Prove generali di pensiero unico

31 Mag di Gianni Marconato

Prove generali di pensiero unico

Non bastasse la TV a reti unificate che trasmette sempre e solo una voce tanto da far passare per “vero” tutto ciò che fa comodo, l’abolizione totale del pensiero “divergente” è già iniziata nella scuola  la repressione del dissenso (http://www.youtube.com/watch?v=7ZIcBC5K4Yo) con il divieto agli insegnanti, da parte del dirigente regionale dell’Emilia Romagna, di esprime posizoni di critica verso le politiche scolastiche governative. E’ da aspettarsi anologhe ingiunzioni da parte di altri fedeli servitori dello “stato”.

Controllate le TV bisogna, ora, controllare/normalizzare l’unica forma ancora democratica di informazione, il web.

Ecco, quindi, ben nascosta nelle pieghe del pacchetto sicurezza (D.d..L. 733), la soluzione finale anche per la rete. Il capolavoro è del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) attraverso un emandamento identificato dall’articolo 50-bis: Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet. L’approvazione è avvenuta giovedì scorso ed in questa settimana dovrebbe essere approvato dalla Camera

Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta”.

In base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.

Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche  se all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti  di filtraggio necessari a tal fine.
L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine  di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider  una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per  l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl’istigazione alla  disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.

Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi.

Il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.

Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una “media company” ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.
Il nome di questa “media company”, guarda caso, è Mediaset.

Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente  del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco  meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su  questa materia, questo emendamento al “pacchetto  sicurezza” di fatto  rende esplicito il progetto del Governo di normalizzare con leggi di repressione internet e tutto il sistema  di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.

Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il Governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa  alla Cina e alla Birmania.

Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.
Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare  le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica , il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.

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