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	<title>Apprendere (con e senza le tecnologie) &#187; Edupunk</title>
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	<description>Blog di Gianni Marconato</description>
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		<title>Chi è innovatore?</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 08:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[Edupunk]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione didattica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ritorno sulla questione dei e-book, spero per l&#8217;ultima volta. Il tema non mi appassiona più di tanto se non  per il suo essere paradigmatico di tanti mistificanti approcci all&#8217;inovazione nella scuola. Sono due le questioni che mi preme sottolineare: 1. quali sono i veri termini della querelle e 2. chi è innovatore  e chi no. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-726" title="visionario1" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/05/visionario1-300x213.jpg" alt="visionario1" width="300" height="213" />Ritorno sulla questione dei e-book, spero per l&#8217;ultima volta. Il tema non mi appassiona più di tanto se non  per il suo essere paradigmatico di tanti mistificanti approcci all&#8217;inovazione nella scuola.</p>
<p>Sono due le questioni che mi preme sottolineare: 1. quali sono i veri termini della querelle e 2. chi è innovatore  e chi no.</p>
<p>Sulla prima ho commentato nel <a href="http://www.mariorotta.com/knowledge/?p=237" target="_blank">blog di  Mario Rotta </a>dove sostengo che l&#8217;obiezione forte che da più parti viene fatta al &#8220;valore&#8221; e alla &#8220;innovatività&#8221; dei libri di testo digitali non riguarda tanto il loro valore intrinseco (qui abbiamo un vasto range di pareri dal vanno già bene così al  bisogna cambiarli radicalmente, eccc&#8230;)  quanto l&#8217;attribuzione di <span style="color: #ff0000;"><strong>proprietà magico-miracolistiche</strong></span> che chi vende e-book fa al suo prodotto. Il problema è la counicazione commerciale che si fa degli stessi, una comunicazione tesa a far  credere agli insegnanti (soprattutto quelli &#8220;sprovveduti&#8221; e che sono la stragrande maggioranza),  che i libri digitali siano dotati di proprietà che non hanno e perpetuando, in questo modo, l&#8217;attaccco commerciale alla scuola che da sempre viene fatto da editori e fornitori vari.  Comunicando in modo fuorviante il senso dello strumento non si contribuisce a sviluppare la consapevolezza che la vera innovazione è sempre e solo l&#8217;insegnante e si forniscono comode scorciatoie (il &#8220;miracolo&#8221;, il &#8220;potere delal tecnologia&#8221;&#8230;) a chi, poveri loro, non ha gli strumenti riflessivi e conoscitivi &#8211; ed in ultima analsi &#8220;competenza&#8221; &#8211; per per esercitare il proprio ruolo in modo professionale.<br />
La seconda questione riguarda il fatto di <span style="color: #ff0000;"><strong>cosa sia davvero innovativo quando si parla di &#8220;testi&#8221; scolastici</strong></span>, ovvero di &#8220;risorse&#8221; per insegnare e per apprendere. Su questo mi sono soffermato  qui più volte e lo riprendo nuovamente ma da un diverso punto di vista. Mario Rotta ed Agostino Quadrino di Garamod nel suo blog (di Mario) ed anche nei loro commenti nelle diverse discussioni bollano come &#8220;conservatori&#8221; tutti coloro che non si dichiarano degli entusiasti degli e-book, tutti coloro che manifestano delle perplessità, che vedono anche le ombre (magari solo le ombre), che dicono &#8230; si &#8230; ma, confondendo &#8211; a mio avviso &#8211; l<span style="color: #ff0000;"><strong>&#8216;atteggiamento crito-riflessivo</strong></span> con un <strong><span style="color: #ff0000;">atteggiamento conservator-reazionario</span></strong>. Cosa luntanissima dalla realtà, consioderando anche che molti dei critici (tra cui il sottoscritto) non sono in posizioni culturali ed operative di conservazione.</p>
<p>Per dirla tutta, secondo me la vera (*) innovazione quando si parla di risorse (anche digitali) per la didattica non sta tanto nell&#8217;e-book, nella sua forma, nei suoi aspetti tecnici anche di lettura, quindi nel promuoverne la ricerca, la sperimentazione&#8230; ma la vera innovazione (qui siamo nell&#8217;area dell&#8217;aggiornamento al digitale di un prodotto analogico) sta nel immaginare (e nel praticare) la libera circolazione dei supporti didattici (e-book o che altro siano) nella prospettiva dell&#8217;Open Education.</p>
<p>L&#8217;innovatore  è colui (e colei) che produce anche con i suoi  poveri mezzi &#8211; da vero bricoleur &#8211; (non da &#8230; broccoleur) i materiali che usa, li sperimenta, li migliora e li condivide.</p>
<p>Non si tratta, solo, di &#8220;produrre&#8221; e &#8220;condividere&#8221; ma di creare la cultura dell&#8217;auto-produzione e della socializzazione, una cultura che ancora non crese a ritmo veloce complice la paura di &#8220;far vedere&#8221; il proprio lavoro o la &#8220;gelosia&#8221; per l&#8217;esclusiva proprietà dello stesso o, anche, per il non attribuire valore ed autorevolezza al lavoro di un collega &#8211; la gratuità è in questo caso un limite più che un valore &#8211; e preferire quello di un &#8220;esperto&#8221;.</p>
<p>Tutti coloro che lavorano in questa prospettiva sono i veri visionari (l&#8217;anticamera dell&#8217;innovazione), quelli che &#8220;vedono in avanti&#8221; perchè il presente è fatto di conformismo, di piattezza professionale. Il presente è per soluzioni rassicuranti; il presente è per gli e-book (commerciali, ovviemente).</p>
<p>(*) il &#8220;vera&#8221; in questo contesto non sta per &#8220;verità&#8221;. Qui nessuno ha LA verità, la la SUA verità</p>
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		<title>Bricolage didattico</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2009 06:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[e-book]]></category>
		<category><![CDATA[Edupunk]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Design]]></category>
		<category><![CDATA[Learning Object]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Era inevitabile che, prima o poi, la questione degli e-book si portasse dietro anche quella dei Learning Object. Ed è accaduto.  Dove, se non in Facebook? Una delle evoluzioni naturale della lunghissima e spesso verbosissima ed autocelabrativa discussione sulla digitalizzazione dei libri di testo è stata: “Ma perché non condividiamo libri di testo digitali?” Gratuitamente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-722" title="brico1" src="http://www.giannimarconato.it/wp-content/uploads/2009/05/brico1-300x300.jpg" alt="brico1" width="300" height="300" />Era inevitabile che, prima o poi, la questione degli e-book si portasse dietro anche quella dei Learning Object.</p>
<p>Ed è accaduto.  Dove, se non in Facebook?</p>
<p>Una delle evoluzioni naturale della lunghissima e spesso verbosissima ed autocelabrativa discussione sulla digitalizzazione dei libri di testo è stata: “<span style="color: #ff0000;"><strong>Ma perché non condividiamo libri di testo digitali?</strong></span>” Gratuitamente, ovviamente. Merito tutto di <strong>Laura Antichi</strong>. In perfetto stile Edupunk. E, quindi, assolutamente condivisibile.</p>
<p>L&#8217;ottima Laura ha aperto il gruppo “<a href="http://www.facebook.com/friends/?ref=tn#/group.php?gid=88159310002&amp;ref=share" target="_blank">e-book gratuiti per la scuola – didattica</a>”. Aderite e diffondete.</p>
<p>Io, a questo gruppo, mi ci sono già iscritto e lo ho fatto per una certa forma di vicinanza ideale con alcuni dei suoi membri.  Dopo l&#8217;adesione, leggo che questo gruppo dovrebbe interessarsi anche &#8220;oggetti di conoscenza&#8221;.<br />
Saranno forse i Learning Object di cui tanto si parlò ed un po&#8217; meno si parla?<br />
Non è mia intenzione riproporre la mia posizione sulla tematica (ampiamente trattata in questo blog e  sostanzialmente riassumibile nell&#8217;idea che se li si vedono come &#8220;innovazioni&#8221; della didattica<span style="color: #ff0000;"> <strong>non lo sono </strong></span>affatto; se li si vede come ulteriori &#8220;risorse&#8221; per la didattica che possono essere usati tanto in modo tradizionale quanto &#8220;innovativo&#8221;, ci possono anche stare.<br />
Una &#8220;risorsa&#8221; è una identità didatticamente neutra ed il senso che assume sta nell&#8217;uso che se ne fa.</p>
<p>Qui ed ora voglio solo proporre, con un atteggiamento ecumenico che raramente mi appartiene,di chiamare queste entità &#8220;<span style="color: #ff0000;"><strong>oggetti didattici</strong></span>&#8221; (Instructional Object), mettendo da parte termini come conoscenza (Knowledge) e &#8220;apprendimento&#8221; (Learning). Qui abbiamo a che fare con &#8220;contenuti&#8221; ed &#8220;informazioni&#8221;. Se si continua  a fare confusione tra &#8220;informazione&#8221; e &#8220;conoscenza&#8221; non si va da nessuna parte. O si fa un discorso da <strong><span style="color: #ff0000;">bricoleur della didattica</span></strong>.</p>
<p>P.S. Qui sopra ho parlato di “risorse” didattiche come di entità neutre. In realtà non credo sia sempre così. Non lo è certamente nel caso dei Learning Object come comunemente intesi (oggetti auto-consistenti; pillole di conoscenza; assemblabili; …). I LO sono frutto della più schietta cultura comportamentista, quella che caratterizza una scuola ancorata ai contenuti ed una didattica fatta della loro trasmissione.</p>
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		<title>Edupunk</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 06:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Marconato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Edupunk]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;istruzione diventa punk? Ovvero, si può avere un approccio punk all&#8217;educazione? La questione è nata a proposito dell&#8217;utilizzo delle tecnologie per l&#8217;educazione ed, in estrema sintesi, contrappone un approccio istituzionale all&#8217;acquisizione della tecnologia ad uno personale, do-it-yourself (D.I.Y).Se ne sta discutendo nella community IT Forum Il termine EDUPUNK lo ha lanciato tale Jim Groom nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SboFfb1aESI/AAAAAAAABGA/U5TqQtIdrvY/s1600-h/180px-Edupunk.jpg"><img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 180px; height: 240px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_xZn-KApphjw/SboFfb1aESI/AAAAAAAABGA/U5TqQtIdrvY/s400/180px-Edupunk.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5312564748042768674" /></a></p>
<p>L&#8217;istruzione diventa punk? Ovvero, si può avere un approccio punk all&#8217;educazione? La questione è nata a proposito dell&#8217;utilizzo delle tecnologie per l&#8217;educazione ed, in estrema sintesi, contrappone un approccio istituzionale all&#8217;acquisizione della tecnologia ad uno personale, do-it-yourself (D.I.Y).<br />Se ne sta discutendo nella community IT Forum <br />Il termine <span style="font-weight:bold;">EDUPUNK</span> lo ha lanciato tale Jim Groom nel suo blog nel maggio del 2008 ed ha presto entusiasmato tanti teorici dell&#8217;educazione, associazioni, liste di discussione che è, non qui da noi, oramai un termine che ha preso il volo ed un concetto ampiamente dibattuto. Un vero e proprio &#8220;movimento&#8221;.<br />Il New York Times lo ha definito &#8220;an approach to teaching that avoids mainstream tools like Powerpoint and Blackboard, and instead aims to bring the rebellious attitude and D.I.Y. ethos of ’70s bands like the Clash to the classroom.  <br />Il movimento Edupunk nasce negli States come reazione ai programmi governativi di Bush di &#8220;normalizzare&#8221; l&#8217;uso didattico delle tecnologie impacchettandole in applicazioni chiuse ed avviando, in buona sostanza, un approccio commerciale all&#8217;educazione.  <br />L&#8217;essenza  filosofico-culturale del movimento Edupunk è stata ben sintetizzata da <a href="http://www.downes.ca/cgi-bin/page.cgi?post=44760">Stephen Downes</a>:<br />- una reazione alla commercializzazione dell&#8217;apprendimento;<br />- un atteggiamento del far da sè (do-it-yourself)<br />- il pensare e l&#8217;apprendere per sè stessi<br />Concetti collegati potrebbero essere:<br />- educazione democratica<br />- educazione libertaria<br />- apprendimento auto-diretto<br />- educazione centrata sullo studente<br />- descolarizzazione <br />In una recentissima serie di<a href="http://www.youtube.com/user/educoz"> video</a>, denominata Edupunk Battle Royale, EDUCAUSE ha rilanciato il dibattito mettendo a confronto/scontro Tim Groom con Gardner Campbell, direttore dell&#8217; Academy for Teaching and Learning alla Baylor University. La battaglia è in atto.</p>
<p>Quasi quasi lancio un gruppo su FB &#8230;. </p>
<p>Riferimenti <br /><a href="http://www.elearnmag.org/subpage.cfm?section=articles&#038;article=65-1">eLearn Magazine</a><br />- T<a href="http://chronicle.com/wiredcampus/index.php?id=3640">he Chronicle of Higher Education</a> nel dibattito rilanciato in questi giorni <br />- <a href="http://chronicle.com/wiredcampus/article/?id=3045">The Chronicle of Higher Education</a> agli inizi del dibattito <br />- <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Edupunk">Wikipedia</a>
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