Per imparare, perché usare ancora un libro di testo se posso chiedere direttamente all’IA?
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Un libro di testo e un’IA possono entrambi fornire informazioni e spiegazioni, ma lo fanno in modi molto diversi. Per questo la domanda non è semplicemente quale dei due contenga più conoscenza o quale sia più comodo.
Il libro propone un percorso già costruito. L’IA permette invece di costruire il percorso attraverso l’interazione.
Il libro offre una struttura
Un buon libro di testo seleziona contenuti, li organizza, stabilisce una sequenza, introduce concetti progressivamente e costruisce relazioni tra le parti.
Questa struttura ha una funzione importante soprattutto quando conosciamo poco un argomento. Chi sta iniziando a imparare, infatti, non sempre sa quali siano le questioni fondamentali, quali concetti vengano prima di altri o che cosa rischia di trascurare.
Il libro non risponde soltanto alle nostre domande: ci propone anche cose che non avremmo saputo di dover chiedere.
L’IA permette qualcosa che il libro non può fare
Con l’IA possiamo invece interrompere una spiegazione, chiedere un esempio diverso, farci spiegare un passaggio che non abbiamo capito, confrontare due interpretazioni, cambiare livello di difficoltà, chiedere un controesempio o mettere alla prova ciò che crediamo di aver compreso.
L’ambiente di apprendimento diventa interattivo. Non siamo costretti a seguire soltanto il percorso predisposto dall’autore: possiamo costruire percorsi differenti in funzione delle nostre domande e delle difficoltà che incontriamo.
Da questo punto di vista l’IA può funzionare come una sorta di libro dinamico e interrogabile.
Ma possiamo chiedere soltanto ciò che riusciamo a pensare di chiedere
Proprio la libertà offerta dall’IA introduce però un problema. Se il percorso dipende dalle nostre domande, la sua qualità dipende anche da ciò che già sappiamo e dalla nostra capacità di orientarci nell’argomento.
Possiamo approfondire moltissimo una questione secondaria e non accorgerci di aver trascurato un concetto fondamentale. Possiamo ricevere una spiegazione convincente senza sapere che esistono interpretazioni alternative. E possiamo non riconoscere un errore perché non possediamo ancora conoscenze sufficienti per valutarlo.
Il libro ci offre un percorso che qualcun altro ha progettato. L’IA ci permette di costruire il percorso mentre impariamo. Ma per costruire un buon percorso dobbiamo già possedere almeno una parte della capacità di orientarci.
Non dobbiamo necessariamente scegliere
Per questo libro e IA possono svolgere funzioni complementari.
Un testo, un insegnante o un altro percorso didatticamente progettato possono fornire una struttura iniziale: quali sono i concetti fondamentali, come sono collegati, quali problemi devono essere affrontati. L’IA può rendere quella struttura esplorabile, permettendo allo studente di fermarsi, approfondire, chiedere spiegazioni alternative e mettere alla prova la propria comprensione.
Con l’aumentare della conoscenza, lo studente può diventare progressivamente più capace di costruire autonomamente il proprio percorso e quindi utilizzare l’IA in modo più libero.
La vera alternativa non è tra libro e IA
La questione educativa diventa allora quale combinazione di struttura e libertà sia più utile in un determinato momento dell’apprendimento.
Un percorso completamente predeterminato può limitare l’esplorazione. Un ambiente completamente interrogabile può invece lasciare troppo presto allo studente il compito di orientarsi in un territorio che ancora non conosce.
Per imparare, quindi, possiamo continuare a utilizzare un libro di testo non perché l’IA non sappia fornire le stesse informazioni, ma perché la selezione e l’organizzazione della conoscenza sono esse stesse una forma di aiuto all’apprendimento.
E possiamo utilizzare l’IA perché consente qualcosa che il libro non può fare: trasformare quel percorso in una conversazione che cambia in funzione di ciò che lo studente comprende, non comprende e vuole esplorare.

