Chi sono, cosa faccio, cosa penso

Chi sono – Cosa faccio – Cosa penso

Una vita attraversata dalla curiosità e dalla ricerca della bellezza

La mia vita ha seguito rotte differenti, unite da un filo comune: la curiosità, il desiderio di comprendere e la convinzione che ogni esperienza possa diventare un’occasione per imparare.

Oggi, scherzando ma non troppo, dico che di mestiere faccio il pensionato. Per gran parte della mia vita professionale ho però lavorato nel campo della didattica e della formazione, come formatore, consulente e docente universitario a contratto. Il mio titolo professionale è quello di psicologo.

Prima di laurearmi in Psicologia e di intraprendere il mio percorso professionale ho navigato nella Marina Militare, con il grado di Sottotenente di Vascello, e nella Marina Mercantile, dove sono stato imbarcato come Terzo Ufficiale di Coperta.

Il mare è stato la mia prima scuola. Mi ha insegnato la disciplina, il senso della responsabilità e la necessità di convivere con l’imprevisto. Navigare significa osservare, interpretare ciò che accade e cercare continuamente una rotta. Sono apprendimenti che mi hanno accompagnato anche nel lavoro educativo.

Il mio lavoro

Didattica, formazione e apprendimento

Dopo la laurea in Psicologia, conseguita nel 1980, ho scelto di dedicare la mia attività professionale ai processi di apprendimento e di formazione.

Ho diretto un ente nazionale di formazione e, dal 1992, ho lavorato come libero professionista collaborando con scuole, università, enti pubblici e organizzazioni private. Mi sono occupato soprattutto di didattica, progettazione formativa, valutazione, sviluppo delle competenze, riflessione e metacognizione.

Una parte importante della mia attività ha riguardato anche l’uso delle tecnologie nella didattica. Non le ho mai considerate una soluzione in sé, né un modo per rendere automaticamente più innovativo l’insegnamento. Ho sempre cercato di comprenderne il valore a partire dai processi di apprendimento che potevano sostenere.

Ho creduto e continuo a credere in un’educazione che non si limiti alla trasmissione di informazioni, ma contribuisca allo sviluppo della persona, della sua autonomia di pensiero e della sua capacità di agire responsabilmente.

La scuola come luogo del pensiero

Nel corso degli anni ho cercato di sostenere una didattica capace di mettere studenti e insegnanti nelle condizioni di comprendere ciò che fanno, riflettere sui propri processi e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.

Apprendere non significa soltanto acquisire conoscenze. Significa collegarle, interpretarle, metterle alla prova e utilizzarle per affrontare situazioni reali. Significa anche diventare consapevoli del proprio modo di pensare, degli errori commessi e delle strategie utilizzate.

È da questa prospettiva che nasce il titolo di questo blog: A scuola per pensare. La scuola conserva il proprio significato quando non si limita a chiedere prestazioni, ma crea le condizioni perché le persone imparino a comprendere, a giudicare e ad agire con consapevolezza.

Un nuovo capitolo

Perché riprendo a scrivere

Dopo aver concluso la mia attività professionale come formatore, avevo deciso di sospendere anche le pubblicazioni di questo blog. Consideravo terminata una lunga stagione di lavoro, studio e confronto con insegnanti, formatori e studenti.

La diffusione dell’intelligenza artificiale nella scuola mi ha però riportato a interrogarmi su questioni che hanno accompagnato tutta la mia esperienza professionale.

Non mi interessa aggiungere un altro spazio dedicato agli strumenti, ai prompt o alle applicazioni del momento. Mi interessa riflettere su ciò che l’intelligenza artificiale rende ancora più evidente: il significato dell’apprendimento, la responsabilità di chi insegna, il ruolo di chi apprende e la funzione che la scuola dovrebbe avere oggi.

Le implicazioni non riguardano soltanto gli studenti. Riguardano altrettanto profondamente gli insegnanti. L’intelligenza artificiale può essere utilizzata dagli studenti per evitare la fatica di pensare, ma può diventare anche, per gli insegnanti, un modo per delegare attività professionali che richiederebbero conoscenza, riflessione e capacità didattica.

La questione centrale non è quindi stabilire se l’intelligenza artificiale faccia bene o male alla scuola. È comprendere quali processi possano essere sostenuti dalla tecnologia e quali debbano rimanere responsabilità della persona.

La domanda che guida questo blog

Quali processi cognitivi devono rimanere responsabilità dello studente e dell’insegnante, e quali possono essere legittimamente sostenuti dall’intelligenza artificiale?

Una posizione critica, non ideologica, antidogmatica

Non intendo celebrare l’intelligenza artificiale né demonizzarla. Vorrei mantenere una posizione critica e antidogmatica, fondata sull’osservazione dei processi educativi e non sull’entusiasmo per l’ultima innovazione tecnologica.

La tecnologia può offrire opportunità importanti, ma può anche impoverire l’apprendimento quando sostituisce attività cognitive che la persona avrebbe bisogno di esercitare. Tutto dipende dagli scopi, dai contesti e dal modo in cui viene utilizzata.

Per questo le riflessioni proposte nel blog saranno rivolte contemporaneamente a insegnanti e studenti. Entrambi sono chiamati a interrogarsi non soltanto su ciò che l’intelligenza artificiale permette di fare, ma su ciò che vale ancora la pena fare personalmente.

Una storia che rimane

Gli articoli pubblicati negli anni precedenti rimangono disponibili nel blog. Raccontano una lunga stagione di ricerca e di lavoro sui temi della didattica, dell’apprendimento, delle competenze, della metacognizione e delle tecnologie educative.

Non considero quei contributi semplicemente come materiali del passato. Rappresentano il terreno dal quale nasce anche questa nuova fase della riflessione.

Oltre la scuola

La formazione e la didattica sono state al centro della mia vita professionale, ma non esauriscono le mie passioni.

Corro da oltre cinquant’anni, soprattutto su medie e lunghe distanze, su strada e in montagna. La corsa è per me un modo di conoscere i luoghi, affrontare la fatica e continuare a misurarmi con i miei limiti.

Amo l’arte, la musica, la buona cucina, il vino, i paesaggi naturali e i luoghi poco conosciuti. Mi piace esplorare un sentiero, un borgo, un’immagine o un’idea. Credo che ogni incontro possa insegnare qualcosa, quando si mantiene viva la curiosità.

Oggi

Ho concluso il mio lungo percorso professionale nella formazione, ma non ho smesso di imparare, osservare e interrogarmi.

Riprendo a scrivere senza la pretesa di offrire ricette o soluzioni definitive. Vorrei utilizzare questo spazio per costruire domande, mettere alla prova convinzioni e contribuire a una riflessione sul senso della scuola nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

Continuo a guardare avanti con lo stesso desiderio che mi ha sempre accompagnato: comprendere, esplorare e condividere.

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