I 10 grandi errori dell’educazione

10 Mar di Gianni Marconato

I 10 grandi errori dell’educazione

Il tutto, secondo Roger Schank (socratico, per sua stessa definizione), grande studioso dei problemi dell’apprendimento ed altrettanto grande provocatore. Di seguito un estratto da un suo libro, Engines for education. Il libro è del 1999 e si riferisce alla sua esperienza della scuola statunitense ma quasi tutto può essere applicato anche alla scuola nostrana di oggi.

1. La scuola agisce come se l’apprendere possa essere dissociato dal fare. In realtà non ci può essere apprendimento senza fare. Apparentemente, quando chiediamo agli studenti di memorizzare qualcosa, crediamo che si apprenda senza fare. Ma gli adulti sanno che si apprende meglio sul lavoro, dall’esperienza, cercando fare qualcosa. Anche gli studenti apprendono meglio allo stesso modo. Se non c’è nulla che gli studenti debbano imparare a fare in una determinata area di contenuto, potrebbe essere che, in realtà, non ci sia nulla che si debba imparare in quell’area.

2. la scuola crede che la valutazione sia parte del loro ruolo naturale
La valutazione non è il mestiere della scuola. Il prodotto deve essere valutato da chi lo userà, non da chi lo ha fatto. La scuola deve concentrasi sull’apprendimento e sull’insegnamento e non nel testare e nel comparare.

3. la scuola crede di essere obbligata a creare curricula standardizzati.
Perché tutti devono conoscere le stesse cose? Che mondo opaco sarebbe quello in cui tutti sanno solo le stesse cose? Lasciate che gli studenti scelgano dove andare e con adeguato orientamento sapranno scegliere bene e creeranno una società viva e diversa.

4. gli insegnanti credono di dover dire agli studenti cosa loro pensano sia importante sapere. Gli insegnanti dovrebbero aiutare gli studenti a fare ciò che gli studenti vogliono fare.

5. la scuola crede che l’istruzione possa essere indipendente dalla motivazione per un uso attuale.

Dobbiamo superare la convinzione che certe cose hanno valore ad essere conosciute anche se non le si userà mai. La memoria umana è felice di cancellare materiale che non ha uno scopo, allora, perché cercare di riempire le teste degli studenti con simile materiale? Prima di passare all’insegnamento, provate ad immaginarvi la ragione per cui una persona dovrebbe conoscere quella cosa e, nello stesso tempo, insegna quella ragione in modo che possa essere credibile.

6. la scuola crede che studiare sia una parte importante dell’apprendere.

E’ la pratica che è una parte importante dell’apprendimento, non lo studiare. Studiare è una completa perdita di tempo Nessuno ricorda mai le cose di cui si è ingozzato la sera prima degli esami, allora, perché farlo? La pratica, dall’altro lato, funziona. Ma devi praticare una abilità che tu adesso vuoi saper fare.

7. La scuola crede che attribuire voti sulla base del gruppo di età sia una parte intrinseca dell’organizzazione di una scuola. Questo convincimento è solo un incidente storico ed una idea terribile. La votazione sulla base del gruppo di età è una delle principali fonti di terrore a scuola per i ragazzi a scuola perché li porta pensare di non essere bravi tanto quanto altri o meglio di altri. Questi tipi di comparazione ed altri problemi sociali creano in molti studenti terribili problemi di sicurezza. Sarebbe meglio per tutti consentire agli studenti di aiutare i più giovani.

8. la scuola crede che gli studenti si impegnano solo se si devono misurare con i voti. Il voto serve come motivazione per qualche studente ma non per tutti. Alcuni studenti si sentono parecchio frustrati dall’uso arbitrario del potere rappresentato dalla votazione.

9. la scuola crede che la disciplina sia una parte costituente dell’apprendimento. Specie le persone più vecchie credono a questo, probabilmente la scuola ai loro tempi era rigida e severa. La minaccia di una regola rende gli studenti ansiosi ma anche li quieta. Ma non li fa imparare. Li rende paurosi dell’insuccesso, ma questa è un’altra cosa.

10. La scuola crede che gli studenti abbiano, di base, un intrinseco interesse ad apprendere qualunque cosa la scuola decida di insegnare loro. Quale studente sceglie di imparare la matematica piuttosto che imparare qualcosa sullo sport, sulle auto, sui cantanti? Ne trovare uno? Bene. Insegnategli la matematica. E lasciate gli altri studenti da soli.

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6 Commenti

  1. Béh, provocatore davvero… (socratico mi piace molto!) questo Schank.
    punto 1) giusto. Intendendo che si debbano sviluppare competenze.
    2) magari! Io dico ai ragazzi che vorrei una scuola senza registri, non per il minor carico di lavoro, ma perché mi piacerebbe che loro apprendessero per se stessi e non per i voti… Ma mi tocca! Per la verità tanti dubbi ci sarebbero…:-)
    3) Vero in parte, determinate cose devono essere “curricolari”.
    4) ancora vero in parte. Si dovrebbe spiegare, meglio far nascere esigenze su cose importanti da sapere.
    5) ok……
    6) insomma insomma….se studiare è impegnarsi e anche faticare per apprendere, bisogna studiare! Sicuro, non la sera prima degli esami!
    7) …. diversa organizzazione della scuola
    8) accennato al punto 2. Per diversi studenti serve da motivazione per fare meglio, a volte serve come stimolo, a volte non serve affatto! Frustrazione… si può evitare rendendo consapevoli gli alunni, discutendo con loro le valutazioni.
    Ribadisco: far comprendere che non si deve apprendere per il voto.
    9) insomma insomma… le regole servono!:-) Ma no… non rendono paurosi gli alunni, figuriamoci!
    10) no comment! 🙂
    ciao Gia’

  2. Si, il quadretto è accattivante ma il punto è, secondo me, come si arriva ad istituzionalizzare queste pratiche?
    Passando per un programma che riformi la scuola?
    Attraverso l’abolizione della scuola?
    Attraverso una conversione di massa delle menti? (dei docenti, degli alunni, dei genitori…)
    Le professioni di fede sono molto belle, ci si rispecchia e si tira un sospiro di sollievo, ma purtroppo, e me ne dispiace, riscuotono sempre minori consensi.
    Forse però la realtà è un po’ diversa. Se partiamo dal quadro caricaturale della scuola a cui siamo ormai abituati dal continuo battere il chiodo dei media, rischiamo di perdere di vista un aspetto non indifferente della questione.

    Per capirci, provo anch’io un’analisi per punti; filtrando però solo alcuni termini chiave

    1. scuola/apprendere
    2. scuola /valutazione—apprendimento-insegnamento
    3. scuola/curricola
    4. insegnanti/saperi
    5. scuola/istruzione/motivazione
    6. scuola/studiare/apprendere
    7. scuola/impegno/misura della prestazione
    8. idem come sopra
    9. scuola/disciplina/regole (!!!!!!!!!!!!!)
    10. scuola interesse/apprendimento-insegnamento

    C’è qualcosa che non quadra in questo decalogo.
    C’è una faccia nascosta della luna che non riusciamo a vedere.
    Una scuola che guarda solo alla mente direbbe qualche vecchio pedagogo del secolo scorso.
    E allora permettimi un rimbrottino: chi parla così della SCUOLA, secondo me non le rende merito, perchè ne disconosce una funzione che essa ha sempre avuto storicamente e che non è meno importante e urgente anche nell’era dei digital natives.
    E lo dimostra quanto esposto dall’autore al punto 9, dove la posizione espressa non l’ho realmente capita.
    Non ti sembra che il nostro dimentichi qualcosa?
    E poi quell’affermare cosa crede la scuola…
    La scuola dovrebbe sapere, e se finge di non saperlo paga sulla sua pelle, che non ha di fronte studenti già formati, ma ragazzi da guidare, da accompagnare e sostenere nella loro maturazione sociale e civile, che è da sempre un aspetto critico delle generazioni nell’età postadolescenziale.
    La maggior parte dei dispersi scolastici sono infatti giovani travolti da una crisi identitaria e sociale prima che ignoranti.
    La scuola dovrebbe solo essere maggiormente esemplare, e di conseguenza maggiormente credibile.
    La scuola dovrebbe spiazzare le aspettative di massa, quelle create dal dominio mediatico, e formare cittadini liberi e consapevoli.
    La critica educativa infine dovrebbe bandire le facili generalizzazioni, che sono astoriche oltre che, come giustamente dici, maturate in un altro continente.
    Un continente che riceve dal nostro paese troppe blandizie per tutto ciò che rappresenta ed ha rappresentato negli ultimi 60 anni.
    (In molte scuole superiori sono di più le ore d’inglese che quelle di italiano )
    E che dovremmo un po’ metter da parte non solo come educatori, invece di seguirne la scia densa di detriti e macerie.
    Ma questo è un altro discorso: la realtà è diversa e le previsioni sono troppo, fin troppo facili…
    Buon lavoro e…a quando l’apertura del processo?

    Giuseppe

  3. Montessoriano: sia nell’accento sul fare come condizione dell’apprendimento, sia nella proposta di lasciare liberi gli studenti di scegliere

  4. Si, decisamente provocatorio, ma di una provocazione intelligente che fa pensare. Ovvio che le sue più feroci critiche sono rivolte al sistema ed è quest’ultimo che dovrebbe cambiare.
    Credo che, comunque, ognuno di noi riflettendoci sopra, qualche stimolo per il proprio lavoro lo può trovare.
    Magari aggiungo in alto post qualche altra sua “provocazione”

  5. ma non è provocazione.
    intendiamoci.
    Schank sta semplicemente provando a scardinare alcuni “miti” della scuola.
    Poi è chiaro che tutto quanto deriva dalla tradizione scolastica serve a filtrare le sue affermazioni.
    Ma è indubbio che la sua illuminante prospettiva è oggi minoritaria.
    Pensiamo alla retorica fioroniana in Italia e al suo mettere l’accento solo sull’aspetto normativo e valutativo!
    Siamo a livelli evolutivi di pianeti distanti anni luce.
    E’ come paragonare un australopiteco ad un homo sapiens.
    Noi siamo australopitechi in campo formativo. Dobbiamo mettercelo bene in testa.

    Quello che sostiene Schank è scientificamente dimostrabile ogni giorno.
    Ma noi insistiamo con rosa-rosae fino a morirci sopra. E fino a farci morire sopra anche i nostri ragazzi più brillanti.

    Nessuno oggi sa quale modello formativo possa funzionare. Abbandonare la scuola disciplina+voto+indottrinamento è dura, perchè non abbiamo ancora un modello valido.
    Ma occorre iniziare a provare qualcosa di nuovo. Altrimenti fra qualche anno i ragazzi preferiranno formarsi liberamente e senza scuola. E oggi non siamo molto lontani da questo.

    La soluzione? Sostenete il Netfuturismo. Solo una mentalità portata alla continua ricerca può trovare le soluzioni per il nostro futuro.

  6. Mi piace, Antonio, la tua carica da netfuturista. Piene di energia, vitalità …..

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