Una scuola per il futuro. Un Manifesto

1 Feb di Gianni Marconato

Una scuola per il futuro. Un Manifesto

“Una scuola per il Futuro”

Perché nasce e quali obiettivi si propone

Un manipolo di audaci ningaroli de La scuola che funziona ha sentito l’esigenza di affiancare l’attività di valorizzazione della buona scuola (mission prima del network) con una di proposta per una scuola per il futuro.

Antonio Saccoccio e Mariaserena Peterlin si sono fatti carico della gestione dell’omonimo gruppo e hanno redatto quello che potremo definire il manifesto per una scuola per il futuro. Una visione articolata, lucida, coraggiosa.

Questo il “manifesto (la titolatura dei paragrafi è mia)

La scuola italiana oggi

La condizione della scuola italiana è sotto gli occhi di tutti. Gli studenti non sono soddisfatti, i genitori non sono soddisfatti, gli insegnanti non sono soddisfatti, i dirigenti scolastici non sono soddisfatti. Attorno a questo clima di generale insoddisfazione si respira un altrettanto generale clima di arrendevolezza. Gli insegnanti cercano di rispondere a questa crisi adottando varie condotte, che nella quasi totalità dei casi non fanno che accrescere o lasciare intatta la crisi. Molti docenti decidono di fregarsene e cerca di sopravvivere, senza mettersi troppo in gioco e in discussione, contando i giorni che li separano dalla pensione. Altri sono invece impegnati ad urlare e sbraitare quotidianamente la propria frustrazione, colpendo a turno tutti gli altri attori coinvolti nel sistema scuola. Ministri, dirigenti, genitori e ovviamente studenti: tutti sono meritevoli di velenosi insulti. Una terza via d’uscita è quella dell’insegnante diligente e gran lavoratore, che ogni giorno si impegna in un oscuro e faticosissimo lavoro per cercare di dire (e farsi dire) “sono un ottimo insegnante”.

Per cambiare la scuola italiana

Davvero encomiabile, ma anche quest’ultimo atteggiamento, così come evidentemente gli altri due succitati, non rappresenta che una bandiera bianca alzata di fronte alla crisi della scuola contemporanea. Cosa fare quindi? Quale atteggiamento deve oggi avere un insegnante? La nostra risposta non ammette dubbi: occorre mettere finalmente tutto in discussione. Se le piccole correzioni di volta in volta introdotte nella scuola (didattica modulare, debiti formativi, griglie di valutazione, voto di condotta, etc.) non hanno portato a nulla, è solo perché non si è avuto il coraggio di mettersi completamente in gioco, di sospettare delle più tradizionali pratiche didattiche.La realtà contemporanea è una realtà profondamente differente rispetto a quella di 20-30 anni fa. Gli insegnanti possono tranquillamente continuare a guardare con ammirazione (e persino nostalgia) alle lezioni del loro professore preferito durante gli anni Settanta e Ottanta, quando frequentavano il liceo. Ma una cosa non è più accettabile: non si può pretendere di trasportare quel modello nel 2010.

I grandi cambiamenti

Il mondo nel frattempo ha subito una delle trasformazioni più traumatiche da diversi secoli. Con la nuova rivoluzione tecnologica sono stati stravolti dalla base i tradizionali paradigmi del sapere. E in molti casi lo stravolgimento è stato salutare. La realtà in cui vive un “nativo digitale” ha caratteristiche che non possono non essere prese in considerazione nel momento in cui si parla di apprendimento e formazione. La condizione postmoderna va osservata con attenzione e compresa in profondità. Liquidità? trasparenza? complessità? Tutto questo non può essere trascurato pensando alla formazione delle ultime generazioni. Nuovi paradigmi del sapere si sono affacciati sulla scena mondiale: la scuola ha fatto finta che nulla fosse accaduto, provando anzi ad espellere le novità come fossero virus letali. In realtà la scuola ha il compito di fare i conti con la realtà, di comprendere e lasciarsi persino attaccare dai virus. Alzare le barricate significa condannarsi all’emarginazione dalla vita reale. Il nuovo spaventa sempre chi non conosce o non vuole conoscere.

Gli obiettivi del gruppo

Questo preambolo è necessario per porre gli obiettivi di questo gruppo nato all’interno del ning La scuola che funziona, gruppo che abbiamo voluto significativamente chiamare “Una scuola per il Futuro”. L’obiettivo è quindi quello di pensare e costruire una scuola possibile in un futuro (si spera vicino), ma anche una scuola capace di dare, al contrario di quella attuale, un futuro alle nuove generazioni.

I docenti impegnati in “Una scuola per il Futuro” non sono menefreghisti, non sono rassegnati, non urlano contro questo o quell’altro, ma non sono neppure asini di fatica che lavorano instancabilmente contribuendo a legittimare lo status quo. I docenti impegnati in “Una scuola per il Futuro” si impegnano a fondo, ma per il rinnovamento. Sono consapevoli che oggi il compito prioritario di una scuola che funziona è quello di proclamare a gran voce che il vecchio paradigma trasmissivo, antipratico e nozionistico è incapace di affrontare le sfide formative del terzo millennio. È necessario riconsiderare completamente le pratiche didattiche, è necessario mettere in discussione tutte le teorie implicite che bloccano alla base la nostra azione di sano e improrogabile rinnovamento. Il docente è ancora schiavo dei voti, dei compiti a casa e di quelli in classe, dei programmi, della disciplina, e di altre mille convenzioni scolastiche. Non bisogna avere paura di lasciare il sentiero più battuto, soprattutto quando questo sentiero è diventato così accidentato e sconnesso da essere ormai impraticabile.

Il gruppo “Una scuola per il Futuro” si propone i seguenti concreti obiettivi:

  • sviluppare, attraverso lo studio, l’analisi e il confronto costante, i nodi concettuali attorno ai quali possa prendere avvio un’idea di scuola adeguata a formare i giovani del XXI secolo. Una scuola seducente, una scuola non separata dal mondo, una scuola in cui sia un piacere trascorrere del tempo, una scuola in cui l’apprendimento sia significativo per le nostre esistenze, una scuola viva. Lo studio sarà condotto con un costante riferimento a ciò che accade concretamente sul campo (la scuola), attraverso monitoraggi, sondaggi e analisi statistiche. Nessuno spazio per l’accademismo, nessuno spazio per modelli pedagogici autoreferenziali.
  • presentare i risultati di queste analisi in una pubblicazione (cartacea e digitale), che contenga l’esposizione programmatica delle 10-12 questioni fondamentali da affrontare per rivitalizzare finalmente la scuola italiana. Tutto il 2010 sarà dedicato allo studio, alla raccolta dei dati, all’analisi e al confronto tra noi colleghi, formatori, studenti e altri attori del sistema scuola. La stesura dei contributi e la pubblicazione è prevista per i primi mesi del 2011.
  • presentare i risultati di questi studi in numerose occasioni pubbliche: conferenze e convegni sulla scuola, sulla didattica, sull’apprendimento; giornate di studi e seminari presso istituti scolastici italiani di ogni ordine e grado e università

Ora non resta che darsi da fare.Il futuro della scuola lo costruiamo noi

Come si vede il gruppo non ha la prospettiva dell’immediato (senza negare la necessità di vivere anche nel presente) e non si propone di identificare risposte “realistiche” oggi, ma di immaginare cosa serve a chi è giovane e  si forma oggi per vivere nel proprio domani.

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72 Commenti

  1. tra l'altro ho visto che anche Mario lavora in ambito universitario. quindi quello che ho detto sopra è doppiamente valido. c'è del nuovo, c'è qualcosa che si muove anche in ambienti accademici.Come ho sempre affermato: nessuno può dirsi "uomo di cultura" se non si occupa della contemporaneit

  2. Sono le intelligenze e gli studiosi che cambiano e interpretano. Senza di loro si produce il fenomeno del rimodellamento dei cervelli di cui vediamo diffusamente i risultati: ad esempio la tendenza ad una presunta ricerca della felicit

  3. Sono le intelligenze e gli studiosi che cambiano e interpretano. Senza di loro si produce il fenomeno del rimodellamento dei cervelli di cui vediamo diffusamente i risultati: ad esempio la tendenza ad una presunta ricerca della felicit

  4. Sono le intelligenze e gli studiosi che cambiano e interpretano. Senza di loro si produce il fenomeno del rimodellamento dei cervelli di cui vediamo diffusamente i risultati: ad esempio la tendenza ad una presunta ricerca della felicit

  5. Sono le intelligenze e gli studiosi che cambiano e interpretano. Senza di loro si produce il fenomeno del rimodellamento dei cervelli di cui vediamo diffusamente i risultati: ad esempio la tendenza ad una presunta ricerca della felicit

  6. Sono le intelligenze e gli studiosi che cambiano e interpretano. Senza di loro si produce il fenomeno del rimodellamento dei cervelli di cui vediamo diffusamente i risultati: ad esempio la tendenza ad una presunta ricerca della felicit

  7. Sono le intelligenze e gli studiosi che cambiano e interpretano. Senza di loro si produce il fenomeno del rimodellamento dei cervelli di cui vediamo diffusamente i risultati: ad esempio la tendenza ad una presunta ricerca della felicit

  8. @ antonio: vi seguiamo, ed è verissimo, all'estero ormai chi si occupa di qualsiasi cosa (archeologia, medicina, legge, etc. e non solo media e comunicazione) ormai vive la rete come prima si utilizzava la carta… ma qui da noi – anche se l'impianto ottocentesco, va detto, è simile in tutti i paesi – l'accademia è a volte come un corpo tenuto in vita artificialmente, un non-morto che vive spesso per via del valore legale del titolo di studio (se riuscissimo ad abolire il valore legale del titolo, credo che parecchie cose cambierebbero…). Ed è altrettanto vero che "nessuno può dirsi 'uomo di cultura' se non si occupa della contemporaneit

  9. @ antonio: vi seguiamo, ed è verissimo, all'estero ormai chi si occupa di qualsiasi cosa (archeologia, medicina, legge, etc. e non solo media e comunicazione) ormai vive la rete come prima si utilizzava la carta… ma qui da noi – anche se l'impianto ottocentesco, va detto, è simile in tutti i paesi – l'accademia è a volte come un corpo tenuto in vita artificialmente, un non-morto che vive spesso per via del valore legale del titolo di studio (se riuscissimo ad abolire il valore legale del titolo, credo che parecchie cose cambierebbero…). Ed è altrettanto vero che "nessuno può dirsi 'uomo di cultura' se non si occupa della contemporaneit

  10. @ antonio: vi seguiamo, ed è verissimo, all'estero ormai chi si occupa di qualsiasi cosa (archeologia, medicina, legge, etc. e non solo media e comunicazione) ormai vive la rete come prima si utilizzava la carta… ma qui da noi – anche se l'impianto ottocentesco, va detto, è simile in tutti i paesi – l'accademia è a volte come un corpo tenuto in vita artificialmente, un non-morto che vive spesso per via del valore legale del titolo di studio (se riuscissimo ad abolire il valore legale del titolo, credo che parecchie cose cambierebbero…). Ed è altrettanto vero che "nessuno può dirsi 'uomo di cultura' se non si occupa della contemporaneit

  11. @ antonio: vi seguiamo, ed è verissimo, all'estero ormai chi si occupa di qualsiasi cosa (archeologia, medicina, legge, etc. e non solo media e comunicazione) ormai vive la rete come prima si utilizzava la carta… ma qui da noi – anche se l'impianto ottocentesco, va detto, è simile in tutti i paesi – l'accademia è a volte come un corpo tenuto in vita artificialmente, un non-morto che vive spesso per via del valore legale del titolo di studio (se riuscissimo ad abolire il valore legale del titolo, credo che parecchie cose cambierebbero…). Ed è altrettanto vero che "nessuno può dirsi 'uomo di cultura' se non si occupa della contemporaneit

  12. @ antonio: vi seguiamo, ed è verissimo, all'estero ormai chi si occupa di qualsiasi cosa (archeologia, medicina, legge, etc. e non solo media e comunicazione) ormai vive la rete come prima si utilizzava la carta… ma qui da noi – anche se l'impianto ottocentesco, va detto, è simile in tutti i paesi – l'accademia è a volte come un corpo tenuto in vita artificialmente, un non-morto che vive spesso per via del valore legale del titolo di studio (se riuscissimo ad abolire il valore legale del titolo, credo che parecchie cose cambierebbero…). Ed è altrettanto vero che "nessuno può dirsi 'uomo di cultura' se non si occupa della contemporaneit

  13. @ antonio: vi seguiamo, ed è verissimo, all'estero ormai chi si occupa di qualsiasi cosa (archeologia, medicina, legge, etc. e non solo media e comunicazione) ormai vive la rete come prima si utilizzava la carta… ma qui da noi – anche se l'impianto ottocentesco, va detto, è simile in tutti i paesi – l'accademia è a volte come un corpo tenuto in vita artificialmente, un non-morto che vive spesso per via del valore legale del titolo di studio (se riuscissimo ad abolire il valore legale del titolo, credo che parecchie cose cambierebbero…). Ed è altrettanto vero che "nessuno può dirsi 'uomo di cultura' se non si occupa della contemporaneit

  14. @ antonio: vi seguiamo, ed è verissimo, all'estero ormai chi si occupa di qualsiasi cosa (archeologia, medicina, legge, etc. e non solo media e comunicazione) ormai vive la rete come prima si utilizzava la carta… ma qui da noi – anche se l'impianto ottocentesco, va detto, è simile in tutti i paesi – l'accademia è a volte come un corpo tenuto in vita artificialmente, un non-morto che vive spesso per via del valore legale del titolo di studio (se riuscissimo ad abolire il valore legale del titolo, credo che parecchie cose cambierebbero…). Ed è altrettanto vero che "nessuno può dirsi 'uomo di cultura' se non si occupa della contemporaneità". Se vivi del tutto fuori dal presente, vivi anche fuori dal futuro.

  15. Mario, il futuro lo costruirai tu e quelli che, come te, hanno questa visione della cutura. Non è facile riuscire a (soprav)vivere all'interno delle nostre università con le tue (e le mie)idee; io collaboro saltuariamente con Tor Vergata e devo dire che prof. illuminati ce ne sono, ma sono decisamente la minoranza. La cultura digitale può essere un sano virus per quegli ambienti. Vedremo cosa accadrà nei prossimi anni (a scuola e nelle università).Ricordo ancora una volta: "Tutto il conservatorismo del mondo non può opporre neppure una resistenza simbolica all'assalto ecologico dei nuovi media elettrici" (M. McLuhan)

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