Descrizione estesa · Caso 11 – Compiti e ChatGPT: insegnanti italiani di fronte ai temi scritti dall’IA

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Italia, 2024–2026 · Caso 11 · Descrizione estesa

In breve. Una terza media di Cremona in cui 18 temi su 23 sono scritti con ChatGPT; un prompt dimenticato in un compito che diventa virale; un ragazzo che chiede all’IA un tema con errori finti per non farsi scoprire. Sono episodi diversi che raccontano lo stesso fenomeno: nella scuola italiana, in assenza a lungo di regole comuni, ogni insegnante inventa la propria risposta.

Il contesto

L’uso dell’IA per i compiti si diffonde rapidamente tra gli studenti italiani. Un’indagine di Skuola.net su 2.500 studenti delle superiori indica che il 51% usa l’IA generativa «molto spesso» o «spesso» (34% l’anno prima) e che solo uno studente su dieci ha ricevuto una formazione adeguata dai docenti; un sondaggio promosso da un servizio antiplagio (fonte con interesse commerciale) parla del 65% dei sedicenni-diciottenni; un’indagine INDIRE del 2026 arriva al 94%. Fino alle Linee guida ministeriali dell’agosto 2025, la scuola italiana non ha indicazioni comuni: le risposte nascono nelle singole classi.

Cremona: 18 temi su 23 (marzo 2024)

In una terza media di Cremona un insegnante assegna un tema per il fine settimana. Al rientro nota testi insolitamente curati, senza errori e con un lessico molto preciso. Interroga gli studenti uno per uno: molti non sanno spiegare ciò che avrebbero scritto, e risulta che 18 su 23 hanno consegnato un testo generato dall’IA. Il caso viene commentato da Cristiano Villaschi, docente di italiano e storia all’Istituto Torriani di Cremona (alcuni giornali gli attribuiscono anche la scoperta): il fenomeno è molto esteso e riguarda quasi tutti i docenti; nei compiti a casa l’uso dell’IA è frequente; quando un testo non sembra dello studente, si verifica oralmente la comprensione. Villaschi non valuta i compiti svolti a casa e, durante le verifiche in classe, ritira i telefoni.

Il prompt dimenticato (giugno 2025)

Lo scrittore e insegnante Enrico Galiano racconta sui social, senza nomi né dettagli, di aver trovato in un compito il testo generato da ChatGPT con ancora in cima la richiesta fatta dallo studente. Invece di limitarsi a denunciare la copiatura, scrive «colpa mia»: forse il compito non era abbastanza coinvolgente e favoriva la copia. Propone di eliminare i compiti a casa e di svolgerli in classe, per recuperare autenticità e relazione. Il post diventa virale: molti docenti lodano la sua onestà e condividono l’idea che i compiti ripetitivi non sviluppino pensiero critico; altri segnalano che è ormai difficile distinguere i testi autentici da quelli generati e valutare le competenze reali; un genitore chiede che gli insegnanti diventino esperti di IA per insegnare a usarla bene.

Il tema con errori finti (gennaio 2026)

In un’intervista, il docente e divulgatore Vincenzo Schettini racconta di una madre che gli ha riferito, con leggerezza, che il figlio aveva chiesto a ChatGPT un tema su Manzoni con dentro gli errori tipici di un quattordicenne, per non farsi scoprire. Schettini definisce l’episodio «geniale e terrorizzante»: geniale per l’astuzia, terrorizzante per la normalità con cui viene raccontato. Il problema, dice, non è la tecnologia ma il cervello dei ragazzi, che va allenato: se non lo si fa, il conto arriva più tardi, quando a vent’anni non si sa scrivere una mail o sostenere un colloquio. Propone meno compiti ma di qualità, coordinati nei consigli di classe per evitare sovraccarichi, e considera la verifica in classe senza IA la vera prova delle competenze. Secondo lui circa otto studenti su dieci fanno svolgere i compiti all’IA.

Altre strategie

Altri insegnanti cercano contromisure. Un docente di geografia, Francesco Amato, inserisce deliberatamente errori geografici nelle tracce delle verifiche: chi copia la domanda in ChatGPT riceve una risposta corretta che non corrisponde alla traccia, e si tradisce. Negli Stati Uniti e altrove molti docenti eliminano i compiti scritti a casa, fanno scrivere solo in classe o usano software che bloccano i siti durante le prove. Ognuna di queste strategie sposta il problema: dal compito alla sorveglianza, dalla fiducia alla verifica.

Cronologia

QuandoChe cosa accade
Marzo 2024Cremona: 18 temi su 23 scritti con l’IA in una terza media.
2024-25Indagini mostrano una rapida crescita dell’uso dell’IA per lo studio.
Giugno 2025Il post di Enrico Galiano sul prompt dimenticato diventa virale.
Agosto 2025Il Ministero pubblica le Linee guida sull’IA.
Settembre 2025Articoli e sondaggi parlano di «copioni infallibili» e di scuola in crisi.
Gennaio 2026Vincenzo Schettini racconta il caso del tema con errori finti.

Attori e posizioni

  • Cristiano Villaschi, docente: il fenomeno è molto esteso; meglio non valutare i compiti a casa, verificare oralmente la comprensione e fare le verifiche in classe senza telefono.
  • Enrico Galiano, docente e scrittore: «colpa mia»: se un compito si può copiare, forse è il compito a dover cambiare; meglio lavorare in classe.
  • Vincenzo Schettini, docente e divulgatore: il cervello va allenato; meno compiti ma di qualità; la verifica in classe è la prova reale.
  • Francesco Amato, docente di geografia: tracce con errori «trappola» per scoprire chi usa l’IA.
  • Docenti nei commenti: i compiti meccanici non sviluppano pensiero; è sempre più difficile distinguere testi autentici e valutare le competenze.
  • Genitori: c’è chi racconta l’uso dell’IA dei figli con leggerezza e chi chiede che i docenti diventino esperti di IA.
  • Francesco Greco, Associazione nazionale docenti: l’IA si diffonde più velocemente di altre tecnologie: il problema diventerà serio e va affrontato insieme da studenti e docenti.

Questioni aperte

Il caso mostra la scuola italiana nella fase in cui la regola la fa il singolo insegnante. Ha ancora senso assegnare temi a casa? Se un compito può essere svolto da una macchina, che cosa misurava prima? Le contromisure basate sulla sorveglianza e sulle trappole costruiscono un rapporto di fiducia o di sospetto? È giusto che ogni docente decida da solo, con il rischio di regole diverse da classe a classe? E come si convince uno studente a fare fatica quando i compagni, e a volte i genitori, considerano normale non farla?

Fonti

Descrizione redatta sulla base delle fonti indicate, consultate fino a ottobre 2026.

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