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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie) &#187; contenuti digitali</title>
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	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
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		<title>Contenuti digitali, ma sempre contenuti sono &#8230;.</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 15:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti didattici]]></category>

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		<description><![CDATA[www.mariedargent.com Ovvero non si impara dai contenuti ma con i contenuti Ogni discorso sul rinnovamento della scuola (forse, sarebbe meglio chiamarlo cambiamento con tutta la carica dirompente che questo termine porta con sè) passa inevitabilmente dai contenuti per il semplice fatto che la scuola tradizionale è la scuola dei contenuti. Editori a parte che del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-4jpg.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1277" title="MDA-4jpg" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/02/MDA-4jpg.jpg" alt="" width="238" height="158" /></a>www.mariedargent.com</p>
<p>Ovvero</p>
<p style="text-align: center;"><strong>non si impara <span style="color: #ff0000;">dai</span> contenuti ma <span style="color: #ff0000;">c</span><span style="color: #ff0000;">on</span> i contenuti</strong></p>
<p>Ogni discorso sul <strong><span style="color: #ff0000;">rinnovamento</span></strong> della scuola (forse, sarebbe meglio chiamarlo <strong><span style="color: #ff0000;">cambiamento</span></strong> con tutta la carica dirompente che questo termine porta con sè) passa inevitabilmente dai contenuti per il semplice fatto che la scuola tradizionale è<strong> <span style="color: #ff0000;">la scuola dei contenuti<span style="color: #000000;">.</span></span></strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Editori a parte</span></span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> che del commercio di contenuti fanno, giustamente, la loro ragion d&#8217;essere e per i quali, ma solo per loro &#8220;content is the king, , da ogni altro dove si leva alta l&#8217;invocazione di andare oltre i contenuti. Con il corollario del de-centrarsi dall&#8217;insegnamento a favore del processo di apprendimento. Il cambiamento invocato riguarda l&#8217;abbandono della centralità dell&#8217;insegnante portando al centro la persona che apprende. Tutte cose sentite e ri-sentite.<br />
</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Contrariamente a quanto fanno credere coloro che difendono a spada tratta i &#8220;contenuti&#8221;, quanto io e tantissimi altri predicano, non è l&#8217;<span style="color: #ff0000;">abbandono</span> dei contenuti ma una loro <span style="color: #ff0000;">diversa concettualizzazion</span><span style="color: #ff0000;">e</span> nel processo insegnamento-apprendimento.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">I miei convincimenti in materia nascono dalla reciproca interazione tra la mia esperienza diretta e la letteratura internazionale. La letteratura, con le sue concettualizzazioni, mi aiuta a comprendere e a spiegare i fatti che ho sotto gli occhi; i fatti cui partecipo e vedo mi consentono di validare alcune delle concettualizzazioni presenti in letteratura offrendomi un criterio di affidabilità per quelle concettualizzazioni di cui non faccio esperienza diretta ma che, in virtù della loro affiidabilità (empiricamente costruita con il metodo enunciato) mi sento di assumere come linee guida per la mia pratica.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Estratti questo &#8220;metodo&#8221; personale, i caposaldi del mio pensiero e della mia pratica professionale riferita, anche, alla tematica &#8220;contenuti&#8221; sono i seguenti:</span></span></p>
<ul>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la questione &#8220;contenuti&#8221; va vista per la sua rilevanza con le problematiche dell&#8217;apprendimento </span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">per me &#8220;apprendere&#8221; vuol dire &#8220;comprendere&#8221;</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la comprensione (che genera applicazione) segue strade diverse da quelle della memorizzazione (che genera ripetizione)</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la comprensione richiede la conseiderazione di prospettive multiple<br />
</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">i contenuti presentati al di fuori di un contesto d&#8217;uso vengono, nella migliore delle ipotesi, memorizzati e generano conoscenza inerte (</span></span>Brown, Collins, Duguid)<span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> </span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la semplificazione didattica dei concetti e dei fatti e la loro presentazione tramite contenuti &#8220;didattici&#8221; non consente la comprensione di quei fatti, di quei concetti e, quindi, il loro utilizzo</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">l&#8217;informazione non è conoscenza</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la (mia) conoscenza che comunico, che racconto (non che  &#8220;trasmetto&#8221; o che  &#8220;trasferisco&#8221;), per chi la &#8220;riceve&#8221; è informazione<br />
</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> l&#8217;informazione si trasmette, la conoscenza si costruisce</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">l&#8217;informazione si trasforma in conoscenza nel processo di apprendimento</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">la persona apprende solo ciò che è significativo per sè<br />
</span></span></li>
<li><em><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">&#8220;Se sono gli insegnanti a stabilire cosa sia importante conoscere, come farlo e come imparare, gli studenti non potranno esercitare l&#8217;intenzionalità e la costruzione per il semplice fatto che non è loro permesso&#8221; (Jonassen)<br />
</span></span></em></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">solo a scuola le idee, i fatti del mondo .. sono spezzettati in discipline; la realtà è interdisciplinare</span></span></li>
<li><em><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">nella vita siamo chiamati a svolgere attività, a risolvere problemi, non a ripetere informazioni. Perchè la scuola insegna a ripetere informazioni? (Jonassen)<br />
</span></span></em></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">i contenuti sono strumenti per risolvere problemi, per realizzare attività</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">i contenuti vanno presentati nel contesto di attività da svolgere</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">è lo scopo che guida la scelta dei contenuti, non la disciplina</span></span></li>
</ul>
<p>E potrei continuare ancora per parecchie altre righe  e mi avvio alla conclusione propositiva evidenziando come, da questa disamina,  risulti chiaro che nessuno predica la scomparsa dei &#8220;contenuti&#8221;. Quindi, ogni discorso deve partire da questa ovvietà.</p>
<p>In coerenza con quanto sopra affermato:</p>
<ol>
<li>va riconsiderato il ruolo dei contenuti nell&#8217;apprendimento e, di conseguenza, nella didattica</li>
<li>il &#8220;contenuto&#8221; necessario in ogni situazione didattica è specifico per quella situazione</li>
<li>la &#8220;qualità&#8221; del contenuto non è data ne dalla sua &#8220;correttezza&#8221; ne dalla sua qualità editoriale</li>
<li>la &#8220;qualità&#8221; del contenuto è data dalla sua adeguatezza allo scopo</li>
<li>l&#8217; &#8220;adeguatezza allo scopo&#8221;  la può stabilire solo l&#8217;insegnante</li>
<li>è il &#8220;bravo&#8221; insegnante che costruisce con sapiente mashup, di volta in volta, il &#8220;contenuto&#8221; che gli serve</li>
<li>l&#8217;accesso aperto, libero, agevole ad una grande massa di &#8220;contenuti&#8221; via internet non rende neccessaria una strutturazione dei contenuti in libri di testo o in quelli che vengono chiamati learning object</li>
<li>ogni &#8220;bravo&#8221; insegnante ha il &#8220;suo&#8221; libro di testo</li>
<li>solo il &#8220;cattivo&#8221; (da questo punto di vista) insegnante  ha bisogno di contenuti strutturati e di percorsi altrettanto strutturati per farsi guidare nel somministrarli agli studenti.</li>
</ol>
<p>Rimane, comunque, aperta la questione di come possano essere fatti i libri di testo del futuro per il semplice fatto che non credo sia prossima a venire la fine degli stessi e nell&#8217;attesa di questo evento qualche cambiamento credo sia possibile considerata la presenza della rete e del digitale. La riflessione e le sperimentazioni sono in campo da tempo, oltre la <em>pidieffazione</em> dei libri di testo analogici. Seguo con intresse i lavori di <a href="http://noa.bibienne.net/" target="_blank">Noa Carpignano </a>, editrice indipendente e d<a href="http://mgfiore.bibienne.net/" target="_blank">i Maria Grazia Fior</a>e, insegnante; ma parecchie altre persone stanno ragionando sul tema, anche con approccio visionario. Qualche tentativo l&#8217;avevo fatto <a href="http://www.slideshare.net/gmarconato/contenuti-digitali-e-didattica" target="_blank">anch&#8217;io</a>.</p>
<p>Quando parlo di<strong><span style="color: #ff0000;"> contenuti co-costruiti dagli studenti</span></strong>, di contenuti che esauriscono la loro funzione non appena &#8220;costruiti&#8221;,  mi riferisco alla tematica della rappresentazione della conoscenza costruita dalla persona che ha appreso. L&#8217;apprendimento è nel processo, non nel contenuto. Per apprendere bisogna &#8220;costruire&#8221; (*) usando i contenuti come strumenti. Quando l&#8217;artefatto è stato costruito, il processo di apprendimento si è sviluppato ed il suo prodotto altro non è che la rappresentazione, la visualizzazione di ciò che la persona ha imparato e sa. Ed il suo valore sta proprio nel rappresentare l&#8217;apprendimento. In questa prospettiva, un contenuto costruito da un insegnante o da un terzo qualsiasi, è privo di valore.</p>
<p>Ecco perchè</p>
<p style="text-align: center;"><strong>non si impara <span style="color: #ff0000;">dai </span>contenuti ma <span style="color: #ff0000;">con</span> i contenuti</strong></p>
<p>(*) Ciò che, più di ogni altra cosa, guida l’apprendimento è la comprensione e lo sforzo fatto nel completare un compito o una attività (Jonassen)</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>&#8212;-</p>
<p>Ogni tanto qualcuno mi chiede perchè &#8220;perda&#8221; tanto tempo a scrivere di queste cose nel blog. La risposta è molto semplice: perchè scrivere mi porta a riflettere e riflettendo migliora (o almeno lo spero) il mio pensiero (Schon lo chiama &#8220;reflection-on-action&#8221;). Lo faccio, cioè, per tornaconto personale.</p>
<p><a onmousedown="UntrustedLink.bootstrap($(this),  &quot;b30102376f5ead6e6499430f272de19c&quot;, event)" rel="nofollow" href="../2009/02/scorm-no-grazie/" target="_blank"></a></p>
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		<title>L’e-book non è innovazione (per la scuola)</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 15:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[contenuti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>

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		<description><![CDATA[Due news apparse nell’ultimo numero di Sophia hanno suscitato la mia “curiosità” già sufficiente irritata dall’afa di questi giorni. Oggetto? Gli e-book (sostituti dei compianti LO?). La prima news titola: “E-book in classe: innovazione o falsa partenza”; la seconda: “Oltre l’e-book, un mercato in continua crescita”. Nella prima si da notizia di un accordo tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://bp0.blogger.com/_xZn-KApphjw/SHIv00EBklI/AAAAAAAAApM/BAtBIHvBxgQ/s1600-h/ebook1.jpg"><img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer;" src="http://bp0.blogger.com/_xZn-KApphjw/SHIv00EBklI/AAAAAAAAApM/BAtBIHvBxgQ/s400/ebook1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5220287502451053138" border="0" /></a><br /> 
<p class="MsoNormal"><o:p> </o:p></p>
<p class="MsoNormal"><o:p></o:p>Due news apparse nell’ultimo numero di Sophia hanno suscitato la mia “curiosità” già sufficiente irritata dall’afa di questi giorni.</p>
<p class="MsoNormal">Oggetto? Gli e-book (sostituti dei compianti LO?). La prima news titola: <span style=""> </span>“E-book in classe: innovazione o falsa partenza”; la seconda: “Oltre l’e-book, un mercato in continua crescita”.</p>
<p class="MsoNormal">Nella prima si da notizia di un accordo tra il Ministero e l’AIE (l’associazione delle case editrici) per la promozione degli e-book e per il contenimento dei costi dei libri di testo, accordo che anche secondo gli estensori della notizia è un mezzo passo falso …</p>
<p class="MsoNormal">Nella seconda si recensisce un convegno AIE sull’impatto della tecnologie nel business delle case editrici, ivi compreso quello della scuola.</p>
<p class="MsoNormal">Ciò che accomuna queste due notizie è<span style="">  </span>la connotazione di “innovazione” associata all’e-book.</p>
<p class="MsoNormal">Ma di quale innovazione si tratta?</p>
<p class="MsoNormal">Converrebbe fare un po’ di chiarezza a scanso di equivoci e di “spaccio” irresponsabile di innovazione.</p>
<p class="MsoNormal">Che la nostra scuola abbia bisogno di “innovazione” non c’è dubbio. La scuola ha urgente e disperato bisogno di innovazione di pensiero didattico, di innovazione delle metodologie didattiche, di innovazione nell’organizzazione del tempo e degli spazi della scuola.</p>
<p class="MsoNormal">La scuola non ha bisogno, per migliorare le proprie prestazioni e per rispondere alle richieste della società contemporanea di computer, di lavagne interattive, di e-book.</p>
<p class="MsoNormal">A leggere i giornali ed a vedere le decisioni dei nostri politici (notoriamente aquile nel guardare lontano) parrebbe, invece, che basta inondare le scuole di macchine e di contenuti digitalizzati e l’innovazione è presto fatta.</p>
<p class="MsoNormal">Mi rendo conto che spendere centinaia di milioni per mettere nelle scuole migliaia di computer e di LIM dia nella pubblica opinione una percezione di concretezza e di “cose fatte” ben più potente dell’aver formato qualche migliaio di insegnanti e che questa visibilità, questa “concretezza” faccia bene ai politici.</p>
<p class="MsoNormal">Ma non fa bene alla scuola.</p>
<p class="MsoNormal">La scuola, per innovarsi, non ha bisogno di e-book, come non aveva bisogno di Learning Object, come non avrà<span style="">  </span>bisogno di “contenuti digitali”<span style="">    </span></p>
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