Descrizione estesa · Caso 21 – Svezia: ritorno ai libri di carta e alla scrittura a mano

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Svezia, 2023–2026 · Caso 21 · Descrizione estesa

In breve. Dopo anni da pioniera della scuola digitale, con un dispositivo per ogni studente e tablet anche nella scuola dell’infanzia, la Svezia cambia rotta: finanzia libri di testo stampati, rafforza la scrittura a mano e la lettura, toglie l’obbligo dei dispositivi ai più piccoli e vieta i telefoni durante la giornata scolastica. Il caso non riguarda l’IA, ma è uno dei pochi esempi di un sistema scolastico che sceglie deliberatamente di rallentare e di reintrodurre fatiche che la tecnologia aveva reso superflue.

Il contesto: trent’anni di digitalizzazione

La competenza digitale entra nel curricolo svedese già nel 1994. Dalla fine degli anni Duemila si diffondono grandi programmi di distribuzione di portatili, e a metà degli anni Dieci, soprattutto nelle città, la regola è un dispositivo per ogni studente. I libri di testo cartacei diventano sempre più rari, sostituiti da piattaforme e risorse digitali; i dispositivi digitali entrano persino nella scuola dell’infanzia. Per molto tempo, racconta un’insegnante, mettere in dubbio la digitalizzazione significava essere considerati antiquati.

I segnali di allarme

Tra il 2016 e il 2021 i risultati degli alunni di quarta elementare nell’indagine internazionale sulla lettura PIRLS scendono da 555 a 544 punti, pur restando sopra la media europea. Le autorità indicano più cause possibili, tra cui la pandemia e l’arrivo di molti studenti stranieri, ma la digitalizzazione viene indicata come una delle principali. Altri dati alimentano i dubbi: le analisi dei risultati PISA tra il 2012 e il 2022 non mostrano benefici della politica di un portatile per studente e indicano piccoli effetti negativi in matematica per gli studenti di famiglie meno istruite; l’indagine ICILS del 2023 rileva che quattro studenti su dieci non raggiungono un livello di base di competenza digitale, nonostante anni di dispositivi a scuola. Il Karolinska Institutet, uno dei principali istituti medici del Paese, sostiene che esistono chiare prove scientifiche che gli strumenti digitali ostacolano l’apprendimento invece di favorirlo.

La svolta

Nel 2023 la ministra della scuola Lotta Edholm, del governo di centro-destra, annuncia un cambio di direzione: gli studenti svedesi hanno bisogno di più libri di testo, e i libri fisici sono importanti per l’apprendimento. Il governo stanzia 685 milioni di corone nel 2023 per acquistare libri di testo, con altri fondi negli anni successivi (dal 2026 circa 555 milioni l’anno). Revoca l’obbligo di usare dispositivi digitali nella scuola dell’infanzia e prevede di eliminare l’apprendimento basato sugli schermi per i bambini sotto i sei anni; rafforza la scrittura a mano e la lettura; impone alle scuole biblioteche con personale; annuncia il divieto dei telefoni cellulari durante l’intera giornata scolastica. Per la ministra, la priorità sono le competenze di base, perché la stessa competenza digitale dipende dal saper leggere, scrivere e fare di conto.

Le voci dalla scuola e le critiche

Molti insegnanti accolgono la svolta. Un’insegnante osserva che i bambini devono esercitare a lungo la scrittura a mano prima di passare al tablet; un’altra racconta che gli studenti hanno accolto con favore i nuovi libri stampati. Un docente di matematica e scienze riconosce che gli strumenti digitali possono servire per individualizzare, ma osserva che la maggior parte degli alunni non riesce a usare il computer senza dividere l’attenzione, con stanchezza e apprendimento più debole, soprattutto per chi è in difficoltà.

Non mancano le cautele. Lo studioso di tecnologie educative Neil Selwyn (Monash University) avverte che la critica alla tecnologia è una mossa popolare tra i politici conservatori e che gli esiti scolastici dipendono da molti fattori, pur riconoscendo che mancano prove dei benefici della tecnologia. La ricercatrice Christina Löfving dell’Università di Göteborg sostiene che il problema non è la tecnologia in sé ma il modo in cui è stata introdotta: un concetto vago di competenza digitale, senza programmi precisi, un supporto raramente pensato a partire dai bisogni degli insegnanti, una «burocratizzazione delle piattaforme» che riduce l’autonomia dei docenti. Chiede indicazioni curricolari più chiare, formazione nazionale e tempo per collaborare. Molti osservatori sottolineano che la Svezia non abbandona il digitale: la maggior parte degli insegnanti continua a usarlo come complemento.

Cronologia

QuandoChe cosa accade
1994La competenza digitale entra nel curricolo nazionale.
Fine anni Duemila – anni DieciProgrammi di un portatile per studente; dispositivi anche nella scuola dell’infanzia.
2021–2023Calo nei risultati PIRLS; dubbi sugli effetti della digitalizzazione.
Agosto 2023La ministra Edholm annuncia il ritorno ai libri di testo e 685 milioni di corone per acquistarli.
2024–2025Finanziamenti annuali per i libri, rafforzamento di lettura e scrittura a mano, limiti agli schermi per i più piccoli.
2026Circa 555 milioni di corone l’anno per i libri; divieto dei telefoni durante la giornata scolastica.

Attori e posizioni

  • Lotta Edholm, ministra della scuola: più libri, prima le competenze di base: la competenza digitale dipende da lettura, scrittura e calcolo.
  • Il Karolinska Institutet: le prove indicano che gli strumenti digitali ostacolano l’apprendimento.
  • Insegnanti (Catarina Branelius, Marie Gellertz, Joel Starkenberg): prima la mano e il libro, poi lo schermo; l’uso del computer divide l’attenzione, soprattutto di chi è in difficoltà.
  • Neil Selwyn, Monash University: criticare la tecnologia è politicamente popolare; gli esiti dipendono da molti fattori.
  • Christina Löfving, Università di Göteborg: il problema è l’attuazione, non la tecnologia: servono obiettivi chiari, formazione e autonomia dei docenti.

Questioni aperte

La Svezia offre un esempio raro di inversione di rotta, e proprio per questo pone domande utili per l’IA. Una scuola può scegliere deliberatamente di essere «controcorrente» rispetto all’ambiente tecnologico in cui vivono i ragazzi? Quali fatiche vale la pena reintrodurre, e quali erano davvero superflue? La svolta si basa su prove solide o su un clima politico e culturale? Che cosa succederebbe se lo stesso ragionamento venisse applicato all’IA generativa, prima che entri a regime nelle scuole invece che dopo?

Fonti

Descrizione redatta sulla base delle fonti indicate, consultate fino a ottobre 2026.

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