Quando usare l’IA diventa plagio? Il caso della Hingham High School
Il Caso
Nel dicembre 2023, alla Hingham High School, scuola pubblica del Massachusetts, due studenti utilizzano un sistema di IA generativa durante un progetto di storia dedicato a Kareem Abdul-Jabbar. L’insegnante consentiva l’uso dell’IA per individuare argomenti e fonti, ma la scuola accerta che nel lavoro erano stati inseriti senza attribuzione testi generati dall’IA, insieme a riferimenti a libri inesistenti. I due studenti ricevono valutazioni insufficienti su alcune parti del progetto e devono ripartire separatamente con un nuovo lavoro; uno di loro riceve inoltre una punizione disciplinare.
I genitori dello studente contestano la decisione: sostengono che il regolamento scolastico allora vigente non vietasse esplicitamente l’uso dell’IA e che il figlio l’avesse utilizzata nella fase di ricerca e preparazione, non per appropriarsi del lavoro di un’altra persona. Nel 2024 portano il caso in tribunale chiedendo, tra l’altro, la cancellazione delle conseguenze disciplinari e la modifica della valutazione. La scuola sostiene invece che le regole già esistenti sull’integrità accademica, insieme alle indicazioni fornite agli studenti, fossero sufficientemente chiare.
Nel novembre 2024 il giudice federale respinge la richiesta di provvedimento cautelare presentata dalla famiglia. La decisione non stabilisce una regola generale sull’uso dell’IA a scuola, ma valuta il caso concreto e ritiene che lo studente avesse ricevuto indicazioni sufficienti per comprendere i limiti entro i quali poteva utilizzare l’IA.
Documentazione: Decisione del Tribunale federale del Massachusetts · Atto introduttivo della famiglia Harris
I punti di vista
Lo studente e la famiglia
La famiglia sostiene che lo studente non abbia commesso plagio. Secondo la loro ricostruzione, l’IA era stata utilizzata per la ricerca, gli appunti e la preparazione iniziale del progetto e il regolamento scolastico del 2023-2024 non conteneva un divieto esplicito di utilizzo dell’intelligenza artificiale. I genitori contestano quindi che una tecnologia non espressamente regolamentata potesse essere ricondotta automaticamente alle norme esistenti su plagio e copiatura.
Contestano inoltre le conseguenze della decisione: valutazioni insufficienti, detenzione scolastica del sabato e iniziale mancata ammissione alla National Honor Society. Per la famiglia, la questione riguarda quindi non soltanto che cosa lo studente abbia fatto con l’IA, ma anche la chiarezza delle regole con cui quell’uso viene valutato e sanzionato.
Per approfondire: L’atto presentato dalla famiglia · La ricostruzione di WBUR
L’insegnante e la scuola
La ricostruzione accolta dal tribunale è diversa. L’IA non era completamente vietata: gli studenti potevano utilizzarla per il brainstorming e per individuare possibili fonti. Il problema era come fosse stata utilizzata. Secondo la scuola, i due studenti avevano copiato e incollato materiale prodotto dall’IA senza attribuirlo e senza verificarlo, tanto che nel testo erano comparsi riferimenti bibliografici a libri inesistenti.
La scuola considera quindi applicabili le norme già esistenti sull’integrità accademica e sull’uso non autorizzato della tecnologia. Nella documentazione esaminata dal giudice risultano inoltre precedenti indicazioni scolastiche sull’IA e istruzioni dell’insegnante relative a quel progetto. Il confine proposto non è dunque semplicemente fra usare e non usare l’IA, ma fra forme di utilizzo consentite e forme nelle quali lo studente presenta come proprio materiale generato dalla macchina senza controllarlo e dichiararlo.
Per approfondire: Decisione del Tribunale, con la ricostruzione delle regole e delle indicazioni date agli studenti
I genitori e il loro legale
Nel portare la controversia oltre il singolo episodio disciplinare, i genitori e il loro avvocato Peter Farrell pongono una questione più generale: le scuole stanno introducendo criteri per l’uso dell’IA mentre la tecnologia e le pratiche sociali cambiano rapidamente. Farrell sostiene che un divieto generalizzato non sarebbe realistico e contesta l’equiparazione automatica fra utilizzo dell’IA e plagio. Chiede inoltre che le regole siano formulate attraverso procedure chiare e con il coinvolgimento dei soggetti interessati.
La famiglia osserva anche che il regolamento dell’anno successivo è stato modificato introducendo riferimenti espliciti all’IA, circostanza che interpreta come conferma dell’insufficiente chiarezza delle regole precedenti. La scuola, invece, sostiene che le norme generali sull’integrità accademica fossero già applicabili.
Per approfondire: Intervista e ricostruzione della controversia
Il giudice
Il giudice Paul G. Levenson non affronta la questione come se dovesse stabilire una regola universale su che cosa costituisca plagio nell’epoca dell’IA. Esamina piuttosto se, nel caso concreto, lo studente avesse ricevuto un preavviso sufficiente delle condotte considerate scorrette e se la scuola avesse agito entro i limiti della propria discrezionalità educativa.
Nella decisione del novembre 2024 conclude che le norme sull’integrità accademica, le indicazioni precedentemente ricevute sull’uso dell’IA e le istruzioni relative al progetto fornivano allo studente un’indicazione sufficiente. Respinge quindi la richiesta cautelare della famiglia, sottolineando nello stesso tempo che l’IA generativa pone alle scuole problemi nuovi e complessi e che la definizione delle pratiche educative compete principalmente a genitori, insegnanti e autorità scolastiche, non ai giudici federali.
Per approfondire: Memorandum and Order del 20 novembre 2024

