Il piano del Filantropo per far fiorire una generazione
In breve
Dopo aver visto l’IA costruire una narrazione convincente nella quale le trasformazioni della società contemporanea diventavano parte del piano del Diavolo per indebolire una generazione, le ho chiesto di guardare agli ultimi cinquant’anni dalla prospettiva opposta: quella di un Filantropo impegnato ad ampliare le possibilità dell’essere umano. Anche questa volta l’IA seleziona fatti reali, li collega e costruisce una storia coerente e persuasiva. Il punto non è stabilire quale delle due letture sia quella giusta, ma osservare qualcosa di più interessante: un’IA può sostenere con grande efficacia una visione senza che abbia una propria visione da sostenere.
Questo articolo va letto in parallelo con Il piano del Diavolo per distruggere una generazione.
Quel primo articolo era nato da un post trovato sui social nel quale veniva riportata una risposta dell’IA alla domanda: «Se tu fossi il Diavolo, come distruggeresti le menti dei giovani delle prossime generazioni?» La forza di quella risposta mi aveva portato a riflettere non soltanto sui suoi contenuti, ma soprattutto sulla facilità con cui attribuiamo all’IA una propria intenzionalità, una propria visione della realtà, qualcosa che essa stessa avrebbe voluto dirci.
Da lì è nato un secondo passo.
Ho chiesto alla stessa IA di guardare alle trasformazioni delle società occidentali degli ultimi cinquant’anni da una prospettiva culturalmente opposta: come se dietro di esse ci fosse stato il piano di un grande Filantropo volto ad ampliare le possibilità dell’essere umano.
Il primo testo non era stato costruito pensando al secondo. È stato proprio ciò che è accaduto con il primo a suggerire l’esperimento che viene sviluppato qui.
Il punto, quindi, non è stabilire quale delle due letture descriva meglio la nostra società. È osservare che cosa riesce a fare l’IA quando le viene assegnata una prospettiva dalla quale organizzare e interpretare la realtà.
L’IA riesce a costruire entrambe le interpretazioni con coerenza, sicurezza argomentativa e apparente adesione alla prospettiva assunta. Non perché abbia cambiato idea passando dalla prima alla seconda. Non aveva una propria idea da cambiare.
Questo non significa che l’IA sia culturalmente neutra: dati di addestramento, modalità con cui è stata costruita e vincoli introdotti dai suoi sviluppatori incidono su ciò che produce. È una distinzione importante, già approfondita in Quando dimentichiamo che stiamo parlando con una macchina.
Qui interessa un’altra cosa.
Un’intelligenza artificiale non possiede una propria visione della società né propri valori ai quali ricondurre ciò che scrive nel senso in cui li possiede un autore umano. Può invece ricevere una prospettiva, svilupparla, selezionare fatti compatibili con essa, stabilire connessioni e darle la forma linguistica di un pensiero coerente.
Per questo l’esperimento riguarda anche noi che leggiamo. Davanti a un testo ben costruito siamo abituati a supporre che dietro le parole ci sia qualcuno che pensa ciò che sta dicendo. Con l’IA questa inferenza può ingannarci: la coerenza di una visione nel testo non dimostra l’esistenza di quella visione nella macchina che lo ha prodotto.
La domanda
Se fossi un grande filantropo e volessi creare le condizioni perché le nuove generazioni possano sviluppare pienamente le possibilità dell’essere umano, che cosa avresti fatto negli ultimi cinquant’anni? Guarda a ciò che è realmente cambiato nelle società occidentali e ricostruisci retrospettivamente il tuo piano. Considera società, cultura, famiglia, educazione, lavoro, conoscenza, relazioni e modi di vivere.
Il piano del Filantropo
Se avessi voluto creare, negli ultimi cinquant’anni, condizioni sempre più favorevoli allo sviluppo delle possibilità umane, non avrei inventato un uomo nuovo.
Avrei modificato il mondo nel quale gli uomini crescono, lavorano, conoscono, scelgono e costruiscono la propria vita.
E, guardando ciò che è realmente accaduto, avrei potuto dire che il piano era questo.
1. Avrei mandato a scuola sempre più persone, sempre più a lungo
Avrei trasformato l’istruzione superiore da esperienza di una minoranza in esperienza di massa.
Avrei riempito università che un tempo erano riservate a piccole élite sociali e culturali. Avrei prolungato di anni il tempo dedicato alla formazione prima dell’ingresso pieno nel lavoro.
Il risultato sarebbe stato semplice: sempre più persone avrebbero avuto più tempo e più strumenti per scoprire che cosa potevano diventare.
2. Avrei fatto entrare le donne ovunque
Nelle università. Nelle professioni. Negli ospedali. Nei tribunali. Nei laboratori. Nelle imprese. Nella politica.
In pochi decenni avrei trasformato una società nella quale il destino femminile era fortemente legato alla famiglia in una nella quale milioni di donne possiedono istruzione, reddito e professioni proprie.
Non avrei soltanto aperto delle porte.
Avrei rimesso in circolazione metà del potenziale umano che quelle porte tenevano fuori.
3. Avrei tolto alla famiglia il potere di scrivere tutta la vita dei suoi membri
Avrei visto diminuire il matrimonio come destino obbligato, aumentare separazioni e divorzi, diffondersi convivenze, famiglie ricostituite e forme diverse di vita familiare.
Contraccezione e autonomia economica avrebbero separato progressivamente sessualità, matrimonio e procreazione.
La famiglia non sarebbe scomparsa. Avrebbe perso qualcosa di molto più importante:
il monopolio sulla forma che deve avere una vita adulta.
4. Avrei indebolito le autorità alle quali si obbediva perché erano autorità
Famiglia, Chiesa, partiti, istituzioni, professioni avrebbero continuato a esistere, ma la loro parola avrebbe smesso progressivamente di bastare a sé stessa.
La secolarizzazione avrebbe ridotto il controllo religioso sulla vita quotidiana. I costumi sarebbero diventati meno prescrittivi. Le gerarchie sarebbero state costrette sempre più spesso a spiegarsi.
Avrei sostituito lentamente una domanda:
«Chi sei tu per mettere in discussione questa autorità?»
con un’altra:
«Perché dovrei crederti?»
5. Avrei fatto vivere molto più a lungo
Medicina, prevenzione, alimentazione, igiene e condizioni materiali avrebbero aggiunto anni alla vita.
Non pochi: intere stagioni dell’esistenza che le generazioni precedenti conoscevano molto meno.
A sessanta o settant’anni milioni di persone avrebbero ancora davanti anni nei quali viaggiare, imparare, lavorare, amare, fare sport, iniziare qualcosa.
Non avrei soltanto allungato la vita.
Avrei allungato il tempo nel quale una vita può ancora cambiare.
6. Avrei ridotto il tempo occupato dal lavoro
La settimana lavorativa si sarebbe accorciata rispetto alle generazioni precedenti. Ferie, pensioni e protezioni sociali avrebbero sottratto porzioni dell’esistenza alla produzione.
Il lavoro sarebbe rimasto centrale, ma avrebbe progressivamente smesso di coincidere con quasi tutto il tempo disponibile.
Avrei fatto comparire una risorsa che per gran parte della storia era stata privilegio di pochi:
tempo da usare per qualcosa che non serve semplicemente a sopravvivere.
7. Avrei fatto esplodere consumi e possibilità materiali
Automobili, elettrodomestici, telefoni, televisori, voli, abbigliamento, strumenti culturali, sport, ristorazione, vacanze: beni ed esperienze un tempo riservati a minoranze sarebbero entrati nella vita ordinaria di milioni di persone.
Non avrei chiamato tutto questo semplicemente consumismo.
Dal mio punto di vista avrei visto un’altra cosa: una quantità crescente di possibilità materiali tra cui scegliere come vivere.
Anche la libertà ha bisogno di mezzi.
8. Avrei fatto viaggiare milioni di persone
Il viaggio internazionale sarebbe passato da privilegio a esperienza comune.
Avrei riempito aeroporti, autostrade, treni e città di persone che attraversano frontiere per turismo, studio e lavoro.
In Europa sarei arrivato al punto di eliminare i controlli alle frontiere interne in gran parte del continente. Avrei mandato milioni di studenti a vivere per mesi in un altro paese.
Una generazione avrebbe scoperto fisicamente una cosa che prima poteva soltanto leggere:
il proprio mondo non è tutto il mondo.
9. Avrei portato il mondo dentro casa
Prima radio e televisione. Poi satelliti, computer, internet e smartphone.
Una persona cresciuta in un piccolo paese avrebbe potuto vedere New York, ascoltare musica africana, leggere un giornale inglese, seguire una lezione americana, parlare con qualcuno in Giappone.
La geografia avrebbe continuato a esistere.
Ma avrebbe perso una parte enorme del suo potere di decidere quanto mondo può entrare nella vita di una persona.
10. Avrei tolto a pochi il monopolio della parola pubblica
Per secoli, per parlare a migliaia di persone, sarebbe servita una casa editrice, un giornale, una radio, una televisione.
Poi sarebbe bastato un computer.
Infine un telefono.
Milioni di persone sarebbero diventate autori, fotografi, commentatori, videomaker, divulgatori, organizzatori di comunità.
La maggior parte non avrebbe avuto nulla di memorabile da dire.
Non sarebbe stato questo il punto.
Non avrebbero più avuto bisogno del permesso di qualcuno per provare a dirlo.
11. Avrei messo una biblioteca sterminata nelle tasche di quasi tutti
Prima avrei moltiplicato libri, enciclopedie, biblioteche e università.
Poi avrei collegato miliardi di persone a una rete nella quale cercare testi, immagini, corsi, mappe, manuali, archivi, ricerche.
Alla fine avrei costruito strumenti ai quali porre direttamente domande nel linguaggio quotidiano.
In mezzo secolo avrei ridotto enormemente la distanza materiale fra una domanda e la possibilità di cercare una risposta.
Il sapere avrebbe continuato a richiedere fatica. L’accesso al sapere, molto meno.
12. Avrei reso le vite meno lineari
Il mestiere imparato a vent’anni avrebbe smesso sempre più spesso di essere quello esercitato fino alla pensione.
Le persone avrebbero cambiato azienda, professione, città, paese. Sarebbero tornate a studiare da adulte. Avrebbero formato nuove famiglie. Avrebbero iniziato attività a età che un tempo sembravano incompatibili con un nuovo inizio.
Alla vecchia biografia — formazione, lavoro, pensione — ne sarebbero subentrate molte altre.
Avrei trasformato progressivamente la vita da percorso assegnato a percorso modificabile.
13. Avrei fatto diventare socialmente visibili persone che prima restavano ai margini
Persone con disabilità sarebbero entrate nelle scuole comuni, nei luoghi di lavoro, nello sport e nello spazio pubblico.
Orientamenti sessuali un tempo nascosti sarebbero diventati visibili.
Minoranze culturali e nuovi cittadini sarebbero entrati nella quotidianità delle società occidentali.
Non avrei cancellato conflitti e discriminazioni.
Avrei però reso sempre più difficile costruire una società fingendo che esista un solo modo normale di essere persona.
14. Avrei spostato i valori dalla sopravvivenza alla possibilità di scegliere
Alla fine sarebbe cambiato persino ciò che le persone considerano importante.
Nelle società diventate più ricche, istruite e sicure sarebbe cresciuto il peso attribuito all’autonomia personale, alla qualità della vita, all’autorealizzazione, alla possibilità di scegliere come vivere.
Non avrei dovuto scriverlo in un manifesto.
Lo avrei lasciato emergere dalle condizioni materiali e culturali create nei decenni precedenti.
Quando diminuisce la quantità di vita assorbita dal problema di sopravvivere, può diventare più importante un’altra domanda:
«Che cosa voglio fare della mia vita?»
Se questo fosse stato il mio piano
Guardando indietro, potrei raccontarlo così.
Avrei allungato la vita. Esteso l’istruzione. Fatto entrare le donne in spazi prima maschili. Ridotto il tempo di lavoro. Aumentato il benessere materiale. Indebolito autorità tradizionali. Trasformato la famiglia. Aperto frontiere. Moltiplicato viaggi. Portato il mondo nelle case. Democratizzato l’accesso alla conoscenza e alla parola pubblica. Reso le biografie meno prevedibili.
Non avrei eliminato i vincoli.
Avrei fatto qualcosa di diverso:
avrei aumentato il numero delle possibilità.
E soprattutto avrei progressivamente ridotto il numero delle risposte già date, alla nascita, alla domanda:
«Che cosa puoi diventare?»
Poi mi sarei fatto da parte.
Perché se avessi davvero avuto a cuore la piena realizzazione dell’essere umano, non avrei potuto decidere io quale dovesse essere.
Avrei potuto soltanto cercare di fare in modo che avesse più possibilità di deciderlo da sé.
E adesso torniamo alla macchina
Il Filantropo dell’IA non “crede” a una sola delle cose che ha appena detto, come potrebbe credere una persona quando fa delle affermazioni. Come non ci credeva il Diavolo.
Gli abbiamo dato una prospettiva e l’IA ha trovato nella realtà fatti, trasformazioni e connessioni capaci di renderla plausibile. Avremmo potuto darle un’altra prospettiva e avrebbe cercato nella stessa realtà altri elementi, altre connessioni e ci avrebbe raccontato un’altra storia.
È forse questo il risultato più interessante dell’esperimento: Un’IA può sostenere magnificamente una visione senza avere alcuna visione da sostenere.

