L’IA pensa?

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Dipende da che cosa intendiamo per pensare.

Se per pensare intendiamo svolgere operazioni come confrontare informazioni, classificare, fare inferenze, costruire argomentazioni, individuare contraddizioni, formulare ipotesi o ristrutturare un problema, allora sistemi di IA come i modelli linguistici svolgono attività che assomigliano molto a ciò che normalmente chiamiamo pensiero.

È proprio questo che rende la domanda difficile. Non possiamo liquidarla semplicemente dicendo che «l’IA non pensa, calcola soltanto»: molte delle operazioni che compie sono operazioni che, quando le svolge una persona, descriviamo come attività cognitive.

Fare operazioni cognitive significa pensare?

Qui nasce il problema. Nell’essere umano il pensiero non è soltanto una sequenza di operazioni. È collegato a esperienza, intenzioni, scopi, conoscenza del mondo, attribuzione di significato e, per quanto ne sappiamo, a una forma di esperienza soggettiva.

Un’IA può invece produrre un’argomentazione, confrontare due posizioni o individuare una contraddizione senza che questo dimostri che stia vivendo o comprendendo quell’attività nello stesso modo in cui la vive e la comprende una persona.

Dal risultato osservabile possiamo quindi riconoscere determinate capacità cognitive, ma non possiamo automaticamente dedurne che dietro quel risultato esista un’esperienza del pensare analoga alla nostra.

Forse la domanda riguarda anche noi

L’aspetto più interessante è che l’IA non ci obbliga soltanto a domandarci che cosa faccia una macchina. Ci costringe anche a precisare che cosa intendiamo noi quando diciamo di pensare.

Se classificare, inferire, argomentare e risolvere problemi possono essere realizzati anche da un sistema privo, per quanto possiamo sapere, di esperienza soggettiva e intenzionalità, allora forse abbiamo raccolto sotto la parola pensiero fenomeni differenti: alcune operazioni cognitive possono essere descritte funzionalmente, mentre altre dimensioni sembrano coinvolgere comprensione, esperienza, significato vissuto, intenzionalità e coscienza.

La domanda «L’IA pensa?» non ha quindi una risposta interessante se ci limitiamo a un sì o a un no. Diventa interessante quando ci costringe a distinguere che cosa stiamo chiamando pensiero.

Per questo l’IA rappresenta anche una sorta di esperimento concettuale: mostrando che alcune prestazioni che consideravamo tipicamente cognitive possono essere ottenute da una macchina, ci costringe a guardare con maggiore precisione non soltanto alla macchina, ma anche alla mente umana.

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