Quando produco qualcosa insieme all’IA, chi è davvero l’auto
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Se una parte importante di un testo, di un’immagine, di un progetto o di un’idea è stata prodotta dall’IA, può diventare difficile dire semplicemente: «questo l’ho fatto io».
Ma l’autorialità non dipende soltanto da chi ha materialmente prodotto le parole, le immagini o le singole soluzioni. Dipende anche da chi ha dato una direzione al lavoro, ha compiuto le scelte importanti e riconosce il risultato come espressione di ciò che intendeva realizzare.
Produrre non è la stessa cosa che essere autore
L’IA può generare interi passaggi di un testo, proporre argomentazioni, trovare formulazioni migliori delle nostre o costruire alternative che non avevamo immaginato.
Questo rende certamente più debole l’idea tradizionale secondo cui essere autore significa aver prodotto personalmente ogni elemento dell’opera.
Ma possiamo avere un ruolo autoriale anche lavorando su materiali che non abbiamo generato direttamente: scegliendoli, rifiutandoli, modificandoli, mettendoli in relazione e orientandoli verso qualcosa che vogliamo esprimere.
La questione è dove stanno le decisioni
Per capire quanto un prodotto possa essere considerato nostro, può essere più utile osservare il processo che contare quante parole o idee siano state generate dalla macchina.
Chi ha definito il problema? Chi ha stabilito che cosa fosse importante? Chi ha deciso quali proposte conservare e quali scartare? Chi ha riconosciuto che una certa formulazione esprimeva davvero ciò che si voleva dire? Chi ha assunto la responsabilità del risultato finale?
Quanto più queste decisioni rimangono alla persona, tanto più possiamo parlare di una regia autoriale, anche quando l’IA ha contribuito in modo consistente alla produzione.
L’autorialità non si misura soltanto da quanto abbiamo materialmente prodotto, ma dal ruolo che abbiamo avuto nel dare origine, direzione, significato e forma al risultato e dalla responsabilità che siamo disposti ad assumercene.
L’IA può però indebolire l’autorialità
Non basta aver scritto il prompt iniziale per diventare automaticamente autori di tutto ciò che l’IA produce.
Se accettiamo un testo perché sembra ben scritto, adottiamo un’argomentazione senza averla realmente valutata o utilizziamo idee che non comprendiamo fino in fondo, il nostro contributo autoriale può diventare molto debole anche se formalmente siamo noi ad aver chiesto all’IA di produrre quel risultato.
Possiamo quindi ottenere un prodotto eccellente del quale siamo, in senso sostanziale, autori molto deboli.
Essere autore significa anche assumere il risultato
C’è infine una dimensione che non possiamo semplicemente trasferire alla macchina. Se presentiamo qualcosa come nostro, siamo noi a dover rispondere delle scelte compiute, delle affermazioni contenute e del significato che attribuiamo al prodotto.
Per questo, quando lavoriamo insieme all’IA, la domanda più interessante non è soltanto «quanto ha fatto l’IA e quanto ho fatto io?».
È piuttosto: «quanto di ciò che questo prodotto dice, sostiene e significa sono realmente in grado di riconoscere e assumere come mio?»
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