Quando un’insegnante decide di non usare l’IA: il caso di Kate Conroy

Il Caso

Kate Conroy insegna inglese, scrittura creativa e giornalismo alla William L. Sayre High School, scuola pubblica di West Philadelphia. Mentre l’intelligenza artificiale generativa entra progressivamente nelle scuole del distretto, Conroy sceglie di non utilizzarla nella propria attività didattica e chiede agli studenti di non usarla per i lavori delle sue classi. WHYY

La sua posizione si sviluppa in un contesto che procede nella direzione opposta. Nel 2023 il distretto scolastico di Philadelphia aveva inizialmente limitato ChatGPT sui dispositivi degli studenti; successivamente introduce indicazioni sull’IA generativa, consente alcuni strumenti e promuove iniziative di formazione. Nell’aprile 2025 l’Università della Pennsylvania avvia, in collaborazione con il distretto, un programma di formazione destinato a insegnanti e dirigenti per esplorare l’impiego dell’IA nella didattica. WHYY

Conroy partecipa alla formazione sull’IA richiesta agli insegnanti, ma ne contesta l’impostazione favorevole all’integrazione degli strumenti. Nelle sue classi modifica invece le modalità di lavoro per rendere osservabile il processo di scrittura: nelle rubriche di valutazione stabilisce che gli elaborati debbano mostrare, attraverso la cronologia di Google Docs, tracce della stesura e della revisione. Un testo che compare improvvisamente nella sua forma completa non viene valutato. aicommission.org

La scelta non nasce dal mancato contatto con la tecnologia. Conroy sperimenta ChatGPT per comprenderne il funzionamento e osserva anche come altri insegnanti della sua scuola lo utilizzino per preparare lezioni o fornire feedback. Ritiene però che, nelle attività che propone, pensare, formulare idee, scrivere, discutere con compagni e insegnante siano parti del lavoro che lo studente deve compiere personalmente. Nel 2025 rende pubblica questa posizione e nell’agosto 2026 la sostiene nuovamente in un confronto televisivo con Amanda Bickerstaff, fondatrice di AI for Education. WHYY

Documentazione: WHYY – Ban it or use it? How teachers are grappling with generative AI in the classroom · AI Commission – Teachers Are Not OK: testimonianza di Kate Conroy · ABC News – Could AI help in the classroom?

I punti di vista

Kate Conroy

Conroy collega direttamente la propria scelta al significato che attribuisce al lavoro intellettuale degli studenti. Dice di insegnare agli adolescenti perché trova interessanti le loro idee e non vuole che vengano sostituite da quelle prodotte da un sistema. Quando gli studenti discutono fra loro, provano a risolvere un problema o costruiscono faticosamente un testo, considera quel processo parte essenziale dell’esperienza scolastica. WHYY

Contesta per questo anche l’idea dell’IA come thought partner. Se uno studente deve discutere un saggio, Conroy preferisce che lo faccia con il compagno seduto accanto a lui. Arriva a formulare la propria posizione in termini di fiducia: incoraggiare uno studente a ricorrere all’IA può comunicargli, a suo giudizio, che l’insegnante non crede abbastanza nella sua capacità di produrre autonomamente qualcosa di valido. WHYY

La stessa scelta riguarda il lavoro dell’insegnante. Conroy rifiuta di utilizzare l’IA per preparare le lezioni o per fornire feedback agli studenti, pur sapendo che alcuni colleghi della sua scuola lo fanno. Non ritiene sufficiente l’argomento secondo cui gli studenti dovrebbero imparare a utilizzare l’IA perché ne avranno bisogno nel futuro: osserva che non sappiamo quali caratteristiche avrà quel futuro né considera scontato che gli insegnanti siano già in grado di stabilire quali impieghi debbano insegnare. aicommission.org

Per approfondire: WHYY – L’esperienza e le ragioni di Kate Conroy · AI Commission – Testimonianza diretta di Kate Conroy

Amanda Bickerstaff

Amanda Bickerstaff, fondatrice e CEO di AI for Education, si confronta direttamente con Conroy nell’agosto 2026. La sua posizione non consiste nell’introdurre indiscriminatamente l’IA nelle attività scolastiche. Ritiene che un’adozione priva di intenzionalità educativa, regole e strumenti affidabili possa produrre più rischi che benefici. Non condivide però la conclusione secondo cui la risposta debba essere l’esclusione dell’IA dalla classe. ABC News

Bickerstaff parte dal fatto che molti adolescenti utilizzano già sistemi generativi per il lavoro scolastico, anche quando la scuola li blocca: in questi casi possono semplicemente passare ai propri dispositivi. Lasciarli senza educazione all’IA significa quindi, nella sua prospettiva, lasciare che imparino da soli a utilizzare strumenti che comunque incontreranno. AI for Education

Propone invece un’alfabetizzazione che insegni innanzitutto a decidere se utilizzare l’IA in una determinata attività. Lo studente dovrebbe imparare quando sia opportuno ricorrervi, come valutarne le risposte, proteggere i propri dati e mantenere l’integrità del proprio lavoro. Bickerstaff riconosce esplicitamente il problema di preservare l’attività cognitiva dello studente, ma ritiene possibile farlo educandolo a scegliere consapevolmente quando utilizzare e quando non utilizzare questi strumenti. AI for Education

Per approfondire: ABC News – Il confronto tra Amanda Bickerstaff e Kate Conroy · AI for Education – La posizione di Amanda Bickerstaff dopo il confronto

Gli insegnanti che scelgono di usare l’IA

Nella stessa realtà territoriale altri insegnanti assumono una posizione differente da quella di Conroy. WHYY documenta docenti che utilizzano strumenti generativi per adattare attività alle caratteristiche degli studenti, produrre materiali differenziati e sperimentare modalità di lavoro che sarebbero difficili da realizzare manualmente nello stesso tempo. Conroy stessa riferisce che nella sua scuola alcuni colleghi ricorrono all’IA per preparare lezioni e fornire feedback. WHYY

Per questi insegnanti la presenza dell’IA non implica necessariamente che lo studente smetta di pensare. Il problema diventa come progettare l’attività e quale funzione attribuire allo strumento. Nel dibattito raccolto da WHYY, l’IA viene presentata anche come possibilità di personalizzare maggiormente il lavoro e di preparare gli studenti a una tecnologia che incontreranno fuori dalla scuola. WHYY

Questo PDV non costituisce una posizione unitaria né appartiene a un singolo interlocutore contrapposto a Conroy. È però documentato nello stesso contesto giornalistico nel quale viene raccontata la sua esperienza e mostra che la scelta di non utilizzare l’IA avviene mentre altri insegnanti, posti di fronte alla stessa tecnologia, compiono scelte didattiche differenti.

Per approfondire: WHYY – Docenti favorevoli e contrari all’uso dell’IA nelle classi di Philadelphia e New Jersey · University of Pennsylvania e distretto di Philadelphia – formazione degli insegnanti all’IA

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