" /></a></p>
<p>Mi riferisco, anche, all&#8217;intervista del ministro Profumo rilasciata a<a title="wired" href="http://tv.wired.it/news/2012/03/01/intervista-francesco-profumo.html" target="_blank"> WIRED</a></p>
<p>Ovvio che non dissento sulla necessità di digitalizzare scuole, insegnanti e studenti. Ho anche parlato di un &#8220;<a title="obbligo" href="http://www.giannimarconato.it/2011/12/il-digitale-e-un-dovere-anche-a-scuola/" target="_blank">obbligo</a>&#8221; per la scuola di essere &#8220;digitale&#8221;. Il digitale a scuola è anche la mia &#8220;<a title="delega" href="http://www.nordestdigitale.com/gianni-marconato-delegato-educational" target="_blank">delega</a>&#8221; in ambito di<a href="www.nordestdigitale.com" target="_blank"> Nord Est Digitale</a></p>
<p>Dissento, in primis, perchè la modernizzazione delle scuole attraverso il digitale non si consegue a &#8220;paccate&#8221; di lim o tablet, ma attraverso l&#8217;infrastrutturazione di base delle scuole, che vuol dire:</p>
<blockquote><p>un computer per ogni studente (di proprietà dello studente stesso)</p>
<p>il collegamento (performante) ad internet di ogni scuola</p>
<p>una (solida) competenza informatica di base per ogni insegnante</p></blockquote>
<p>Dissento, poi, perchè temo, quasi una certezza, che come quanto avvenuto ai nefasti tempi delle LIM, tutte le risorse per la formazione degli insegnanti vengano cannibalizzate dalle tecnologie, per la formazione all&#8217;uso dei tablet, dei reader ecc&#8230; trascurando tantissimi altri temi di cui scuola ed insegnanti hanno necessità.</p>
<p>Dissento, perchè in questo modo si stabilisce quello che acutamente Marco Guastavigna aveva definito il &#8220;pensiero didattico unico&#8221;. Un unico modo di insegnare, una unica forma di pensiero da promuovere e sviluppare.</p>
<p>La scuola ha tanti problemi, tanti obiettivi, tanti approcci didattici. Tutti da sostenere anche attraverso formazione, ma formazione plurale, non formazione a senso unico.</p>
<p>Mi piace molto l&#8217;idea di Profumo delle <a href="http://www.euractiv.it/it/news/politiche-regionali/4972-agenda-digitale-profumo-parte-con-le-smart-communities.html" target="_blank">smart communities</a> e della valorizzazione dell&#8217;intelligenza distribuita.</p>
<p>Mi convincono, anche i punti cardinali su cui insisterà:</p>
<ul>
<li>il miglioramento del sistema di valutazione,</li>
<li>una riflessione sul rapporto scuola-lavoro,</li>
<li>un investimento sull&#8217;istruzione tecnico-professionale,</li>
<li>il ringiovanimento del corpo docente,</li>
<li>un potenziamento dell&#8217;orientamento alla scelta dell&#8217;università.</li>
</ul>
<p>Il mio dissenso è, però, totale sull&#8217;approccio alla digitalizzazione delle scuole. Mi piacerebbe si evitassero altri errori &#8220;strategici&#8221; e che dopo aver verificato la pochezza di una politica di &#8220;innovazione&#8221; basata sulle lim, si dovesse verificare la pochezza (in termini di reale impatto innovativo) anche quella basata sui tablet.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Dove le tecnologie incontrano l&#8217;apprendimento</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2012/03/dove-le-tecnologie-incontrano-lapprendimento/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2012/03/dove-le-tecnologie-incontrano-lapprendimento/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 06:31:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[apprendimento significativo]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>
		<category><![CDATA[Teorie dell'apprendimento con le tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Dove le tecnologie incontrano l’apprendimento marconato View more PowerPoint from Gianni Marconato &#160; &#160; Il mio intervento al convegno Erickson dove ho cercato di contestualizzare l&#8217;uso delle tecnologie (un dovere per la scuola), nell&#8217;ambito dei cambiamenti in cui la scuola è immersa. Cambiamenti che vedono il digitale tra i meno temibili. Cito il sociologo dell&#8217;educazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="__ss_11944912" style="width: 425px;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/03/Nuvola-post-10-marzo.png"><img class="size-medium wp-image-2160 aligncenter" title="Nuvola post 10 marzo" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/03/Nuvola-post-10-marzo-300x142.png" alt="" width="300" height="142" /></a></div>
<div style="width: 425px;"></div>
<div style="width: 425px;"><strong style="display: block; margin: 12px 0 4px;"><a title="Dove le tecnologie incontrano l’apprendimento marconato" href="http://www.slideshare.net/gmarconato/dove-le-tecnologie-incontrano-lapprendimento-marconato" target="_blank">Dove le tecnologie incontrano l’apprendimento marconato</a></strong> <iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/11944912" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" width="425" height="355"></iframe></div>
<div id="__ss_11944912" style="width: 425px;">
<div style="padding: 5px 0pt 12px; text-align: center;">View more <a href="http://www.slideshare.net/thecroaker/death-by-powerpoint" target="_blank">PowerPoint</a> from <a href="http://www.slideshare.net/gmarconato" target="_blank">Gianni Marconato</a></div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;">Il mio intervento al convegno Erickson dove ho cercato di contestualizzare l&#8217;uso delle tecnologie (un dovere per la scuola), nell&#8217;ambito dei cambiamenti in cui la scuola è immersa. Cambiamenti che vedono il digitale tra i meno temibili.</p>
<p style="text-align: left;">Cito il sociologo dell&#8217;educazione francese Francois Dubet</p>
<blockquote>
<div style="text-align: center;">La scuola sta dentro la modernizzazione che esalta l’individualismo e utilitarismo</div>
<div style="text-align: center;"></div>
</blockquote>
<div style="text-align: left;">Fondamentali altri spunti di Dubet</div>
<blockquote>
<ul>
<li>A scuola non entrano studenti, ma giovani</li>
<li>A scuola entrano nuovi giovani</li>
<li>Si ha la trasformazione delle vecchie regole scolastiche</li>
<li>Il giovane rifiuta le costrizioni  scolastiche</li>
<li>Ripiega su una cultura giovanile ostile alla  scuola</li>
<li>Cultura giovanile come difesa verso le frustrazioni scolastiche</li>
<li>Distanza tra cultura dei giovani  e cultura scolastica</li>
<li>Impegno e motivazione non più dati acquisiti</li>
<li>Per lo studente non più adesione ad un ruolo dato ma costruzione della propria esperienza</li>
<li>Individuo artefice della propria educazione</li>
</ul>
<div style="text-align: left;"></div>
</blockquote>
<div style="text-align: left;">
<div>Che conclude</div>
<blockquote>
<div><strong><span style="color: #ff6600;">I tradizionali modelli pedagogici adatti solo ad una minoranza</span></strong></div>
</blockquote>
<div>Da tutto questo, e non solo, si deve essere consapevoli del fatto che</div>
<blockquote>
<div><strong><span style="color: #ff6600;">Il principale problema degli insegnanti è motivare e coinvolgere gli studenti</span></strong></div>
</blockquote>
<div>In questo quadro, propongo le tecnologie per</div>
<blockquote>
<div>
<ul>
<li>Favorire l&#8217;attribuzione di significato</li>
<li>Il potenziamento cognitivo</li>
</ul>
</div>
<div></div>
</blockquote>
<div>Nel modello concettuale che propongo, ancorato all&#8217;apprendimento significativo, identifico queste funzioni delle tecnologie</div>
<blockquote>
<div>
<ul>
<li>Ancorare la didattica a compiti autentici</li>
<li>Assegnare un ruolo attivo allo studente</li>
<li>Rendere possibile la collaborazione tra studenti</li>
<li>Connettere la scuola e la società</li>
</ul>
</div>
<div></div>
<div></div>
</blockquote>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Giù dalla cattedra</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2012/02/giu-dalla-cattedra/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2012/02/giu-dalla-cattedra/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 18:43:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando certi temi arrivano all&#8217;attenzione della stampa generalistica, vuol dire che abbiamo superato la soglia di guardia. Ad un simile livello di allarme siamo, finalmente, giunti a proposito di scuola se il Washington Post  va a pubblicare in prima pagina un duro attacco alla lecture, la tradizionale lezione accademica (la lezione &#8220;trasmissiva&#8221;), in quanto ritenuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/02/Blog-10_2.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2131" title="Blog 10_2" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/02/Blog-10_2-300x171.png" alt="" width="300" height="171" /></a></p>
<p>Quando certi temi arrivano all&#8217;attenzione della stampa generalistica, vuol dire che abbiamo superato la soglia di guardia.</p>
<p>Ad un simile livello di allarme siamo, finalmente, giunti a proposito di scuola se il <a title="WP" href="http://www.washingtonpost.com/local/education/colleges-looking-beyond-the-lecture/2012/02/03/gIQA7iUaGR_story.html" target="_blank">Washington Post</a>  va a pubblicare in prima pagina un duro attacco alla<em> lecture,</em> la tradizionale lezione accademica (la lezione &#8220;trasmissiva&#8221;), in quanto ritenuta da più parti una tecnica di insegnamento inefficace.</p>
<p>Cose che tanta letteratura specialistica e, più modestamente,  molti di noi dicono da tempo. E non solo &#8220;dicono&#8221; ma anche fanno, sperimentano, aggiustano &#8230;.</p>
<p>Vediamo di renderci conto quali argomentazioni vengono usate dal WP per condannare la lezione ex cathedra.</p>
<p>Citando il caso della <a href="http://web.jhu.edu/administration/provost/GSI/index.html" target="_blank">Johns Hopkins University</a> che ha avviato un serio programma di innovazione didattica a partire dalla comprensione di come gli studenti apprendono (da dove altro sarebbero dovuti partire?), si afferma:</p>
<blockquote><p>Solo perchè gli insegnanti dicono qualcosa in una classe davanti agli studenti, non vuol dire che essi imparino &#8230;. L&#8217;apprendimento non avviene nello spazio fisico tra l&#8217;insegnante e lo studente. L&#8217;apprendimento avviene nella mente dello studente &#8230;</p></blockquote>
<p>Gran bella scoperta <img src='http://www.giannimarconato.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Ma, dato che sei in una classe di 200 studenti non puoi fare altro che &#8220;parlare&#8221; per ore, il primo provvedimento adottato è di dividere quel plotone in gruppetti di 50 o addirittura 20 studenti.</p>
<p>Sul piano operativo, le  tecniche adottate per rendere interattiva la lezione (interattiva a  livello di pensiero) sono:</p>
<ul>
<li>fare domande (bella l&#8217;espressione inglese &#8220;seeding them with questions&#8221;),</li>
<li>discussioni tra vicini.</li>
<li>sondaggi istantanei (usando i clikkers).</li>
</ul>
<p>Altro segno di consapevolezza della problematica:</p>
<blockquote><p>Dobbiamo pensare a cosa succede quando gli studenti hanno una cattiva esperienza del corso &#8230; Il  modello &#8220;lecture&#8221; si sta evolvendo verso quello del college come esercizio di partecipazione &#8230;. la parola d&#8217;ordine è &#8220;active learning&#8221; &#8230; studenti che effettuano esperimenti, risolvono problemi &#8230;. rispondono a domande &#8230;</p></blockquote>
<p>Fa indubbio piacere leggere che:</p>
<blockquote><p>Fin dagli anni &#8217;90, la ricerca pedagogica si è spostata da ciò che gli insegnanti insegnano a ciò che gli studenti imparano. E gli studi hanno dimostrato che gli studenti apprendono comparativamente poco nei corsi basati sulla lezione tradizionale.</p></blockquote>
<p>Altra argomentazione che non si può che condividere:</p>
<blockquote><p>Avere un professore che legge un libro è un insulto &#8230;. ma è un modello inveterato.</p></blockquote>
<p>E le tecnologie? Pare possano esser la chiave di volta del cambiamento:</p>
<blockquote><p>Il movimento anti-lecture viene alimentato anche dalla proliferazione delle &#8220;lezioni&#8221; on-line che stanno minacciando il monopolio dei campus malta-e-mattone &#8230; ma certi leader universitari vedono questa innovazione con inquietudine.</p></blockquote>
<p>Ma l&#8217;active learning non trova una strada in discesa:</p>
<blockquote><p>&#8230; molti docenti sono stati formati con quel modello di didattica ed ora la replicano &#8230; gli studenti stessi dicono che le classi interattive sono molto più gravose di una lezione convenzionale.</p></blockquote>
<p>Per farla breve: a quando simili riflessioni serie nelle nostre scuole e nelle nostre università?</p>
]]></content:encoded>
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		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Internet rendi stupidi &#8230; coloro che stupidi già sono</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2012/01/internet-rendi-stupidi-coloro-che-stupidi-gia-sono/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2012/01/internet-rendi-stupidi-coloro-che-stupidi-gia-sono/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 16:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggo (Repubblica del 12 gennaio) un  interessante contributo di Raffaele Simone (linguista italiano,  uno dei maggiori studiosi europei di linguistica e filosofia del linguaggio e della cultura,  un&#8217;intensa attività di saggistica politico-culturale e di organizzazione editoriale. Fonte Wikipedia) sulla (presunta, demagogica, mistificatoria: aggiunte mie) innovazione digitale a scuola. Cito articolo ed autore per la sintonia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/01/MDA11_26-4-08-291.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2072" title="MDA11_26-4-08-29" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/01/MDA11_26-4-08-291-267x300.jpg" alt="" width="267" height="300" /></a></p>
<p>Leggo (Repubblica del 12 gennaio) un  interessante contributo di Raffaele Simone (linguista italiano,  uno dei maggiori studiosi europei di linguistica e filosofia del linguaggio e della cultura,  un&#8217;intensa attività di saggistica politico-culturale e di organizzazione editoriale. Fonte Wikipedia) sulla (<strong><span style="color: #ff6600;">presunta, demagogica, mistificatoria</span></strong>: aggiunte mie)<strong><span style="color: #ff6600;"> innovazione digitale a scuola</span></strong>.</p>
<p>Cito articolo ed autore per la sintonia tra il suo (alto) ed il mio (modesto) pensiero sulla questione. Il Nostro esordisce senza peli sulla lingua:</p>
<blockquote><p>Due spettri si aggirano per le scuole italiane: la lavagna interattiva ed i tablet. &#8230; Da un po&#8217; di tempo qualcuno ha stabilito che sono il futuro della scuola &#8230;appena un ministro si installa, dichiara che i due gadget sono indispensabili.</p></blockquote>
<p>Allineamento e sudditanza totale con queste affermazioni. Tanto, le faccio da anni, specie per la lim <img src='http://www.giannimarconato.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> .</p>
<p>Simone continua</p>
<blockquote><p>Quanto alla lavagna interattiva, basta vederla in funzione per capire che è un gadget inutile e fragilissimo. Il suo lavoro non è molto diverso da quello  di una lavagna normale, &#8230;&#8230;</p></blockquote>
<p>Cose, anche queste dette qui ed altrove da tempo immemorabile.</p>
<p>Sui tablet:</p>
<blockquote><p>Il tablet è più insidioso .. ha un appeal a cui è difficile resistere. Inoltre, siccome è  &#8220;connesso&#8221; , spinge facilmente a credere che apra finestre su un mondo illimitato</p></blockquote>
<p>&#8230; e si domanda</p>
<blockquote><p>Ma è davvero così?  &#8230; il dibattito internazionale su questi temi è molto vivo. Più di un analista dubita della reale utilità di queste risorse a scuola.</p></blockquote>
<p>Anche qui accordo totale se per &#8220;risorse&#8221; si intendono le lavagne magiche ed i tablet; non certamente il digitale in senso ampio ed in tutte le sue forme. Mi pare impropria la sua citazione del (titolo del) libro di Carr &#8220;Internet rende supidi?&#8221; a sostegno della sua idea che si, internet rende sempre e comunque stupidi quando usato a scuola e per scopi di apprendimento. Non è internet che rende stupidi; chi è già stupido di suo lo è anche con Internet.</p>
<p>Condivisibile anche quando parla dell&#8217;accettazione acritica nella nostra scuola di modelli e strumenti &#8220;modaioli&#8221;.</p>
<blockquote><p>In ritardo su tutti gli aspetti della modernità, la nostra scuola ha sempre mostrato la più candida accoglienza verso mode (tutte, inutile dirlo, di origine statunitense)  che si sono esaurite in un batter d&#8217;occhio A ricordarne alcune si entra nella più pumblea archeologia culturale:</p>
<ul>
<li>negli anni sessanta subimmo l&#8217;inondazione del mito della misurazione oggettiva delle prestazioni dei ragazzi</li>
<li>poi fu la volta degli &#8220;obiettivi didattici&#8221;, mediocre dottrina che costrinse per anni gli insegnanti a indicare ossessivamente gli &#8220;obiettivi&#8221; &#8230; a cui la loro attività doveva puntare</li>
<li>infine, la folle sbronza dell&#8217;&#8221;istruzione programmata&#8221;: in attesa del computer si progettavano noiosi fascicoli che ne scimiottavano la logica.</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Condivido la valutazione di &#8220;mode&#8221; accolte senza alcuna riflessione ed atteggiamento critico di questi approcci metodologici e ne rigetto il significato ed il valore, ma vorrei ricordare all&#8217;illustre autore che &#8220;misuarzione oggettiva&#8221; e &#8220;obiettivi didattici&#8221; ancora imperano nelle nostre scuole e che la &#8220;istruzione programmata&#8221; si è attualizzata sotto forma di tanti usi didattici dellle tecnologie (= tecnologie che insegnano agli studenti), in tanti approcci al così detto e-learning, nei courseware, nei learning object. Tutto in vigore, caro Simone. Purtroppo.</p>
<p>Giusto, caro Simone, evidenziare che:</p>
<blockquote><p>Ognuna di quelle ondate generò corsi di aggiornamento, investimenti e carta straccia, senza dire del subbuglio che produsse nei professionisti e nelle famiglie.</p></blockquote>
<p>Insomma, solo occasioni di business,  poco cambiamento reale e duraturo, nessuna vera innovazione, quella ad impatto sull&#8217;apprendimento. La scuola ha continuato, e continua, a produrre poco apprendimento. Per fortuna che noi esseri umani in tante occasioni siamo capaci di imparare anche senza insegnamento  (o nonostante l&#8217;insegnamento) come siamom in grado di guarire anche senza medici e medicine (qui si aprirebbe  un capitolo dal titolo: &#8220;Allora, a che serve la scuola? A che servono gli insegnanti?&#8221; Svilupperemo questo capitolo altrove; per ora dico che scuola ed insegnan ti servono; eccome che servono).</p>
<p>Quale vero problema pone Raffaele Simone?</p>
<blockquote><p>L&#8217;aperura senza riserve a tablet e lavagne interattive (qualcuno studia anche applicazioni educative per telefonino&#8230;) corre il rischio di essere un nuovo capitolo di questa storia di sudditanza.</p></blockquote>
<p>E, aggiungo io, un&#8217;ulteriore occasione mancata per innovare e per rendere maggiormente efficace la scuola.</p>
<p>Interessanti le sollecitazioni con cui si conclude l&#8217;intervento, riconducibili sostanzialmente a:</p>
<blockquote>
<ul>
<li>importanza della cultura digitale, ben oltre le  mode precedenti</li>
<li>tardiva attenzione da parte dei &#8220;responsabili&#8221; verso il fenomeno digitale</li>
<li>cultura dell&#8217;accodarsi non consapevole nelle pratiche di digitalizzazione</li>
<li>necessità di comprendere bene il significato dell&#8217;introduzione massiccia della cultura digitale nella scuola</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Concludendo, non mi sento di condividere minimamente la  sua preoccupazione per la relazione tra digitale ed attenzione:</p>
<blockquote><p>&#8230; la cultura digitale è uno dei più terribili moventi di interruzione della concentrazione che si siano mai presentati nella storia, e si sa quanto la concentrazione sia cruciale nell&#8217;apprendimento.</p></blockquote>
<p>No, non sono dell&#8217;avviso che il digitale distragga. <span style="color: #ff6600;"><strong>Il digitale sta generando nuove forme di &#8220;attenzione&#8221;</strong></span>: una attenzione fluida, a macchie, a balzi ma che in parallelo genera la capacità di mettere assieme i diversi pezzi facendoli percepire cone un&#8217;entità unica, omogenea. Una omogeneità ricostruita cognitivamente. Qualcosa di simile a quanto avviene nel sistema visivo (occhio + mente) per la percezione della forma quando il cervello assicura continuità ad eventi che l&#8217;occhio rileva come elementi separati. Certe forme di  movimento, il completamento di figure &#8230;. Una forma nascente di &#8220;attenzione digitale&#8221; (vedi le concettualizzazioni di &#8220;intelligenza digitale&#8221; di Batro e Denham)? Solo una mia idea, da approfondire oltre un&#8217;intuizione grezza.</p>
<p>PS</p>
<p>Leggo un contributo critico verso il citato articolo: &#8220;Gli spettri di Simone&#8221; di Maurizio Tirittico (in http://www.scuolaoggi.org/archivio/gli_spettri_di_simone). Credo che Trittico abbia letto quello che ha voluto nello scritto di Simone, scritto che ha il pregio di aver dato uno sguardo non superficiale ed acritico agli usi delle tecnologie  a scuola. Condividio quanto Trittico afferma a proposito di Simone: nel suo contributo mancano le proposte di usi &#8220;intelligenti&#8221; delle tecnologie, proposte che dal suo punto di osservazione potrebbe autrevolmente fare.</p>
<p>&#8212;&#8211;</p>
<p>Link all&#8217;articolo: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/01/12/se-scuola-internet-rende-stupidi.html</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Didasfera &#8230; eppur qualcosa si muove</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2012/01/disasfera-eppur-qualcosa-si-muove/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 17:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente di apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Libri di testo]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Finalmente un&#8217;autentica novità nel panorama dell&#8217;editoria digitale per la scuola. Dopo anni di annunci di rivoluzioni digitali quando, invece, si sono visti meri adeguamenti di formati e di supporti editoriali; dopo anni di roboanti comunicati che finalmente i &#8220;libri di testo&#8221; in  digitale erano arrivati quando, invece, non si vedavano altro che pdf, qualche animazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/01/DidaSfera_banner230.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2055" title="DidaSfera_banner230" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2012/01/DidaSfera_banner230.jpg" alt="" width="230" height="74" /></a></p>
<p>Finalmente un&#8217;autentica novità nel panorama dell&#8217;editoria digitale per la scuola.</p>
<p>Dopo anni di annunci di rivoluzioni digitali quando, invece, si sono visti meri adeguamenti di formati e di supporti editoriali; dopo anni di roboanti comunicati che finalmente i &#8220;libri di testo&#8221; in  digitale erano arrivati quando, invece, non si vedavano altro che pdf, qualche animazione, timida impertestualità ed ancor più timida multimedialità, ecco, si diceva, arrivare un oggetto che pare mantenere tutte le promesse e le promesse: <a href="http://www.didasfera.it/" target="_blank"><span style="color: #ff6600;"><strong>DIDASFERA</strong></span> </a></p>
<p>Quale è la questione?</p>
<p>Io ho sempre sostenuto che con l&#8217;avvento del digitale gli &#8220;oggetti&#8221; che prima erano sviluppati in analogico avrebbero dovuto assumere una differente forma, struttura, funzione per accogliere le potenzialità del digitale e non limitarsi ad una semplice trasposizione analogico-digitale (estremizzando: passare in pdf il libro cartaceo).</p>
<p>Cosa questo significhi in pratica è tutto da inventare. Se guardiamo alle caratteristiche del digitale e della rete, le caratteristiche che potremo far fruttare sono, ad esempio, quelle della modularità, dell&#8217;ipertestualità e della multimedialità (per stare sulle più semplici), quelle della fluidità degli &#8220;oggetti&#8221; e della loro aggregabilità creativa (per andare un po&#8217; più oltre), quelle della collaborazione nello sviluppo delle risorse e nei loro usi didattici (per andare ancora più in là).</p>
<p>Con il digitale e con la rete, se cambiano  le pratiche didattiche, cambia pure il senso, il ruolo del così detto &#8220;libro di testo&#8221; (una riflessione qui http://ebookfest2010.bibienne.net/2010/09/10/serve-ancora-il-libro-di-testo-se-si-quale-la-funzione-la-forma-lutilizzo-nellera-del-digitale-e-di-internet-2/) .</p>
<p>Credo cambi anche il ruolo dell&#8217;&#8221;editore&#8221; sempre più orientato verso la fornitura di un mix di prodotti e servizi; sempre meno prodotti e sempre più servizi a generare valore economico per l&#8217;editore stesso.</p>
<p>Mettendo assieme le caratteristiche specifiche ed innovative del mezzo, il cambiamento delle pratiche didattiche, il necessario cambiamento del modello di business dell&#8217;editore, si dovrebbe creare il &#8220;nuovo&#8221; libro di testo (che termine orribile!). Nuova forma, nuovo contenuto, nuova funzione, nuova modalità d&#8217;uso &#8230; nuovo tutto, insomma.</p>
<p>Tempo fa avevo formulato l&#8217;idea di &#8220;libro di testo come ambiente di apprendimento&#8221; (qui http://www.slideshare.net/gmarconato/contenuti-digitali-e-didattica) .</p>
<p>Cosa è un ambiente di apprendimento? Scrivevo:</p>
<blockquote><p>La metafora del “corso” ci descrive un sistema statico di (scarse) risorse messe a disposizione di coloro che apprendono: uno o più docenti, dei materiali didattici, un programma ben definito. E’ un sistema strutturato attorno ai principi di apprendimento della disciplina e predeterminato in sede di progettazione con poche possibilità di cambiamento se le condizioni reali in cui si svilupperà l’azione formativa saranno differenti da quelle ipotizzate dai progettisti.<br />
La metafora dell’ “ambiente d’apprendimento” rappresenta un sistema dinamico, aperto, forse caotico, in cui le persone che apprendono hanno la possibilità di vivere una vera e propria “esperienza di apprendimento”. Un “ambiente” è ricco e ridondante di risorse in modo da poter essere funzionale alle differenti situazioni reali in cui si svilupperà il processo formativo. Gli “obiettivi d’apprendimento” rappresentano più la direzione del percorso che la meta da raggiungere. I “contenuti” non sono pre-strutturati e sono presentati da una pluralità di prospettive; non tutti devono essere appresi ma rappresentano una “banca dati” cui attingere al bisogno.</p>
<p>Un ambiente d’apprendimento è costituito da un insieme di risorse materiali ed immateriali che consentono lo svolgimento delle attività d&#8217;insegnamento e di apprendimento funzionali al conseguimento, nel contesto reale, della finalità dell’azione. Queste attività sono svolte all&#8217;interno di classi o &#8220;comunità&#8221; virtuali di apprendimento e l&#8217;apprendimento che in esse si sviluppa è basato sulla collaborazione tra i membri della comunità. Un &#8220;ambiente di apprendimento&#8221; è caratterizzato dalla ricchezza e dalla differenziazione di risorse in modo che tutti i membri di quella comunità possano identificare modalità operative loro congeniali, punti di vista differenti con cui misurarsi e che sfidano le conoscenze presenti nella propria struttura cognitiva, contenuti che attivano il pensiero per conseguire rappresentazioni più evolute di quella conoscenza.<br />
<strong><span style="color: #ff6600;">Un ambiente d&#8217;apprendimento è un luogo o uno spazio dove l&#8217;apprendimento ha luogo… ed è</span></strong><br />
<strong><span style="color: #ff6600;">composto dal soggetto che apprende e da un &#8220;luogo&#8221; dove chi apprende agisce, usa strumenti,</span></strong><br />
<strong><span style="color: #ff6600;">raccoglie ed interpreta informazioni, interagisce con altre persone (Wilson, 1996).</span></strong></p></blockquote>
<p>Ecco, <a href="http://www.didasfera.it/" target="_blank"><strong><span style="color: #ff6600;">DIDASFERA</span></strong></a> è tutto questo ed è per questo che sono ben felice di contribuire con questo post a far conoscere questa iniziativa dell&#8217;amica Noa Carpignano di BBN e di Futre, Maria Grazia, Maurizio e tanti altri. Finalmente la rivoluzione dei libri di testo è arrivata! Tutto migliorabile, come sempre, ma già questa prima release  è una cosa che ha del portentoso. Mi dispiace solo non aver avuto alcun ruolo in questo evento epocale (dico questo per precisare che non ho alcun interesse in questa impresa).</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Per saperne di più:</span></strong></p>
<p>Una presentazione:</p>
<p>http://noa.bibienne.net/2011/10/23/didasfera-primo-post-la-piattaforma-bbn/</p>
<p>Sulla navigazione semantica:</p>
<p>http://noa.bibienne.net/2011/10/24/didasfera-secondo-post-la-navigazione-dei-contenuti/</p>
<p>Il lato &#8220;social&#8221;:</p>
<p>http://noa.bibienne.net/2011/10/27/didasfera-terzo-post-strumenti-e-social-learnig/</p>
<p>Qualche altro mio pensiero sulla cosa</p>
<p>http://www.giannimarconato.it/2009/05/schoolbookcamp-riflessioni/</p>
<p>http://www.giannimarconato.it/2010/08/libri-di-testo-tra-rassegnazione-e-speranze/</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Abusi delle tecnologie didattiche</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/12/abusi-delle-tecnologie-didattiche/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 07:44:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; Inquietante. Altro non si può dire del quadro che emerge in un recente articolo del Corriere sulle &#8220;scuole&#8221; via web negli Stati Uniti. Titolo dell&#8217;articolo &#8220;Il flop degli studenti online. In classe si impara di più. Con occhiello:  Sotto accusa le scuole via web: rubano fondi all&#8217;istruzione pubblica L&#8217;articolo dà conto del fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/12/th-9_dsc09098.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2027" title="th-9_dsc09098" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/12/th-9_dsc09098.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Inquietante.</strong></span></p>
<p>Altro non si può dire del quadro che emerge in un <a title="corriere" href="http://www.corriere.it/cultura/11_dicembre_15/farkas-flop-studenti-online_42737946-2721-11e1-853d-c141a33e4620.shtml" target="_blank">recente articolo</a> del Corriere sulle &#8220;scuole&#8221; via web negli Stati Uniti. Titolo dell&#8217;articolo &#8220;<span style="color: #ff6600;"><strong>Il flop degli studenti online. In classe si impara di più</strong></span>. Con occhiello:  <strong><span style="color: #ff6600;">Sotto accusa le scuole via web: rubano fondi all&#8217;istruzione pubblica</span></strong></p>
<p>L&#8217;articolo dà conto del fatto che:</p>
<blockquote><p>grazie a leggi varate in una trentina di Stati, ci sono circa 250.000 cyber-scolari che dal kingergarten alla maturità &#8220;freqentano&#8221; la scuola senza mai mettere un piede in una scuola convenzionale (capiamoci bene: scuola elementare a distanza)</p>
<p>in tre anni si è avuto un incremento del 40% di questi &#8220;studenti&#8221;</p>
<p>il 60% di questi studenti è indietro in matematica rispetto alla media USA, il 50% fatica nella lettura, un terzo non si matura in tempo, tantissimi si ritirano a pochi mesi dall&#8217;iscrizione.</p></blockquote>
<p>Ma si viene a sapere anche che:</p>
<blockquote><p>queste scuole pur essendo private erogano un servizio pubblico, cioè sono pagate con soldi pubblici</p>
<p>la più grande di queste scuole (la K12) è stata fondata da banchieri della Glodman Sacks (quelli del tristemente famoso crack) ed ha come presidente l&#8217;ex ministro dell&#8217;istruzione di Regan</p>
<p>il giro d&#8217;affari di questa scuola è di 533 milioni di dollari l&#8217;anno con un incremento del 36% nell&#8217;ultimo anno  ed uno stipendio di 5 milioni di dollari l&#8217;anno per il suo fondatore</p>
<p>per ogni studente, la K12 riceve dallo stato 10.000 dollari l&#8217;anno</p>
<p>un insegnante di queste scuole gestisce sui 250 studenti</p></blockquote>
<p>Dato non irrilevante:</p>
<blockquote><p>queste scuola sono in prevalenza frequentate dai poveri delle zone rurali</p></blockquote>
<p>I fatti raccontati nell&#8217;articolo ma anche la titolazione dell&#8217;articolo stesso portano alla nostra attenzione di &#8220;professionisti&#8221; delle tecnologie didattiche un paio di questioni inqietanti:</p>
<ol>
<li>Le tecnologie didattiche sono usate per impoverire l&#8217;istruzione invece di arricchirla (mentre chi si arrichisce sono i proprietari delle scuole via web).</li>
<li>Un approccio superficiale alla questione che tanta stampa anche autorevole non perde occasione di avre, porta ad identificare la scuola via web (ovvero l&#8217;uso delle tecnologie nella didattica) con una scuola necessariamente di bassa qualità.</li>
</ol>
<p>Sul primo punto mi viene da dire che siamo in presenza di una tendenza di cui si vedono alcuni segnali anche da noi con l&#8217;allegerimento della presenza del  pubblico nell&#8217;educazione a favore del privato (con i soldi pubblici). Sono certo che una politica liberista e di destra insisterà su questa strada e ne vedremo di belle.</p>
<p>Sul secondo punto credo che più di qualche colpa ce l&#8217;abbiamo anche noi che professionalmente ci occupiamo di queste cose, noi  che abbiamo innovato davvero poco usando le tecnologie, innovando solo apparentemente, facendo tanta retorica dell&#8217;innovazione e poco impatto migliorativo.</p>
<p>&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;</p>
<p>http://www.corriere.it/cultura/11_dicembre_15/farkas-flop-studenti-online_42737946-2721-11e1-853d-c141a33e4620.shtml</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Immagine www.mariedargent.com</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Prendersi cura</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/12/prendersi-cura/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 18:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Il titolo avrebbe dovuto essere &#8220;prendersi cura &#8230; con le tecnologie&#8221; ma mi suona meglio quello che ho messo. Il senso di questo post non cambia. Ascoltavo insegnanti che raccontavano (*) ad insegnanti le loro storie di didattica con le tecnologie (**) ed i risultati ottenuti, soprattutto con gli studenti scolasticamente meno &#8230; vocati. Ascoltando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/12/th-9_dsc09082.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2016" title="th-9_dsc09082" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/12/th-9_dsc09082.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a></p>
<p>Il titolo avrebbe dovuto essere &#8220;<span style="color: #ff6600;"><strong>prendersi cura &#8230; con le tecnologie</strong></span>&#8221; ma mi suona meglio quello che ho messo. Il senso di questo post non cambia.</p>
<p>Ascoltavo insegnanti che raccontavano (*) ad insegnanti le loro <a href="www.facebook.com/gianni.marconato/posts/10150441224323513" target="_blank">storie di didattica</a> con le tecnologie (**) ed i risultati ottenuti, soprattutto con gli studenti scolasticamente meno &#8230; vocati.</p>
<p>Ascoltando quelle storie, la partecipazione emotiva agli eventi, la gioia di quelle insegnanti, ho pensato che la causa di tutto questo altro non fosse che la maggior cura che sono state in grado di mettere nella relazione didattica: tempo dedicato, qualità e quantità del feedback, rapporto personalizzato, tempestività dell&#8217;intervento&#8230;&#8230;.  Tutta &#8220;assistenza&#8221; didattica che sono state in grado di realizzare solo grazie alla presenza delle tecnologie di rete. L&#8217;organizzazione dei tempi e dei luoghi della didattica &#8220;normale&#8221; non avrebbe reso possibile la cura dello studente con l&#8217;intensità e con la qualità che le tecnologie hanno consentito.</p>
<p>Le tecnologie (il computer, internet) come strumenti abilitanti della cura della relazione didattica (ed educativa). Strumenti di potenziamento e di arricchimento della relazione. Con evidenti ricadute sull&#8217;apprendimento.</p>
<p>&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;</p>
<p>(*) raccontavano, non &#8220;insegnavano&#8221;; con tutta la ricchezza ed il potere di apprendimento della narrazione, della condivisione di un&#8217;esperienza.</p>
<p>(**) attività in presenza ed a distanza; curricolare e di recupero</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ancora con l&#8217;e-learning?</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/12/ancora-con-le-learning/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2011/12/ancora-con-le-learning/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 17:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[La prima testata del blog (novembre 2006) Io, i conti con l&#8217;e-learning li ho chiusi da tempo. Un tempo, oramai remoto, mi accanivo contro l&#8217;e-learning perchè ritenevo fosse opportuno contrastare una pratica di uso delle tecnologie che non innovava nulla, tranne il mezzo usato. Nel 2003 pubblicai su Sviluppo &#38; Organizzazione  un corposo contributo con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/12/gse_multipart27037.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1987" title="gse_multipart27037" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/12/gse_multipart27037.jpg" alt="" width="264" height="84" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><em>La prima testata del blog (novembre 2006)</em></p>
<p>Io, i conti con l&#8217;e-learning li ho chiusi da tempo.</p>
<p>Un tempo, oramai remoto, mi accanivo contro l&#8217;e-learning perchè ritenevo fosse opportuno contrastare una pratica di uso delle tecnologie che non innovava nulla, tranne il mezzo usato. Nel 2003 pubblicai su Sviluppo &amp; Organizzazione  un corposo contributo con titolo &#8220;<strong><span style="color: #ff6600;">Oltre l&#8217;e-learning</span></strong>&#8220;. Nel 2006, quando questo blog aprì i suoi battenti; come si  chiamava? &#8220;<strong><span style="color: #ff6600;">Oltre l&#8217;-learning</span></strong>&#8221; (poca fantasia).  In questo blog ho scritto molto &#8220;contro&#8221; l&#8217;e-learning, learning object, metadati, scorm ed ogni altra forma d&#8217;uso delle tecnologie in ambito educativo e formativo o guidato dalla tecnologia (e non da un&#8217;intenzionalità didattica), o che non innovava le pratiche didattiche. Non ho mai pensato che usare le tecnologie fosse di per sè un&#8217;innovazione &#8220;didattica&#8221;.</p>
<p>Ad un certo punto ho capito che (almeno per me) era giunta l&#8217;ora di smettere di occuparmi di e-learning, nel senso che avevo ritenuto (saggiamente) di non assumere più nemmeno l&#8217;atteggiamento di andare &#8220;oltre&#8221; l&#8217;e-learning e che fosse più utile (almeno per me) assumere una prospettiva &#8220;a favore&#8221; di qualcosa. Di questo mio cambio di direzione ne fu testimone questo blog che assunse il nome di &#8220;<span style="color: #ff6600;"><strong>Apprendere (con e senza le tecnologie)</strong></span>&#8221; .</p>
<p>Da quel momento (non ricordo quando, ma sono di certo alcuni anni) mi sono focalizzato sull&#8217;apprendimento e su cosa fare (anche) con le tecnologie per migliorarlo. Quindi di e-learning (contro, oltre) non me ne sono più occupatonon avendo per me alcun senso farlo.</p>
<p>Ho ripreso ad occuparmene ieri, complice un lancio su <a title="unifi" href="http://www.facebook.com/ranierimaria/posts/175877182508848" target="_blank">Facebook </a>di un Master in e-learning quando, certo di non generare equiovoci data la frequentazione con l&#8217;autrice del post, domando sommessamente &#8220;<strong><span style="color: #ff6600;">ha ancora senso parlare oggi di e-learning?&#8221;</span></strong> Ovvia la natura retorica della domanda. Si apre, nonostante l&#8217;ora di cena, un vivace dibattito con alcuni colleghi e sento, ora. l&#8217;esigenza di chiarire (prima di tutto a me stesso) il senso della domanda. Perchè mi disturba così tanto sentir parlare ancora di e-learning? Mi disturba il concetto? Direi proprio di no, cose superate e digerite. <span style="color: #ff6600;"><strong>Ciò che mi disturba è il lessico</strong></span> (si fa per dire che disturba; dormo sonni tranquilli nonostante questo noioso rumore di fondo).</p>
<p>Mi spiego. Oggi parlare di e-learning non vuol dire nulla (un tempo aveva un  significato più preciso). Sotto questo nome-ombrello ci puoi trovare di tutto; unico comun denominatore è l&#8217;uso delle tecnologie nella didattica. Quindi, e-learning sta per didattica con le tecnologie. Qualsiasi tecnologia, qualsiasi approccio, qualsiasi contesto, qualsiasi cosa &#8230;.. E quando un termine può voler dire di tutto, alla fine non vuol dire nulla. Ec co perchè e-learning è un termine inutile.</p>
<p>Capisco la casalinga di Voghera che usa il termine &#8220;e-learning&#8221;: lo ha letto nei giornali, ne ha sentito parlare in tv, ne parlava ieri dalla parrucchiera &#8230; Va bene, nel senso che è comprensibile,  che usi questo termine un non addetto ai lavori o un neofita. Di notte, si sa, tutti i gatti sono neri. Ma un professionista, no. Un professionista dovrebbe usare un lessico più evoluto, più ricco, più preciso, più discriminante.  Quando una persona (o una comunità) ha a che fare quotidianamente con un oggetto, con un concetto, un po&#8217; alla volta sviluppa il  lessico proprio per la differenziazione degli usi che fa di quel concetto, di quell&#8217;oggetto (tipico è l&#8217;esempio dei numerosi modi con cui un esquimese chiama quella che per noi è sempre &#8220;neve&#8221;: un termine per la neve che cade, uno per quella fangosa, uno per quella ghiacciata &#8230;. Anche se per alcuni questa ricchezza terminologica è una bufala).</p>
<p>Credo che il lessico sia importante per un professionista; la precisione, la ricchezza del suo lessico (che va oltre quello dell&#8217;uomo della strada)  è un segno distintivo del suo essere un professionista, un esperto in un dominio di conoscenza.</p>
<p>Ma non credo che chi usa ancora il termine &#8220;e-learning&#8221;  sia necessariamente un non-professionista. Perchè, allora, si continua ad usare in contesti professionali?</p>
<p>Proviamo a cercare una risposta a questa domanda andando all&#8217;origine del termine.</p>
<p>Le tecnologie nella didattica si stanno usando da ben prima dell&#8217;avvento dell&#8217;e-learning ma è solo con l&#8217;arrivo dell&#8217;e-learning che le tecnologie hanno avuto una estesa diffusione nel mondo dell&#8217;istruzione. E chi ha provocato questa diffusione? I pedagogisti? I ricercatori di didattica? Gli insegnanti? Noooooooooooo.</p>
<p>L&#8217;enorme diffusione delle tecnologie è avvenuta ad opera dell&#8217;industria, quella informatica per la precisione. Sono stati gli industriali ad aver colto l&#8217;enorme possibilità di business dell&#8217;introduzione delle tecnologie (anche) a scuola e lo hanno fatto nel solo modo per loro possibile: ragionando da informatici (oltre che pensando ai soldi). Solo che intervenire sull&#8217;apprendimento con le tecnologie non è così automatico come passare da un depliant a stampa a caratteri mobili ad uno a stampa digitale. Trattare digitalmente &#8220;contenuti&#8221; come quelli di una mostra di pittura o di presentazione di un territorio non è la stessa cosa che trattare contenuti didattici. Ma per gli informatici sono la stessa cosa. Ed ecco  l&#8217;apprendimento &#8220;elettronico&#8221;, gli &#8220;oggetti&#8221; d&#8217;apprendimento (per questi l&#8217;approccio è quello della programmazione ad oggetti)  e mille altre diavolerie di derivazione informatica. Che con l&#8217;apprendimento, ripeto, non hanno nulla a che vedere. Ma hanno a che vedere con il business. Ecco, allora, chiudersi il cerchio. Che si continui ad usare il termine e-learning per stare sul business? Per attingere all&#8217;immaginario collettivo per far quadrare i conti? E&#8217; un&#8217;ipotesi</p>
<p>Ecco perchè, <strong><span style="color: #ff6600;">dismettere il termine e-learning</span></strong> (ed ogni altro associato) significa, per persone che si occupano di apprendimento e di didattica, riappropriarsi di un dominio (le tecnologie digitali e di internet) ed agirlo dal proprio punto di vista, dal punto di vista della propria specializzazione, della propria peculiarità. Scrollandosi di dosso il giogo coloniale degli informatici e di tutte le loro pratiche. Ed esplorare gli usi propri delle tecnologie digitali e di internet nel contesto del miglioramento dei processi di apprendimento.</p>
<p>A questo punto scopriremo che la questione (o il problema) non sono le tecnologie ma la visione dell&#8217;apprendimento e scopriremo che per usare al meglio le tecnologie dovremo cambiare il nostro modo di intendere l&#8217;insegnamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Non ci siamo proprio capiti</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 12:09:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>
		<category><![CDATA[cognitivismo]]></category>
		<category><![CDATA[la Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo recalcati]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi, tra le persone serie, ragiovevoli, riflessive, ha mai detto che le tecnologie didattiche avrebbero reso obsoleto l&#8217;insegnante? Chi ha ha mai pensato di sostituire l&#8217;insegnante biologico con quello digitale? Chi ci attribuisce questa intenzione è il lacaniano Massimo Recalcati, psicanalista di vaglio, nel suo intervento su la Repubblica di ieri 31 ottobre dal titolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/11/education.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1972" title="education" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/11/education-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a></p>
<p>Chi, tra le persone serie, ragiovevoli, riflessive, ha mai detto che le tecnologie didattiche avrebbero reso obsoleto l&#8217;insegnante?</p>
<p>Chi ha ha mai pensato di sostituire l&#8217;insegnante biologico con quello digitale?</p>
<p>Chi ci attribuisce questa intenzione è il lacaniano Massimo Recalcati, psicanalista di vaglio, nel suo intervento su la Repubblica di ieri 31 ottobre dal titolo &#8220;<span style="color: #ff6600;"><strong>Elogio degli insegnanti. Perchè la tecnologia non può sostituirli</strong></span>&#8220;. <strong>http://tinyurl.com/6eydfsz</strong></p>
<p>Del suo intervento mi piacciono tre idee:</p>
<blockquote>
<ul>
<li>la potenza pedagogica dell&#8217;errore, della fallibilità dell&#8217;inciampo,</li>
<li>l&#8217;eros del desiderio come condizione dell&#8217;apprendimento,</li>
<li>l&#8217;apprendimento come possibilità.</li>
</ul>
</blockquote>
<p>Mi piace anche questa sua stigmatizzazione di un certo modo di intendere e di fare scuola:</p>
<blockquote><p>Certamente ci sono insegnanti che separano il sapere dalla vita e che offrono ai loro alunni solo una serie di nozioni nate già morte. In questi casi non c&#8217; è vita ma routinee un <strong><span style="color: #ff6600;">uso sterile del sapere</span></strong>.</p></blockquote>
<p>Non contesto, quindi, il suo approccio alla questione, soprattutto perchè sviluppa in modo efficace il tema del valore dell&#8217;insegnante.</p>
<p>Per dire della mia condivisione di tanta parte del suo pensiero, cito anche questo passaggio dove evidenzia quallo che, a mio avviso, è uno dei grandi problemi della scuola oggi: la non percezione di &#8220;causa comune&#8221; tra scuola, insegnanti, famiglie, genitori:</p>
<blockquote><p>Nel nostro tempo l&#8217; insegnante è sempre più solo. Questa solitudine non riflette solo la sua condizione di <strong><span style="color: #ff6600;">precariato sociale</span></strong>, ma anche la rottura di un patto generazionale coi genitori</p></blockquote>
<p>Ciò che suscita la mia &#8230; irritazione è la banalizzazione del ruolo delle tecnologie a scuola che proprio non mi sarei aspettato da una mente raffinata come la sua e l&#8217;approssimazione di certo pensiero.</p>
<p>Vediamo la prima</p>
<blockquote><p>Il nostro tempo favorisce invece l&#8217; assimilazione dell&#8217; <strong><span style="color: #ff6600;">insegnante</span></strong> ad un computer, ad un <span style="color: #ff6600;">tecnico di un sapere senza corpo,</span> totalmente disincarnato.</p></blockquote>
<p>Forse è la strisciante  svalorizzazione sociale e culturale dell&#8217;insegnante che lo priva di quello spessore e di quel ruolo intellettuale che ne faceva un &#8230;  essere umano riducendolo ad un esecutore di routine, quindi una macchina che trasmette (si, trasmette) algide informazioni. Non è, quindi, l&#8217;avvento del computer ad aver meccanizzato l&#8217;insegnamento. Sono i complessi meccanismi sociali, culturali e politici ad averlo fatto. E, forse, anche un arretramento degli insegnanti stessi sul contenuto del proprio ruolo e l&#8217;abdicazione (ad esempio, al libro di testo) di funzioni ricche del ruolo.</p>
<p>Un secondo passaggio &#8220;critico&#8221;</p>
<blockquote><p>Nel tempo in cui la rete sembra scalzare la funzione dell&#8217; insegnante offrendo un sapere a portata di mano e senza limiti, dobbiamo ricordare che essa non ha un corpo, non può animare l&#8217; erotica dell&#8217; apprendimento. Le possibilità della rete e la computerizzazione tecnologica dell&#8217; insegnamento sembrano invece coltivare l&#8217; illusione dell&#8217; esclusione del corpo dalla relazione didattica.</p></blockquote>
<p>E&#8217; un certo uso della rete (e delle &#8220;nuove&#8221; tecnologie&#8221;) che apre la prospettiva della scuola-supermercato della conoscenza. E&#8217; la scarsa consapevolezza delle potenzailità delle innovazioni tecniche che porta ad usare strumenti nuovi per fare cose vecchie. La &#8220;computerizzazione tecnologica dell&#8217;insegnemento&#8221; non è la sola via all&#8217;integrazione delle tecnologie nella didattica. E&#8217; solo la via peggiore.</p>
<p>Questa proprio non l&#8217;ho capita:</p>
<blockquote><p>Ma solo un <strong><span style="color: #ff6600;">cognitivismo esasperato</span></strong> può pensare di separare i processi di apprendimento dall&#8217; eros che abita da sempre ogni relazione formativa &#8230;</p></blockquote>
<p>Cosa voglia intendere con &#8220;cognitivismo esasperato&#8221; non l&#8217;ho capita. Forse la tendenza di una pedagogia contemporanea (che condivido) di focalizzarsi sui processi di pensiero come determinanti dell&#8217;apprendimento a scapito di quelli emotivi?</p>
<p>Ancora</p>
<blockquote><p>Pensare di trasmettere il sapere senza passare dalla relazione con chi lo incarna è un&#8217; illusione perché non esiste una didattica se non entro una relazione umana.</p></blockquote>
<p>Non vedo chi neghi, anche usando la tecnologia, la relazione umana. Forse in alcune espressioni di archeologia didattica con le tecnologie qualcuno aveva cullato questa illusione, ma oggi non è così.</p>
<p>Per concludere</p>
<blockquote><p>Coloro che vorrebbero ridurre il processo di apprendimento e di insegnamento alla <strong><span style="color: #ff6600;">trasmissione tecnologica e asettica di pratiche codificate cognitivamente</span></strong> &#8230;..</p></blockquote>
<p>Sulle &#8220;pratiche codificate cognitivamente&#8221;: chi adotta un approccio cognitivista è ben lontanto dall&#8217;intendere le &#8220;pratiche&#8221; oggetto della didattica come &#8220;codificate&#8221; ma le intende sempre come pratiche aperte, dinamiche, fluide, contestualizzate. Non codificate, statiche.</p>
<p>Anche chi usa, in modo appropriato, evoluto, ricco le tecnologie, non riduce il processo di apprendimento ad una &#8220;trasmissione tecnologica &#8230;.&#8221;. Non capisco quali pratiche di didattica con le tecnologie, Recalcati abbia preso in considerazione. Forse quelle che facevano a lui comodo per sostenere le sue tesi, non certamente tante pratiche &#8220;allo stato dell&#8217;arte&#8221;.</p>
<p>Certo, molte delle applicazioni che si sono viste  e che ancora si vedono delle tecnologie nei processi formativi ed educativi  sottendono, non tanto  implicitamente,  il modello della &#8220;tecnologia che insegna&#8221;, il modello che &#8220;si impara dalla tecnologia&#8221;. Una visione che è perfettamente coerente con quella secondo la quale &#8220;si impara dall&#8217;insegnante&#8221;.</p>
<p>A quel punto, che a trasmettere informazioni, che a fare test, che a dare voti sia un insegannte biologico o uno digitale, non fa alcuna differenza.</p>
<p>Ma la nostra idea di insegnamento è sempre stata diversa. E lo è anche quando usiamo le tecnologie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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