Come facciamo a sapere se ciò che uno studente ha imparato con l’IA sa poi usarlo in una situazione diversa?

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Uno studente può riuscire molto bene in un’attività svolta con l’IA senza che questo ci dica ancora se ciò che ha imparato sarà disponibile quando cambieranno il problema, il contesto o le condizioni nelle quali dovrà utilizzarlo.

Per scoprirlo dobbiamo chiedergli di fare qualcosa di più che ripetere la stessa prestazione: dobbiamo vedere che cosa riesce a fare con ciò che ha imparato quando la situazione non è più quella nella quale lo ha imparato.

Imparare non significa soltanto riuscire nell’attività che abbiamo svolto

Quando impariamo qualcosa, lo facciamo sempre all’interno di una situazione particolare: affrontiamo determinati problemi, utilizziamo certi esempi e disponiamo di specifici aiuti.

Il rischio è che ciò che sappiamo fare rimanga strettamente legato a quelle condizioni.

Possiamo aver imparato a risolvere un certo tipo di esercizio senza riconoscere lo stesso principio in un problema formulato diversamente. Possiamo saper spiegare un concetto utilizzando gli esempi con cui lo abbiamo studiato e non riuscire a utilizzarlo per interpretare un caso nuovo.

Per questo una delle prove più importanti dell’apprendimento è il transfer: la capacità di utilizzare conoscenze e capacità oltre la situazione nella quale sono state costruite.

Con l’IA il problema diventa ancora più importante

Durante l’apprendimento l’IA può fornire spiegazioni, suggerimenti, domande, esempi, correzioni e indicazioni sui passaggi successivi.

Tutto questo può sostenere efficacemente lo studente. Ma rende anche più difficile capire quali parti della prestazione dipendano ormai dalle sue capacità e quali continuino a dipendere dall’ambiente di supporto nel quale sta lavorando.

Una buona prestazione realizzata con l’IA dimostra quindi che studente e IA, insieme, sono riusciti a svolgere l’attività. Non dimostra ancora che lo studente abbia costruito capacità utilizzabili altrove.

Dobbiamo cambiare qualcosa nella situazione

Per verificarlo possiamo proporre un problema nuovo che richieda le stesse conoscenze, cambiare il contesto, utilizzare esempi differenti oppure chiedere allo studente di applicare ciò che ha imparato a una situazione che non aveva incontrato durante lo studio.

Non si tratta semplicemente di rendere la prova più difficile. Si tratta di eliminare alcuni degli indizi presenti nella situazione originaria e verificare se lo studente riesce a riconoscere autonomamente che cosa delle sue conoscenze può essere utile nel nuovo problema.

Il transfer non consiste infatti nel riprodurre una risposta. Richiede di comprendere che due situazioni apparentemente diverse condividono qualcosa di significativo.

Una delle prove più forti dell’apprendimento è riuscire a riconoscere dove può essere utilizzato ciò che si è imparato quando nessuno ci dice in anticipo che proprio quella conoscenza è pertinente.

Possiamo anche modificare l’aiuto dell’IA

Non è necessario verificare il transfer eliminando sempre completamente l’IA.

Possiamo cambiare il tipo di aiuto disponibile. Se durante lo studio l’IA suggeriva i passaggi, nella nuova situazione possiamo lasciare allo studente la scelta della strategia. Se proponeva esempi, possiamo chiedere allo studente di generarli. Se aiutava a individuare gli errori, possiamo chiedergli di controllare autonomamente il proprio lavoro.

Possiamo quindi osservare che cosa accade quando il supporto viene progressivamente modificato o ridotto.

Questo permette di verificare non soltanto se lo studente riesce ancora a ottenere un buon risultato, ma quali responsabilità cognitive è ormai in grado di assumere personalmente.

Il transfer non deve essere verificato soltanto alla fine

Situazioni nuove possono essere introdotte durante tutto il percorso di apprendimento.

Dopo aver affrontato un concetto possiamo chiedere: dove altro potrebbe essere utile? Possiamo proporre casi apparentemente diversi, chiedere di costruire analogie, confrontare problemi o cercare controesempi.

L’IA stessa può essere utilizzata per generare questa varietà di situazioni, purché sia poi lo studente a dover riconoscere connessioni, scegliere conoscenze pertinenti e giustificare le proprie decisioni.

Non basta quindi chiedere se lo studente sa ancora fare la stessa cosa

Se vogliamo capire che cosa rimane dell’apprendimento dobbiamo progressivamente allontanarci dalla situazione nella quale è avvenuto.

Possiamo cambiare il problema. Possiamo cambiare il contesto. Possiamo ridurre alcuni aiuti. Possiamo chiedere allo studente di decidere autonomamente quali conoscenze utilizzare.

Quanto più ciò che ha imparato continua a essere disponibile attraverso questi cambiamenti, tanto più abbiamo ragioni per pensare che non fosse soltanto una prestazione resa possibile dalla situazione originaria.

Ciò che uno studente ha realmente imparato non si vede soltanto in quello che riesce a fare dove ha imparato, ma anche in ciò che riesce a portare con sé quando la situazione cambia.

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