Quando un intero sistema scolastico introduce l’IA: il programma AI Leap in Estonia
Il Caso
Nell’anno scolastico 2025-2026 l’Estonia avvia AI Leap (TI-Hüpe), un programma nazionale per introdurre l’intelligenza artificiale nella scuola secondaria superiore. Partecipano tutte le 154 scuole del paese che offrono questo livello di istruzione, circa 20.000 studenti e quasi 5.000 insegnanti.
Il programma nasce quando l’IA è già entrata nelle pratiche degli studenti: una rilevazione nazionale aveva mostrato che oltre il 90% degli studenti dalla 6ª alla 12ª classe aveva già provato a utilizzarla nello studio.
Gli insegnanti ricevono accesso a strumenti come ChatGPT e Gemini, partecipano ad attività di formazione e costituiscono comunità professionali. Agli studenti viene progressivamente messa a disposizione un’applicazione basata su ChatGPT, sviluppata con ricercatori estoni e progettata per non limitarsi a fornire risposte: pone domande, aiuta a individuare errori e indirizza verso materiali attraverso i quali costruire le proprie conclusioni. Le scuole mantengono autonomia nel decidere quando e come utilizzare gli strumenti.
Parallelamente vengono avviati studi sugli effetti dell’IA sull’apprendimento e un gruppo indipendente dell’Università di Tartu analizza i rischi educativi, sociali, giuridici e tecnologici del programma. Nel 2026 AI Leap viene esteso alla formazione professionale e agli insegnanti della scuola secondaria inferiore, mentre l’accesso all’applicazione da parte degli studenti più giovani viene rinviato in attesa di comprendere meglio gli effetti sull’apprendimento.
Documentazione: AI Leap – Estonia Launches Nationwide AI Leap Education Program · AI Leap – Starting in Late January, AI Leap’s Learning Application Reaches Thousands of Students · AI Leap – Expansion of the programme in 2026-2027
I punti di vista
I promotori di AI Leap
Il programma parte dalla constatazione che gli studenti utilizzano già diffusamente strumenti generativi e che impedirne semplicemente l’uso non viene considerato una risposta sufficiente. Una rilevazione nazionale condotta prima dell’avvio del programma aveva mostrato che più del 90% degli studenti delle classi dalla 6ª alla 12ª aveva già provato a utilizzare l’IA nello studio.
AI Leap non si propone per questo di aumentare la quantità di IA utilizzata dagli studenti. L’obiettivo dichiarato è modificarne le modalità di impiego. L’applicazione destinata agli studenti è stata progettata affinché non svolga semplicemente il compito al loro posto, ma li aiuti a pianificare il lavoro, riconoscere gli errori, cercare informazioni e formulare conclusioni.
Ivo Visak, responsabile di AI Leap ed ex dirigente scolastico, sostiene che la scuola non possa delegare all’intelligenza artificiale il proprio compito educativo. Gli strumenti devono rimanere all’interno di un processo guidato da insegnanti e studenti, ai quali spetta decidere quando e quanto utilizzarli. Il programma accompagna perciò l’accesso alla tecnologia con formazione degli insegnanti, comunità professionali, indicazioni per le scuole e attività di ricerca.
Per approfondire: AI Leap – Ivo Visak: “Doing nothing is not a strategy” · AI Leap – Il programma nazionale e l’applicazione per l’apprendimento
Gli studenti
Tra marzo e maggio 2026, 950 studenti di 18 scuole secondarie superiori partecipano a discussioni sull’uso dell’IA nella scuola. Una delle richieste che emerge con maggiore evidenza riguarda la necessità di sapere quando, come e fino a che punto sia consentito utilizzarla. Gli studenti chiedono che queste regole vengano costruite insieme agli insegnanti e siano condivise all’interno delle scuole.
Le discussioni mostrano anche differenze nel modo in cui gli studenti interpretano il proprio rapporto con ciò che viene prodotto insieme all’IA. Solo il 21% considera completamente proprio un risultato realizzato utilizzandola. In particolare nelle attività creative, gli studenti chiedono indicazioni che permettano di utilizzare l’IA per sviluppare idee senza lasciare che sia lo strumento a sostituirsi al processo creativo, e chiedono criteri per dichiarare e citare il suo contributo.
Gli studenti rilevano inoltre incoerenze nelle pratiche scolastiche. In alcune situazioni viene vietato loro di utilizzare l’IA mentre gli insegnanti la impiegano per preparare materiali o altre attività. Al tempo stesso apprezzano la possibilità di ricevere risposte immediate senza sentirsi giudicati. L’esclusione completa dell’IA dalla scuola, secondo alcune delle osservazioni raccolte, può semplicemente spostarne l’utilizzo fuori dalla vista degli insegnanti.
Per approfondire: AI Leap – Students expect clear rules for using AI
Gli insegnanti
Durante il primo anno del programma oltre il 90% degli insegnanti coinvolti dichiara di aver utilizzato strumenti di IA e il 63% afferma di aver modificato le proprie modalità di insegnamento. Gli utilizzi più frequenti riguardano la preparazione delle lezioni, la costruzione di materiali e compiti con diversi livelli di difficoltà, il feedback agli studenti e alcune attività amministrative. Gli insegnanti stimano mediamente un risparmio di circa due ore di lavoro alla settimana.
L’introduzione dell’IA è accompagnata dalla costituzione di comunità professionali nelle quali gli insegnanti sperimentano gli strumenti, confrontano le esperienze e sviluppano modalità di utilizzo legate alle diverse discipline. La formazione non riguarda quindi soltanto il funzionamento tecnico dei sistemi, ma anche la loro collocazione nelle attività didattiche.
L’esperienza del primo anno mostra contemporaneamente la necessità di accompagnare il cambiamento. L’estensione del programma viene organizzata gradualmente e con percorsi differenti per i diversi livelli scolastici. Gli insegnanti della secondaria inferiore ricevono formazione e strumenti, mentre agli studenti più giovani non viene ancora fornita l’applicazione AI Leap.
Per approfondire: AI Leap – AI Leap to Expand to Vocational Education and Lower Secondary School Teachers
I ricercatori che studiano l’apprendimento
Un gruppo di ricercatori coordinato da Jaan Aru dell’Università di Tartu studia gli effetti dell’applicazione sugli studenti. La ricerca coinvolge circa 100 scuole e oltre 9.000 studenti e non assume come dato di partenza che l’utilizzo dell’IA produca un miglioramento dell’apprendimento.
Aru e gli altri ricercatori distinguono infatti tra ottenere un risultato e svolgere l’attività cognitiva necessaria per imparare. I normali chatbot possono rendere più semplice completare un compito proprio perché svolgono una parte del lavoro che dovrebbe essere compiuto dallo studente. L’applicazione AI Leap viene progettata cercando di evitare questo effetto: dovrebbe porre domande, fornire suggerimenti e aiutare lo studente a procedere senza consegnargli direttamente la soluzione.
Per verificare se questo accada realmente non vengono considerate sufficienti né la diffusione dello strumento né la soddisfazione degli utilizzatori. La ricerca cerca di misurare che cosa succede all’apprendimento quando gli studenti lavorano con differenti modalità di supporto dell’IA. I primi risultati sostanziali dello studio sono attesi alla fine del 2026.
Per approfondire: AI Leap – Extensive study to determine impact of AI Leap app on learners · AI Leap – How do we know that the AI Leap learning app actually helps students learn?
Il gruppo indipendente di valutazione dei rischi
La AI Leap Foundation incarica il Centre for Ethics dell’Università di Tartu di realizzare una valutazione indipendente dei rischi del programma. Il gruppo, coordinato da Margit Sutrop e composto da studiosi con competenze etiche, tecnologiche, giuridiche e sociali, analizza non soltanto l’applicazione ma l’intero sistema nel quale viene introdotta.
L’analisi individua dodici possibili rischi. Tra questi vi sono l’indebolimento dell’affidabilità della valutazione scolastica, della relazione tra insegnante e studente e della capacità degli insegnanti di governare il cambiamento; la possibile diffusione di valori estranei al contesto culturale estone; l’antropomorfizzazione dell’IA e la riduzione delle interazioni umane; problemi relativi ai dati, ai costi, alla continuità dei servizi e alla dipendenza tecnologica da fornitori esterni.
La valutazione non sostiene che questi effetti si produrranno necessariamente e non conclude che il programma debba essere interrotto. Chiede invece che il suo sviluppo venga giudicato rispetto agli obiettivi dell’educazione estone e che siano continuamente valutati gli effetti sull’apprendimento, sulle relazioni e sull’autonomia del sistema educativo. L’applicazione, secondo il gruppo, non può da sola garantire un apprendimento profondo: devono evolvere insieme ad essa pratiche didattiche, valutazione, materiali, formazione degli insegnanti, cultura scolastica e modalità di governo del sistema.
Per approfondire: University of Tartu Centre for Ethics – AI Leap Risk Assessment

