Quando l’IA sostiene il nostro pensiero e quando invece lo sostituisce?

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La differenza non dipende semplicemente da quanto utilizziamo l’IA o da quante operazioni le affidiamo. Dipende soprattutto da ciò che continuiamo a fare noi mentre la utilizziamo.

L’IA sostiene il nostro pensiero quando ci permette di affrontare un’attività che rimane cognitivamente nostra: comprendiamo il problema, valutiamo ciò che ci viene proposto, prendiamo decisioni e siamo in grado di spiegare perché siamo arrivati a una determinata conclusione.

Comincia invece a sostituirlo quando svolge proprio le operazioni attraverso le quali avremmo dovuto costruire quella comprensione.

Lo stesso aiuto può sostenere o sostituire

Immaginiamo di avere difficoltà a sviluppare un’argomentazione. Possiamo chiedere all’IA di suggerirci un punto di vista alternativo, formulare un’obiezione o mostrarci una contraddizione. Dobbiamo poi capire la proposta, valutarla e decidere che cosa farne. In questo caso l’IA aumenta le possibilità sulle quali possiamo esercitare il nostro pensiero.

Possiamo però anche chiederle di costruire direttamente l’intera argomentazione e limitarci a utilizzarla. Il risultato potrebbe essere persino migliore, ma gran parte del lavoro attraverso il quale avremmo elaborato il problema non è più stata svolta da noi.

Non è quindi il tipo di attività svolta dall’IA, preso isolatamente, a stabilire se ci sta aiutando o sostituendo. Conta la funzione che quell’attività assume nel processo complessivo.

Non tutto ciò che viene sostituito deve essere conservato

Questo non significa che dobbiamo continuare a svolgere personalmente ogni operazione. Sarebbe contrario alla ragione stessa per cui utilizziamo gli strumenti.

Possiamo tranquillamente delegare attività ripetitive, meccaniche o poco significative quando svolgerle personalmente non aggiunge nulla di importante. Anche operazioni cognitive possono essere delegate se possediamo comunque ciò che ci serve per comprendere il problema e controllare il risultato.

Il criterio quindi non può essere semplicemente «non lasciare che l’IA faccia ciò che prima facevamo noi». Dobbiamo distinguere ciò che possiamo smettere di fare da ciò che dobbiamo continuare a fare per mantenere la padronanza dell’attività.

L’IA sostiene il pensiero quando ci aiuta a svolgere meglio un’attività cognitiva che rimane sotto la nostra regia; lo sostituisce quando ci evita proprio il lavoro attraverso il quale avremmo costruito comprensione, giudizio e capacità di controllo.

La sostituzione può essere temporaneamente utile

C’è anche una distinzione importante tra un aiuto permanente e un aiuto temporaneo. Possiamo aver bisogno che l’IA svolga inizialmente una parte del lavoro che ancora non siamo capaci di fare, mostrandoci esempi, semplificando un problema o guidandoci attraverso alcuni passaggi.

Se progressivamente quell’aiuto diminuisce mentre aumenta la nostra capacità di agire autonomamente, l’IA ha funzionato come scaffolding: un sostegno che permette di sviluppare una capacità.

Se invece continuiamo ad aver bisogno dello stesso aiuto per svolgere l’attività, il sostegno può trasformarsi in una protesi cognitiva: funziona finché è disponibile, ma la capacità non diventa realmente nostra.

La domanda decisiva diventa allora molto concreta: dopo aver lavorato con l’IA, siamo più capaci di affrontare quel tipo di problema oppure siamo semplicemente più capaci di farlo con l’IA?

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