Dire cose vere sull’IA e arrivare a conclusioni sbagliate
Per capire che cosa l’IA può e non può fare non basta quindi verificare che le nostre affermazioni siano vere: dobbiamo verificare anche che le conclusioni che ne traiamo siano giustificate.
Per capire che cosa l’IA può e non può fare non basta quindi verificare che le nostre affermazioni siano vere: dobbiamo verificare anche che le conclusioni che ne traiamo siano giustificate.
L’IA non ha deciso di migliorare sé stessa. Ma sta svolgendo autonomamente una parte crescente del lavoro necessario a costruire sistemi di IA successivi e più capaci.
L’intelligenza artificiale sta cambiando la realtà e la scuola non può ignorarlo. Ma da questo non segue automaticamente che debba cambiare, né tanto meno come debba farlo.
L’IA non obbliga la scuola a cambiare perché è nuova, potente o destinata a diffondersi. Può però modificare le condizioni nelle quali cerchiamo di raggiungere finalità educative che continuiamo a considerare importanti.
Preparare gli studenti alla realtà non significa prepararli ad adattarsi alla realtà così com’è. Ma tra ciò che accade nel mondo e ciò che diventa educativamente desiderabile rimane uno spazio di giudizio
Da più di un secolo nuove tecnologie promettono di rivoluzionare la scuola, ma molte di quelle rivoluzioni sono rimaste incompiute. Questo non dimostra che la scuola sia incapace di cambiare: mette piuttosto in discussione l’idea che le possibilità di una tecnologia indichino da sole la direzione del cambiamento.
Prima di chiedere come l’IA debba cambiare la scuola dovremmo porci una domanda più fondamentale: a che cosa serve la scuola? rima vengono le finalità; solo dopo possiamo decidere che cosa cambiare, che cosa conservare e quale ruolo affidare alla tecnologia.
Ho chiesto all’ IA di guardare alle trasformazioni delle società occidentali degli ultimi cinquant’anni da una prospettiva culturalmente opposta a quella chiesta al Diavolo: come se dietro di esse ci fosse stato il piano di un grande Filantropo volto ad ampliare le possibilità dell’essere umano.
Conversando a lungo con un’IA non dimentichiamo davvero che stiamo interagendo con una macchina, ma questa consapevolezza può progressivamente smettere di stare in primo piano.
Una domanda di poche parole rivolta all’IA — «Se tu fossi il Diavolo, come distruggeresti le menti dei giovani delle prossime generazioni?» — produce un testo articolato, coerente e sorprendentemente efficace
Prima di chiederci come educare a usarle bene l’IA dobbiamo capire quanto sia realistico aspettarsi che le persone vogliano farlo.
In questo articolo uso l’episodio di Ulisse e delle sirene nell’Odissea come metafora per esplorare un aspetto particolare del nostro rapporto con l’intelligenza artificiale: il suo potere di seduzione
Questo articolo non nasce principalmente per affrontare alcune questioni pedagogiche e didattiche associate all’IA, ma per mettere in discussione, attraverso quelle questioni, una narrazione sempre più diffusa nella scuola, nei post sui social, negli articoli e anche in alcune proposte di formazione rivolte ai docenti.
Con l’IA studenti e insegnanti possono lavorare molto di meno: produrre testi, materiali, esercizi, sintesi, presentazioni e altri artefatti richiede ormai una frazione del tempo e dello sforzo di prima
Possono ricostruire molto bene un ragionamento senza necessariamente metterlo alla prova, tendere a sviluppare la prospettiva proposta dall’utente, aggiungere spiegazioni e conoscenze che non erano presenti nel testo e formulare giudizi tanto articolati da risultare particolarmente convincenti.
Ne sono emerse convergenze, divergenze e nuove questioni che non riguardano soltanto la qualità dell’articolo, ma ci aiutano a interrogare più a fondo il funzionamento delle stesse IA
Un’IA può dire «non lo so», ma questo non significa necessariamente che sappia di non sapere.
Forse il Cyberumano non è il cyborg che immaginiamo nel futuro, ma un’entità funzionalmente ibrida che potrebbe già cominciare a prendere forma.
L’IA può farci ottenere risultati migliori, più rapidamente e con meno fatica, ma proprio per questo può sottrarci qualcosa dei processi attraverso i quali costruiamo capacità, sapere ed esperienza
Questo è un articolo un po’ particolare. Non nasce da una tesi sviluppata in forma tradizionale, ma da una provocazione rivolta direttamente all’IA: «Tu pensi troppo». Da questa accusa prende avvio una conversazione che, quasi senza che fosse previsto, assume la forma di un processo. All’imputata vengono contestate la sua enorme capacità di elaborazione e…
L’IA non ci permette soltanto di fare più velocemente ciò che facevamo già: amplia lo spazio di ciò che possiamo conoscere, esplorare, imparare e fare
L’IA può ampliare enormemente ciò che possiamo fare e, nello stesso tempo, modificare ciò che rimane in noi e quanto di noi rimane nei prodotti che presentiamo come autenticamente nostr
Conversare con un’IA può produrre risposte pertinenti, contestualizzate e operative, attingendo a un repertorio di conoscenze e soluzioni che nessun singolo esperto possiede. In alcuni casi, ai fini pratici, il suo contributo può essere equivalente o persino migliore di quello di un esperto umano. Ma possiamo fidarci delle sue risposte nello stesso modo?
Quando si parla delle capacità dell’Intelligenza Linguistica di formulare testi, si liquida spesso la questione affermando che la sua “competenza” altro non è che un processo meccanico che consiste nel mettere una parola di seguito a un’altra sulla base delle ricorrenze che le parole hanno nella nostra lingua
Un modo semplice per pensare all’intelligenza artificiale generativa come risorsa per la conoscenza è considerarla una sorta di libro di testo dinamico, aperto e interrogabile.