Che cosa giustifica l’uso dell’IA a scuola oltre al fatto che ormai fa parte della nostra vita?
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Dire che l’IA deve entrare a scuola perché ormai fa parte della nostra vita è un argomento comprensibile, ma non sufficiente. Molte tecnologie fanno parte della vita quotidiana senza che per questo debbano necessariamente diventare strumenti per insegnare e imparare.
La diffusione dell’IA giustifica certamente la necessità di conoscerla, comprenderne il funzionamento, le possibilità, i limiti e le conseguenze. Ma questo è diverso dal sostenere che debba essere utilizzata nelle attività di apprendimento.
Imparare sull’IA e imparare con l’IA sono due questioni diverse
Una scuola che prepara a vivere nella società contemporanea non può ignorare l’IA. Gli studenti dovrebbero capire che cosa sia, come produca le proprie risposte, perché possa sbagliare, quali interessi economici e sociali ne accompagnino lo sviluppo e quali conseguenze possa avere il suo utilizzo.
Questo giustifica pienamente la presenza dell’IA come oggetto di conoscenza.
Usarla invece per scrivere, studiare, risolvere problemi, ricevere spiegazioni o sviluppare un ragionamento richiede una giustificazione ulteriore: dobbiamo poter mostrare che il suo utilizzo contribuisce agli apprendimenti che vogliamo ottenere.
La giustificazione deve essere pedagogica
L’IA può avere senso quando permette allo studente di fare qualcosa di cognitivamente significativo: confrontare prospettive, mettere alla prova un’idea, ricevere feedback, esplorare alternative, ottenere spiegazioni differenti, affrontare un problema con un sostegno temporaneo.
In questi casi non utilizziamo l’IA perché è una tecnologia nuova, ma perché ci permette di costruire condizioni di apprendimento che riteniamo valide indipendentemente dall’IA.
Il fatto che l’IA faccia parte della nostra vita giustifica la necessità di comprenderla. Il suo utilizzo nelle attività didattiche deve invece essere giustificato da ciò che permette agli studenti di fare per imparare meglio.
A volte la scelta pedagogica può essere non usarla
Lo stesso criterio può portarci anche alla conclusione opposta. Se l’IA svolge proprio l’attività attraverso cui lo studente dovrebbe costruire una capacità, utilizzarla può ridurre anziché migliorare le condizioni per apprendere.
In una situazione potrà essere utile chiedere all’IA di proporre un’obiezione a un ragionamento dello studente; in un’altra sarà importante che sia lo studente a cercare personalmente le obiezioni. Non esiste quindi un valore didattico dell’IA indipendente dall’attività nella quale viene inserita.
Non dobbiamo dimostrare di essere moderni
La scuola non ha il compito di adottare ogni tecnologia che diventa socialmente importante. Ha il compito di comprenderla, aiutare gli studenti a rapportarsi criticamente con essa e decidere se possa essere utile per perseguire i propri scopi educativi.
La domanda da porre prima di introdurre l’IA in un’attività non dovrebbe quindi essere «come possiamo usare l’IA qui?», ma «che cosa vogliamo che lo studente impari e che cosa aggiunge l’IA al processo attraverso cui può impararlo?».
Se non abbiamo una risposta convincente alla seconda domanda, il fatto che l’IA sia ormai ovunque non basta a fornirla.

