In che senso l’IA può far lavorare meno l’insegnante?
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Sì, l’IA può far lavorare meno l’insegnante. Può preparare materiali, generare esercizi, costruire esempi, riformulare spiegazioni, sintetizzare testi, proporre domande e produrre una prima versione di molte cose che prima richiedevano tempo.
Da questo punto di vista la promessa è reale: una parte del lavoro dell’insegnante può essere automatizzata, accelerata o delegata.
Ma questo non significa necessariamente che insegnare bene con l’IA richieda complessivamente meno lavoro.
L’IA riduce soprattutto il lavoro di produzione
Preparare una scheda didattica, costruire una serie di esercizi o trovare esempi differenziati può richiedere molto meno tempo. L’insegnante può anche utilizzare l’IA per elaborare rapidamente varianti dello stesso materiale, adattarlo a esigenze differenti o esplorare possibili modi di affrontare un argomento.
Operazioni che prima occupavano una parte consistente della preparazione possono quindi diventare molto più rapide.
Non c’è una ragione educativa per conservare artificialmente questo lavoro quando può essere svolto bene con minore fatica.
Ma il materiale prodotto deve entrare in una progettazione
Avere rapidamente dieci esercizi non significa sapere quali proporre. Ottenere tre spiegazioni differenti non significa sapere quale sia più adatta a quegli studenti. Generare un’attività non significa sapere se metterà realmente in movimento i processi cognitivi che vogliamo sviluppare.
L’IA può quindi ridurre il lavoro necessario per produrre risorse, ma rimane all’insegnante il problema di selezionarle, valutarle e inserirle in una situazione didattica coerente con gli obiettivi di apprendimento.
La facilità di produzione può addirittura creare un rischio nuovo: produrre molti più materiali di quanti ne servano, semplicemente perché è diventato facile farlo.
Con l’IA compare anche nuovo lavoro
Se gli studenti utilizzano l’IA, l’insegnante deve progettare attività nelle quali il suo uso abbia una funzione educativa, stabilire che cosa possa essere delegato e che cosa debba rimanere allo studente, prevedere momenti di verifica e capire che cosa sia stato realmente appreso.
Deve inoltre osservare processi che diventano meno visibili nel prodotto finale: come lo studente ha interrogato l’IA, quali proposte ha accettato o rifiutato, quali errori ha riconosciuto, quali decisioni ha preso e che cosa è capace di fare dopo aver lavorato con quello strumento.
Una parte del lavoro risparmiato nella produzione può quindi ricomparire nella progettazione, nell’osservazione e nella valutazione dell’apprendimento.
L’IA può far lavorare meno l’insegnante quando riduce il lavoro necessario per produrre. Può farlo lavorare di più quando viene utilizzata per costruire ambienti di apprendimento più ricchi e per capire che cosa gli studenti stanno realmente imparando.
L’obiettivo non dovrebbe essere lavorare meno
Questo non significa che ogni minuto risparmiato grazie all’IA debba essere immediatamente riempito con nuovo lavoro. Se una tecnologia permette di svolgere bene un’attività in meno tempo, il risparmio è un vantaggio reale.
La questione è piuttosto decidere dove conviene utilizzare quel risparmio.
Possiamo limitarci a produrre più velocemente ciò che producevamo prima. Oppure possiamo utilizzare una parte del tempo liberato per attività che prima erano difficili da realizzare: differenziare maggiormente i percorsi, osservare gli studenti, discutere le loro strategie, fornire feedback più significativi, progettare attività più complesse.
Dipende da che cosa intendiamo per insegnare
Se consideriamo il lavoro dell’insegnante soprattutto come produzione e trasmissione di contenuti, l’IA può certamente ridurlo in misura considerevole.
Se invece insegnare significa creare condizioni perché gli studenti comprendano, pensino, mettano alla prova ciò che sanno e diventino progressivamente più autonomi, l’effetto è meno semplice.
L’IA può ridurre il lavoro necessario per fare scuola come prima. Usarla per insegnare meglio potrebbe invece richiedere di spostare il lavoro dell’insegnante verso attività differenti.

