Nel Corriere della Sera di oggi, pagina 29, viene presentato uno studio fatto negli States dal Dipartimento dell’educazione in cui si evidenzia che:

  • non è rilevabile nessuna differenza significativa tra la qualità dell’apprendimento realizzata da allievi di scuole ben dotate informaticamente ed in quelle meno tecnologiche;
  • l’uso del pc in classe è, molto spesso, causa di distrazione.
  • Meglio ritornare alla vecchie e care carta e penna e faticare per apprendere.

Ho, quasi, l’impressione, che lo studio scopra l’acqua calda essendo ben noto che:

  • le tecnologie non rendono più facile l’apprendimento, ma, se usate opportunamente, lo rendono più “duro” (“hard”, dice Jonassen)
  • le tecnologie non sono dei sostituti di altri tipi di attività di insegnamento e di apprendimento
  • le tecnologie possono avere degli usi impropri, non imputabili alla tecnologia stessa, ma alle scelte e alle non-scelte fatte dagli insegnanti
  • non si può pensare di usare didatticamente le tecnologie operando una semplice sostituzione di un modo di lavorare (leggi: insegnare ed apprendere) che potremo chiamare “analogico” con uno “digitale”
  • l’uso didattico delle tecnologie obbliga a ripensare il ruolo dell’insegnante e le sua pratiche didattiche quotidiane.

La letteratura documenta chiaramente che quando le tecnologie sono usate sulla base delle precedentemente citate “condizioni”, il loro valore aggiunto è bene evidente.

Non mettiamo, per favore, sotto processo l’utilità didattica delle tecnologie, ma:

  • lo sciocco entusiasmo per il potere benefico delle stesse,
  • il loro uso incompetente ed inappropriato,
  • la propaganda che i venditori di tecnologie da sempre fanno (vedi, ad esempio, la questione delle lavagne interattive),
  • la carità pelosa, come ad un recente convegno la ha definita il ministro Fioroni, fatta dall’industria.

I risultati della citata indagine, li leggeri, quindi, come una conferma delle critiche, che da tante parti si levano, sugli usi impropri, inadeguati ed incompetenti delle tecnologie nella scuola.

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3 pensiero su “Contrordine dagli USA: il pc non aiuta a studiare”
  1. cito: “l’uso didattico delle tecnologie obbliga a ripensare il ruolo dell’insegnante e le sua pratiche didattiche quotidiane.”
    Questo mi sembra il punto fondamentale della questione. Se l’insegnante se ne frega i risultati saranno i soliti. Come sempre, la tecnologia deve essere un sostegno non un sostituto.

  2. Ciao… anch’io, appena ho sbattuto il naso sull’articolo del CdS, ne ho fatto un oggetto di post… ora ci aggiungo il link al tuo commento lucidissimo: come al solito!

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