La solitudine dell’innovazione

26 Mag di Gianni Marconato

La solitudine dell’innovazione

Da una mail di scambio professionale con una collega insegnante:

…… Sono così sfiduciata… Con la nostra progettazione siamo, direi fermi! O quasi 🙁
Ci credi se ti dico che con i colleghi interessati (ripeto, due, 2!) non ci si è ancora ri-confrontati?

Ma ci credi se ti dico che NEPPURE tutti i colleghi sono al corrente di questo progetto? (Nota dunque l’operato della dirigenza….)

Ma si può lavorare in queste condizioni?

Ti passa la voglia di progettare!

Sapessi quante volte ho sollecitato…e: “sì, dobbiamo rincontrarci”, “dopo i consigli di classe”, “butto giù qualcosa… poi lo metto sul server…”

Questo è “clima” per “innovazioni”?

L’unica cosa che ho potuto capire è da uno dei due colleghi l’intenzione di seguire i ….-suggerimenti, dall’altro… no, non ho potuto capire nulla, è quello del “butto giù qualcosa”!

………………ancora una volta mi rendo conto di quanto ci sia da imparare… e vorrà dire che io continuerò a cercare di imparare!

Ma con i colleghi parliamo linguaggi troppo diversi. E’ questo, non ci si capisce, non si è sulla stessa lunghezza d’onda… ci sono troppe cose che vediamo diversamente.

Io, la dico con Socrate, “so di non sapere” e vorrei “sapere”. Mi trovo sospesa però in due mondi troppo distanti uno dall’altro: i miei contatti, se vogliamo a volte solo letture, in rete (vedi insegnamenti e materiali di ……………….!) e ambiente di lavoro. Hai voglia cercare di cambiare qualcosa, cercare formazione …, lo fai da sola! Da cui, insoddisfazione, risultati didattici che non sono quelli che vorresti….. ecc eccc.

Questo è. Al momento sono più che scettica, non mi interessa più nulla, continuerò per la mia strada…. io, con i ragazzi non mollo! 🙂

Una “storia” di vita scolastica e di innovazione purtroppo non isolata.
Una testimonianza di come si lavori nel giorno per giorno.
Fatti ed emozioni che non si ritrovano nei saggi e nei libri degli esperti ma nelle vite di insegnanti

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2 Commenti

  1. Quasi inutile dire che capisco, comprendo, condivido, già amo – professionalmente – la collega. Salutamela. E buona vita. E per il lambrusco…

  2. Non c’è molto da commentare su una realtà purtroppo conclamata.

    Ne abbiamo discusso ormai in diverse occasioni qui sul blog e anche in Orientamenti e Disorientamenti circa la solitudine dell’innovazione. Le responsabiltà sono diverse e a diverso titolo attribuibili.

    E’ vero che il confronto con i colleghi è difficile e che ci si ritrovi non di rado a parlare linguaggi diversi (bisognerebbe indagarne il perché concreto). C’è demotivazione, ma non è la sola ragione.

    Nella mia realtà, osservo una confusione e un disorientamento crescenti giorno dopo giorno. Si chiede di tutto e di più a docenti e Dirigenti. Ai secondi sono richiesti ormai compiti e funzioni che sempre di meno hanno a che fare con l’Educazione e la Didattica. Ciò che interessa è in primis il bilancio e tutto orbita attorno a ciò in termini di investimenti su acquisti di sussidi et similia.

    Sui secondi premono le richieste di natura burocratica come veri macigni da una parte, le istanze dei genitori che spesso sono “contro” i docenti dall’altra per non parlare della marea di progetti che stanno parcellizzando l’intervento didattico ed educativo.

    In tutto ciò, i docenti hanno serie difficoltà a marciare nella stessa direzione o soltanto ad avere voglia di marciare insieme.

    Allora qual è la realtà dei fatti? Non posso generalizzare quello che vivo personalmente ad altri contesti diversi dal mio, ma penso che allo stato dell’arte “resista” e vada avanti(mi riferisco ai colleghi, naturalmente) chi per natura si ritrovi ad avere “spalle larghe”, chi nonostante tutto voglia percorrere l’isolamento perché è convinto che, nonostante le condizioni avverse al contorno, quella sia la via da percorrere e non vi rinuncia.

    Ma quanta tristezza in tutto questo!

    Scusatemi… è stata una settimana terribile a scuola; ieri un gruppo di noi docenti insieme a molti dei nostri alunni siamo stati a provare recitazione, canto e danza sino a oltre le 4 del pomeriggio e i tre giorni precedenti sino alle 19 di sera per la festa della scuola di fine anno scolastico. Ore svolte tutte “volontariamente e non retribuite”…purtroppo! Ma come fare diversamente? I ragazzi avevano scritto i testi,realizzato bellissimi disegni, collage, cartelloni e una gran quantità di altri lavori…

    Tornando alla “solitudine dell’innovazione” ci sarebbero altri elementi da considerare…ergo penso che l’innovazione sia destinata a viaggiare sola soletta a lungo, stanti i chiari di luna odierni, o, nel migliore dei casi, in compagnia di altri “isolati” e avventurosi viandanti.

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