Riesco finalmente a prendere in mano un bel lavoro dell’OCSE pubblicato nel 2010:  ”The nature of learning. Using research to inspire practice”, una raccolta di saggi focalizzati ciascuno su un aspetto dell’ampia tematica dell’apprendimento alla luce della ricerca contemporanea. L’impronta dei contributi è prevalentemente costruttivista, di un costruttivismo “morbido”, direi. Ovviamente le tematiche oggetto della pubblicazione sono state selezionate dei curatori sulla base delle loro punti di vista e ciascuna tematica riflette, altrettanto ovviamente, il punto di vista dell’autore. Personalmente ritengo sottorappresentato l’approccio cognitivista e trovo alquanto parziale il capitolo sulle tecnologie didattiche.

Queste la macro tematiche oggetto dell’attenzione dei curatori:

  • La prospettiva cognitivista,
  • Il ruolo della motivazione e delle emozioni,
  • La prospettiva dello sviluppo e biologica,
  • Il ruolo della valutazione formativa
  • Il cooperative learning,
  • L’apprendimento con le tecnologie,
  • La prospettiva del inquiry-based learning,
  • La comunità come risorsa per l’apprendimento,
  • L’influsso del contesto familiare.

Lo scopo della pubblicazione è dar conto dello stato della ricerca contemporanea sull’apprendimento e sugli ambienti di apprendimento che lo possono  promuovere, sostenere, rendere ricco. Infatti, per andare oltre le “diagnosi” dei risultati dell’apprendimento (es. PISA) e puntare al miglioramento dei sistemi di istruzione è necessario capire come le persone possono apprendere in modo più efficace.

Alcune considerazioni fatte dai curatori meritano attenzione:

  • Gli ingenti investimenti fatti dai diversi Paesi per il sistema educativo e le riforme associate hanno inciso limitatamente sulla qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento,
  • Gli sviluppi e la diffusione delle tecnologie possono ridisegnare i confini dell’istruzione ma gli  investimenti fatti in tecnologie didattiche, anche in questo caso di significativa entità,  non hanno rivoluzionato gli ambienti di apprendimento come ci si sarebbe atteso,
  • La ricerca sull’apprendimento è cresciuta enormemente ma le pratiche didattiche accolgono solo limitatamente i risultati di queste ricerche; nello stesso tempo troppa ricerca sull’apprendimento non è connessa con la realtà delle pratiche didattiche e delle politiche educative.

Lo scopo di questa pubblicazione è proprio quello enunciato nel sottotitolo: usare la ricerca per ispirare la pratica.

La finalità prima dei sistemi educativi viene ritenuta essere lo sviluppo di “esperienza adattiva” o “competenza adattiva”, cioè l’abilità di applicare conoscenza significativa in modo flessibile e creativo in una grande varietà di situazioni;  la pubblicazione si propone, quindi, di offrire elementi di conoscenza per concepire e rendere operativi ambienti di apprendimento per il 21^ secolo. Grande obiettivo !!!

Vediamo, quindi, quali sono le tematiche che emergono trasversalmente dai contributi presenti nella pubblicazione:

  • La persona che apprende è al centro degli ambienti di apprendimento; va incoraggiato il coinvolgimento attivo dello studente, studente che si deve diventare un “self-regulated learner” ed in possesso di significative abilità metacognitive. Questo assunto implica un cambiamento del ruolo dell’insegante da “sage on the stage” (sapiente sul palco) a “guide on le side” (guida al tuo fianco). La capacità innovativa dei sistemi educativi è fortemente limitata dal divario esistente tra l’insegnamento che si svolge in classe e l’organizzazione formale entro la quale l’insegnamento viene agito;
  • Gli ambienti di apprendimento sono fondati sulla natura sociale dell’apprendimento e deve essere incoraggiata la collaborazione nell’apprendimento. La capacità di apprendere in rete con altre persone deve essere promossa come una delle abilità per il 21^ secolo,
  • Gli insegnanti si dovrebbero porre in sintonia con la motivazione e le emozioni degli studenti. Questo non significa essere insegnanti “simpatici”. Lo scopo è di rendere l’apprendimento maggiormente efficace e non più divertente; l’insegnante “in sintonia” è quello che ha la capacità di motivare e di impegnare gli studenti,
  • Gli ambienti di apprendimento dovrebbero recepire le differenze individuali compreso la diversità delle conoscenze precedenti; queste ultime sono la principale risorsa su cui costruire le nuove conoscenze,
  • Vanno concepiti programmi di apprendimento impegnativi e stimolanti ma senza generare sovraccarico psicologico e cognitivo,
  • Gli ambienti di apprendimento dovrebbero considerare solide strategie di valutazione e feedback formativo,
  • Negli ambienti di apprendimento dovrebbe essere promossa in modo deciso la capacità di chi apprende di generare connessioni trasversali tra le aree di conoscenza per generare complesse strutture di conoscenza che favoriscono il transfer dell’apprendimento.

A conclusione del considerevole lavoro di riesame del corpus di conoscenza sviluppato sul tema di come le persone apprendono, il principale elemento critico che emerge è come far si che la “conoscenza” generata nelle scienze dell’apprendimento venga utilizzata per arricchire, migliorare, cambiare le pratiche didattiche.

Interessante, a questo proposito, la diagnosi offerta da Lauren Resnick sulle ragioni della debole influenza della ricerca sulla pratica: l’approccio prevalentemente trasmissivo adottato nel rendere disponibile la conoscenza ai pratici. Forse, è la mia idea, una strategia di accompagnamento di nuove pratiche potrebbe generare risultati migliori. Mi domando, però, se gli “esperti” che di solito si occupano di queste cose  hanno loro stessi dimestichezza con approcci didattici non trasmissivi. Tutta la nostra didattica, se si esclude quella nella scuola primaria, è sostanzialmente trasmissiva. Compresa quella universitaria, ambiente dal quale provengono tanti “esperti”.

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