Perchè l’insegnamento è una pratica sovversiva? Ovvero, la libertà dell’insegnante

28 Mar di Gianni Marconato

Perchè l’insegnamento è una pratica sovversiva? Ovvero, la libertà dell’insegnante

Lizanne
Con l’aria che tira sulla scuola pubblica anche in Italia, è più che comprensibile la voglia di lasciar perdere, di non avallare con comportamenti individuali virtuosi politiche dissennate e contro il futuro delle nuove generazioni. Se non se preoccupa il Governo, perché dovrei essere io da solo a salvare la scuola? Perché mai dovrei essere io a fare da foglia di fico per coprire le indecenze di questa scuola?
Atteggiamenti tanto diffusi quanto comprensibili.
Onestamente non so quanto sia giusto fare appello all’etica dell’insegnamento per riparare con interventi individuali o di gruppo di insegnanti che lavorano in una scuola le falle sempre più ampie di un sistema.
Non lo so e spesso concludo che giusto non è.
Ma, se abbandono l’ideologia, non trovo altra strada per la salvezza della dignità del lavoro di ogni insegnante se non quella dell’assunzione di una buona dose di responsabilità individuale e di testimoniare con la nostra opera quotidiana il valore che si dà al nostro lavoro e il rispetto che abbiamo per le persone che ci sono affidate come allievi.
Insegnamento come atto sovversivo, questo è il titolo di un ottimo libro di Postaman e Weingartner (1969); questa è la prospettiva che dovremo assumere. Sovvertire la cultura che sta portando allo sfacelo la scuola pubblica, sovvertire il modello culturale che vorrebbe la scuola come produttrice di teste tutte uguali e dal pensiero unico, sovvertire il modello sociale ed economico che ci vede come produttori e consumatori e non come persone.
Mi rifacevo per l’ennesima volta questo ragionamento mentre leggevo una testimonianza (1) di un’insegnante (di origine sudafricana che insegna in Canada) di grande valore anche se non è stata insignita del roboante titolo di “insegnante più brava del mondo”, Lizanne Foster, l’insegnante che tempo fa scrisse una lettera agli studenti per chiedere loro scusa (3)  ..
Al di là di chi sia la “miglior insegnante del mondo” e detto che di insegnanti ugualmente eccellenti ne conosco più di uno/a anche qua in Italia, nel discorso che lei fa ci sono alcuni passaggi che mi piace mettere in evidenza perché identificano gli spazi di manovra individuale dell’insegnante: una intelligente adesione, con le salvifiche disubbidienze, ai programmi ufficiali, l’adozione di strategie didattiche che promuovono le abilità di pensiero degli studenti, la dimensione collaborativa del lavoro di insegnare ed il grande ruolo della scuola pubblica.
In Sudafrica ... è lì che ho imparato a leggere tra le righe dei programmi ministeriali e a cercare continuamente il modo per aggirare i limiti e le imposizioni del sistema scolastico.
 
Dobbiamo condividere la nostra idea di cambiare focus con i colleghi, per creare la magia della creatività combinatoria
 
Un insegnante non può fare nulla per cambiare il modo in cui è suddivisa la giornata nelle scuole, ma può fare molto per il modo in cui è organizzata la giornata della sua classe. 
 
Incoraggio gli studenti a farmi domande direttamente, via email o in forma anonima 
 
Riduco al minimo le lezioni teoriche e cerco per quanto posso di usare i programmi in un modo che consenta ai miei studenti un tipo di apprendimento basato sulla risoluzione di problemi (apprendimento per problemi) e l’esperienza diretta (apprendimento esperienziale)
.. le scuole pubbliche sono ancora molto importanti …  sono anche spazi sicuri per quegli studenti che a casa hanno una vita difficile, sono oasi nei quartieri più pericolosi, sono i posti in cui molti studenti fanno il loro unico pasto quotidiano e in cui possono parlare con un adulto delle loro paure e preoccupazioni…. Le scuole pubbliche sono tra i pochi luoghi pubblici rimasti che funzionano come comunità, sono spazi per le persone, non per il profitto…. Con tanti spazi comuni ormai occupati dalle aziende private, la scuola pubblica è vitale per molti studenti. È ancora la grande livellatrice, il luogo dove ragazzi che provengono da classi sociali diverse possono incontrarsi su un terreno comune.
In altro contributo (2)  Lizanne descrive come lei stessa si sia salvata dalla scuola:
Ho imparato il gioco della scuola, a fare quello che era necessario per tirare avanti. Uno dei “vantaggi” di essere vissuta sotto l’apartheid è stato che sono nata per resistere. Sapevo che quello che mi diceva il governo non era vero, perciò ho imparato a leggere il mondo diversamente, tra le righe e fuori delle righe.
 
Quando indossavo l’uniforme della scuola, ero una studentessa che stava perfettamente al gioco, quando me la toglievo, ero solo me stessa e imparavo quello che volevo.
 
Lizanne, nella famosa lettera di scuse (3) mette in evidenza le trappole presenti nelle pseudo riforme del governo canadese, modello Buona scuola
 
Mi dispiace che sia improbabile che la Strategia innovativa, la riforma scolastica della British Columbia tanto strombazzata dal governo attuale, produca cambiamenti significativi a parte un nuovo modo per calcolare quello che si fa a scuola.
Ecco, questi potrebbero essere alcuni dei punti di ancoraggio dell’azione individuale dell’insegnante responsabile.
Perché, ora più che mai, l’insegnamento DEVE essere un atto sovversivo e gli spunti di Lizanne potrebbero essere la base per un manifesto dell’insegnamento sovversivo.
2. http://www.internazionale.it/opinione/lizanne-foster/2015/03/11/scuola-studenti-scuse
3. http://www.internazionale.it/opinione/lizanne-foster/2015/03/12/scuola-studenti-lettera-insegnante

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