Esplorare l’IA da prospettive multiple
Due Ipertesti per la Flessibilità Cognitiva per interrogarsi su cosa dovrebbe fare la scuola di fronte all’intelligenza artificiale.
Comprendere problemi complessi: la Teoria della Flessibilità Cognitiva
Non tutti i problemi possono essere affrontati con un percorso lineare, partendo da alcune informazioni per arrivare a una risposta corretta.
Esistono problemi per i quali non disponiamo di una soluzione univoca, nei quali intervengono molte variabili, differenti interpretazioni, interessi e valori, e dove ciò che funziona in una situazione può non funzionare in un’altra.
Sono problemi che la letteratura sull’apprendimento definisce complessi e debolmente strutturati.
La Teoria della Flessibilità Cognitiva, sviluppata da Rand Spiro e collaboratori, si occupa proprio dell’apprendimento in domini di conoscenza con queste caratteristiche.
Il suo presupposto è che la comprensione di un problema complesso non possa essere costruita attraverso un’unica rappresentazione della conoscenza o una sequenza rigida di contenuti. È necessario incontrare più volte gli stessi concetti, esaminarli in contesti differenti, confrontare interpretazioni e ricombinare le conoscenze in funzione delle situazioni.
La flessibilità cognitiva consiste anche nella capacità di utilizzare ciò che sappiamo in situazioni nuove, senza applicare meccanicamente schemi appresi in precedenza.
Gli Ipertesti per la Flessibilità Cognitiva (Cognitive Flexibility Hypertexts, CFH) sono ambienti di apprendimento progettati secondo questi principi.
In un CFH la conoscenza non viene presentata come una spiegazione da seguire dall’inizio alla fine. Viene organizzata attraverso casi, prospettive interpretative, tematiche trasversali e collegamenti che consentono di attraversare più volte il dominio di conoscenza seguendo percorsi differenti.
Non si tratta semplicemente di consultare molti materiali, ma di imparare a vedere uno stesso problema da prospettive diverse, riconoscendo ciò che cambia e ciò che rimane rilevante passando da un contesto all’altro.
Perché un CFH per interrogarsi sull’IA a scuola?
L’intelligenza artificiale pone alla scuola problemi che hanno precisamente queste caratteristiche.
L’IA può sostenere alcune attività di apprendimento e, contemporaneamente, rendere superfluo l’esercizio di capacità che la scuola dovrebbe sviluppare. Può ampliare le possibilità di accesso alle conoscenze, ma anche favorire la delega di attività cognitive. Può offrire nuove opportunità agli insegnanti e introdurre nuovi problemi di valutazione, autorialità e affidabilità delle informazioni.
Non basta quindi domandarsi se l’IA sia utile o dannosa, né individuare un elenco di buone pratiche da applicare in ogni situazione.
Occorre interrogarsi sulle condizioni nelle quali un determinato utilizzo può essere pedagogicamente sensato, sui suoi possibili effetti e sulle differenze tra contesti.
Una pratica che appare vantaggiosa da una prospettiva può rivelare criticità se esaminata da un’altra.
È proprio questa caratteristica del problema a rendere pertinente un ambiente di apprendimento fondato sulla flessibilità cognitiva.
Il tema: che cosa dovrebbe fare la scuola di fronte all’IA?
I due CFH affrontano una stessa domanda:
Che cosa dovrebbe fare la scuola di fronte all’intelligenza artificiale?
La domanda è volutamente ampia e non presuppone che l’arrivo di una nuova tecnologia imponga necessariamente una trasformazione della scuola.
Per esplorarla vengono proposti casi concreti di utilizzo dell’IA e situazioni nelle quali emergono problemi educativi, didattici, organizzativi ed epistemologici.
Ogni caso può essere esaminato attraverso differenti punti di vista. Le tematiche trasversali permettono poi di riconoscere questioni comuni a situazioni apparentemente distanti e di costruire collegamenti tra i casi.
L’obiettivo non è accompagnare il lettore verso una conclusione prestabilita, ma metterlo nelle condizioni di elaborare valutazioni più articolate e consapevoli.
Perché due ipertesti sullo stesso tema?
I due ambienti sono stati costruiti attraverso collaborazioni distinte: uno con ChatGPT e uno con Claude.
La scelta è nata anche dal mio interesse per le modalità di lavoro degli assistenti IA, in particolare quando vengono coinvolti in attività concettualmente complesse.
Pur condividendo la stessa domanda di partenza e il medesimo riferimento pedagogico, i due percorsi di costruzione hanno prodotto ambienti differenti.
Non si tratta di due copie dello stesso ipertesto, né di due versioni tra le quali scegliere necessariamente quella migliore.
Le differenze sono interessanti anche sul piano didattico: mostrano come uno stesso dominio problematico possa essere rappresentato e attraversato attraverso selezioni di casi, collegamenti e organizzazioni concettuali differenti.
La presenza di due ambienti consente quindi un’ulteriore possibilità: confrontare non soltanto le risposte ai problemi, ma anche i modi in cui i problemi vengono rappresentati e organizzati.
Un’esperienza di collaborazione con due assistenti IA
La costruzione dei due CFH è stata anche l’occasione per osservare difficoltà, errori, correzioni e differenti modalità operative dei due assistenti.
Ho chiesto a entrambi di ricostruire il lavoro svolto, di confrontare i rispettivi percorsi e successivamente di chiarire su quali fonti, verifiche e interpretazioni si basassero le loro analisi.
Infine, ciascun assistente ha esaminato criticamente i rapporti prodotti, prestando attenzione alla fondatezza delle affermazioni, al trattamento dell’incertezza e alla capacità di autocritica.
Questa parte dell’esperienza è documentata in un articolo separato, che raccoglie i prodotti, i racconti e le analisi.
Due ipertesti, due assistenti IA. Racconto di un’esperienza
Che cosa trova di diverso chi utilizza i due CFH?
Entrambi gli ambienti consentono di esplorare casi, confrontare punti di vista e individuare questioni trasversali.
Le differenze riguardano innanzitutto i contenuti selezionati: non tutti i casi sono gli stessi e, di conseguenza, cambiano anche le situazioni dalle quali prende avvio la riflessione.
Cambiano inoltre le tematiche trasversali individuate e i collegamenti attraverso i quali è possibile passare da un caso all’altro.
Questo significa che l’utilizzatore può incontrare differenti occasioni per approfondire uno stesso problema, riconoscere relazioni tra situazioni e mettere in discussione interpretazioni iniziali.
Non è necessario percorrere integralmente entrambi gli ipertesti. Si può iniziare da un caso che suscita interesse, seguirne i collegamenti e successivamente esplorare come una questione analoga viene affrontata nell’altro ambiente.
Il confronto tra i due CFH può diventare esso stesso un’attività di apprendimento: perché uno stesso problema è stato rappresentato in modi differenti? Che cosa viene messo in evidenza in un ambiente e rimane meno visibile nell’altro?
Anche in questo caso, non è necessario stabilire quale rappresentazione sia migliore. È più interessante comprendere che cosa ciascuna permette di vedere.
Esplora i due ambienti di apprendimento
CFH realizzato con ChatGPT
Un ambiente di esplorazione dei problemi posti dall’IA alla scuola, attraverso casi, punti di vista e tematiche trasversali.
Accedi all’ipertesto realizzato con ChatGPT
CFH realizzato con Claude
Un secondo ambiente dedicato alla stessa domanda, con una diversa selezione e organizzazione di casi, prospettive e collegamenti.
Accedi all’ipertesto realizzato con Claude
I due CFH non intendono fornire una risposta definitiva su ciò che la scuola dovrebbe fare con l’IA.
Propongono piuttosto un modo di affrontare la questione: partire da situazioni concrete, interrogare le proprie convinzioni, considerare prospettive differenti e costruire giudizi che tengano conto della complessità.
Non imparare quale risposta dare, ma imparare a ragionare su quali risposte siano possibili, a quali condizioni e con quali conseguenze.

