Quando l’IA colpisce una persona: i deepfake al liceo Newton di Roma

Il Caso

Alla fine di novembre 2024, uno studente dell’ultimo anno del liceo scientifico Newton di Roma utilizza un servizio accessibile tramite Telegram per creare false immagini di nudo attribuite ad alcune compagne di scuola e a un’insegnante. Le immagini vengono realizzate combinando i loro volti con corpi nudi e vengono mostrate ad altri studenti. Secondo le ricostruzioni disponibili, non vengono pubblicate apertamente sul web, anche se alcune fonti riferiscono una circolazione in gruppi interni.

Sono alcuni studenti, dopo aver visto le immagini, a riferire l’accaduto ai docenti e alla dirigenza. La scuola convoca riunioni, sospende il ragazzo per quindici giorni e il 18 dicembre presenta un esposto al commissariato, successivamente trasmesso alla procura. Lo studente si scusa, ma all’interno della scuola si apre un conflitto sulla risposta da dare all’accaduto.

Nel gennaio 2025 il giornalino autogestito La mela avvelenata del Newton rende pubblica la vicenda. Un gruppo di studenti giudica insufficiente la sospensione e chiede l’allontanamento del ragazzo dalla scuola, sostenendo la necessità di tutelare le persone coinvolte e di rendere visibile la gravità di quanto accaduto. La dirigente scolastica difende invece una concezione della scuola che, pur intervenendo disciplinarmente e rivolgendosi alle autorità competenti, mantiene una funzione educativa nei confronti dello studente responsabile.

Documentazione: Ricostruzione di Repubblica Roma · Notizia ANSA · Ricostruzione successiva con le dichiarazioni della dirigente

I punti di vista

Gli studenti che denunciano l’accaduto

Gli studenti che vedono le immagini decidono di non considerare l’episodio uno scherzo privato e lo segnalano ai docenti e alla presidenza. Successivamente una parte degli studenti porta la vicenda nello spazio pubblico attraverso il giornalino autogestito della scuola e i social.

Per questi studenti, i quindici giorni di sospensione non sono proporzionati al danno prodotto. Chiedono l’allontanamento del responsabile e collegano la risposta della scuola alla possibilità per le ragazze coinvolte di continuare a sentirsi sicure all’interno della comunità scolastica. Contestano inoltre quello che percepiscono come silenzio di una parte dei docenti e richiamano la coerenza con il lavoro educativo precedentemente svolto dalla scuola su violenza, abusi, parità di genere e consenso.

Per approfondire: La protesta degli studenti ricostruita da Repubblica Roma · La posizione del collettivo studentesco

Le studentesse coinvolte

Le fonti descrivono le studentesse direttamente coinvolte come fortemente colpite dall’accaduto. Almeno una di loro riferisce il disagio provocato dalla presenza quotidiana a scuola dello studente responsabile anche dopo le sue scuse.

La documentazione disponibile, tuttavia, non offre testimonianze sufficientemente articolate per ricostruire un loro PDV autonomo sulle questioni educative, disciplinari o tecnologiche sollevate dall’episodio. La loro posizione può quindi essere documentata soprattutto rispetto al danno e alle conseguenze vissute, senza attribuire loro interpretazioni che le fonti non consentono di sostenere.

Per approfondire: Ricostruzione delle reazioni delle persone coinvolte

La dirigente e la scuola

La scuola interviene su due piani: applica una sanzione disciplinare di quindici giorni e presenta un esposto alle autorità. La dirigente Cinzia Giacomobono afferma che la situazione è stata affrontata cercando di ridurre il danno alle persone coinvolte e riferisce anche l’attivazione di un sostegno psicologico.

Rispetto alla richiesta degli studenti di allontanare definitivamente il ragazzo, la dirigente assume però una posizione differente. Comprende il punto di vista del collettivo ma non lo condivide: la scuola, nella sua prospettiva, non è soltanto un luogo nel quale punire chi viola le regole, ma deve continuare a svolgere una funzione educativa e formativa anche nei confronti di chi ha commesso un comportamento grave. La risposta scolastica deve quindi tenere insieme tutela delle persone colpite, responsabilità dello studente e possibilità di un intervento educativo.

Per approfondire: Le dichiarazioni della dirigente scolastica · La ricostruzione della risposta della scuola

Lo studente responsabile

Dalle fonti sappiamo che lo studente ha realizzato le immagini, le ha mostrate ad altri ragazzi e successivamente si è scusato. Alcune ricostruzioni presentano il comportamento iniziale come uno “scherzo” o una “bravata”, ma non disponiamo di una testimonianza diretta sufficientemente articolata che permetta di sapere come lo studente interpretasse realmente ciò che aveva fatto, quale consapevolezza avesse delle conseguenze o come abbia successivamente rielaborato l’episodio.

Anche in questo caso il PDV deve quindi rimanere intenzionalmente limitato: il comportamento e le scuse sono documentati, mentre motivazioni e interpretazioni personali non possono essere ricostruite senza trasformarle in nostre inferenze.

Per approfondire: Ricostruzione dell’episodio e delle successive scuse


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