Come cambia il potere nella scuola con web 2.0 (2)

1 Mag di Gianni Marconato

Come cambia il potere nella scuola con web 2.0 (2)

Rileggendo il post precedente, debbo dichiarami assi poco soddisfatto del livello della riflessione lì compiuta.
Provo con il riformulare la domanda che ha dato il via alla riflessione:

  1. con la diffusione delle tecnologie e delle opportunità offerte dal web 2.0 l’insegnante perde potere?
  2. come reagisce l’insegnante di fronte al diffondersi delle opportunità di “apprendimento informale” rese possibili dal web 2.0?

Che l’insegnante perda progressivamente potere è un dato innegabile. Da un lato, evento già più che evidente, per ragioni sociologiche: la semplice autorità funziona sempre di meno se non abbinata all’autorevolezza ed alla competenza. L’arma/potere del voto funziona e funzionerà per lungo tempo ma serve, prevalentemente, a tutelare più l’insegnante che l’apprendimento.
Il “potere” dato dal detenere in esclusiva la conoscenza mi pare sia in progressiva contrazione. Le informazioni e la conoscenza sono sempre più accessibili con modalità “aperte” o “dal basso” e le tecnologie web1 (ricerca su web di contenuti lì contenuti) rendono questo aspetto più che evidente.
Con web2 si espande enormemente questa modalità di accedere alla conoscenza fino a diventare vera e propria ” costruzione di conoscenza” spostando il “potere” dato dal possedere la conoscenza dall’insegnante al web e dall’insegnate e dal web all’utente stesso.
Se, però, si dissolve il “potere” basato sul possesso di “informazioni” (che non sono “conoscenza” , ma questa è una partita diversa), quello che può aumentare è quello di “learning enabler”, cioè quello legato alla sua capacità di facilitare il lavoro di apprendimento delle persone, quello di far si che le “informazioni” si trasformino in “conoscenza”.
E credo che ciò che già oggi, ciò che conferisce “potere” (e senso al suo ruolo) sia la sua possibilità/capacità di porsi come facilitatore e catalalizzatore (favorisce il processo senza prendervi parte) dell’apprendimento.
Facendo cosa? Ad esempio:

  • selezionando le informazioni rilevanti da quelle irrilevanti
  • presentandole in una sequenza opportuna
  • suggerendo attività cognitive e metacognitive
  • supportando queste attività
  • favorendo l’esplorazione, la collaborazione e la costruzione.

Potremo, quindi, dire che le tecnologie e gli strumenti/opportunità del web2.0 rendono urgente questo spostamento di focus.

Relativamente alla seconda parte della domanda riformulata, si potrebbe dire che l’insegnante ha due strade davanti a se:

  1. Porsi sulla difensiva: negare i cambiamenti (lo si fa anche per non sentirsi “tecnicamente” adeguati alle nuove richieste) e continuare senza nulla fosse. Non è una mossa che perpetuerà la specie;
  2. Cogliere le opportunità: vedere nel nuovo tutte le opportunità di cui è portatore ed attrezzarsi adeguatamente.

Le scelte sono personali ma, credo, influenzate anche dall’età. Non voglio fare del razzismo anagrafico, ma è più probabile che un “giovane” sia più disponibile (e preparato) ad aprirsi al nuovo che un “vecchio”. E, forse, è bene così.

Daniele Barca, in un commento ad un mio post non mi pare esprima tanto ottimismo sul ricambio generazionale come chiave di volta; Daniele vede tanta poca disponibilità anche nei “giovani”. Vedere il mio commento al suo commento.

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4 Commenti

  1. Agati ha detto…

    Riporto un commento che Agati avrebbe voluto lasciare qui ma per un problema tecnico, che ho risolto, ha lasciato nel post precednte.

    Ciao: lascio il mio commento qui, perché per qualche strano motivo nel post più recente non si vede il link per il commento. In fretta: naturalmente sono d’accordo con l’idea del “processo” (anzi, dopo la tua proposta – incontriamoci per parlarne – sto cercando di organizzare un incontro da queste parti – Modena – proprio sull’argomento). Per il resto (uso del web 2.o, social software, ecc.) io continuo ad essere pedagogicamente positivo, ma anche in questo caso è il caso (sic!) di guardare in faccia la realtà effettuale… Insomma: credo proprio che sia il momento per fotografare nella maniera più disincantata possibile la situazione attuale pur nella convinzione che, anche di fronte ad un quadro statisticamente (e qualitativamente?) disarmante, noi non dobbiamo rinunciare ai sogni di antichi pedagoghi (Papert, Freinet, Don Milani…). Buona vita.

  2. Per il “processo” ho avuto una manifestazione di interesse da Antonio, Corrado, Natascia e da altra persona da Zenacamp.
    Continuo l’opera di diffusione dell’informazione.
    Per il resto, continuiamo a sognare attenti a non confondere sogni e realtà.

  3. Già, ma come mi chiedo spesso: si invecchia quando si smette di sognare, o si smette di sognare quando si invecchia?
    Capisco che talvolta la vecchiaia è sinonimo di saggezza, ma andrebbe sempre temperata con qualche afflato di vitalismo dannunziano.
    Fuor di metafora:
    facciamo il processo alle nuove tecnologie, ma se il verdetto dovesse essere quello sospettato (una scuola in balia dell’i-o-struzionismo per di più senza l’ausilio dellle TIC che se non altro renderebbe più efficace la trasmissione delle nozioni – non oso nemmeno parlare di “saperi” – ), che si fa?
    Ecco:
    alla pars destruens (analisi impietosa) dovrebbe seguire la pars costruens…
    Insomma, per dirla con uno slogan:
    dal processo al progresso…
    Buona vita…

  4. … mi pare sia quello che stiamo facendo. Tu, io e tanti altri. Quindi .. continuiamo così ad incazzarci ma a fare

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