Se l’IA sa fare una cosa meglio di me, perché dovrei continuare a imparare a farla?
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Non è detto che dobbiamo continuare a imparare a fare personalmente tutto ciò che l’IA sa fare meglio di noi. Una delle funzioni delle tecnologie è proprio permetterci di non dover più svolgere alcune attività.
La domanda importante è un’altra: quella capacità ci serve soltanto per produrre un risultato oppure ci serve anche per comprendere, valutare e controllare ciò che stiamo facendo?
Saper fare e avere a disposizione un “prodotto” non sono la stessa cosa
Una calcolatrice può eseguire un calcolo molto meglio e più velocemente di noi. Questo non significa che non abbiamo più bisogno di comprendere i numeri, le operazioni e il significato del risultato.
Allo stesso modo, un’IA può scrivere un testo, costruire un’argomentazione, sintetizzare informazioni o proporre la soluzione di un problema meglio di quanto riusciremmo a fare noi. Ma se non possediamo almeno una parte delle capacità implicate in quelle attività, potremmo non essere più in grado di capire se il risultato è adeguato, riconoscere un errore o decidere quando non accettarlo.
Possedere una capacità, quindi, può essere importante anche quando non abbiamo più bisogno di esercitarla ogni volta personalmente.
Alcune capacità servono per poterne delegare altre
Più l’IA diventa competente, più possiamo spostare verso di essa una parte del lavoro. Ma per delegare consapevolmente dobbiamo conservare una base di conoscenze e capacità che ci permetta di sapere che cosa chiedere, che cosa stiamo ricevendo e se possiamo fidarci del risultato.
Questo crea un apparente paradosso: possiamo utilizzare l’IA proprio per non dover fare personalmente alcune cose, ma dobbiamo continuare a saperne abbastanza per poter utilizzare bene ciò che la macchina fa al nostro posto.
Non dobbiamo necessariamente continuare a saper fare tutto ciò che l’IA sa fare meglio di noi. Dobbiamo continuare a saper fare ciò che ci serve per comprendere, interrogare e controllare ciò che decidiamo di delegarle.
Ma dove passa il confine?
Non esiste una risposta valida per tutte le attività e per tutte le persone. Una capacità può essere indispensabile in una professione e marginale in un’altra. Può essere necessaria mentre stiamo imparando e diventare delegabile quando abbiamo raggiunto una sufficiente padronanza.
Il confine può inoltre cambiare nel tempo. Quando una tecnologia assume stabilmente alcune funzioni, è ragionevole che cambino anche le capacità che consideriamo necessario sviluppare.
Questo significa che l’arrivo dell’IA dovrebbe portarci a discutere seriamente non soltanto di come imparare a usare nuovi strumenti, ma anche di quali capacità umane abbia ancora senso sviluppare e mantenere quando alcune prestazioni possono essere ottenute meglio attraverso una macchina.
La domanda riguarda soprattutto l’autonomia
Il criterio decisivo non dovrebbe essere difendere una capacità semplicemente perché in passato era importante. Dovremmo chiederci che cosa accadrebbe se smettessimo di possederla.
Se possiamo abbandonarla senza perdere comprensione, possibilità di scelta e capacità di controllo, delegarla può essere perfettamente ragionevole. Se invece perderla significa non essere più in grado di giudicare ciò che la macchina fa per noi, allora quella capacità conserva un valore anche quando l’IA raggiunge prestazioni superiori alle nostre.
La questione non è quindi competere con l’IA per continuare a fare peggio ciò che essa fa meglio. È decidere che cosa dobbiamo continuare a saper fare per rimanere autonomi mentre utilizziamo capacità che non sono più soltanto nostre.

