Cosa vuol dire che possiamo usare l’IA per pensare invece che per ottenere risposte?
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Il modo più immediato di usare l’IA è farle una domanda per ottenere qualcosa: una spiegazione, un testo, una soluzione, un riassunto, un’idea. In questo caso il valore dell’interazione sta soprattutto nella qualità della risposta che riceviamo.
Ma possiamo rovesciare il rapporto. Invece di chiederci «che cosa può produrre l’IA per me?», possiamo chiederci «che cosa posso fare io con l’IA per sviluppare meglio il mio pensiero?».
La risposta dell’IA può essere l’inizio, non la fine
Possiamo presentare all’IA una nostra idea ancora incerta e chiederle di metterla alla prova. Possiamo farci mostrare che cosa non abbiamo considerato, chiedere un’obiezione forte, cercare un controesempio, confrontare interpretazioni differenti o esplorare le conseguenze di un’ipotesi.
Possiamo anche chiederle di non darci subito una soluzione, ma di porci domande che ci costringano a precisare il problema. Oppure possiamo costruire una spiegazione e utilizzare l’IA per scoprire dove il nostro ragionamento è debole o incompleto.
In tutti questi casi la risposta della macchina non è necessariamente ciò che vogliamo ottenere. È un materiale sul quale continuiamo a pensare.
Il risultato importante può essere ciò che cambia in noi
Se chiediamo all’IA di scrivere un testo e utilizziamo quel testo, abbiamo ottenuto un prodotto. Se invece una sua obiezione ci costringe a modificare una convinzione, una domanda ci fa vedere un problema che non avevamo notato o un confronto ci permette di costruire una distinzione più precisa, il risultato principale è diverso.
È cambiato il nostro modo di comprendere il problema.
Questo è il senso più forte dell’idea di usare l’IA come strumento per pensare: non misurare il suo valore soltanto da ciò che produce, ma da ciò che la nostra interazione con essa riesce a mettere in movimento.
Usare l’IA per ottenere risposte significa chiederle di produrre qualcosa per noi. Usarla per pensare significa costruire un’interazione nella quale ciò che produce diventa materiale per il nostro lavoro cognitivo.
Questo modo di usare l’IA può essere più impegnativo
Usare l’IA per pensare non significa necessariamente risparmiare lavoro. Spesso accade il contrario: dobbiamo formulare meglio le domande, valutare le risposte, riconoscere ciò che non ci convince, chiedere ulteriori sviluppi, confrontare alternative e decidere dove portare la conversazione.
È proprio questo lavoro a rendere cognitivamente produttiva l’interazione.
La distinzione quindi non è tra un uso corretto e uno scorretto dell’IA. Ci sono molte situazioni nelle quali abbiamo semplicemente bisogno di un risultato e non c’è alcuna ragione per complicare il processo. Ma quando il nostro scopo è comprendere, imparare, elaborare un’idea o prendere una decisione consapevole, ottenere rapidamente una buona risposta può non essere l’uso più interessante dell’IA.
In quei casi possiamo trasformarla da macchina che risponde a interlocutore che ci aiuta a continuare a pensare.

