La scuola ai tempi dell’IA: INTRO – Cinque domande, un’unica questione
La realtà non è il curricolo
«C’è l’IA, quindi la scuola deve cambiare.»
È un’affermazione che incontriamo sempre più spesso e che sembra quasi evidente. L’intelligenza artificiale sta entrando nella vita quotidiana, nel lavoro, nella produzione culturale e anche nella scuola. Cambia ciò che possiamo fare e il modo in cui possiamo farlo. Perché la scuola dovrebbe rimanere uguale?
Il problema sta soprattutto in quel «quindi». Dal fatto che una tecnologia esista e modifichi la realtà possiamo dedurre che la scuola debba cambiare? E, se deve cambiare, che cosa dovrebbe cambiare, in quale direzione e sulla base di quali criteri?
Da queste domande è nata un’istruttoria articolata in cinque passaggi.
Cinque domande per un’unica questione
I cinque articoli possono essere letti separatamente, ma costituiscono un unico percorso. Ogni passaggio mette alla prova quello precedente e aggiunge un elemento alla domanda iniziale.
È arrivata l’IA, la scuola deve cambiare?
Mette in dubbio l’automatismo. Dal fatto che l’IA esista, sia potente e stia trasformando la realtà non deriva ancora come debba cambiare la scuola. L’articolo porta allo scoperto i presupposti impliciti dell’affermazione «c’è l’IA, quindi la scuola deve cambiare».
Leggi l’articoloSe l’IA ci obbligasse davvero a cambiare?
Mette alla prova la critica del primo articolo. L’IA può modificare realmente le condizioni nelle quali perseguiamo finalità educative che continuiamo a considerare valide. In questi casi non cambiamo perché l’IA è nuova, ma perché alcune pratiche potrebbero non consentirci più di ottenere ciò che vogliamo ottenere.
Leggi l’articoloPiù realtà nella scuola o più scuola nella realtà?
Ridefinisce il rapporto tra scuola e realtà. Misurarsi con una realtà trasformata dall’IA non significa adattarvisi. La scuola dovrebbe fornire gli strumenti per comprenderla, giudicarla, agire al suo interno e, quando necessario, trasformarla. Preparare al futuro apre così un’altra domanda: quale futuro?
Leggi l’articoloDove sono finite tutte le rivoluzioni?
Sottopone la promessa tecnologica alla prova della storia. Molte tecnologie avrebbero dovuto rivoluzionare la scuola. Il fatto che quelle rivoluzioni si siano realizzate molto meno di quanto annunciato non dimostra semplicemente che la scuola abbia resistito all’innovazione. Prima dobbiamo chiederci se esistessero ragioni educative per cambiare e, soltanto dopo, se la tecnologia potesse contribuire a quel cambiamento.
Leggi l’articoloA che cosa serve la scuola?
Arriva alla questione normativa. Porta il percorso alla domanda che viene prima di tutte le altre. Se tecnologia, mercato del lavoro, futuro previsto ed efficienza non possono stabilire da soli che cosa costituisca un miglioramento educativo, dobbiamo esplicitare che cosa vogliamo ottenere attraverso la scuola: quale apprendimento, quale persona, quale società. Solo a partire da queste finalità possiamo decidere che cosa cambiare, che cosa conservare e quale posto assegnare all’IA.
Leggi l’articoloDove ci porta questo percorso
Le cinque domande conducono così a un rovesciamento: non è l’IA a stabilire come debba cambiare la scuola. Prima dobbiamo decidere che cosa vogliamo ottenere attraverso la scuola; solo allora possiamo giudicare che cosa cambiare, che cosa conservare e quale posto assegnare all’IA.
La realtà deve informare il curricolo, interrogarlo e qualche volta costringerlo a cambiare. Ma non può prescriverlo.

