Alle elementari piace andare a scuola. Cosa succede?

11 Giu di Gianni Marconato

Alle elementari piace andare a scuola. Cosa succede?


Avete mai fatto caso al fatto che, normalmente, alle elementari i bambini vanno a scuola volentieri? Lo ricordo di mio figlio che ci andava con entusiasmo e, spesso, portava a scuola delle sue piccole scoperte (adesso, al liceo, afferma “la scuola non serve”- e non legge il mio blog, fa la metà dei compiti assegnati confidando sulla buona sorte per il restante 50%). Non credo che questa situazione sia inusuale.

Perché questo entusiasmo, questo piacere? Non certamente perché i bambini sono più disciplinati, più conformisti ed imparano perché “bisogna”: Per senso del dovere, non avendo ancora sviluppato il senso critico dell’adulto o il ribellismo dell’adolescenza.

Sono certo che i bambini e le bambine vanno a scuola volentieri, ci stanno e ci ritornano perché sentono di imparare qualcosa. Hanno la percezione, giorno per giorno, di portare a casa qualcosa. Ma non qualcosa e basta, ma qualcosa che gli serve. Impara a leggere ed a scrivere, a ragionare, a capire, a relazionarsi con gli altri, svolgere compiti collaborando. Sente la sua competenza crescere.

Ma, attenzione, non è una generica competenza e l’associato piacere per il successo. Sente che sta imparando qualcosa che lo fa entrare sempre più nella comunità per eccellenza, quella dei “grandi”. Sa di non appartenere ancora a quella comunità (non ne ha, ancora, tutte le competenze) ma sente che giorno dopo giorno ha un ruolo sempre meno marginale (periferico). Impara con impegno ed entusiasmo perchè riesce a dare un senso a quello che gli viene proposto di imparare ed il senso è quello di essere immerso nel processo che lo porterà a diventare membro “legittimo” di quella comunità. Sente di essere impegnato nell’acquisizione delle “pratiche” di una comunità cui vuole appartenere: acquisisce le conoscenze proprie di quella comunità, ne padroneggia gli strumenti, impara ad agire come i membri “esperti” di quella comunità, a pensare come loro. Sta compiendo il percorso da novizio ad esperto.

E’ questa la molla dell’apprendimento nel bambino.

Tutto già descritto da Jane Lave. Ci ritroviamo tutti i processi della legitimate peripheral participation, della comunità di pratica, del passaggio da una posizione periferica (ma legittimata, stiamo ben attenti a questo aspetto) ad una centrale.

Perchè con il passare ed gli anni ed il “progredire” della carriera scolastica questo entusiasmo scompare? Perché la scuola viene vissuta con un forte sentimento di estraneità?

Perché, secondo me, non vi è all’orizzonte nessuna comunità cui prepararsi ad accedere. Il curricolo, la didattica non sono dimensionati in funzione di una comunità cui appartenere. Neppure nel caso dei percorsi più professionalizzanti (lasciatemelo dire, vivo tutti i giorni i drammi di certe classi della FP).

La scuola forma per una dimensione che non viene percepita. Ecco il senso di estraneità, il disimpegno, la fuga nel bullismo, nei video-giochi.

Perché non recuperare il paradigma dell’apprendimento nei primi anni di vita e di scolarizzazione?

Perché non fare“storia (la materia) come gli storici fanno storia (il loro lavoro). Perché la storia scolastica è altro dalla storia? Tanto per fare un esempio.

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2 Commenti

  1. Mio figlio ha appena finito la scuola elementare. L’ultimo giorno di scuola c’è stata festa, ovviamente, ma la sorpresa è stata vedere più di un bambino (diciamo..praticamente tutti…) piangere!
    Erano dispiaciuti per il distacco dalle maestre e dai compagni? O forse, nel loro intimo, hanno capito che la parte migliore del loro percorso di formazione è già finita?
    Non sono però sicuro che i motivi siano quelli che hai proposto.
    Temo piuttosto che la componente “età” sia invece decisiva..

  2. Certo, i motivo sono tanti e la componente socializzazione è importantissima. Ma non pensi che anche il fatto che quotidianamente imparano qualcosa, hanno la percezione di imparare qualcosa, sentono di imparare qualcosa che ha per loro un senso, qualcosa che “serve” non abbia una componente significativa? Per converso, sento tante persone che non riescono a dare un senso allo stare a scuola, che trovano irrilevanti i contenuti proposti, che non vedono nessun collegamento tra la scuola ed il loro futuro (vedi, ad esempio, la discussione che stiamo portando avanti nel progetto Learning With Technologies ed i learning problems con cui ci dobbiamo confrontare).
    Alle elementari il “senso” viene immediatamente percepito, dopo sempre di meno …..

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