Come cambia il modo di studiare quando possiamo dialogare continuamente con un’IA
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Studiare ha sempre significato fare molte cose: leggere, cercare di capire, prendere appunti, ricordare, esercitarsi, formulare domande, ritornare su ciò che non si è compreso, collegare conoscenze diverse e verificare ciò che si è imparato.
Con l’IA queste attività non scompaiono. Ma possono essere svolte in un ambiente profondamente diverso: accanto allo studente può esserci continuamente un interlocutore al quale chiedere spiegazioni, esempi, domande, obiezioni e feedback.
Questo può cambiare non soltanto gli strumenti dello studio, ma il modo stesso di studiare.
Dalla consultazione alla conversazione
Quando studiamo con un libro o con altri materiali, siamo noi a dover interpretare ciò che troviamo. Se qualcosa non è chiaro, dobbiamo cercare altrove, chiedere a qualcuno oppure continuare a lavorarci.
Con l’IA possiamo invece intervenire immediatamente: chiedere di spiegare diversamente, fare un esempio, confrontare due concetti, esplicitare un passaggio, proporre un controesempio o verificare se abbiamo capito.
La conoscenza non è più soltanto qualcosa che consultiamo. Diventa, almeno in parte, qualcosa con cui possiamo interagire.
Lo studio può diventare più adattivo
Un testo presenta normalmente lo stesso contenuto a tutti. L’IA può invece modificare continuamente il proprio intervento sulla base delle richieste dello studente.
Possiamo partire da ciò che già sappiamo, soffermarci su una difficoltà, chiedere una spiegazione più semplice e poi reintrodurre progressivamente la complessità, cambiare esempio o affrontare lo stesso concetto da una prospettiva differente.
Lo studio può così seguire un percorso meno lineare e maggiormente costruito intorno alle difficoltà che emergono mentre stiamo imparando.
Possiamo essere interrogati, non soltanto interrogare
Dialogare con l’IA non significa soltanto farle domande.
Possiamo chiederle di farle a noi: verificare che cosa abbiamo compreso, chiederci di spiegare un concetto con parole nostre, presentarci un caso nuovo, mettere in discussione una nostra affermazione o proporre un problema nel quale utilizzare ciò che stiamo studiando.
Lo studio può diventare così meno centrato sulla semplice esposizione ai contenuti e più frequentemente attraversato da momenti nei quali dobbiamo produrre qualcosa con ciò che stiamo imparando.
L’IA può trasformare lo studio da una sequenza prevalentemente basata sulla consultazione dei contenuti in un processo nel quale spiegazione, interrogazione, applicazione e feedback possono alternarsi continuamente.
Possiamo rendere visibile ciò che non abbiamo capito
Uno dei problemi dello studio individuale è che possiamo leggere qualcosa e avere l’impressione di averlo compreso senza averlo realmente elaborato.
La conversazione può costringerci a formulare ciò che pensiamo di sapere. Possiamo spiegare un concetto all’IA, chiederle di individuare punti deboli nella nostra spiegazione, confrontare la nostra interpretazione con altre oppure provare ad applicarla.
In questo senso l’IA può funzionare anche come uno specchio: non perché sappia automaticamente che cosa abbiamo imparato, ma perché può creare occasioni nelle quali siamo noi a rendere osservabile il nostro pensiero.
Ma possiamo anche smettere di fare proprio ciò che serve per studiare
La stessa disponibilità continua dell’IA contiene però una possibilità opposta.
Quando incontriamo una difficoltà possiamo chiederle immediatamente la soluzione. Quando dobbiamo sintetizzare può farlo lei. Quando non ricordiamo qualcosa possiamo domandarglielo. Quando dobbiamo formulare una risposta può formularla al nostro posto.
Il problema non è che queste possibilità esistano. È che alcune delle attività che possiamo evitare sono anche quelle attraverso le quali impariamo.
Una difficoltà non è sempre un ostacolo inutile da eliminare. Cercare di ricordare, provare a spiegare, accorgersi di non avere capito, formulare una domanda e tentare una soluzione possono essere parti essenziali dello studio.
Diventa importante decidere quando far entrare l’IA
Studiare con l’IA non dovrebbe quindi significare tenerla permanentemente attiva e consultarla a ogni difficoltà.
In alcuni momenti può essere utile provare prima da soli e utilizzare l’IA successivamente per confrontare, controllare o ricevere feedback. In altri può essere utile partire proprio dal dialogo con l’IA per entrare in un argomento nuovo. In altri ancora può essere opportuno ridurne o eliminarne temporaneamente l’aiuto per verificare ciò che siamo ormai capaci di fare autonomamente.
Non esiste quindi una sola modalità corretta. Cambia la domanda: invece di chiederci semplicemente «posso usare l’IA per studiare?», dobbiamo chiederci «in quale momento e per quale funzione il suo intervento aiuta il processo di apprendimento che sto cercando di realizzare?»
Imparare a studiare con l’IA diventa a sua volta qualcosa da imparare
La disponibilità di un interlocutore cognitivo permanente non elimina la necessità di saper studiare. Potrebbe renderla ancora più importante.
Lo studente deve imparare quando chiedere aiuto e quando tentare autonomamente, come formulare domande utili, come verificare una risposta, quando chiedere un’altra spiegazione, quando mettere alla prova ciò che pensa di avere capito e quando provare a procedere senza supporto.
Non basta quindi aggiungere l’IA alle vecchie abitudini di studio. Dobbiamo imparare a governare una nuova relazione tra attività personale e aiuto esterno.
Forse è proprio questo il cambiamento più profondo: lo studio non consiste più soltanto nel gestire contenuti e attività, ma anche nel decidere continuamente quale lavoro cognitivo svolgere personalmente e quale affidare temporaneamente all’IA.

