Come evitare che l’aiuto dell’IA renda lo studente meno autonomo?
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Non evitando l’aiuto. Uno studente può diventare più autonomo proprio grazie a un sostegno che gli permette di affrontare attività che da solo non sarebbe ancora in grado di svolgere.
Il problema nasce quando l’aiuto rimane necessario e l’attività continua a essere possibile soltanto grazie all’IA. Un buon sostegno dovrebbe aumentare progressivamente ciò che lo studente riesce a fare, comprendere e decidere personalmente.
Autonomia non significa fare tutto da soli
Essere autonomi non significa rinunciare agli strumenti. Utilizziamo continuamente conoscenze, persone e tecnologie esterne per svolgere attività che da soli non potremmo realizzare.
Anche uno studente autonomo può quindi utilizzare intensamente l’IA. La questione è se rimanga capace di orientare l’attività: comprendere il problema, formulare domande, valutare ciò che riceve, prendere decisioni e riconoscere quando l’aiuto non è adeguato.
Possiamo dipendere da uno strumento senza dover dipendere da esso anche per il nostro giudizio.
L’aiuto dovrebbe lasciare progressivamente più lavoro allo studente
L’IA può inizialmente spiegare un passaggio, suggerire una strategia, proporre esempi o aiutare a individuare un errore. Ma non è necessario che continui sempre a fornire lo stesso livello di sostegno.
Possiamo chiedere allo studente di tentare prima autonomamente, utilizzare l’IA soltanto dopo una difficoltà, chiedere suggerimenti invece della soluzione completa, confrontare la propria risposta con quella della macchina oppure affrontare senza aiuto alcuni passaggi già esercitati.
In questo modo l’IA può funzionare come uno scaffolding: un sostegno che rende possibile l’attività ma che viene modificato e ridotto mentre cresce la capacità dello studente.
Non tutto l’aiuto deve essere eliminato
Ridurre l’aiuto non significa necessariamente arrivare a fare tutto senza IA. Alcune attività potranno continuare a essere svolte insieme alla macchina perché la capacità che vogliamo sviluppare non consiste nell’eseguirle interamente da soli.
Se, per esempio, vogliamo che lo studente impari a valutare informazioni e costruire una posizione argomentata, l’IA può continuare a proporre materiali, interpretazioni e obiezioni. Ciò che deve diventare progressivamente più autonomo è il lavoro dello studente nel valutarli, collegarli e decidere che cosa sostenerne.
Per costruire autonomia non dobbiamo necessariamente togliere l’IA: dobbiamo decidere quale parte dell’attività vogliamo che diventi progressivamente responsabilità dello studente.
Dobbiamo progettare anche momenti in cui l’aiuto cambia
Se l’IA è sempre disponibile nello stesso modo, diventa difficile capire se le capacità dello studente stiano crescendo. È utile quindi prevedere variazioni intenzionali del sostegno.
Possiamo cambiare il tipo di aiuto consentito, ridurlo in alcuni passaggi, proporre situazioni nuove oppure chiedere allo studente di spiegare che cosa farebbe prima di consultare l’IA.
Non si tratta di sottoporlo continuamente a prove “senza IA”, ma di creare occasioni nelle quali possa sperimentare e rendere visibile la propria crescente capacità di controllo.
L’obiettivo è spostare progressivamente la regia
La questione decisiva è chi governa l’attività. All’inizio l’IA può orientare molto il percorso; successivamente dovrebbe essere sempre più lo studente a decidere quando interrogarla, che cosa chiederle, quando dubitare, che cosa utilizzare e quando farne a meno.
L’autonomia non consiste quindi nell’indipendenza assoluta dallo strumento. Consiste nella capacità di governare consapevolmente la propria dipendenza dallo strumento.
Possiamo allora porci una domanda molto semplice: dopo aver lavorato a lungo con l’IA, lo studente ha bisogno di essa per fare sempre le stesse cose oppure è diventato capace di decidere meglio che cosa fare lui e che cosa affidare all’IA?

