Se l’IA sa fare una cosa meglio di me, che cosa devo continuare a saper fare io?
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Non dobbiamo necessariamente continuare a imparare a fare tutto ciò che l’IA riesce a fare meglio di noi. Se una tecnologia svolge efficacemente un’attività, è ragionevole chiederci se abbia ancora senso dedicare tempo e fatica a raggiungere personalmente la stessa prestazione.
Ma a scuola la domanda non può essere soltanto «chi riesce a farlo meglio?». Dobbiamo chiederci che cosa impariamo attraverso il tentativo di farlo noi e quali capacità ci servono per poter utilizzare consapevolmente ciò che l’IA fa al nostro posto.
Alcune cose dobbiamo saperle fare per poterle delegare
Se l’IA scrive meglio di me, posso certamente utilizzarla per scrivere. Ma ho comunque bisogno di riconoscere se un testo è coerente, se un’argomentazione regge, se qualcosa manca e se ciò che viene detto corrisponde a ciò che voglio sostenere.
Se risolve un problema meglio di me, devo possedere abbastanza competenza per capire che tipo di soluzione mi sta proponendo, riconoscere quando qualcosa non funziona e decidere se il risultato è accettabile.
Paradossalmente, quindi, per delegare bene una capacità può essere necessario possederne almeno una parte.
Alcune attività servono per sviluppare altre capacità
C’è poi una ragione specificamente educativa. A scuola non facciamo qualcosa soltanto perché avremo bisogno di ripeterla nella vita adulta.
Scrivere personalmente, risolvere problemi, costruire spiegazioni, fare calcoli, confrontare fonti o sintetizzare informazioni possono essere importanti anche perché, attraverso queste attività, sviluppiamo comprensione, capacità di ragionamento, linguaggio, giudizio e conoscenze che utilizzeremo in molte altre situazioni.
Prima di concludere che una capacità non serve più perché l’IA la possiede, dobbiamo quindi chiederci che cosa perderemmo smettendo di impararla.
Non dobbiamo continuare a imparare tutto ciò che l’IA sa fare meglio di noi. Dobbiamo continuare a imparare ciò che ci serve per comprendere, valutare e governare ciò che deleghiamo e ciò che contribuisce a sviluppare capacità che vogliamo rimangano nostre.
Il confine può cambiare
Questo significa anche accettare che alcune cose che oggi insegniamo possano diventare meno importanti e che altre acquistino maggiore valore.
Non avrebbe senso conservare ogni attività scolastica soltanto perché appartiene alla tradizione. L’IA ci obbliga a riesaminare ciò che chiediamo agli studenti e a distinguere ciò che era necessario soprattutto per produrre un risultato da ciò che è necessario per costruire una competenza.
Il problema educativo non è quindi preparare gli studenti a competere con l’IA nelle attività in cui la macchina sarà inevitabilmente migliore. È stabilire quali capacità debbano continuare ad appartenere alla persona perché possa agire, comprendere e decidere anche in un mondo nel quale molte prestazioni saranno affidate alle macchine.
Non sappiamo ancora dove passerà il nuovo confine
Non esiste un elenco definitivo di ciò che gli studenti dovranno continuare a saper fare. Il confine dipenderà dalle discipline, dalle attività, dall’età, dagli scopi educativi e dall’evoluzione stessa dell’IA.
Questo rende la questione più difficile, ma anche più importante. La scuola non può limitarsi ad aggiungere nuove competenze sull’IA al curricolo esistente. Deve anche interrogarsi su quali capacità umane valga ancora la pena costruire proprio perché una parte crescente del lavoro potrà essere svolta dall’IA.

