Quando ChatGPT fa i compiti, che cosa deve cambiare? Il caso delle scuole olandesi
Il Caso
Nelle scuole secondarie dei Paesi Bassi l’uso dell’intelligenza artificiale generativa da parte degli studenti si diffonde rapidamente dopo l’arrivo di ChatGPT. Nel 2025 diverse scuole riferiscono che il fenomeno non può più essere affrontato semplicemente vietando l’IA o cercando di scoprire se un testo sia stato prodotto da uno studente oppure da un chatbot. Compiti tradizionalmente svolti a casa, relazioni scritte e altre prove utilizzate per valutare l’apprendimento possono essere realizzati, almeno in parte, con sistemi generativi.
Al Cals College di Nieuwegein gli insegnanti constatano che non è sempre possibile stabilire se un elaborato sia stato scritto con l’IA. La scuola decide quindi di intervenire sul modo di organizzare alcuni compiti: una parte del lavoro viene svolta in classe, sotto la supervisione dell’insegnante, mentre in altri casi agli studenti viene consentito di utilizzare l’IA purché siano in grado di mostrare e spiegare come l’hanno impiegata.
Anche in altre scuole vengono modificate le modalità di valutazione. Al Montessori Lyceum di Amsterdam alcuni docenti riportano maggiormente in classe attività precedentemente assegnate a casa e utilizzano colloqui orali per verificare se lo studente comprende ciò che ha presentato. L’attenzione si sposta così dal solo prodotto consegnato anche al processo attraverso il quale è stato costruito e alla capacità dello studente di renderne conto.
Le scuole non adottano però una risposta uniforme. Accanto alla modifica delle prove rimane la preoccupazione che un uso eccessivo dell’IA possa ridurre l’esercizio necessario per sviluppare determinate capacità. La presenza di strumenti facilmente accessibili agli studenti pone quindi le scuole di fronte a decisioni che riguardano contemporaneamente l’uso dell’IA, l’organizzazione dei compiti e il modo in cui accertare ciò che uno studente sa realmente fare.
Documentazione: NOS – Middelbare scholen passen schoolopdrachten aan om AI-gebruik tegen te gaan
I punti di vista
Gli insegnanti
Per gli insegnanti uno dei problemi più immediati riguarda la possibilità di attribuire allo studente il lavoro che viene consegnato. I programmi che dichiarano di riconoscere automaticamente i testi generati dall’IA non vengono considerati sufficientemente affidabili per risolvere il problema. Diventa quindi necessario intervenire prima, modificando il modo in cui viene organizzata l’attività.
Alcuni insegnanti riportano in classe parti del lavoro che prima potevano essere svolte interamente a casa. Altri accompagnano l’elaborato scritto con domande o colloqui attraverso i quali lo studente deve dimostrare di comprendere ciò che ha prodotto. L’uso dell’IA può anche essere ammesso esplicitamente, ma in quel caso diventa rilevante sapere come lo studente l’abbia utilizzata e quale parte abbia avuto nella costruzione del risultato.
Nello stesso tempo, gli insegnanti non considerano necessariamente positivo ogni utilizzo dell’IA. Se uno studente affida sistematicamente alla macchina operazioni che dovrebbe imparare a svolgere, può ottenere un prodotto adeguato senza avere esercitato le capacità che il compito avrebbe dovuto sviluppare.
Per approfondire: NOS – Esperienze e modifiche introdotte dagli insegnanti
Gli studenti
Gli studenti utilizzano strumenti generativi anche indipendentemente dalle decisioni della scuola. ChatGPT può essere impiegato per cercare idee, formulare testi, migliorare ciò che è stato scritto o produrre parti più consistenti di un compito. La distinzione fra uso consentito e uso non consentito non coincide quindi necessariamente con la semplice presenza dell’IA nel lavoro.
Dalle testimonianze raccolte emerge anche che gli studenti possono percepire differenze tra un uso che li aiuta nel lavoro e uno nel quale il sistema finisce per svolgerlo al loro posto. Le regole adottate dagli insegnanti li costringono inoltre, in alcuni casi, a rendere visibile il processo: non basta consegnare un testo formalmente corretto se successivamente non si riesce a spiegarne il contenuto o il modo in cui è stato costruito.
Il loro PDV rimane tuttavia meno sviluppato nella documentazione disponibile rispetto a quello degli insegnanti: le fonti mostrano soprattutto le pratiche degli studenti e le risposte della scuola, più che una posizione studentesca articolata sul modo in cui l’IA dovrebbe essere utilizzata.
Per approfondire: NOS – Studenti e uso dell’IA nei compiti scolastici
I dirigenti scolastici
Per i dirigenti delle scuole coinvolte il problema non può essere risolto semplicemente tentando di tenere l’intelligenza artificiale fuori dalla scuola. Gli strumenti sono ormai disponibili agli studenti e continueranno a esserlo; occorre quindi stabilire quali usi siano compatibili con gli obiettivi educativi e modificare, quando necessario, le modalità con cui il lavoro scolastico viene organizzato e valutato.
Questa risposta non implica che ogni uso dell’IA debba essere accettato. La scuola continua a stabilire attività nelle quali gli studenti devono lavorare autonomamente e situazioni nelle quali l’utilizzo degli strumenti può essere ammesso. La possibilità tecnica di utilizzare l’IA non determina quindi automaticamente ciò che la scuola decide di consentire.
Le scelte organizzative assumono anche una funzione pratica: se non è possibile sapere con sufficiente affidabilità chi abbia scritto un testo svolto a casa, la scuola può cambiare la situazione nella quale quel testo viene prodotto oppure affiancargli altre forme di verifica.
Per approfondire: NOS – Le risposte organizzative delle scuole
Gli esperti di educazione e IA
Gli esperti interpellati nel dibattito olandese mettono in guardia sia dall’affidarsi ai rilevatori automatici di testi generati dall’IA sia dal pensare che il problema possa essere risolto esclusivamente attraverso divieti. La diffusione degli strumenti generativi modifica le condizioni nelle quali determinati compiti vengono svolti e rende necessario interrogarsi su ciò che una prova scolastica permette effettivamente di osservare.
Allo stesso tempo, viene richiamata la differenza fra utilizzare l’IA come supporto e sostituire con essa attività cognitive che lo studente ha bisogno di esercitare. Se il compito serve a sviluppare una capacità, ottenere più rapidamente il prodotto non equivale necessariamente ad aver raggiunto l’obiettivo per il quale il compito era stato assegnato.
Da questa prospettiva, l’arrivo dell’IA non rende automaticamente obsolete le attività scolastiche precedenti, ma costringe a chiedersi quali debbano essere svolte direttamente dallo studente, quali possano essere sostenute dalla tecnologia e quali forme di valutazione permettano ancora di distinguere fra la qualità del prodotto e ciò che lo studente ha effettivamente imparato.
Per approfondire: NOS – Analisi sull’uso dell’IA e sulle conseguenze per compiti e valutazione

