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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie) &#187; e-book</title>
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	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
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		<title>Il digitale è un dovere, anche a scuola</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/12/il-digitale-e-un-dovere-anche-a-scuola/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 09:44:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[Libri di testo]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo del Corriere (Primo giorno di e-scuola, con quella è che non mi piace) rilanciato su FB da Roberto Maragliano, sostanzialmente sui libri di testo al digitale e su altri gingilli digitali che invado le scuole, mi fa venire la voglia di dire la mia sulla presunta &#8220;rivoluzione&#8221; che il digitale sta compiendo (anche) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/12/MDA-IST2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2007" title="MDA IST2" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/12/MDA-IST2-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p>Un articolo del Corriere (<a href="http://lettura.corriere.it/primo-giorno-di-e-scuola/" target="_blank">Primo giorno di e-scuola</a>, con quella è che non mi piace) rilanciato su FB da Roberto Maragliano, sostanzialmente sui libri di testo al digitale e su altri gingilli digitali che invado le scuole, mi fa venire la voglia di dire la mia sulla presunta &#8220;rivoluzione&#8221; che il digitale sta compiendo (anche) a scuola.</p>
<p>Ci sono processi inarrestabili, come la diffusione del digitale ovunque. E&#8217; solo questione di tempo per i costi che il digitale comporta e per gli atteggiamenti e le abilità delle persone che le dovranno usare.</p>
<p>Non vedo, quindi, ragione, perchè il digitale non entri diffusamente anche  a scuola e perchè i libri di testo a stampa siano sostituiti o integrati con quelli digitali. E&#8217; un fenomeno che potremo definire &#8220;naturale&#8221; e che può essere incoraggiato oppure ostacolato. Io lo incoraggio</p>
<p>Ovvio, anche, che su questi cambiamenti ci siano appetiti economici, nulla di scandaloso.</p>
<p>La questione è, a mio avviso e consapevole che come in tutte le questioni complesse ci sono numerosi punti di vista differenti tutti legittimi, <span style="color: #ff6600;"><strong>come usare il digitale a scuola</strong></span>.</p>
<p>Guardandomi in giro non vedo usi tanto &#8220;innovativi&#8221; nè per quanto riguarda le potenzialità dello strumento (il digitale, internet), nè per quanto riguarda il contesto d&#8217;uso, cioè l&#8217;apprendimento.</p>
<p>Detto che il digitale, di per sè, non è una innovazione (forse lo era 10 anni fa), innovazione è l&#8217;uso che se ne fa. C&#8217;è chi con il digitale fa cose vecchie in modo nuovo, c&#8217;è chi fa cose nuove in modo nuovo. Per me &#8220;innovazione&#8221; è la seconda opzione. Tutto il resto è ammodernamento, adeguamento al nuovo.</p>
<p>Per me, la prospettiva di &#8220;innovazione&#8221; e quella di usare le tecnologie per cambiare la scuola e per migliorare l&#8217;apprendimento. La LIM (il feticcio didattico del momento) altro non serve che a razionalizzare e, in alcuni limitati casi, a migliorare la didattica trasmissiva. Ma non è concentrandosi sulla didattica trasmissiva che si cambia la scuola e si migliora l&#8217;apprendimento.</p>
<p>Per migliorare l&#8217;apprendimento  (con e senza le tecnologie) ci dovremo riferire alle acquisizioni delle più recenti (parlo di almeno una ventina d&#8217;anni) ricerche su come le persone apprendono e fare tesoro di queste per cambiare le pratiche didattiche. Non mi dilungo qui su questo tema.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;uso delle tecnologie digitali e della rete (nonostante gli anni che sono passati è sempre la rete la vera &#8220;tecnologia innovativa&#8221;), si innova cogliendo le caratteristiche proprie di questa tecnologia: la connessione, la condivisione, la collaborazione. Di idee, di persone, di artefatti. Oltre che la multimedialità (facciamo ancora fare &#8220;compiti scritti&#8221; &#8230;).</p>
<p>Una riflessione a parte merita l&#8217;editoria scolastica.</p>
<p>Credo che il meccanismo dell&#8217; &#8220;adozione&#8221; sia un potente macigno sulla strada dell&#8217;innovazione. Le rendite di posizione non hanno mai promosso innovazione.</p>
<p>Superata, ipoteticamente, la questione dell&#8217;adozione, il problema rimane: cosa sono i &#8220;libri di testo&#8221; nell&#8217;era digitale? Da tempo affermo che la prospettiva è quella del &#8220;libro di testo&#8221; come &#8220;ambiente di apprendimento&#8221; (alcuni link qui sotto).</p>
<p>E gli editori? Premesso che ritengo &#8220;giusto&#8221; che ognuno cerchi di fare business con ciò che sa fare (precisazione dovuta per evitare alzate di scudi di chi so io &#8230;); premesso, anche, che vedo editori con diversi tassi di etica; premesso, ancora, che vedo significativi sforzi di innovazione da parte di alcuni editori (soprattutto &#8220;piccoli&#8221;), tutto ciò premesso, credo che l&#8217;editoria scolastica godrà sempre di buona salute per il semplice fatto che la stragrande maggioranza degli insegnanti trovrà più comodo trovare la pappa pronta che cucinarsela da sè. La maggior parte degli insegnanti preferirà i 4 salti in padella (grazie, Emanuela Zibordi, per la felice metafora) che cucinarsi due spaghetti al pomodoro.</p>
<p>In teoria, ma davvero in teoria, credo che con l&#8217;avvento della rete i libri di testo (che, nel frattempo, da sussidi per  gli studenti si sono trasformati in sussidi per gli insegnanti) siano superati. In rete si trovano tantissime risorse gratuite con le quali &#8220;cucinare&#8221; una bella lezione; in rete si trovano sempre di più insegnanti che condividono gratuitamente risorse didattiche e che collaborano tra di loro (a volte anche con il contributo degli studenti) per costruire risorse didattiche. In rete si stanno sviluppando repository aperti di risorse. La rete sta emancipando l&#8217;insegnate dalla tirannia dei libri di testo e di risorse didattiche preconfezionate.</p>
<p>L&#8217;uso innovativo della rete ( e delle pratiche didattiche quotidiane) passa, anche, attraverso l&#8217;attivazione di nuove pratiche, di collaborazione tra insegnanti per la produzione e per l&#8217;uso di risorse didattiche. Se queste nuove pratiche taglieranno gli spazi di business per l&#8217;editoria scolastica posizionata su prodotti e servizi tradizionali, vorrà dire che ci saranno nuovi stimoli anche per l&#8217;innovazione del ruolo dell&#8217;editore scolastico.</p>
<p>In questo  contesto, la tecnologia (digitale, di rete) non è un&#8217;opzione, ma un dovere per collegare la scuola al mondo esterno. Più la scuola (e l&#8217;insegnante) rifiuta la tecnologa, più si isola dal mondo reale. Ma non basta usare la tecnologia, bisogna usarla producendo valore aggiunto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;</p>
<p>http://www.slideshare.net/gmarconato/libri-di-testo-il-punto-di-vista-de-la-scuola-che-funziona</p>
<p>http://www.slideshare.net/gmarconato/contenuti-digitali-e-didattica</p>
<p>http://www.giannimarconato.it/2010/08/libri-di-testo-tra-rassegnazione-e-speranze/</p>
<p>http://www.giannimarconato.it/2009/05/schoolbookcamp-riflessioni/</p>
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		<title>Predicare e razzolare</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/07/predicare-e-razzolare/</link>
		<comments>http://www.giannimarconato.it/2011/07/predicare-e-razzolare/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 14:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[Moodle]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando posso riesco anche ad essere coerente. Mi è capitato di recente a proposito del libro che ho apena pubblicato da Guaraldi http://www.guaraldi.it/scheda.php?lang=it&#38;id=724&#38;type=tit Il libro, in un primo momento e come riflesso condizionato, era stato presentato ed accettato da un altro Editore, diciamo, convenzionale. Di tutto rispetto, sia chiaro, questo editore. Nel frattempo avevo iniziato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/07/usaremoodle_cop.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1835" title="usaremoodle_cop" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/07/usaremoodle_cop-203x300.jpg" alt="" width="150" height="222" /></a></p>
<p>Quando posso riesco anche ad essere coerente.</p>
<p>Mi è capitato di recente a proposito del libro che ho apena pubblicato da Guaraldi <a href="http://www.guaraldi.it/scheda.php?lang=it&amp;id=724&amp;type=tit">http://www.guaraldi.it/scheda.php?lang=it&amp;id=724&amp;type=tit</a></p>
<p>Il libro, in un primo momento e come riflesso condizionato, era stato presentato ed accettato da un altro Editore, diciamo, convenzionale. Di tutto rispetto, sia chiaro, questo editore.</p>
<p>Nel frattempo avevo iniziato un percorso …. <em>interiore </em>sui temi del Creative Commons, temi che ben facevano, e fanno, il paio con le mia visione di conoscenza sempre in progress (o come dice qualcuno in <em>perpetual beta</em>, mai definitiva, sempre in cantiere, mobile, liquida ….), con l’idea di conoscenza libera, libera perché non può essere considerata di proprietà di qualcuno. Con l’idea che tutto ciò che io conosco lo ho costruito sulla conoscenza di altri aggiungendoci un pezzo di mio. E che, quindi, anche la mia “conoscenza” non è del tutto mia e che in quanto tale sono obbligato a lasciarla libera di andare dove, da chi  e con chi vuole. Senza prezzo.</p>
<p>Qui il fortunato incontro, a Fosdinovo, con Mario Guaraldi, un grande uomo prima che un grande editore. Una persona che da sempre pone le proprie idee prima del proprio portafoglio, una testimonianza vivente di coerenza su principi scomodi.</p>
<p>Mario Guaraldi un editore coraggioso, innovatore, sperimentatore; Mario, una persona cui mi piacerebbe somigliare.</p>
<p>Per farla breve, Mario mi ha consentito di pubblicare un libro, di poterlo distribuire gratuitamente e di poterlo far circolare sfruttando le possibilità date dalle nuove tecniche di stampa e di lettura.</p>
<p>Infatti, il libro è:</p>
<ul>
<li>Pubblicato in Creative Common &#8211; Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 2.5.</li>
<li>Scaricabile gratuitamente in .pdf in  http://www.guaraldi.it/download/usare_moodle.pdf</li>
<li>Acquistabile a stampa in print-on demand</li>
<li>Disponibile, a pagamento, nei formati  ePub, Mobipocket e Kindle</li>
</ul>
<p>Il libro sarà presto scricabile da Google Books e dal sito di Simplicissimus (gratis il pdf, pochi euri l&#8217;ePub) oltre che disponbile in modalità collaborativa in Bookliners.</p>
<p>Concludendo, credo di poter andare giustamente orgoglioso per quello che credo sia un piccolo gesto di coraggio (anche se non sono di certo il primo a rilasciare un libro in CC): aver “mollato” una editoria convenzionale (e che gode di grande favore presso le alte sfere accademiche) a favore di una ritenuta, a torto, “scientificamente” di serie B.</p>
<p>Quando vedo tanti paladini dell’Open (Source, Content, ER,…)  pubblicare, o costretti a pubblicare, protetti dal Copyright, mi godo tutta la mia libertà di poter …. essere libero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Magari, prossimamente, parlerò anche del libro !</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;</p>
<p>Qualche altro ringraziamento.</p>
<p>Il primo va di certo ai colleghi della Provincia Autonoma di Bolzano per conto della quale ho svolto le attività cui la pubblicazione fa riferimento. In primis Peter, Andrea e Franco. Senza parlare dei tanti insegnanti con cui ho lavoraro e che spero di avere in qualche modo aiutato nel loro difficilissimo mestiere di aiutare i loro studenti ad imparare qualcosa per loro utile.</p>
<p>Un pensiero di gratitudine va anche a Francesca ed Yenia che hanno mirabilmente supplito alle me incapacità informatiche con la loro competenza e pazienza.</p>
<p>Non so se il prosecco che ho stivato in cantina mi basterà per ringraziare materialmente tutti. La gratitudine non costa, il prosecco si.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>e-book, fu vera gloria?</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2011/02/e-book-fu-vera-gloria/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 08:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[e-book a scuola]]></category>
		<category><![CDATA[e-book reader]]></category>

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		<description><![CDATA[Dico la mia su questo tema che pare appassionare stimati colleghi e approssimativi giornalisti. Già da tempo scrissi che non vedo per quale ragione anche il &#8220;libro&#8221; non debba avere la sua &#8220;e&#8221; come l&#8217;ebbe il learning (con il famigerato e-learning, mai sufficientemente contrastato), con l&#8217;ebbe il governemt con l&#8217;e-governemt, cone l&#8217;ebbe la medicine con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/02/20_fish3-5.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1685" title="20_fish3-5" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2011/02/20_fish3-5-300x199.jpg" alt="" width="260" height="173" /></a></p>
<p>Dico la mia su questo tema che pare appassionare stimati colleghi e approssimativi giornalisti.</p>
<p>Già da tempo scrissi che non vedo per quale ragione anche il &#8220;libro&#8221; non debba avere la sua &#8220;e&#8221; come l&#8217;ebbe il learning (con il famigerato e-learning, mai sufficientemente contrastato), con l&#8217;ebbe il governemt con l&#8217;e-governemt, cone l&#8217;ebbe la medicine con e-medicine &#8230;&#8230;</p>
<p>E&#8217; nell&#8217;ordine naturale delle cose che anche il libro abbia la sua versione digitale. Prima o poi.</p>
<p>Non vedo, quindi, le ragioni del gran daffare per dire che e-boook è bello. Certo, e-book è bello ed è anche utile.</p>
<p>Un libro digitale pesa meno nello zainetto degli studenti, l&#8217;editoria elettronica consente di impoverire e di inquinare di meno l&#8217;ambiente, costa (forse) meno, consente nuove forme di espressione letteraria (ma forse a quel punto non sarà più un &#8220;libro&#8221; ma un artefatto ipermediale-transmediale eccc&#8230;).</p>
<p>Quindi, anche il libro è, e sempre più sarà, e-book: 12-18% negli States; 2 -3% in UK, 0,5% in Italy. As usuall</p>
<p>Dico tutto questo in premessa al concetto che mi preme svolgere per non essere tacciato come reazionario, come anti-innovazione.</p>
<p>Da quel che leggo intorno agli e-book ho la sensazione che anche per questo strumento si abbia il solito accanimento innovazionista: tutto ciò che è nuovo, che è digitale è buono per definzione perchè ci consente di risolvere i problemi che il vecchio strumento non-digitale, pre-digitale a-digitale portava con se e/o non risolveva.</p>
<p>Ricordate l&#8217;e-learning? Con internet tutti possono studiare dove vogliono, quando vogliono, come vogliono! Però, dopo popco, si è scoperto che il problema non era l&#8217;accesso alle risorse ma la voglia di studiare e il senso da dare allo studio.</p>
<p>Ricordate il pc a scuola? e la LIM? I ragazzi stanno poco attenti? hanno poca voglia di studiare, non sono interessati agli argomenti in programma? Dategli un pc, dategli una LIM e come d&#8217;incanto diverranno attenti, avranno voglia di studiare, saranno coinvolti, daranno un senso alle materie. Il risultato: passato l&#8217;effetto-novità siamo punto a capo.</p>
<p>Ecco, ho la sensazione che a proposito degli e-book si faccia tanta apologia, tanta propaganda, tanta retorica e poca riflessione. E che, alla fine, anche l&#8217;e-book venga caricato di significati impropri e non si faccia un buon servizio ad una novità (innovazione?) sicuramente sensata.</p>
<p>Un esempio?</p>
<p>Premesso che fin troppo spesso sulla stampa periodica e quotidiana quando si parla di tecnologie didattiche (tema su cui credo di poter dire qualcosa) si sciorina un ampio repertorio di banalità, ovvietà, approssimazioni, sensazionalismi che toccano solo di striscio il problema che si vorrebbe affrontare, leggo su La Repubblica di ieri (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/02/07/book-ragazzi-leggono-digitale-spengono-la-tv.html) il solito articoletto sensazionalistico, questa volta sugli e-book.</p>
<p>Già il titolo è una mezza falsità &#8220;E-book. I ragazzi leggono digitale e spengono la tv&#8221;. Ciò che tante ricerche hanno testimoniato è vero che i ragazzi &#8220;guardano&#8221; meno la TV ma perchè &#8220;usano&#8221; il PC (questo uso un po&#8217; più attivo del mezzo è una buona cosa), non certo un reader!</p>
<p>Ecco la bestialità che mi ha spinto a questa riflessione. Il nostro (Angelo Aquario) scrive: &#8220;L&#8217;e-book è insomma un&#8217;occasione per ristabilire la lettura come piacere del tempo libero: a partire dai più giovani&#8221;.</p>
<p>Per farla breve, i giovani, notoriamente refrattari ad ogni forma di lettura &#8220;colta&#8221; (cioè ogni libro che non leggono perchè qualli che leggono &#8211; anche su carta &#8211; non contano), solo perchè hanno il libro in formato digitale ed un reader diventano improvvisamente lettori appassionati!</p>
<p>Ma vogliamo far ridere i polli? Se un ragazzo non ha voglia di leggere è perchè non trova un significato da dare alla lettura non perchè non ha un supporto appropriato! Il problema della lettura (che c&#8217;è oggi come c&#8217;è sempre stato anche prima di internet) è reale  e nessun device digitale lo può risolvere.</p>
<p>Bastasse un così piccolo sforzo per risolvere un problema così grosso!</p>
<p>I ragazzi, e lo dice &#8211; glissando &#8211; anche l&#8217;autore, sono interessati al lettore non al libro. Sono attratti dalla novità del dispositivo digitale, meglio se non è solo reader di e-book (non a caso preferiscono l&#8217;iPad al Kindle).</p>
<p>Salviamo gli e-book dai mercanti di illusioni!</p>
<p>Domandiamoci il perchè tanti progetti di innovazione&#8221; durano lo spazio della sperimentazione e non si consolidano. Affrontiamo seriamente il problema della vera innovazione e riflettiamo sulle condizioni e sui percorsi dell&#8217;innovazione. Per ora tante tecnologie, soprattutto a scuola, sono novità, non innovazione.</p>
<p>&#8212;&#8212;</p>
<p>Le immagini che uso in questo post, come le precedenti, sono riproduzioni delle opera di una mia amica, Marie Dargent http://www.mariedargent.com/</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Libri di testo tra rassegnazione e speranze</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 06:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barcamp]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[e-schol]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[ebookfest]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[libri di testo]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[In preparazione all&#8216;ebookfest di  Fosdinovo, il network &#8220;la scuola che funziona&#8221; ha intrapreso un percorso di ricerca e di riflessione sulla tematica dell&#8217;utilizzo del libro di testo (LdT) e sulla sua rinnovabilità con le tecnologie digitali e di rete. A questo scopo è stato lanciato un sondaggio tra gli insegannti italiani; il sondaggio è compilabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/08/Logo_LSCF+eBF1.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1620" title="Logo_LSCF+eBF" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2010/08/Logo_LSCF+eBF1-300x179.gif" alt="" width="300" height="179" /></a></p>
<p>In preparazione all<strong>&#8216;<a href="http://www.ebookfest.it/" target="_blank">ebookfest di  Fosdinovo</a></strong>, il network &#8220;<a href="http://www.lascuolachefunziona.it" target="_blank"><strong>la scuola che funziona&#8221;</strong></a> ha intrapreso un percorso di ricerca e di riflessione sulla tematica dell&#8217;utilizzo del libro di testo (LdT) e sulla sua rinnovabilità con le tecnologie digitali e di rete.</p>
<p>A questo scopo è stato lanciato un sondaggio tra gli insegannti italiani; il sondaggio è compilabile on-line a questo indirizzo: <a href="http://www.kwiksurveys.com/online-survey.php?surveyID=KCENNI_7c3aeaef">http://www.kwiksurveys.com/online-survey.php?surveyID=KCENNI_7c3aeaef</a></p>
<p>In parallelo, il network sta compiendo una riflessione più di tipo qualitativo in questa discussione qui http://www.lascuolachefunziona.it/forum/topics/serve-ancora-il-libro-di-testo?</p>
<p>Di seguito una sintesi della questione dopo i primi interventi:</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Risulta chiaro che il libro di testo ancora si usa, più come male minore che come prima opzione.</strong></span></p>
<p>Si usa a favore degli alunni e come strumento di uguaglianza (Nicoletta)</p>
<p>Per la trattazione dei contenuti, lessico e strutture (Carla)</p>
<p>Un punto di partenza da integrare (Elena)</p>
<p>Ma è uno strumento rigido, mal fatto (Elisa)</p>
<p>Che non mette gli alunni in contato con la realtà (Elisa)</p>
<p>Il LdT è certamente più utile quando viene costruito con gli alunni (Elisa)</p>
<p>L’aspetto più critico pare essere identificato nel suo rappresentare una “guida” rassicurante per l’insegnante e per le famiglie (Lucia, Giovanna)</p>
<p>Spesso il LdT è l’indicatore della paura dell’insegnante di muoversi in autonomia (Lucia)</p>
<p>Viene sottolineato come le nuove didattiche provochino disorientamento negli studenti e nelle famiglie (Lucia)</p>
<p>Si crea un clima favorevole all’innovazione  quando si ha un gruppo di insegnanti coeso (Lucia, Giovanna) e si può contare sul supporto delle famiglie (Giovanna)</p>
<p>Emerge un messaggio di speranza e incoraggiamento: strade fuori dalla “norma” sono possibili (Lucia, Giovanna)</p>
<p><strong>Libro di testo digitale</strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Un dato chiaro: la valutazione degli e-book noti non è per niente positiva, non c’è innovazione</span></strong> (Nicoletta, Cristina, Carla)</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Ci si preoccupa di un utilizzo dei LdT digitali che sia consapevole e appropriato e che non sia un fallimento a causa di un approccio superficiale</span></strong>.</p>
<p>La scuola non è ancor pronta per il LdT digitale: mancano i supporti tecnologici (Nicoletta), la scuola non è ancora digitale (Cristina, Carla, Elena), le competenze digitali di insegnanti e studenti sono carenti (Lucia)</p>
<p>Gli ambienti digitali sono certamente più ricchi di stimoli di quelli a stampa (Carla)</p>
<p>Si intravvedono buone prospettive sfruttando le potenzialità della rete (Cristina), per un primo approccio “strutturato” all’avventura in  rete (Cristina); per la didattica interdisciplinare e aperta al territorio (Cristina)</p>
<p>Ottimo strumento per innovare i luoghi e la forma della didattica (Cristina),</p>
<p>Siamo in presenza del rischio reale di banalizzazione e di perdita di un’importante occasione per la scuola(Cristina)</p>
<p>Libro di testo digitale non può che essere “in rete” (Carla)</p>
<p>Viene portato un esempio di e-book digitale di matematica scritto collaborativamente (Nicola)</p>
<p>Il LdT digitale apre concretamente la possibilità di pensare a supporti didattici a produzione condivisa e a distribuzione in Creative Commons (Enrico)</p>
<p>Per rilanciare il nostro discorso dobbiamo partire da due dati di fatto:</p>
<p>1)      il LdT si continua ad usare;</p>
<p>2)      Le tecnologie digitali e di rete offrono possibilità impensate alla scuola</p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Ci potremo domandare: quanto l’uso del LdT è dovuto all’inerzia, all’abitudine e quanto alla non esistenza di valide alternative?</span></strong></p>
<p>Per ragionare sulle “valide alternative”, le questione potrebbero essere:</p>
<ul>
<li>di quale strumentazione di supporto avrebbe bisogno un valido insegnante per far bene il proprio lavoro?</li>
<li>di quali strumenti di supporto avrebbe bisogno uno studente diligente e consapevole per portare avanti adeguatamente il proprio percorso di apprendimento?</li>
</ul>
<p>Forse un ruolo non residuale del LdT, magari rinnovato e innovato dalle tecnologie digitali e di rete, potrebbe scaturire proprio da queste risposte.</p>
<p>Chiudo con due citazioni prese dal dibattito, una che legge con lucidità la situazione della scuola italiana, una che offre una prospettiva.</p>
<blockquote><p>L&#8217;insegnamento senza il supporto di un libro di testo manda più d&#8217;uno  nel panico: spesso vogliono sentirsi ben &#8220;guidati&#8221; e sospetto che la  loro esperienza scolastica pregressa abbia instillato un certo timore  della curiosità spontanea e autonoma.</p></blockquote>
<p>e sul libro di testo digitale</p>
<blockquote><p><em>&#8230; non un oggetto</em>, più o meno utile, ma unico, univoco (LdT), ma <em>un luogo</em>, percorribile, vivibile, modificabile</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>SchoolBookCamp, riflessioni</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 08:09:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barcamp]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[didattica. tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Prime riflessioni Vale o no la pena di occuparsi anche dei libri di testo digitali? Dopo lo SchoolBookCamp, credo di si. Pur con le dovute cautele,. Considerata l&#8217;inarrestabile corsa verso la digitalizzazione cui non sfuggirà neppure il libro di testo (mia stima: tempi medio-lunghi e per una quota di mercato contenuta anche se in lenta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-773" title="schoolbookcamp_logo1" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/05/schoolbookcamp_logo1.jpg" alt="schoolbookcamp_logo1" width="239" height="239" /></p>
<p>Prime riflessioni<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>Vale o no la pena di occuparsi anche dei libri di testo digitali</strong></span>? Dopo lo SchoolBookCamp, credo di si. Pur con le dovute cautele,.<br />
Considerata l&#8217;inarrestabile corsa verso la digitalizzazione cui non sfuggirà neppure il libro di testo (mia stima: tempi medio-lunghi e per una quota di mercato contenuta anche se in lenta crescita), tanto vale cogliere al meglio questa opportunità.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>La questione è proprio questa: fare della possibilità una opportunità.</strong></span></p>
<p>La direttrice principe lungo cui cercare questa opportunità è, secondo me, quella del contributo di quello che provvisoriamente possiamo continuare a chiamare &#8220;libro digitale&#8221;, potrebbe dare al <span style="color: #ff0000;"><strong>miglioramento delle didattiche</strong></span> (se non vi dovesse essere alcuna forma di miglioramento dell&#8217;apprendimento sarebbe l&#8217;ennesima opportunità sprecata).<br />
Sul piano delle tecnologie si dovrebbero sfruttare tutte le caratteristiche proprie del digitale e della rete. Non ripetere modelli e forme precedenti.<br />
Sul piano della didattica si dovrebbe proseguire con maggior velocità e determinazione verso didattiche  attive e collaborative che non hanno la propria azione centrata sui contenuti. Non replicare didattiche vecchie.<br />
Non ho ancora chiaro come forma e contenitore dei &#8220;contenuti&#8221; possano operare sinergicamente in queste direzioni.<br />
Sarà certamente necessario <span style="color: #ff0000;"><strong>ripensare il senso del libro di testo</strong></span>, (si è ricordato che il &#8220;libro di testo&#8221; in adozione obbligatoriaè opera della buonanima che lo volle come strumenti di controllo sociale e culturale)  i suoi contenuti, il suo ruolo nella didattica, la sua integrazione con altri oggetti didattici , correlando il tutto con il perché ed il per chi dell&#8217;educazione e con i (mutati?) stili cognitivi degli studenti.<br />
Uno scenario complesso cui la nostra scuola, al pari della società con cui interagisce, non è abituata privilegiando il pensiero semplice (che non serve a capire problemi complessi).</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-784" title="fsd02cena" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/05/fsd02cena-300x224.jpg" alt="fsd02cena" width="300" height="224" />(durante la cena)</p>
<p>Fin qui le visioni, un tantino  velleitarie se consideriamo il livello medio della nostra scuola, dei politici che la governano, dei dirigenti che la gestiscono, degli insegnanti che la producono.</p>
<p>Non vorrei però concludere dicendo di accontentarsi di pidieffare, magari con l&#8217;evoluto Acrobat 9, i libri che gli editori hanno già in formato digitale, tanto la scuola non può reggere (e capire) di più.<br />
Ma  mi rendo ben conto che il bilancio deve pareggiare, magari con un decente utile, ma spero nella <span style="color: #ff0000;"><strong>capacità di utopia </strong></span>di qualche editore illuminato (utopia, una voce che non compare nel conto economico) in modo che anche se la scuola si accontenta di poco possa avere tanto ed essere così aiutata, suo malgrado, a migliorare.</p>
<p><a href="http://www.slideshare.net/gmarconato/contenuti-digitali-e-didattica" target="_blank">Qui alcune slide </a>che affrontano maglio la questione.</p>
<p><em>Un aneddoto più di tante ricerche ed intelligenti riflessioni può dare il senso del reale stato della scuola e della possibilità di cambiare, non dico di innovare.<br />
Durante il gustosissimo &#8220;buffet di campagna&#8221; offertoci la sera (Marocca di Casola con lardo di Colonnata, acciughe di Monterosso, mortadella garfagnina, sedano di Fivizzano, formaggi con il miele della Lunigiana, per citare solo le produzioni più pregiate ) vengo avvicinato da un conterraneo che sentendomi parlare non si era sentito solo in terra straniera. Era uno dei più grossi distributori italiani di editoria scolastica (3 tir al giorno in entrata ed altrettanti in uscita, magazzino super-automatizzato) ed era venuto per capire, sue parole,  se avrebbe continuato a vendere libri. A conclusione dell&#8217;evento gli chiedo quale conclusione avesse tratto. E lui: adesso ho le idee chiare, compero ancora un paio di capannoni, li ammortizzo in 10 anni e dopo credo ne comprerò altri.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>SchoolBookCamp, i temi</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 08:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barcamp]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un po&#8217; in ritardo sulla mia abitudine dell&#8217;instant blogging in convegni e Barcamp (conflitto, penso insanabile, tra il mio IBM e la chiavetta Alice in dissinergia con il mancato WiFi nel luogo del Camp, NO adsl in tutta la zona), raccontiamolo un po&#8217; sto Camp focalizzato all&#8217;editoria scolastica nell&#8217;era del digitale. Location stupenda: il castello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-770" title="schoolbookcamp_logo" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/05/schoolbookcamp_logo.jpg" alt="schoolbookcamp_logo" width="235" height="234" /><br />
Un po&#8217; in ritardo sulla mia abitudine dell&#8217;instant blogging in convegni e Barcamp (conflitto, penso insanabile, tra il mio IBM e la chiavetta Alice in dissinergia con il mancato WiFi nel luogo del Camp, NO adsl in tutta la zona), raccontiamolo un po&#8217; sto Camp focalizzato all&#8217;editoria scolastica nell&#8217;era del digitale.</p>
<p>Location stupenda: il castello Malaspina a Fosdinovo, Alpi Apuane. Lavori nelle terrazzamenti del castello con vista montagne e mare (Lerici, Porto Venere, Cinque Terre, tanto per capirci).</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-780" title="fsd03gruppocolline" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/05/fsd03gruppocolline-300x224.jpg" alt="fsd03gruppocolline" width="300" height="224" /></p>
<p>Gran bel gruppo messo in piedi da Noa Carpignano, editrice di BBN: editori, terziario dell&#8217;editoria, insegnanti, genitori, università, ricercatori&#8230;</p>
<p>Confronto serrato con qualche punta di &#8220;vivacità&#8221; dovuta, come naturale, dalle diverse prospettiva da cui si guarda alla questione.</p>
<p>Tanti &#8220;amici&#8221; blogger e di FB presenti, dalla sempre in moto orale Maria Grazia Fiore (più volte le ho augurato un leggero mal di gola), ad Antonio Fini, Andreas Formiconi, Marco Guastavigna, Agostino Quadrino, Giorgio Jannis  &#8230;</p>
<p>Nuova conoscenza diretta, l&#8217;editore <strong>Mario Guaraldi</strong>, grande vecchio dell&#8217;editoria (posso chiamarla &#8220;democratica&#8221;?). Una persona stupenda con cui ho conversato a lungo e con grande arricchimento.</p>
<p><strong>Noa Carpignano</strong>, padrona di casa, tranquilla animatrice dell&#8217;evento assieme al citato Guaraldi ed a Maurizio Chatel per riflessioni davvero importanti.<br />
Il contatto diretto ha stemperato alcune tensioni generatesi in occasioni precedenti e ravvivate in rete (baci, abbracci, scuse &#8230;.) ma ne ha fatto nascere altre &#8230; E&#8217; nell&#8217;umana natura &#8230;.<br />
Con contorno di testaroli con il pesto e sgabei (pane fritto) con salumi &#8211; siamo nella zona di Colonnata e del suo grande lardo affinato nel marmo &#8211; e   formaggi ed il quasi introvabile Schacchetrà.</p>
<p>Di cosa si è parlato?<br />
Del futuro del libri di testo digitale, imposti per legge dal duo Tremonti-Gelmini come obbligatori anche in soluzione &#8220;mista&#8221;  con l&#8217;anno scolastico 2011-2012.<br />
<strong>Versante editori</strong><br />
Grande attivismo dei piccoli editori (come Garamond, BBN) anche per scalfire il monopolio dei grandi editori monopolisti (4 editori che si suddividono il 70% del mercato di 700 milioni di euro con quote di mercato relative praticamente immutate da almeno 15 anni &#8211; dati Garante della Concorrenza) trattandosi di un nuovi mercato ritenuti a bassa soglia di accesso.<br />
Immobilismo (apparente?) dei grandi certi dell&#8217;irrilevanza per il loro business della novità. Pare puntino su quel &#8220;anche in formato misto&#8221; previsto dalla Circolare. E&#8217; possibile che si limitino ad integrare il libro stampato  con qualcosa on-line, tipo esercizi, documentazione integrativa, qualche capitolo in .pdf.<br />
Grandi editori tranquilli perché fiduciosi dell&#8217;immobilismo e del conservatorismo della nostra scuola. Fiduciosi, anche, della pratica impossibilità per le scuole e gli studenti di approvvigionarsi degli e-book readers che consentirebbero di &#8220;fruire&#8221; (manco si trattasse di opere d&#8217;arte) degli e-book.<br />
Editori presenti: De Agostini, Mondadori Education, Raffaello, Guaraldi, Garamond, BBN, Bruno Ed. Giunti Scuola</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-781" title="fsd01gruppo" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/05/fsd01gruppo-300x224.jpg" alt="fsd01gruppo" width="300" height="224" /></p>
<p><strong>Tematiche</strong><br />
Eravamo in una sessantina. Abbiamo lavorato in parte su due gruppi modello &#8220;seminario&#8221;, in parte in plenaria.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Quali sono le priorità?</strong></span>Spontaneamente, tra gli operatori della scuola,  la discussione si è avviata sul senso più generale della tematica nel funzionamento e nei problemi della scuola: quali sono le priorità, come si affrontano i problemi, come si  migliora la scuola, perché il libro di testo, conservatorismo del sistema scuola, insegnanti pavidi ed insegnanti impavidi. Conclusione: l&#8217;e-book non è una priorità; chiarito questo si può anche parlare degli e-book &#8230;.<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>Gli e-book sono vera innovazione?</strong></span> Chi entusiasticamente li considera tali senza se e senza ma (Quadrino), chi considera l&#8217;intera operazione ministeriale una mistificazione del problema &#8220;scuola&#8221;, uno sviare l&#8217;attenzione dalla  vera natura del problema e dalle vere soluzioni (Guastavigna, Fiore), chi considera la tematica degna di attenzione anche se ancora non definita (Guaraldi);<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>Come dovrebbero essere gli e-book?</strong></span> La consapevolezza generale è stata che siamo ancora in alto mare; la questione è nuova per tutti; si accetta il fatto che si inizi dalla trasformazione del testo stampato in un testo digitale ma nella consapevolezza di dovere evolvere senza saper verso dove. Ipotesi: libri liquidi (Carpignano), libri aperti (Chatel), libri sbriciolati Cabiddu), interdisciplinari (Maria Grazia Fiore), pillole trasversali (Formiconi), &#8220;ambienti&#8221; (il sottoscritto). Trovo interessante l&#8217;idea di Quadrino di non parlare più di &#8220;prodotti&#8221; ma di &#8220;servizi&#8221;.<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>Adozioni 2009 &#8211; 2010?</strong></span><br />
Tra i presenti, gli unici editori ad avere in catalogo e-book (BBN e Garamond) pare non ne abbiano piazzato alcuno; grande interesse (Garamod 22.000 download di copie saggio) ma nulla di concretizzato. Ma siamo solo all&#8217;inizio.</p>
<p>Un gran bel brainstorming che ha evidenziato le numerose problematiche insite nella questione; una questione allo stato nascente cui alcuni guardano con spirito positivo e speranza (i &#8220;piccoli&#8221; ed i &#8220;nuovi&#8221; editori) ed altri con sufficienza (i grandi, e li si può ben capire). Una tematica che se ben gestita non potrebbe riguardare solo il business associato ed elementi marginali (anche se significativi come i costi) del funzionamento scolastico, ma anche impattare sulla qualità della didattica.<br />
Dal <a href="http://www.slideshare.net/gmarconato/contenuti-digitali-e-didattica" target="_blank">mio punto di vista</a> è qui la vera sfida.</p>
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		<title>Chi è innovatore?</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 08:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[Edupunk]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione didattica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ritorno sulla questione dei e-book, spero per l&#8217;ultima volta. Il tema non mi appassiona più di tanto se non  per il suo essere paradigmatico di tanti mistificanti approcci all&#8217;inovazione nella scuola. Sono due le questioni che mi preme sottolineare: 1. quali sono i veri termini della querelle e 2. chi è innovatore  e chi no. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-726" title="visionario1" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/05/visionario1-300x213.jpg" alt="visionario1" width="300" height="213" />Ritorno sulla questione dei e-book, spero per l&#8217;ultima volta. Il tema non mi appassiona più di tanto se non  per il suo essere paradigmatico di tanti mistificanti approcci all&#8217;inovazione nella scuola.</p>
<p>Sono due le questioni che mi preme sottolineare: 1. quali sono i veri termini della querelle e 2. chi è innovatore  e chi no.</p>
<p>Sulla prima ho commentato nel <a href="http://www.mariorotta.com/knowledge/?p=237" target="_blank">blog di  Mario Rotta </a>dove sostengo che l&#8217;obiezione forte che da più parti viene fatta al &#8220;valore&#8221; e alla &#8220;innovatività&#8221; dei libri di testo digitali non riguarda tanto il loro valore intrinseco (qui abbiamo un vasto range di pareri dal vanno già bene così al  bisogna cambiarli radicalmente, eccc&#8230;)  quanto l&#8217;attribuzione di <span style="color: #ff0000;"><strong>proprietà magico-miracolistiche</strong></span> che chi vende e-book fa al suo prodotto. Il problema è la counicazione commerciale che si fa degli stessi, una comunicazione tesa a far  credere agli insegnanti (soprattutto quelli &#8220;sprovveduti&#8221; e che sono la stragrande maggioranza),  che i libri digitali siano dotati di proprietà che non hanno e perpetuando, in questo modo, l&#8217;attaccco commerciale alla scuola che da sempre viene fatto da editori e fornitori vari.  Comunicando in modo fuorviante il senso dello strumento non si contribuisce a sviluppare la consapevolezza che la vera innovazione è sempre e solo l&#8217;insegnante e si forniscono comode scorciatoie (il &#8220;miracolo&#8221;, il &#8220;potere delal tecnologia&#8221;&#8230;) a chi, poveri loro, non ha gli strumenti riflessivi e conoscitivi &#8211; ed in ultima analsi &#8220;competenza&#8221; &#8211; per per esercitare il proprio ruolo in modo professionale.<br />
La seconda questione riguarda il fatto di <span style="color: #ff0000;"><strong>cosa sia davvero innovativo quando si parla di &#8220;testi&#8221; scolastici</strong></span>, ovvero di &#8220;risorse&#8221; per insegnare e per apprendere. Su questo mi sono soffermato  qui più volte e lo riprendo nuovamente ma da un diverso punto di vista. Mario Rotta ed Agostino Quadrino di Garamod nel suo blog (di Mario) ed anche nei loro commenti nelle diverse discussioni bollano come &#8220;conservatori&#8221; tutti coloro che non si dichiarano degli entusiasti degli e-book, tutti coloro che manifestano delle perplessità, che vedono anche le ombre (magari solo le ombre), che dicono &#8230; si &#8230; ma, confondendo &#8211; a mio avviso &#8211; l<span style="color: #ff0000;"><strong>&#8216;atteggiamento crito-riflessivo</strong></span> con un <strong><span style="color: #ff0000;">atteggiamento conservator-reazionario</span></strong>. Cosa luntanissima dalla realtà, consioderando anche che molti dei critici (tra cui il sottoscritto) non sono in posizioni culturali ed operative di conservazione.</p>
<p>Per dirla tutta, secondo me la vera (*) innovazione quando si parla di risorse (anche digitali) per la didattica non sta tanto nell&#8217;e-book, nella sua forma, nei suoi aspetti tecnici anche di lettura, quindi nel promuoverne la ricerca, la sperimentazione&#8230; ma la vera innovazione (qui siamo nell&#8217;area dell&#8217;aggiornamento al digitale di un prodotto analogico) sta nel immaginare (e nel praticare) la libera circolazione dei supporti didattici (e-book o che altro siano) nella prospettiva dell&#8217;Open Education.</p>
<p>L&#8217;innovatore  è colui (e colei) che produce anche con i suoi  poveri mezzi &#8211; da vero bricoleur &#8211; (non da &#8230; broccoleur) i materiali che usa, li sperimenta, li migliora e li condivide.</p>
<p>Non si tratta, solo, di &#8220;produrre&#8221; e &#8220;condividere&#8221; ma di creare la cultura dell&#8217;auto-produzione e della socializzazione, una cultura che ancora non crese a ritmo veloce complice la paura di &#8220;far vedere&#8221; il proprio lavoro o la &#8220;gelosia&#8221; per l&#8217;esclusiva proprietà dello stesso o, anche, per il non attribuire valore ed autorevolezza al lavoro di un collega &#8211; la gratuità è in questo caso un limite più che un valore &#8211; e preferire quello di un &#8220;esperto&#8221;.</p>
<p>Tutti coloro che lavorano in questa prospettiva sono i veri visionari (l&#8217;anticamera dell&#8217;innovazione), quelli che &#8220;vedono in avanti&#8221; perchè il presente è fatto di conformismo, di piattezza professionale. Il presente è per soluzioni rassicuranti; il presente è per gli e-book (commerciali, ovviemente).</p>
<p>(*) il &#8220;vera&#8221; in questo contesto non sta per &#8220;verità&#8221;. Qui nessuno ha LA verità, la la SUA verità</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bricolage didattico</title>
		<link>http://www.giannimarconato.it/2009/05/bricolage-didattico/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2009 06:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[Edupunk]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Design]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Era inevitabile che, prima o poi, la questione degli e-book si portasse dietro anche quella dei Learning Object. Ed è accaduto.  Dove, se non in Facebook? Una delle evoluzioni naturale della lunghissima e spesso verbosissima ed autocelabrativa discussione sulla digitalizzazione dei libri di testo è stata: “Ma perché non condividiamo libri di testo digitali?” Gratuitamente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-722" title="brico1" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/05/brico1-300x300.jpg" alt="brico1" width="300" height="300" />Era inevitabile che, prima o poi, la questione degli e-book si portasse dietro anche quella dei Learning Object.</p>
<p>Ed è accaduto.  Dove, se non in Facebook?</p>
<p>Una delle evoluzioni naturale della lunghissima e spesso verbosissima ed autocelabrativa discussione sulla digitalizzazione dei libri di testo è stata: “<span style="color: #ff0000;"><strong>Ma perché non condividiamo libri di testo digitali?</strong></span>” Gratuitamente, ovviamente. Merito tutto di <strong>Laura Antichi</strong>. In perfetto stile Edupunk. E, quindi, assolutamente condivisibile.</p>
<p>L&#8217;ottima Laura ha aperto il gruppo “<a href="http://www.facebook.com/friends/?ref=tn#/group.php?gid=88159310002&amp;ref=share" target="_blank">e-book gratuiti per la scuola – didattica</a>”. Aderite e diffondete.</p>
<p>Io, a questo gruppo, mi ci sono già iscritto e lo ho fatto per una certa forma di vicinanza ideale con alcuni dei suoi membri.  Dopo l&#8217;adesione, leggo che questo gruppo dovrebbe interessarsi anche &#8220;oggetti di conoscenza&#8221;.<br />
Saranno forse i Learning Object di cui tanto si parlò ed un po&#8217; meno si parla?<br />
Non è mia intenzione riproporre la mia posizione sulla tematica (ampiamente trattata in questo blog e  sostanzialmente riassumibile nell&#8217;idea che se li si vedono come &#8220;innovazioni&#8221; della didattica<span style="color: #ff0000;"> <strong>non lo sono </strong></span>affatto; se li si vede come ulteriori &#8220;risorse&#8221; per la didattica che possono essere usati tanto in modo tradizionale quanto &#8220;innovativo&#8221;, ci possono anche stare.<br />
Una &#8220;risorsa&#8221; è una identità didatticamente neutra ed il senso che assume sta nell&#8217;uso che se ne fa.</p>
<p>Qui ed ora voglio solo proporre, con un atteggiamento ecumenico che raramente mi appartiene,di chiamare queste entità &#8220;<span style="color: #ff0000;"><strong>oggetti didattici</strong></span>&#8221; (Instructional Object), mettendo da parte termini come conoscenza (Knowledge) e &#8220;apprendimento&#8221; (Learning). Qui abbiamo a che fare con &#8220;contenuti&#8221; ed &#8220;informazioni&#8221;. Se si continua  a fare confusione tra &#8220;informazione&#8221; e &#8220;conoscenza&#8221; non si va da nessuna parte. O si fa un discorso da <strong><span style="color: #ff0000;">bricoleur della didattica</span></strong>.</p>
<p>P.S. Qui sopra ho parlato di “risorse” didattiche come di entità neutre. In realtà non credo sia sempre così. Non lo è certamente nel caso dei Learning Object come comunemente intesi (oggetti auto-consistenti; pillole di conoscenza; assemblabili; …). I LO sono frutto della più schietta cultura comportamentista, quella che caratterizza una scuola ancorata ai contenuti ed una didattica fatta della loro trasmissione.</p>
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		<title>Libri liquidi e copertine rassicuranti</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 17:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-book]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora sui libri digitali: è una delle parole d&#8217;ordine oggi e non ci si può sottrarre ad un confronto. Le questioni connesse sono tante. Qui ne tratto due. Prima: il senso dei libri di testo Guastavigna fa una attenta ed ampia analisi dei criteri previsti dal decreto 41/2009 sull&#8217;editoria digitale con suoi commenti ed interrogativi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-672 aligncenter" title="linus" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/04/linus-300x295.gif" alt="linus" width="300" height="295" /></p>
<p>Ancora sui libri digitali: è una delle parole d&#8217;ordine oggi e non ci si può sottrarre ad un confronto.</p>
<p>Le questioni connesse sono tante. Qui ne tratto due.</p>
<p><strong>Prima: il senso dei libri di testo<br />
</strong></p>
<p>Guastavigna fa una attenta ed ampia <a href="http://www.pavonerisorse.it/pstd/adoz.htm" target="_blank">analisi dei criteri</a> previsti dal decreto 41/2009 sull&#8217;editoria digitale con suoi commenti ed interrogativi.</p>
<p>In <a href="http://www.giannimarconato.it/2009/04/libri-digitali-e-dintorni/" target="_blank">parecchi </a>si sono cimentati con le caratteristiche che tali strumenti didattici dovrebbero possedere per avere un valore distintivo e cogliere tutte le potenzialità del digitale e del potere &#8220;vivere&#8221; in rete.</p>
<p>Voglio, ora, evidenziare un&#8217;altra questione correlata e che riguarda il &#8220;libro di testo&#8221; nella sua natura, analogico o digitale che sia:<span style="color: #ff0000;"><strong> che senso ha, oggi, il libro di testo?</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Il libro di testo ha, per sua natura, la fuzione di raccoglie in modo strutturato un corpus di conoscenze riferite ad una disciplina scolastica e tutta una una serie (più o meno ampia più o meno intelligente) di &#8220;aiuti&#8221; didattici per l&#8217;insegante e lo studente.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Il libro di testo è in buona sostanza la <span style="color: #ff0000;"><strong>sceneggiatura della lezione</strong></span> che si può tradurrre:</span></span></p>
<ul>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> o in un grande aiuto per il lavoro del docente &#8220;timorioso&#8221;, che non ha voglia di fare fatica (o non ne ha le competenze) per costruirsi  la lezione. Aderendo al libro di testo si trova con buona parte delle &#8220;scelte didattiche&#8221; (l&#8217;area in cui si esprime tutta l&#8217;intenzionalità didattica dell&#8217;insegnante; la parte più ricca della sua professionalità)  già  fatte;</span></span></li>
<li><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">oppure in una semplice &#8220;traccia&#8221;  per il docente creativo , competente e, perchè no, coraggioso (argutamente Mario Agati <a href="http://agatimario.blogspot.com/2007/08/libri-rane-e-computer.html" target="_blank">affermava</a> che <strong>il libro di testo è per insegnanti pavidi</strong>) che lo usa come uno dei tanti strumenti cui attingere il supporto necessario. </span></span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">L&#8217;insegante &#8220;coraggioso&#8221;,  è quello che abbandona la sicurezza data dal seguire una &#8220;guida&#8221; (sicura)  dettata dall&#8217;  &#8220;esperto&#8221; e si avvenura per una <strong>scalata esposta senza corda di sicurazza</strong> (in effetti, tante situazioni didattiche sono avventure in salita) rischiando in proprio.</span></span></li>
</ul>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Ma quanti sono gli insegnanti &#8220;coraggiosi&#8221; che sono disposti ad abbandonare la copertina di Linus? Secondo me sono pochi.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Questi insegnanti però non sanno che così facendo non fanno un buon servizio ne ai propri studenti ne a loro stessi.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Questa mancanza di &#8220;coraggio&#8221; è, a mio avviso, un danno netto per tutti perchè la didattica è (o dovrebbe essere) per sua natura individualizzata e tutto ciò che porta a standardizzarla, normativizzarla, ingessarla la impoverisce. </span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Ma, attenzione,  non sono gli strumenti ad &#8220;ingessarla&#8221; (anche se una mano la possono dare)  ma chi li usa con il loro atteggiamento poco consapevole, semplicistico e superficiale. Ecco una prima ragione per auspicare un <em><span style="color: #ff0000;"><strong>libro liquido</strong></span>.</em><br />
</span></span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Seconda: sviluppo collaborativo del libro di testo<br />
</span></span></strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Ci si sta sforzando,  amcora con magri risultati, ad<strong> </strong><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">andare </span><strong>verso una didattica contesualizzata</strong></span> ed individualizzata.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Le suggestioni e le opportunità che ci vengono dal così detto 2.0 (costruzione collaborativa, condivisione, uso della rete &#8230;) favoriscono la didattica contestualizzata anche se, a guardarne l&#8217;uso che se na fa percepiamo solo <span style="color: #ff0000;"><strong>segnali deboli.</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Ma l&#8217;uso crescente di Google, di Wikipedia, dei sistemi di peer-to-peer, dei  diversi Social Network, del Creative Commons, dell&#8217;Open Source&#8230;. portano ad utilizzare sempre più risorse didattiche (Instructional  Objects) non proprietarie,  destrutturate ed aperte al posto di quelle chiuse ed ingabbiate  in un libro di testo.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> Sono &#8220;risorse&#8221; che un insegnante volenteroso ha costruito da se, spesso attongendo a materiali esistenti, rileborandoli, arricchendoli e rimettendoli a disposizione dia ltri colleghi.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Si multiplicano, così, i portali tematici e dsiciplinari pieni zeppi di risorse &#8220;libere&#8221;, i portali di socializzazione delle esperienze.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> Segnali deboli anche qui, ma una direzione &#8211; per me &#8211; segnata.  Solo questione di tempo. Ecco una seconda ragione per il <span style="color: #ff0000;"><strong><em>libro liquido</em></strong></span>.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Queste tendenze credo possano  porre, in prospettiva, seri problemi agli editori &#8211; cartecei e digitali che siano. Ciò che potrebbe  entrare in crisi non è il libro di testo a stampa ma il libro di testo tout-court, nel senso di oggetto massiccio, chiuso, strutturato .</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Non tuttto è, però, perduto dato che per la didattica ci sarà sempre bisogno di oggetti didattici, di ausilii per il docente e per lo studente e di qualcuno che li produca. Sempre di più saranno quelli auto-prodotti e condivisi (ricordate la &#8220;filosofia&#8221; <a href="http://www.giannimarconato.it/2009/03/edupunk/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><strong>Edupunk</strong></span></a>?), ma tanti saranno ancora prodotti all&#8217;esterno della scuola.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Ci dovranno esssre  nuovi modelli di business editoriale (Google offre servizi ad alto valore aggiunto a costo zero per la gran massa di utenti ma il signor Google di soldi ne fa  a palate dopo aver pagato tanti dipendenti), che io no so neppure immaginare.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Non parlo, però, di un fututo vicimo: la maggior parte degli insegnanti troverà per parecchio tempo ancora comodo fidarsi  ed affidarsi al libro di testo (in tutte le sue declinazioni); quelli consapevoli delle nuove  opportunità, quelli che amano il rischio, quelli che voglio esprimere tutta la propria funione didattica, quelli che sanno leggere con occhio critico gli eventi sono ancora pochi e lo saranno ancora per parecchio tempo ma, cominciare a misurarsi con il nuovo scenario credo sia opportuno per tutti.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">&#8212;&#8212;-</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">P.S. Un mio certo pessimismo sulla limitata quantità di insegnanti davvero innovativi, aperti, competenti deriva anche dall&#8217;aver notato, anche qui su FP, parecchia gente che accomuna Learning Object e WebQuest come entrambi esempi di didattica trasmissiva; che ritiene di fare una didattica attiva ed interattiva solo perchè fa manipolare qualche oggetto sulla LIM; che definiscono &#8220;costruttivista&#8221; l&#8217;uso del LO. In tanti insegnanti mancano proprio le basi concettuali ( egli  strumentali) del mestiere.  Ma questa mia idea l&#8217;ho svolta parecchie altre volte; <a href="http://www.giannimarconato.it/2009/03/stravaganze/" target="_blank">qui </a>una delle ultime.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">P.P.S. la questione dei libri elettronici accende (forse troppo) gli animi degli addetti ai lavori, al limite della rissa che, fortunatamente, assume solo toni verbali. Credo, comunque, che questo &#8220;incidente&#8221; contribuirà a chiarire i termini della questione che non è proprio semplice e lineare.</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Qui l&#8217;avvio della per nulla pacata discussione  con una nota di Laura Antichi: http://www.facebook.com/home.php#/note.php?note_id=87900493625&amp;id=1431955881&amp;ref=share<br />
</span></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Qui, l&#8217;orgogliosa reazione di Agostino Quadrino, patron di Garamond http://www.facebook.com/group.php?gid=61462199621#/topic.php?uid=61462199621&amp;topic=8876<br />
</span></span></p>
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		<title>Libri digitali e dintorni</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 17:08:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-book]]></category>

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		<description><![CDATA[Ritorno ancora sulla questione degli e-book, o libri digitali o libri informatici come qualcuno li vorrebbe chiamare. Mi capita di parlarne frequentemente in questo periodo. Una cosa mi pare certa: il digitale, anche nel &#8220;libro&#8221; sfonderà. Tempi e metodi non li so prevedere. Non faccio l&#8217;indovino anche se più di qualche volta mi piacerebbe avere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-655 aligncenter" title="ebook" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/04/ebook.jpg" alt="ebook" width="263" height="255" /></p>
<p>Ritorno ancora sulla questione degli e-book, o libri digitali o libri informatici come qualcuno li vorrebbe chiamare. Mi capita di parlarne frequentemente in questo periodo.</p>
<p>Una cosa mi pare certa: <strong><span style="color: #ff0000;">il digitale, anche nel &#8220;libro&#8221; sfonderà</span></strong>. Tempi e metodi non li so prevedere. Non faccio l&#8217;indovino anche se più di qualche volta mi piacerebbe avere capacità divinatorie.</p>
<p>Dico questo per due motivi:</p>
<ol>
<li>il digitale, in quanto tale, non è una bufala; sta prendendo piede praticamente in tutti gli aspetti dell&#8217;agire umano; in alcuni più velocemente, in altri con più prudenza; in alcuni con soluzioni azzeccate e già mature, in altri con approcci approssimativi e tutti in divenire.  Non si torna in dietro. Lo stesso avverrà anche per le forme di organizzazione strutturata dei contenuti per il semplice motivo che non vedo ragioni per cui ciò non accada,</li>
<li>la scuola si sta sempre più orientando ad avere il pc collegato alla rete (&#8220;batteria&#8221; lanciatore &#8211; ricevitore, come nel baseball, che è quasi un corpo unico) tra i suoi strumenti abituali e la strada di <span style="color: #ff0000;"><strong>un pc per ogni studente </strong></span>è già segnata. Solo questione di tempi, come è questioni di tempi la diffusione di modi sensati di fare didattica anche con le tecnologie. In una scuola sempre più digitalizzata si useranno sempre di più oggetti didattici digitali anche per il banale motivo che una pagina scritta non la si può infilare in un pc o nella rete.</li>
</ol>
<p>Nel parlare di editoria (scolastica)  digitale ognuno ci metta pur l&#8217;enfasi che vuole. Quello che mi preoccupa è l&#8217;effetto araba fenice; ma il tempo  è galantuomo e tutto assumerà il suo giusto valore.</p>
<p>Chiarito questo (trovo ozioso il dibattito se il libro stampato sparirà ucciso da quello digitale;  i pittori non sono scomparsi con l&#8217;avvento della fotografia come gli operai edili non sono scamparsi con l&#8217;avvento delle scavatrici), resta da ragionare su come debbano essere i libri digitali perchè si conquistino un loro spazio proprio.</p>
<p>Tra Facebook e blog tempo fa era rimbalzata una <a href="http://www.giannimarconato.it/2009/03/alla-ricerca-di-una-identita-mai-avuta-e-book-vs-libro/" target="_blank">discussione </a>sull&#8217;identità delle-book con una ricca discussione tra Leonetti, Zibordi, Tavella, Quadrino ed altri. La questione era su come il &#8220;libro digitale&#8221; avrebbe dovuto essere per avere uno suo spazio preciso, una sua caratteristica distintiva per cui non scimmiottasse il libro stampato e non contesse come sola <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Affordance" target="_blank">affordance </a>quella di attivare l&#8217;irrestibile corsa a stamparlo.</p>
<p>In questa disputa si è recentemente inserita Noa Carpignano con <a href="http://noa.bibienne.net/2009/04/16/docebo-tech-15-aprile-2009/" target="_blank">suggestioni</a> che non sottovaluteri. Noa provocatoriamente afferma che <em>i libri digitali non esitono. Non ancora</em>.</p>
<p>Non esistono perchè, sempre a suo dire,</p>
<blockquote><p><em> &#8230; i vantaggi che può offrire un testo digitale VERO vanno ben oltre le questioni di peso e di costo sulle quali si arenano i media. Se un testo digitale, infatti, si limita a essere il classico testo distillato in un pdf  &#8230;&#8230; abbiamo un testo che risolve dei problemi (peso e costo) per crearne degli altri (stampa casalinga e gestione dei fogli in classe), ma che, soprattutto, abdica a se stesso. Un testo digitale deve essere progettato come tale, la sua struttura diversamente articolata e, soprattutto, <span style="color: #ff0000;"><strong>deve essere liquido</strong></span>.</em></p></blockquote>
<p>Ecco il punto: <strong>liquido</strong>. A parte la riminescenza neanche tanto velata del buon Bauman ( e dei suoi emuli alla polenta e salsicce che hanno appicicato il <em>liquido </em>a tutto tranne che all&#8217;acqua, tipo<em> scuola liquida</em>), credo che l&#8217;idea della de-strutturazione, della non strutturazione, dell&#8217;aperrtura, della non chiusura, del non completo, del mai completo, del sempre diverso, del mai uguale a se stesso, possa essere una buona prospettiva. Come implementarla è un&#8217;altra storia.</p>
<p>Quanto già vediamo, con Google, Wikipedia, 2.0, user-generated content sono <strong><span style="color: #ff0000;">segnali</span>,</strong> se pur <strong><span style="color: #ff0000;">deboli</span></strong>, da non sottovalutare.</p>
<p>Ma qui stiamo già in un discorso per palati fini. E tanti giovani editori indipendenti, meno appesantiti dalla &#8220;tradizione&#8221; credo siano in posizione privilegiata per innovare davvero il rapporto tra ( nuova) educazione e supporti didattici.</p>
<blockquote><p><em><br />
</em></p></blockquote>
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