Quando è lo studente a dover dimostrare di non aver usato l’IA: il caso di Sophie

Il Caso

Sophie frequenta l’undicesimo anno all’Armidale Secondary College, una scuola pubblica del New South Wales, in Australia. Nel 2025 consegna due lavori scolastici che un sistema di rilevazione classifica come prodotti al 100% mediante intelligenza artificiale.

La scuola assegna automaticamente zero a entrambi. In una comunicazione successivamente visionata dall’emittente pubblica australiana ABC, spiega che la propria politica prevede l’assegnazione di zero quando il detector stabilisce che un contenuto è stato creato o modificato mediante IA.

Sophie sostiene invece di aver scritto personalmente i lavori. Anche sua madre, Alison McDonald, afferma di averla vista lavorare e contesta ripetutamente la decisione attraverso e-mail, telefonate e incontri con la scuola.

I voti originari non vengono ripristinati. Per uno dei due lavori Sophie ottiene però la possibilità di dimostrare nuovamente ciò che sa: deve sostenere da sola, nella biblioteca scolastica, una prova appositamente predisposta, con carta e penna, rispondendo in un’ora a cinque domande relative a un elaborato sul quale aveva precedentemente lavorato per tre settimane.

Il caso emerge pubblicamente nel dicembre 2025, quando ABC raccoglie le esperienze di diversi studenti australiani che affermano di essere stati accusati ingiustamente di utilizzare l’intelligenza artificiale.

Documentazione: ABC News – High school students forced to fight false allegations of AI cheating

I punti di vista

Sophie

Sophie sostiene di non avere utilizzato l’intelligenza artificiale per produrre i lavori contestati. Per lei il risultato del detector non rappresenta quindi la scoperta di un comportamento scorretto, ma un’accusa falsa alla quale deve rispondere.

La conseguenza non è soltanto la perdita dei voti. Sophie racconta l’imbarazzo provocato dall’accusa e descrive la prova sostitutiva come qualcosa che le è sembrato destinato a verificare se stesse mentendo, più che semplicemente a valutarne nuovamente la preparazione.

Il modo in cui viene risolta la controversia modifica inoltre le condizioni della valutazione: un lavoro preparato in tre settimane viene sostituito da cinque domande da svolgere individualmente in un’ora, sotto supervisione e senza computer.

Per approfondire: ABC News – La testimonianza di Sophie

Alison McDonald

La madre di Sophie afferma di avere visto la figlia svolgere personalmente il lavoro e per questo non accetta il risultato prodotto dal detector come prova dell’utilizzo dell’IA.

Contatta più volte la scuola attraverso e-mail, telefonate e incontri con gli insegnanti. Racconta che la risposta iniziale ricevuta è che non ci sarebbe stato nulla da fare contro la decisione presa.

La sua preoccupazione riguarda anche le conseguenze sul rapporto della figlia con lo studio: sostiene che continuare ad accusarla ingiustamente di utilizzare l’IA rischia di portarla a smettere di impegnarsi. La famiglia non riesce a ottenere il ripristino dei voti, ma Sophie viene autorizzata a ripetere uno dei compiti in condizioni controllate.

Per approfondire: ABC News – La testimonianza di Alison McDonald

L’Armidale Secondary College

La scuola non rilascia ad ABC dichiarazioni sul caso specifico. La sua posizione può quindi essere ricostruita soltanto attraverso le comunicazioni scritte visionate dai giornalisti e attraverso ciò che concretamente viene fatto.

Nella corrispondenza con la famiglia, la scuola afferma che la propria politica prevede l’assegnazione automatica di zero quando lo strumento di rilevazione stabilisce che un lavoro è stato creato o modificato mediante intelligenza artificiale.

Dopo le contestazioni della famiglia, la scuola non restituisce a Sophie i voti originari, ma le permette di ripetere uno dei lavori attraverso una prova individuale, sorvegliata e svolta con carta e penna.

L’Armidale Secondary College e il Department of Education del New South Wales, interpellati da ABC, scelgono di non commentare pubblicamente le accuse formulate dagli studenti e dalle famiglie.

Per approfondire: ABC News – La ricostruzione della politica scolastica e della risposta alla famiglia

Gli esperti di integrità della valutazione

Le indicazioni australiane sull’integrità accademica distinguono i detector dell’IA dai tradizionali strumenti antiplagio. Questi ultimi possono individuare corrispondenze con testi esistenti; un detector dell’IA produce invece una stima basata sulle caratteristiche linguistiche e statistiche del testo.

La Tertiary Education Quality and Standards Agency australiana avverte che questi strumenti possono classificare erroneamente come generato dall’IA un testo scritto da una persona e che il risultato di un detector, da solo, non costituisce una prova sufficiente per formulare un’accusa di comportamento scorretto.

Le sue indicazioni raccomandano di cercare ulteriori elementi e anche prove che possano smentire, anziché soltanto confermare, l’ipotesi dell’utilizzo dell’IA. Tra le possibilità vi sono l’esame del processo di produzione del lavoro, il confronto con altri elaborati e il colloquio con lo studente.

Per approfondire: TEQSA – Assessment reform for the age of artificial intelligence · Board of Senior Secondary Studies ACT – Generative AI in Senior Secondary Education

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