Processo alle tecnologie nella didattica

19 Apr di Gianni Marconato

Processo alle tecnologie nella didattica

Nel gran luccicare di applicazioni di web 1, 2 e 3, si leva qualche voce fuori dal coro che timidamente sussurra “il re è nudo …… nudo ……. nudo” (ndr: è l’eco che rimbalza in uno spazio vuoto ….).

Questa voce non mi lascia tranquillo e mi domando: e se fosse vero?

Tanti investimenti nelle scuole e pochi risultati, tante teorizzazioni e ricerche accademiche e scarso impatto, tanti libri e tanto auto-compiacimento, tanto costruttivismo predicato e tanto (bieco? si domanda Corrado Petrucco) istruzionalismo applicato ……

Il ricordo, allora, va ad una lettura di tempo fa; mi pare fosse e-learning di Marc Rosenberg (2000) in cui si domandava: le tecnologie digitali emergenti (eravamo ben 7 anni fa ….) sono l’ennesimo fallimentare uso didattico delle tecnologie? L’autore si riferiva ai film didattici, alla TV didattica, all’istruzione programmata ed ai CBT ed il suo warning aveva il senso di scongiurare il pericolo.

Adesso mi domando: quel avviso era una profezia e si è avverata?

Non è che sia solo la nostra innata tendenza allo spreco associata all’abitudine di considerare “soddisfacenti” anche risultati oggettivamente “scarsi” a non farci accorgere di quanto poco abbiamo ottenuto con le risorse (soldi, ma anche tempo ed intelligenza) che abbiamo immesso nei processi?

Non ho una mia idea precisa ma qualche dubbio si. Dubbio che mi piacerebbe dissolvere, o in un senso o nell’altro (no, nessuno spreco, solo processi di cambiamento/innovazione fisiologici, ovvero, spreco conclamato).

Come affrontare l’amletico dubbio?

Una proposta, già lanciata a Mario, riguarda una “riflessione” a luci spente sulla questione. Ci troviamo tra chi ci sta (5, 10, 15 persone, poco importa), un minimo di programma di lavoro, mezza o una giornata (anche di sabato) ed approfondiamo.

Lancio, quindi, l’idea di un vero e proprio “processo alle tecnologie nella didattica“. Chi sarà chi sosterrà l’accusa, chi la difesa, testimoni a carico ed a discarico e se anche la “giuria popolare” non arriverà al verdetto, poco importerà.

Chi ci sta? Raccogliete e fate girare la provocazione …..

Il 28 andrà al Barcamp di Genova e lancerò anche in quel luogo l’idea.

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4 Commenti

  1. Bella provocazione.
    Ed anche utile.
    Prima, però, occorrerebbe compiere adeguate indagini preliminari: non basta affermare “tanti investimenti nelle scuole e pochi risultati, tante teorizzazioni e ricerche accademiche e scarso impatto, tanti libri e tanto auto-compiacimento, tanto costruttivismo predicato e tanto istruzionalismo applicato …”: bisogna raccogliere le prove.
    E poi si celebri il processo alle tecnologie nella didattica.
    Sempre che, nel frattempo, la didattica a-tecnologica non sia stata già condannata per altri reati …

  2. Grazie Marcello, credo che l’accusa sia in grado di presentare adeguate “prove” che, immagino, potranno essere in forma di testimonianze (soggettive) più che di “dati oggettivi”. I miei “capi di imputazione” sono mere citazioni di cose che si sentono in giro (blog, convegni, conversazioni informali) e che, comunque, riflettono, se non fatti generalizzati, non occasionali stati d’animo.

  3. caro Gianni,

    sto allestendo un teatro-lezione per fine Settembre a Padova il cui tema sono proprio le tecnologie didattiche. L’idea era quella di rappresentare attraverso una performance teatrale il lungo rapporto tra scuola e tecnologia. E poi aprire il dibattito.
    Il processo ci potrebbe stare bene.

    Corrado

  4. Come opportunità non sarebbe male. Ci vuole un po’ di tempo per trovare candidature per i diversi ruoli di “processo” degno di tale nome. Per la cosa se ne sta parlando anche con Agati e per fare una chiacchierata presso la sua scuola. Forse con il nuovo anno scolastico.

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